24 Giugno la magica notte di…San GIOVANNI


24 Giugno  la luna sopra di me…è magica

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Nei secoli si affermò la credenza che le noci acquistassero valenza magica se raccolte nella notte di San Giovanni il 24 Giugno..
Le mie noci sono pronte …come ogni Anno in questa giornata ho raccolto le 24 noci , giunte ad ottima maturazione, ma ancora acerbe e ho preparato il mio liquore digestivo preferito… il ” mitico Nocino”. Ancora adesso è al sole nella mia veranda…
 
 
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“Son disceso nel giardino dei noci

Per vedere i germogli della valle

Per vedere se han germinato le viti”.

(Cantico dei Cantici)
 
***

Ricetta

 

Nocino

 

” fatto in casa” 
 

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ingredienti

24 noci raccolte il 24 Giugno
1 l di alcool
350 g di zucchero
15 chiodi di garofano
5 g di china
6 g di noce moscata
6 g di calamo aromatico
come fare
  • Lavare e tagliare a pezzetti ( senza sgusciarle )le noci acerbe.
  • Tenerle in infusione con l’alcool al sole per 40 giorni.
  • Filtrare, aggiungere lo sciroppo ottenuto facendo bollire 1/2 l di acqua con lo zucchero e il resto degli ingredienti.
  • Lasciare al sole altri 20 giorni, filtrare, imbottigliare e mettere in un posto buio.
  • Dopo 2 settimane e buono da bere.

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Ricetta

“Semifreddo al Nocino”

 

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Dosi per 4 persone:

500 g di panna

100 g di zucchero

100 g di noci tritate finemente

50 g di pan di spagna o savoiardi

1 bicchierino di nocino

la buccia grattugiata di 1 arancia

1 cucchiaio di cacao in polvere

 

 

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come fare:

  • Mettete tutti gli ingredienti in una terrina e mescolateli con cura insieme ai savoiardi o al pan di spagna sbriciolato.
  • Una volta ottenuto un morbido composto, versatelo in uno stampo di alluminio da cake e mettetelo nel congelatore
  • Il giorno successivo potete servire il semifreddo tagLiandolo a fette , con sopra ogni fetta 1 noce sminuzzata e 1 cucchiaino di nocino.
  • Risultato; avrete  un ottimo “dolce digestivo”.

 

Curiosità

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Curiosità

Si dice che il noce sia “l’albero delle streghe” perché nella stagione invernale i sui rami privi di foglie, assomigliano ai capelli delle fattucchiere. Ma non è l’unica credenza che accosta il maestoso e solitario albero al mondo dell’ambiguo e del mistero, i popoli del nord Europa, per esempio attribuivano alla noce significati tenebrosi e notturni. E non a caso questa pianta veniva scelta da streghe e stregoni per celebrare il sabba infernale, l’omaggio a Lucifero, signore delle potenze malefiche che secondo alcuni si svolgeva una volta all’anno nella notte tra il 30 Aprile e il primo Maggio. (notte che rievoca per 2 volte Goethe nel suo “Faust”e secondo altri tutti i Sabati, come sembrerebbe confermare il nome Sabba.
Con le invasioni barbariche questa tradizione si diffuse anche in Italia, dove assunse forme e tradizioni diverse: fra tutte la più celebre legata ad un Nocio di Benevento.

Le prime testimonianze risalgono al XVI secolo. Si narrava che le streghe arrivassero qui in volo da luoghi spesso lontani formulando queste parole:

“unguento unguento mandame alla noce de benevento supra acqua et supra vento et supra omne maltempo”.

Vi sono molte testimonianze di verbali ai processi contro le streghe e pare anche una predica di San Bernardino da Siena. Infine, la conclusione circa il culto del noce di Benevento può ragionevolmente collegarsi ad un culto di stampo sacrale: gli oggetti posti sull’albero si credevano posti sotto un alone sacro e a volte potevano svolgere la funzione di ex-voto. Si tratta di una tradizione simbolica che affonda le sue origini in epoca greco-romana, ma anche gli egizi e gli etruschi ne fecero uso, e che ha mantenuto la sua forza attraversando anche il folklore popolare e giungendo alla cristianità.

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Un po’ di Storia: I suoi frutti per forma e contenuto , hanno la stessa forma dei testicoli e della testa umana, sembra che fossero indicati a curare le malattie della mente  e dell’amore. Così grazie al valore simbolico e all’eccezionale potere corroborante alle noci si riconoscevano virtù afrodisiache. Da Plinio il vecchio sappiamo che le noci erano l’emblema della stabilità nel matrimonio e da Virgilio apprendiamo che non mancavano mai ad un banchetto nunziale, (così come lui stesso attesta ” prepara nuove fiaccole, ti si conduce la sposa: spargi o marito le noci”). E grazie a Servio grammatico latino, vissuto nel IV secolo dopo Cristo che siamo informati  sui motivi per cui esse venivano lanciate in aria e offerte durante le cerimonie nunziali (come oggi noi facciamo con il riso e confetti). Dedicate a Giove , perciò definite ” cibo degli Dei” venivavano gettate per ottenere gli auspici di Giove, che ne era il protettore, poi il crocchiare dei frutti gettati serviva a coprire  le grida della sposa, di cui si simulava il rapimento, e infine per sollecitarne le supposte proprietà afrodisiache.le sue proprietà

 Oggi a questo frutto oleoso ricco di grassi, calcio, ferro e sali minerali, vengono riconosciute molte qualità. Tonico del sistema nervoso, antisettico ed emolliente per la pelle, colorante per i capelli e abbronzanti.Chi sa utilizzare bene le noci ha una marcia in più nella salute.

 

 

il vero amore può nascondersi, confondersi, ma non può perdersi mai. Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai.

Francesco De Gregori, Sempre e per sempre

*

  
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Con PERE e CORBEZZOLI “la Torta al Grano Saraceno” di NonsoloNonna… DELIZIA d’ AUTUNNO


 

 

” Il tuo ombelico è una conca a semiluna, non vi mancherà il vino miscelato. 
Il tuo grembo è un mucchio di grano contornato da gigli”

(Cantico dei Cantici)

 

Mai come quest’ anno, mi sono ritrovata tante pere e corbezzoli  in Autunno, ho soltanto 2 alberi… ma sono stati sufficenti per produrre un’ infinità di pere, grosse tenerone e tanto dolci…i corbezzoli rossi e dolci come ciliegie hanno aiutato la mia fantasia nelle torte di stagione… ecco che stamattina ho pensato di fare una gustosissima torta ricordandomi di  una vecchia ricetta contadina…

 

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La Torta al grano Saraceno si puo fare tutto l’anno anche con le pere più dolci di Fine Agosto…

 

                         

 

” Nostalgia di Tradizione”

quando cucinare non era perdere tempo, ma un momento del vivere, e il quaderno delle ricette di casa, un prezioso libro da scrivere…


La mia ricetta antica

 con le pere di “Villa Ceppeto”

” Torta leggera al grano saraceno “ con mandorle e le “mie” pere BIO

ingredienti

per 8 persone


75 g di farina di grano saraceno

75 g di farina di riso

75 g di mandorle pelate

75 g di zucchero(fruttosio)

2 uova

3 pere grosse e morbide

1 limone

200ml

di latte

1/2 bustina di lievito da dolci

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Cosa fare:

  • Grattugiate un cucchiaino di scorza del limone e spremete il succo.
  • Tritate grossolanamente le mandorle e mescolatele con 25 g di zucchero.
  • Battete per alcuni minuti,possibilmente con l’aiuto di fruste elettriche, le uova con lo zucchero rimasto e la scorza grattugiata.Aggiungete prima la farina di riso setacciata insieme al lievito e dopo la farina di grano saraceno.
  • Ammorbidite l’impasto con il latte e poi stenderlo in maniera uniforme sul fondo di una tortiera da 26 cm rivestita con carta da forno.
  • Pelate le pere,tagliatele a fettine piccole,bagnatele con poco succo di limone e distribuitele in maniera decorativa facendole in parte penetrare nella pasta.
  • Cospargete le mandorle allo zucchero e infornate a 180°C per 30 minuti circa.
  • Servitela una volta raffreddata.


  • I 5 PREGI DEL GRANO SARACENO
  1. Non contiene glutine,quindi è adatto per celiaci.
  2. Risulta molto facilmente digeribile.
  3. Rispetto al frumento ha il triplo di lisina,un aminoacido essenziale che rende più” nobili”le proteine in esso contenute.
  4. E’ricco di sali minerali in particolare doi magnesio.
  5. Importante è il livello di lecitina,sostanza utilissima nell’equilibrio dei grassi nel sangue

 

 

 

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Quando l’amore ti chiama, seguilo.

Anche attraverso le sue tante vie faticose e ripide.
E quando le tue ali ti avvolgono, abbandonati.
Non importa se la spada nascosta tra le sue piume può ferirti.
Credi in lui, sebbene la sua voce possa frantumare i sogni e strappare fiori
nel giardino della tua anima.

Quando l’amore ti chiama, seguilo.

Lui sa accarezzare i momenti più teneri, anche quando tremano al Sole.
Seguilo.
Ti accoglierà come il prato che fa crescere l’erba, come il cielo che fa bionde
le spighe, come la macina che fa candido il grano.

Quando l’amore ti chiama, seguilo.

Conoscerai tutti i segreti del tuo cuore, così come sarai padrone di ogni
frammento della vita.
Non aver mai paura dell’amore.
Entra nel suo mondo.
Vivi le stagioni del sorriso, come pure quelle del pianto.
Scoprirai che non sono amare le sue lacrime.

Quando l’amore ti chiama, seguilo.
E lasciati guidare.

Kahlil Gibran

 

commento dell’amico poeta

Enrico Garrou

Chi è questa che sorge come aurora,
Bella come la luna,
Radiante come il sole
E maestosa come schiera armata?
Che bello il cantico dei cantici. Tu sai creare questi paradisi perché tu sai amare la bellezza di questa terra, sai amare la poesia, i frutti e i sogni della natura, il piacere di creare sapori e profumi. Un pensiero grande.
GRAZIE Enrico ❤
anche i tuoi commenti sono poesia

Estate di San Martino ♥️ 3 giorni belli e un pochinino…qui in Toscana è arrivata ieri


San Martino

La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull’uscio a rimirar


tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,

nel vespero migrar.

G.Carducci

 

La nebbia sale, lasciando una lieve pioggia, verso i colli carichi di alberi spogli, mentre il mare è in tempesta, pieno di onde e di schiuma, sotto il vento Maestrale.Ma le vie del borgo sono in festa e fermenta il mosto nei tini, diffondendo un odore apro di vino in tutto il paese, che rallegra gli animi.Sulla brace accesa e scoppiettante gira poi lo spiedo mentre il cacciatore sta fermo sulla soglia di casa a guardarera le nuvole rosse al tramonto, uno stormo di uccelli neri che, come pensieri vagabondi, si allontanano verso la notte.

         

Be’ …se la vogliamo chiamare estate

 

Le Origini…

La leggenda narra che Martino, l’11 novembre si trovasse ad Amiens, in Gallia nel cammino di ritorno verso casa. Nel bel mezzo di una bufera incontrò un mendicante rattrappito dal freddo e con un moto di generosità gli offrì metà del suo mantello. Dopo pochi attimi la pioggia smise di cadere, il vento si placò ed un bel sole fuoriuscì a riscaldare la temperatura. Quindi la leggenda prevede che la breve interruzione di tre giorni della morsa del freddo, si ripeta ogni anno per commemorare il gesto magnanimo e generoso, visto che Martino quelle stessa notte ebbe in sogno Gesù, che ebbe parole di stima per il futuro santo, sostenendo che dietro il travestimento del mendicante vi era proprio lui.

 

Tradizionalmente in questi giorni vengono aperte le botti per il primo assaggio del vino novello, che di solito viene

abbinato alle prime castagne, da qui il motto:

“a San Martino ogni mosto diventa vino!”

 

La ricetta da abbinare al “Vino Novello” 

 

“Il Castagnaccio”

 

 

 

Ingredienti

300 gr di farina di castagne

1/2 l di acqua

4 cucchiai di olio di oliva

3o gr di pinoli

50 gr di uva sultanina

30 gr di gherigli di noce spezzettati

2 rametti di rosmarino

1 presa di sale 

1 cucchiaino di fruttosio

come fare

  • Setacciare la farina di castagne e aggiungere l’acqua, la presa di sale mescolare bene
  • Aggiungere i pinoli, l’uvetta precedentemente messa in acqua per ammorbidirla le noci sminuzzate e il fruttosio
  • Aggiungere 2 cucchiai di olio di oliva e 1 rametto di rosmarino
  • Mescolare molto bene e lasciare riposare x 20 minuti
  • Intanto ungere con 1 cucchiaio di olio di oliva una teglia bassa antiaderente di 24 cm di diametro
  • Versare il tutto nella teglia e alla fine aggiungere foglie di rosmarino e 1 cucchiaio di olio di oliva
  • Mettere in forno a 220°, precedentemente riscaldato per 35-40 minuti

 

 

 

ma siiii…che poi è arrivata…l’estate

 

 

Christmas homemade…26 Dicembre la CROSTATA DECORATA con Stelle,Slitte & babbo natale


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“E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava…”


(Luigi Pirandello)

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Ricetta

Marmellata di Sorbe

Corbezzoli e Mele Annurca

ingredienti

300 g di sorbe

300 g di corbezzoli

300 g di fruttosio

5 mele annurca

2 stecche di vaniglia

1 l di acqua

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come fare:

  • lavare sorbe, metterle a bollire con il litro di acqua
  • aggiungere la meta zucchero e la stecca di vaniglia
  • lasciare bollire per circa 40 minuti a fuoco basso
  • fare la stessa cosa con i corbezzoli
  • passare poi nello schiacciapatate le sorbe riuscirete così a separare la polpa dalle bucce e noccioli.
  • passare i corbezzoli al setaccio premendo forte per togliere così i piccoli semi
  • Unire le due marmellate in modo da formarne una unica.

Ricetta

Sfogliata leggera con marmellata di sorbe

corbezzoli e mirtilli

 

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ingredienti

pasta sfoglia cm 24 rotonda

pasta sfoglia quadrata da usare per le figure

vari stampini con figure

oppure disegnarli su cartoncino e poi intagliati  su pasta sfoglia

1 vasetto di marmellata di sorbe e corbezzoli

150 g di pistacchi sminuzzati o interi come preferite

 

come fare:

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è stato bello…

invitarmi fuori a bere una coppa di bollicine in un bel posto in riva al lago

 

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CURCUMA…l’ORO dei re magi & le mie “salutari”ricette Natalizie


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Particolare dell’Adorazione dei Magi…un dipinto del Perugino

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Ero a Firenze  il 5 gennaio dello scorso Anno, ospite ad un party natalizio organizzato da un famoso  cardiologo che aveva operato a N.Y  al Mount Sinai Hospital; gli chiesi cosa volesse nella calza della befana! «Un po’ di curcuma» mi rispose. Dopo avermi fatto leggere decine di lavori sull’utilità del curry in cardiologia, capii che non scherzava affatto. E mi raccontò le origini di questa radice (con cui adesso si prepara il curry) sostenendo che l’oro portato in dono al Bambin Gesù dai Re Magi non fosse il vile metallo bensì la polvere di curcuma dall’intenso colore giallo oro, già da allora mescolata a pani e focacce per dare sì sapore ma anche (visto il suo forte potere antibatterico) per combattere le mille infezioni possibili nei paesi caldi.

 

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adorazione dei MAGI del Perugino

CURCUMA…la PREZIOSA PIANTA

nel giardino di Nonsolononna

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La mia ricetta natalizia …Biscotti alla Curcuma

ricetta

Cuori, angeli & C

ai Pistacchi e Curcuma

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ingredienti per 60 pezzi

40 g di burro

80 g di fruttosio

1 uovo bio

la scorza di 1/2 arancia bio

100 g di pistacchi non salati, sgusciati e tritati

150 g di farina di kamut bio

glassa reale “fatta in casa”

(vedi ric. nel BLOG)

2 piccoli cucchiaini di curcuma

3 cucchiai di pistacchi sgusciati non salati

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preparazione

biscotti & decori

  • In una terrina ammorbidire il burro.
  • Unire  fruttosio, uovo e scorza di arancia e amalgamare fino ad ottenere un composto omogeneo e chiaro.
  • Unire i pistacchi tritati finemente, la farina, il curcuma e formare rapidamente una palla di impasto, appiattirla leggermente.
  • Coprirla e metterla in frigo per 2 ore.
  • Su un ripiano spolverato con un po’ di farina, stendere poco per volta l’impasto a uno spessore di 7 mm circa.
  • Con i vari disegni di stampini natalizi tagliare l’impasto steso e disporre i biscotti su una placca foderata con carta da forno
  • Cuocere in forno per 8 minuti nella parte centrale preriscaldato a 180 gradi.
  • Sfornare e trasferire con la carta da forno su una griglia e lasciar raffreddare.
  • Preparare la glassa reale con curcuma (vedi ricetta nel blog).
  • Intingere o biscotti nella glassa.
  • Cospargere con i pistacchi e far raffreddare

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e poi ancora curiosità:

 

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Ma anche gli altri doni dei Magi, oltre ad un forte valore simbolico, avevano una grande utilità nella vita comune.
La mirra è una resina profumata estratta dalla Commyphora, usata nella vita quotidiana come disinfettante e profumo. In campo medico veniva usata come anestetico: mirrato era il vino che il soldato romano offrì a Cristo sulla Croce per alleviarne le sofferenze. A duemila anni di distanza un lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature ci dice che la mirra ha, in effetti, gli stessi meccanismi di azione della morfina. E questo spiega perché sotto l’imperatore Augusto in ogni campo di battaglia, sui carri-ambulanza era obbligatorio avere la mirra.
Ancora più utile l’incenso, conosciuto per il suo uso in campo liturgico. Ma la pianta dell’incenso (Boswellia) ha ben altri meriti: i suoi componenti hanno proprietà antinfiammatorie, e, infatti, la boswellia viene comunemente usata nella moderna fitoterapia per la cura di artrite, artrosi, ma anche patologie più gravi quali ad esempio la colite ulcerosa.

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La curcuma …è l’antinfiammatorio naturale più potente fra quelli individuati finora.

La curcuma va mescolata al pepe nero e diluita nell’olio di oliva per fare in modo che possa esprimere al meglio i suoi effetti.

 

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Curcuma:

  1. La curcuma protegge il fegato dai danni provocati da tossici ambientali e alimentari e da microrganismi patogeni.
  2. Stimola anche la produzione di bile, migliorando quindi la digestione dei pasti, le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti in particolare di quelli abbondanti e ricchi di grassi.
  3. Recenti studi ne hanno accertato scientificamente le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti

 

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e poi ancora:

una ricetta salutare

CURRY DI VERDURE E ANANAS

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 ingredienti

400 g di patate dolci
1 cipolla
200 g di sedano
1 ananas
1 cucchiaio d’olio d’arachidi
2 cucchiai di curry rosso in pasta
5 dl di latte di cocco
1 cucchiaio di salsa di soia

preparazione:

  • Pelate le patate dolci, tagliatele in quattro e poi a bocconi.
  • Cuocetele al vapore. Tritate la cipolla. Tagliate a pezzi il sedano e l’ananas.
  • Scaldate l’olio in un wock o in una padella ampia.
  • Rosolatevi il curry in pasta.
  • Soffriggetevi brevemente la cipolla e il sedano
  • Aggiungete il latte di cocco e fate cuocere il curry a fuoco lento per ca. 30 minuti.
  • Unite l’ananas e le patate dolci.
  • Insaporite il curry di verdure con la salsa di soia.

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E quando amiamo, siamo felici senza un perché.. 

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la vita è fatta sì di impegno e cose serie e costruttive, ma anche di doni, di magia, di polvere di stelle…e noi siamo esseri che de-siderano: desiderare, etimologicamente, significa cercare di

prendere dalle stelle.

 

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Auguri dolcissimi a tutti!

 

 

 

L’OLIO” NOVO”: Elisir di lunga vita & Dono Divino…la mia ricetta “primo sapore”


Dove argilla magra e ghiaia nei campi spinosi,

siano allietati dal bosco di Pallade, dagli olivi longevi”.

 

 

così scriveva Virgilio nel secondo libro delle Georgiche, testimoniando come già questa pianta fosse antica al suo tempo. 

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…pecula bina novo spumantia lacte quot annis

craterasque duo statuam tibi pinguis olivi…

…ogni anno ti donerò latte spumeggiante 

e due otri di buon olio di oliva

(Virgilio)

 

Da Omero desumiamo che al suo tempo erano presenti molte piantagioni d’ulivo nell’aria Mediterranea dal poeta greco Lisia ci è giunta la splendida orazione del 396 a.C. intitolata

” per l’ulivo sacro” 

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Le origini dell’olio d’oliva

Secondo antiche leggende che ad ogni evento riuscivano a dare spiegazioni magiche e divine, l’ulivo fu creato da Atena dea della guerra e della saggezza, la leggenda narra che: Zeus stabilì che la terra sarebbe stata donata a chi tra gli dei avesse presentato il dono più utile all’umanità. Poseidone scagliando il tridente contro una roccia, fece sgorgare acqua di mare, a significare il suo gesto il potere sul mare degli Ateniesi. Atena invece percosse la terra ordinandole di produrre un albero nuovo e meraviglioso e all’istante nacque l’ulivo. Zeus affermò che miracolo più utile non si sarebbe potuto immaginare e diede il nome di Atena alla città di Atene, decretando la Dea vincitrice…Nell’Odissea fu proprio la dea a offrire ad Ulisse una fiala di olio di oliva, che le ridonò vigore e bellezza.

il mito e affascinante, ma non giusto nei confronti di altre zone dell’Asia Minore dove l’ulivo apparve spontaneamente prima che in Grecia nell’altopiano Iraniano, la Siria e la Palestina sono infatti le terre originarie di questo albero.

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Numerosi reperti archeologici ci parlano dell’ulivo, datandone la presenza a 3000 anni prima di Cristo. Dalle zone originarie dell’Asia la pianta si propagò successivamente in Egitto, nelle Isole Greche, Rodi, Creta.

Un po’ di storia…

Una promessa divina…

Adamo, a più di 900 anni e sentendosi ormai prossimo alla fine, si ricordo le parole divine della cacciata dal paradiso terrestre: Dio gli aveva promesso il perdono e l’olio di misericordia. Perché la promessa potesse realizzarsi, Adamo inviò in Paradiso uno dei propri figli, che ritornò con 3 semi donatigli da Dio e prelevati dall’Albero del bene e del Male. Da questi 3 semi nacquero sul Monte Tabor, tre alberi: il cedro, il cipresso e l’olivo.

Per gli antichi era un dono divino…

Alcune fonti fanno risalire l’uso dell’olio già in età preistorica, ai tempi dell’Homo erectus: nel Nord dell’Africa sono state scoperte alcune pitture rupestri raffiguranti degli uomini che sfoggiano sul capo ramoscelli d’ulivo.

 Per gli egizi fu la dea Iside a rivelare le proprietà dell’olivo agli uomini e a insegnargli l’arte di fare l’olio.

esportato nell’impero…

L’olio era coltivato anche dagli Etruschi, ma furono i Romani che lo esportarono in tutte le aree dell’Impero ( Francia, Spagna, Portogallo) e che ne perfezionarono la lavorazione e il commercio. Pare che sotto il regno di Costantino (IV secolo d.C) a Roma esistevano circa 2300 distributori che fornivano ai cittadini l’olio per cucinare ma anche per i massaggi ma anche la cura del corpo alle terme.

La cultura dell’olio fu però messa a dura prova dalle invasioni dei barbari, estimatori del burro: dopo la caduta dell’impero romano furono i Benedettini che salvarono la tradizione continuando a produrre l’olio nei monasteri fino al Rinascimento, quando la coltivazione raggiunse il suo massimo sviluppo.

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OLIO NOVELLO…il primo sapore

Come il vino, anche l’extra vergine di oliva, celebra a novembre, il nuovo raccolto con l”olio novello…l”olio novello è semplicemente un extravergine frutto della spremitura delle prime olive maturate. Generalmente viene presentato non filtrato e quindi dall’aspetto ” velato” va consumato preferibilmente nell’arco di qualche mese, così da poterne apprezzare al meglio le componenti del gusto ” dell’olio appena franto”, il fruttato, il piccante e l’amaro.

 

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Ricetta

Ravioli di Ribollita e Pecorino

“all’olio novo”

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ingredienti

pasta all’uovo ” fatta in casa”

(farina 400 gr, 4 uova, sale, olio extra vergine di oliva)

ribollita

(zuppa fondamentalmente a base di cavolo nero e fagioli cannellini)

pane raffermo toscano

pecorino di Pienza stagionato

farina di semola

olio extra vergine di oliva

timo, rosmarino e salvia

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come si preparano:

  • Iniziare preparando la pasta: fare la fontana con la farina, al centro rompervi le uova, mettere i sale e l”olio
  • Impastare bene il tutto e lasciare riposare almeno un’ora.
  • In una padella mettere delle fetta di pane toscano raffermo con ‘olio e fare ammorbidire mescolandole insieme alla zuppa precedentemente preparata.
  • Aggiungere l’olio precedentemente aromatizzato con rosmarino, timo e salvia. Fare freddare
  • Mentre la zuppa si fredda, stendere la pasta all’uovo in una striscia lunga e sottile, inumidire con un pennello la superficie della sfoglia e con un tagliapasta premere leggermente sulla sfoglia in modo tale da lasciare l’impronta.
  • Al centro dell’impronta depositare con un cucchiaino un poca di zuppa fredda e sopra il pecorino tagliato in piccoli cubetti.
  • Posare sopra l’altra sfoglia e fare aderire benne.
  • Con il tagliapasta ritagliare i ravioli e disporli su di un vassoio spolverizzato con la farina di semola (per non fare attaccare i ravioli).
  • Cuocere i ravioli in acqua bollente e salata facendo sciogliere il pecorino all’interno.
  • Servire caldi con olio tiepido aromatizzato con salvia e aggiungere una spolverata di pecorino e pepe nero

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l’Ulivo albero immortale

Ulivi Famosi…

 

 

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Ulivo di Ulisse

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Ulivo di Platone

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Ulivo della strega Magliano

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3 Ulivi Giardino Getsemani

Come oro contro il cancro…

Un recente studio del Karolinska Istitute di Stoccolma ha rivelato come l’olio extra vergine di oliva possa agire a livello genetico possa tutelare  chi ne fa uso dal cancro al colon-retto, Adeguate quantità di olio extra vergine di oliva nell’alimentazione riducono le alterazioni genetiche legate a ciò che si mangia, prevenendo la diffusione dei tumori e di altre patologie diffuse come obesità e diabete.

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Le  proprietà dell’Olio extravergine di oliva…

Un po’ di olio di oliva purché extra vergine, e via la ruggine dal cervello…che perciò rimane vispo e lucido fino a tarda età. Bastano 3 cucchiai al giorno corrispondente a circa 30 gr (270 calorie)per contrastare l’azione deleteria dei radicali liberi molecole che ossidano le cellule comprese quelle celebrali insomma le fanno arrugginire. L’olio extra vergine contiene infatti una percentuale dal 65-85% di acido oleico, un grasso monoinsaturo, ed è ricco di sostanze, come i tocoferoli, (o vitamina E) e i polifenoli che hanno azione antiossidante. Ma l’olio extravergine non salva solo la testa dalle ingiurie degli anni, ma protegge anche il resto del corpo dato che i radicali liberi minano la salute di tutte le cellule. Il nostro organismo sintetizza da solo l’acido oleico” ma per ottenere dei benefici è opportuno aumentare i livelli assumendolo con gli alimenti: la sua azine energetica e di costruzione dei tessuti può così esplicarsi alla grande”.

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Accanto al frusciare
del cereale, tra le onde del vento sull’avena,
l’ulivo
dal volume argentato,
stirpe austera, nel suo ritorto cuore terrestre:
le gracili ulive
lucidate dalle dita che fecero la colomba
e la chiocciola marina:
verdi, innumerevoli, purissimi picciuoli
della natura, e lì negli assolati
uliveti, dove
soltanto cielo azzurro con cicale e terra dura
esistono, 
il prodigio, la capsula perfetta
dell’uliva che riempie
il fogliame con le sue costellazioni:
più tardi i recipienti, il miracolo,
l’olio.
Io amo le patrie dell’olio, gli uliveti
di Chacabuco in Cile, al mattino
le piume di platino
forestali contro la rugosa cordigliera,
ad Anacapri, là su, nella luce tirrena,
la disperazione degli ulivi,
e nella carta d’Europa,
la Spagna,
cesta nera di olive
spolverata di fiori d’arancio
come da una ventata marina.
Olio,
recondita e suprema condizione della pentola,
piedistallo di pernici, chiave celeste della maionese,
delicato e saporito sulle lattughe
e soprannaturale nell’inferno
degli arcivescovili pesciprete.
Olio,
nella nostra voce, nel nostro coro,
con intima mitezza possente
 tu canti:
sei lingua castigliana:
ci sono sillabe di olio, ci sono parole
utili e profumate
come la tua fragrante materia.
Non soltanto il vino canta, anche l’olio canta,
vive in noi con la sua luce matura
e tra i beni della terra io seleziono,
olio,
la tua inesauribile pace,
la tua essenza verde,
il tuo ricolmo tesoro che discende
dalle sorgenti dell’ulivo.

Pablo Neruda

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IO ❤ TE e…il NOSTRO olio

FRUTTI DIMENTICATI… Corbezzoli e Sorbe, una delizia


 

 

Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.

[Tratto da “Walden, vita nei boschi” di Henry David Thoreau]

Dal film: L’attimo fuggente

Ed eccomi immersa nello SPLENDIDO AUTUNNO...

tutto intorno a me e una magia di colori e di profumi

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CORBEZZOLI…

In Autunno colorano di rosso la macchia mediterranea…e il mio giardino.

Hanno un sapore aspro e pungente

Il termine unedo coniato dai latini voleva dire che se ne può mangiare uno solo visto il forte sapore, ma se li mescolate a fichi, uva, sorbe, vengono fuori deliziose marmellate e fantastiche crostate. 

   

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qualcosa su di me…

  • i miei frutti vengono raccolti da fine Ottobre fino a Gennaio, Il termine arbutus pare derivare dal celtico, “Ar astringente, acerbo”, mentre Unedo e il nome che veniva usato nell’antichità e che deriverebbe dal latino UNUM(TANTUM) EDO, “Ne mangio uno soltanto” come monito a non abusare dei suoi frutti in quanto possibile causa di stitichezza.
  • Ho anche proprietà: sono antifiammatorio, antisettico, astringente, deurativo, diuretico.
  • Sono conosciuto in cucina per: i miei frutti dal sapore asprigno, si possono consumare crudi al naturale, in macedonia con altri frutti di bosco, con zucchero e vino moscato o utilizzare per la preparazione di marmellate, gelatine, sciroppi, fermentati o distillati.
  • Si usa i miei frutti per candirli e conservarli sotto alcool.
  • Dai frutti schiacciati, poi fatti macerare un’ora in acqua bollente quindi lasciati fermentare al sole per 10 giorni, si ottiene un vino a bassa gradazione alcoolica e lievemente frizzante.
  • Il miele amaro più prelibato è il mio, ed è prodotto soprattutto in Sardegna e Corsica, èè ottimo per esaltare il sapore del formaggio pecorino e i dolci tradizionali sardi quali le Seadas.

 

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C’è stato un tempo che bosco, rivo e prato, | la terra e ogni vista consueta | a me davvero son sembrati | cinti di luce celestiale | del candore e sfolgorio di un sogno.

WILLIAM WORDSWORT

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ricetta

“corbezzoli sciroppati”

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ingredienti

500 g di corbezzoli maturi

200 g di fruttosio

1 limone

1 ciuffo di erba limoncella

(io la sostituisco con mini foglie germogliate di limoni)

1 l di alcool a 60°

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come fare:

  • In un vaso a chiusura ermetica sistemare i corbezzoli, lo zucchero,, la scorza del limone e l’erba limoncella fresca e l’alcool sufficiente a riempire il vaso.
  • Il vaso deve essere agitato di tanto in tanto per agevolare il processo di macerazione e lo scioglimento dello zucchero.
  • Quindi lasciare maturare e affinare il composto.
  • Dalla primavera successiva i deliziosi e ancora coloratissimi corbezzoli saranno pronti per decorare squisiti dolci e ottimi dessert, infinitamente buoni nei gelati alla frutta.

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Ricetta

Sfogliatine leggere 

con marmellata di petali di rose e “corbezzoli”

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ingredienti

pasta sfoglia

corbezzoli

chicchi di uva bianca

marmellata di petali di rose

(vedi ricetta nel blog)

mandorle a scaglie

fruttosio

1 uovo

vanillina

1 bicchiere di latte

come fare:

  • Posizionare la pasta a sfoglia sul fondo di formine antiaderenti del diametro di 10 cm circa
  • bucherellare il fondo e mettere uno strato abbondante di mandorle a scaglie
  • posizionare nel forno preriscaldato  x circa 5 minuti fino a che a pasta sfoglia risulta gonfia e di colore caramello.
  • Togliere dal forno mettere sul fondo sopra alle mandorle la marmellata di rose in abbondanza, procedere poi con posizionare i corbezzoli tagliati a spicchi alternando le file con chicchi di uva bianca.
  • riposizionare in forno per circa 8 minuti
  • Sbattere l’uovo con lo zucchero e la vanillina fino ad ottenere un composto omogeneo.
  • Togliere dal forno le sfogliatine e versare sopra il composto avendo cura di ricoprire la fruttta posizionata spolverare con  abbondante zucchero.
  • Mettere n forno fino a quando il composto non assume una densità cremosa simile a budino.

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Ricetta

Sfogliatine leggere 

con marmellata di mirtilli e more con “sorbe selvatiche”

ingredienti

pasta sfoglia

sorbe selvatiche mini

mirtilli freschi

marmellata di more

(vedi ricetta nel blog)

nocciole tritate

fruttosio

1 uovo

vanillina

come fare:

  • Posizionare la pasta a sfoglia sul fondo di formine antiaderenti del diametro di 10 cm circa
  • bucherellare il fondo e mettere uno strato abbondante di nocciole tritate
  • posizionare nel forno preriscaldato  x circa 5 minuti fino a che a pasta sfoglia risulta gonfia e di colore caramello.
  • Togliere dal forno mettere sul fondo sopra alle nocciole la marmellata di more in abbondanza, procedere poi con posizionare le piccole sorbe tagliati a spicchi alternando le file con mirtilli freschi
  • riposizionare in forno per circa 8 minuti
  • Sbattere l’uovo con lo zucchero e la vanillina fino ad ottenere un composto omogeneo.
  • Togliere dal forno le sfogliatine e versare sopra il composto avendo cura di ricoprire la fruttta posizionata spolverare con  abbondante zucchero.
  • Rimettere in forno fino a fine cottura lo zucchero sopra la frutta deve rimanere croccante.

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 sorbo selvatico

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Pel bosco Ferraú molto s’avvolse,| e ritrovossi al fine onde si tolse. [canto I, ottava XXIII, versi 7-8]

LUDOVICO ARIOSTO

Tratta da L’Orlando Furioso

 

 

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È grave sforzarsi di essere uguali: provoca nevrosi, psicosi, paranoie. È grave voler essere uguali, perché questo significa forzare la natura, significa andare contro le leggi di Dio che, in tutti i boschi e le foreste del mondo, non ha creato una sola foglia identica a un’altra. Ma tu ritieni che essere diverso sia una follia, e perciò hai scelto di vivere a Villette. Perché qui, visto che sono tutti diversi, diventi uguale agli altri.

paulo coelho

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Viene il tramonto.
Un’altra alba è vicina.
Tu mi sorridi.

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E’ sprofondando nel tuo sguardo che
il mondo acquista valore,
che il cielo si colora come mai prima d’ora,
che la vita prende gusto, sapori nuovi,
che anche un solo pensiero diventa
ragione di speranza che giunga la sera,
per guardare in due lo stesso rosso,
la stessa nuvola,la stessa goccia di pioggia.
Dono immenso il tuo animo si è fatto mio,
il mio cuore è diventato tuo,
i nostri respiri si sono fatti uno…

GELSO e AMARENE…i frutti dimenticati, ricette & storia post 1


Il gelso un’autentica rarità:

Il gelso l’albero della seta: splendido tessuto creato dall’imperatore Huang Ti

che ne fece dono alla moglie quattordicenne.

Si narra che:

” Quando Dario III si arrese ad Alessandro Magno era vestito con abiti di seta talmente splendidi da indurre il vincitore a richiedere come bottino di guerra tonnellate di quel preziosissimo tessuto. Le carovane portarono la seta addosso di cammello dal cuore dell’Asia a Damasco in Siria, il punto di incontro commerciale tra Oriente e Occidente. La seta divenne un genere di lusso molto apprezzato anche in Grecia e poi a Roma. Giulio Cesare pretese per decreto che la seta fosse destinata al suo uso personale e alle toghe dei suoi ufficiali”

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 ricetta

Composta di Amarene e more di gelso

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ingredienti 

800 g di more di gelso

400 g di amarene snocciolate

1 bicchierino di maraschino

300 g di fruttosio

1 limone

1 l di acqua

come fare:

  1.  Mondate , lavate e lasciate scolare le more di gelso.
  2. Nel frattempo portare a bollore l”acqua con o zucchero.
  3. Quindi versate le more e cuocete ancora per qualche minuto.
  4. Snocciolate le amarene e cuocetele 2 minuti con limone e 3 cucchiai di maraschino.
  5. Aggiungetele poi alle more precedentemente preparate fate cuocere ancora per 1 minuto amalgamare bene i 2 sapori.
  6. Raccogliere i frutti con una schiumarola e metteteli da parte.
  7. Aggiungere al liquido la scorza di limone far sobbollire e rimettere di nuovo il composto di frutta, finché non si sarà ben addensato.
  8. Mettere ancora caldo nei barattoli e sterilizzateli per 10 minuti da quando l’acqua comincia a bollire.

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 Il Gelso…chi sono

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Il mio nome in latino è” Morus Celsa” che significa “more in alto” ho questo nome per distinguermi dalle more di rovo,posso raggiungere 15 metri di altezza e vivere 150 anni. Le mie more si chiamano “nigra” quella nera e “alba” quella bianca.

Le mie proprietà sono molteplici:

  • l’infuso delle mie foglie come antibiotico
  • la mia corteccia e le mie radici, hanno proprietà analgesiche, diuretiche, combattono i parassiti intestinali
  • i miei frutti sono ottimi lassativi e diuretici.
  • Con il decotto delle mie more e zucchero si può fare uno sciroppo espettorante e sedativo della tosse.
  • la ” morus alba” ha proprietà antireumatiche e rinfrescanti.

Crostata meringata di ciliegie

con Composta di more di gelso e amarene


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dosi per 6 persone

Per la pasta frolla

ingredienti per la farcitura e per la rifinitura

700 g di ciliegie nere

gelatina di rose (per la ricetta vedi post)

https://nonsolononna.wordpress.com/2015/06/14/gelatina-di-pe…i-del-tramonto

composta di gelso e amarene (vedi ricetta nel post)

4 bianchi di uovo

4 cucchiai di zucchero a velo

1 spicchio di limone


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come fare:

come fare per la rifinitura:

  • Montare gli albumi tenuti da parte con lo zucchero a velo e il succo dello spicchio di limone, trasferirli poi in una tasca da pasticciere.
  • Togliere la crostata dal forno, ricoprirla con ciuffetti di albumi e passate sotto al grill per 10 minuti.
  • Servite la crostata fredda.

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La leggenda dice che:

Ovidio narra che Piramo e Tisbe, i Romeo e Giulietta dell’età più moderna, osteggiati nel loro amore dalle rispettiva famiigliie, si uccisero e che il loro sangue colorò di nero le more bianche dell’albero di gelso…ma sono solo leggende perchè le 2 specie già esistevano.

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Adoro le ciliegie, quanto i nostri rifugi segreti<3<3<3

8 Marzo…la mia cena energetica con le amiche e …NON SOLO


 Amo le Donne

Amo le donne che 1000 anni fa

da poeti erano amate e celebrate.

Amo le città le cui mura vuote

piangono le famiglie reali di tempi remoti.

Amo le città che risorgeranno

quando dell’oggi non vivrà più nessuno.

Amo le donne -snelle, meravigliose,

che ancora non nate riposano nel grembo degli anni.

Assomiglieranno allora con le loro bellezze

pallide come le stelle alle bellezze dei miei sogni.

Hermann Hesse

8 Marzo di NONSOLONNA dedicato a Rosa Parks

” Hanno detto che non mi sono alzata perché  ero stanca”

al Termine di una giornata di lavoro, ma non è vero, ero stanca si ma solo di continuare ad arrendermi

1 Dicembre 1955:

…io ancora non ero nata, il 4 febbraio 1913, nasceva a Tuskegee in Alabama Rosa Parks, una grande donna che con un piccolo gesto, divenne l’icona della lotta per i diritti civili dei neri d’America


All’epoca della nascita di Rosa, l’Alabama aveva una forte connotazione rurale, legata alla produzione di cotone che lo rendeva uno dei comuni più poveri d’America. L’emancipazione della popolazione di colore, poco meno della mt`à degli abitanti dell’Alabama, ma considerata infferiore sul piano sociale e d economico, aveva creato forti tensioni razziali con i bianchi che avevano in mano le leve del potere politico.

Nel 1943 Rosa è protagonista di un banale evento.Le ordinanze cittadine sulla segregazione razziale imponevano allae persone di colore, al momento di salire sull’autobus di accedere dalla porta anteriore per pagare il biglietto, poi scendere ancora per entrare dalla porta posteriore nell’area lloro riservata. Rosa si attiene a queste disposizionii, ma quando sta per risalire, il conducentte James Blake e chiude la pora in faccia e ripparte, quindi Rosa è obbligata a tornare a casa sotto la pioggia.

Una cattiveria che in seguito avrà conseguenze di ampia portata


 

La sera del 1 dicembre 1955. Rosa Parks sale sull’autobus che deve riportarla a casa e si siede nell’area riservata ai passeggeri di colore. Qualche fermata e l’autobus, si riempie di passeggeri bianchi ed alcuni restano in piedi. Il conducente allora sposta di un paio di file il cartello dei posti riservati ai bianchi, come la legge di allora consentiva e Rosa si trova cosî seduta in un’area vietata. Il conducente le intima di alzarsi e di cedere il posto. Rosa lo guarda e riconosce James Blacke, lo stesso che 12 anni prima l’aveva lasciata a piedi in una sera di poggia. Rosa rifiuta di alzarsi e Blake chiama la polizia, viene arrestata. Esce il giorno dopo su cauzione ma nel frattempo è cominciata la protesta, coordinata da un giovane attivista che sta muovendo i primi passi, nella lotta non violenta contro i pregiudizi raziali, il reverendo Martin Luther King. Rosa paga anche una multa di 10 dollari, ma parte anche il boicottaggio dei mezzi pubblici da parte delle persone di colore. La proposta ebbe un adesione massiccia così gli autobus per mancanza di persone restano parcheggiati nei depositi per mesi e le finanze di queste società vengono messe in ginocchio.  La protesta finisce quando la corte suprema degli Stati Uniti, il 13 Novembre 1956, dichiara illegale la segregazione raziale sui mezzi di trasporto pubblico. Rosa muore serenamente il 24 Ottobre 2005, all’età di 92 anni. Viene onorata con i funerali di stato e la sua salma viene esposta a Washington, rotonda del Campidoglio.

“ROSA E’ LA PRIMA DONNA E LA SECONDA PERSONA DI COLORE A RICEVERE  QUESTO TRIBUTO”.

Penso che se…Obama è stato il 44 presidente degli Stati Uniti lo deve molto anche a lei, a quel piccolo e banale gesto di quella lontana sera di Dicembre del 1955.

Leggendo ciò mi dispiace solanto di non avere avuto l’onore di conoscerla…e sogno di averla avuta come amica.

I tempi sono cambiati molto, il razzismo esiste ancora, chissà quante cose avremmo potuto ancora oggi raccontarci…

Bene e adesso  festeggiaamo questo 8 Marzo!

 

Scuola di cucina energetica…

oggi 8 Marzo solo per donne

 
La cucina energetica si basa sul principio della dietetica cinese, sulla suddivisione dei 5 sapori, acido, amaro, dolce, piccante e salato.
I 5 sapori sono associati agli organi corrispondenti e li sostengono nelle loro funzioni.
La cosa più importante per me è... e rimane il piacere di mangiare, l’amore per il cibo e la consapevolezza che mangiando non si placa solo la fame, ma si nutre l’interezza:

 

Elemento fuoco e il sapore(amaro)

 

Tortino di verdure tenere marinate

all’anice, chia e nocciole

 2015-03-04 12.18.32cin cin con amiche

Ingredienti per 4 porzioni

4 cipolle

olio di oliva extravergine

30 g di burro

250 g di pasta a sfoglia

300 g di carotine piccole

300 g di rape piccole

300 g di fagiolini teneri

150 g di cicoria

50 d di brodo di pollo

semi di chia

  • Sbucciare e tagliare a fettine sottili le cipolle, fatele cuocere a fuoco lento con 2 cl di olio di oliva e 30 g di burro per 30 minuti. Riponete al fresco.
  • Ritagliate 4 dischi di pasta a sfoglia di 12 cm ciascuno, bucherellateli con una forchetta, cuocetela in forno a 190°, 5 -10 minuti.
  • Sbucciate e lavate le verdure.
  • Fate bollire il brodo di pollo con l’anice verde tritato nel mixer, lasciate in infusione per 15 minuti e mettere da parte.
  • Cuocere tutte le verdure in un poco di olio e burro utilizzando tegami diversi.
  • Fate cuocere le carotine con olio e burro insieme a timo, alloro e cardamomo, salate e pepate.
  • Aggiungere l’anice tritato e poi il brodo all’anice.
  • Lasciare cuocere per 10 minuti circa.
  • Bollire i fagiolini.
  • Stendere uno strato di cipolle sui 4 dischi di pasta sfoglia e ricoprire con le verdure, spolverare con mandorle tritate finemente e chia.
  • Questi tortini possono essere consumati caldi o freddi, come antipasto, o contorno al pesce.

 Elemento acqua è il sapore (salato)

Petto di anatra al cardamomo

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Ingredienti

piccola anatra

3 lamelle di zenzero fresco

2 cucchiaini di salsa di soia

1 cucchiaino di salsa di ostriche

125 g di cardamomo tostato

( poi passato nel mixer per ottenere una polvere fine)

3 cucchiai di fecola di patate

 1 presa di zucchero semolato

6 foglie di cipolletta da 3 cm ciascuna

1 albume

1 ciotola di arachidi tostate.

14 nocciole tostate  e sminuzzate

olio per friggere

2 prese di sale

come fare:

  • Lavare l’anatra e asciugatela.
  • Cuocere la carcassa perfettamente pulita in 2 l di acqua per 2 ore con lo zenzero in modo da ottenere una tazza di brodo.
  • Scaldate il brodo in una casseruola, aggiungervi la salsa di soia, la salsa di ostriche, 1/2 cucchiaino di cardamomo in polvere e 1/2 cucchiaino di fecola di patate per ottenere una salsa non troppo densa.
  • Prendere soltanto i filetti dell’anatra, tagliare diagonalmente ogni filetto in fettine sottili da 1 cm, mescolate le fettine con 1 presa di sale, 1 presa di zucchero semolato, 1/2 cucchiaino di fecola, 1 cucchiaino di cardamomo in polvere e fare marinare per 20 minuti.
  •  Arrotolate ogni fettina con una foglia di cipolletta.
  • Dividere gli involtini in 2 gruppi da destinare a 2 cotture diverse.
  • Fate cuocere il primo gruppo di involtini a fuoco lento per 3 minuti.
  • Mescolare l’albume con la fecola rimasta, 1 presa di sale, 1 presa di zucchero e 1/2 cucchiaino di cardamomo in polvere.
  • Passate il secondo gruppo di involtini in questo preparato, quindi ricopriteli di arachidi e nocciole tritate e infine friggeteli in olio.

 

 

  1.  il salato va ai  reni e alla vescica
  2. l’amaro va al cuore e all’intestino tenue.

 

 

 Elemento legno è il sapore (acido)

Spaghetti di zucchine con gamberoni e  lime

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 ingredienti

Cosa Raccogliere :

2 spicchi di aglio sminuzzati

1 tazza di mandorle sbucciate e sminuzzate

50 g di pecorino di Pienza

1 mazzetto di foglie di basilico tritato

1 mini mazzetto di foglie di prezzemolo tritato

12 foglie di menta

40 g di aglio orsino

1/2 tazza di olio extra vergine di oliva

4 cucchiai di succo di lime

24 code di gamberi medi lessati e puliti

4 zucchini lunghi di media grandezza.

sale e pepe bianco

Preparazione  del pesto

 15 minuti 

Sminuzzare l’aglio orsino e l’erba cipollina e passatelo nel mortaio con mandorle e pecorino. Incorporate olio, succo di limone e sale. Condite con pepe al limone.

 

MACCHINA PER ZUCCHINI SPACHETTI2015-03-04 12.46.07aglio orsino2015-03-04 12.45.35

2015-03-10 17.38.002015-03-10 16.01.32

 

come mettere sul piatto…

  • Dopo avere preparato gli spaghetti di zucchine, (con la macchina per verdure), lessare i gamberi e passarli in un filo di olio con 1 cucchiaio di pesto e 1 cucchiaino di succo di lime.
  • Mettere sopra al piatto gli spaghetti di zucchine e condirli con i gamberi al pesto caldi, spolverare con abbondante pecorino di Pienza stagionato e 3 foglioline di basilico e 2 menta.

 

 Crostata alle more

con crema ai frutti della passione 

zenzero grattugiato

Elemento metallo e il sapore (piccante)

2014-09-07 15.02.35torta di more2014-09-09 13.43.332014-09-07 14.56.132014-09-09 15.20.50

Le more sono state raccolte da me a Settembre, e poi conservate sotto zucchero e un po’ di grappa, il raccolto era abbondante così ho potuto fare anche una deliziosa marmellata di more…

Ingredienti per la pasta

120 g di burro

60 g di zenzero grattugiato

50 g di zucchero grezzo finissimo di canna

3 uovo sbattute

qualche goccia di essenza di vaniglia

220 g di farina semigrezza

30 g di farina gialla

1/2 cucchiaio di lievito in polvere

1 pizzico di sale

Come fare:

  • Preriscaldare il forno a 180°,imburrate le placche da forno
  • In una terrina lavorare burro e zucchero finché diventano cremosi.
  • Unite le uova poco alla volta, l’essenza di vaniglia, lo zenzero grattugiato finemente, ( è questo l’ alimento piccante importante) quindi, attraverso un setaccio, gli altri ingredienti, amalgamateli con un cucchiaio di legno, poi lavorateli a mano fino a ottenere una pasta morbida.
  • Stendetela in una tortiera con spessore di 5 mm.

2015-01-31 17.13.052015-01-31 17.20.492015-01-31 17.29.552015-01-31 17.21.512015-01-31 17.25.34

Ingredienti per la crema

8 frutti della passione

200 g di burro

180 g di zucchero al velo setacciato

3 tuorlo

250 g di panna montata

qualche goccia di essenza di vaniglia

  Come fare la crema

  • Tagliare i frutti della passione a metà e spolpateli con 1 cucchiaino.
  • Passate la polpa in un colino di nailon a trama fitta, facendo pressione con il dorso di un cucchiaio: otterrete circa 12 cucchiai di succo
  • Lavorate burro e zucchero al velo in una ciotola fino ad avere un composto cremoso.
  • Poi aggiungere il succo dei frutti poco alla volta, mescolando
  • Infine aggiungere al composto la panna montata
  • La crema fredda è pronta da mettere sopra alla pasta frolla soltanto se tiepida,  circa 10 minuti prima di servirla.

come preparare la torta

  • Mettere le more qualche minuto a cuocere nello zucchero a velo,( DEVONO RIMANERE DURE) toglierle e lasciarle intiepidire.
  • La pasta frolla e le more devono essere tiepide, unica cosa fredda la crema ai frutti della passione e panna. 

***

Per la ricetta dolce ho ribloggato il “ mimosa cupcake”, nel post dell’ 8 Marzo 

dell’ amica blogger Pamela, sono belli da vedere e  saranno sicuramente buonissimi…

 

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 la ricetta potete cliccarla sul post di https://cucinaconpamela.wordpress.com/

  1. l’acido va al fegato e cistifellea
  2. il dolce va alla milza e allo stomaco
  3. il piccante va ai polmoni e al colon

 

 

AUGURI

CARE AMICHE

 

 

 

e adesso…parliamo di vacanze

VILLA CEPPETO in Toscana

puoi trovarla nel sito http://www.bestoftuscany.com

 

Cosa NON  mi è piaciuto di Villa Ceppeto?

essere dovuti rimanere lì solo pochi giorni…

Appena arrivi la stupenda vista sul villaggio Medievale di Monte San Savino ti fa immedatamente esclamare ” Eccoci in Toscana”

Villa Ceppeto è eccellente, ogni luogo della struttura vi farà sentire in un vostro angolo riservato, situata al centro di una proprietà di 7 ettari (70.000mq) con 750 olivi che le fanno da cornice.

Il tesoro di Villa sorge in un luogo strategico della Val di Chiana, dalla quale si puo raggiungere i luoghi piû suggestivi della Toscana, quei luoghi raffigurati nei quadri di Leonardo da Vinci, Botticelli, Pier della Francesca. Situata ai confini del Chianti, a 30 minuti da Siena, 10 minuti da Arezzo e Cortona, 1 ora e 1/2 da Asssi, 1 ora da Orvieto e Firenze.

La Villa è costiuita da 3 stupendi e curatissimi  appartamenti , La Limonaia, Il Granaio, Il Fienile in ognuno di essi sentirsi a proprio agio non è un lusso.

Ci sono 4 camere matrimoniali, dalle finestre di ognuna di queste si può ammirare la stupenda vista sul villaggio medievale di Monte San Savino, 4 bagni con doccia idromassaggio e bagno turco, 3 cucine completamente attrezzate, 2 barbecue, ogni appartamento ha un’area esterna  per rilassarsi e cenare in completa privacy.

A Villa Ceppeto la Privacy è assicurata e luogo ideale per famiglie, amici, cerimonie, luna di miele.

La piscina immersa nella verde del parco tra profumi di piante stagionali , canti di uccelli, i rintocchi melodiosi delle campane.

gode anch’essa della vista spettacolare su Monte San Savino uno dei villaggi più belli della Val di Chiana.

La cordialità e cortesia dei proprietari e la squisitezza delle deliziose torte preparate da Manuela, faranno del vostro soggiorno una vacanza indimenticabile.

 

possibilita di affitto anche solo appartamento da 2 -4-6 persone

per informazioni : manuelatoscana@gmail.com

 

La cucina ai tempi di DANTE…e Beatrice suo grande AMORE


 

Dove DANTE era di casa…

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 Firenze ha quella che io definisco “Cucina Forte” ma, allo stesso modo ” Vivace” di sapore e di sostanza e dal punto di vista sperimentale e in continuo movimento..in evoluzione

Qualche esempio? in Via Ghibellina c’e il famoso Giorgio Pinchiorri, dove nacquero Michelangelo( il genio a 360 gradi e il grande esploratore Giovanni Verrazzano, almeno 1 volta nella vita dovreste assaporare i suoi Paccheri alla crema di ceci con polvere di cardamomo e ostriche fritte e per scegliere il vino da quella che viene definita ” La cantina più bella al mondo”.

e poi.. andiamo al Cibreo dove uno sformatino di ricott a piccante e un carciofo sott’olio diventano storie eterne.

All’Ora d’Aria ci si può deliziare con la sua “Pappardella al Ragù di finocchina con fondente di porri brasati al Chianti.

Al Santo Bevitore il massimo di degusta con i suoi “ Pici al colombaccio con fave di cacao“.

Poi immancabile fare un salto alla Bottega del Buon Caffê ex gastronomia dove puoi ancora trovare il vero pane Toscano cotto a legna  e il suo famoso Cappelletto di piccione burro e timo.

Alle Murate invece si mangiano ” Le Pappardelle al  al ragù d’Anatra come agli Uffizi sotto agli affreschi e con la presenza di Dante Alighieri di cui sono stati rinvenuti documenti, che aleggia nel locale.

 

 

 

Dante in cucina…

Nel periodo in cui Dante Alighieri visse a Firenze, verso la fine del XIII secolo, la città stava raggiungendo un ottimo tenore di vita civile e culturale. Il benessere economico aveva creato i presupposti per uno sviluppo della cittâ anche in senso artistico e culturale: Firenze divenne uno dei centri della cultura del secolo e vi troviamo studiosi e poeti che diedero vita al ” dolce stil novo”. Anche scultori e pittori e architetti giunsero nella città del giglio per iniziare opere d’arte uniche al mondo, che ancra oggi ammiriamo prima fra tutti Giotto.

Le donne fiorentine divennero famose non solo per la loro bellezza, ma anche per la loro eleganza, portavano abiti dai tessuti unici, si nitrecciavano i capelli con perle e reticelle dorate, e oltre a farsi bionde con un procedimento esclusivo, e a curare la pelle con creme particolari per averle bianchissime, prima di uscire spolveravano sul viso della finissima e impalpabile polvere d’oro che proveniva dalla limatura del prezioso metallo.

Anche la cucina…divenne più ricca e raffinata:  e lo zucchero di canna;dalla Sicilia arrivavano le mandorle, la frutta candita e lo zucchero di canna;dall’Oriente le profumatissime spezie. I meracti fiorentini ben organzzati, erano ricchi di prodotti, che ognii giorno arrivavano freschi dal “contadino”, in particolare ortaggi, pollame, uova e formaggi.

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 Ricetta del…

Panpepato

quello ai tempi di Dante

(ripresa esattamente da un libro di cucina di quel periodo)

 


 ingredienti

400 gr di miele scuro

500 g di farina integrale

1 bustina di lievito da dolci

1/2 bicchiere di Vin Santo

100 gr di uvetta sultaniina

100 gr di datteri sgusciati e sminuzzati

40 gr di cedro candito a pezzetti

40 gr di mandorle tritate

1 cucchiaio di semi di coriandolo

1 cucchiaio di spezie miiste finemente tritate

(cannella, pepe, nooce mooscata, chiodi di garofano)

come fare:

  • Portare ad ebollizione il miele con 1/2 litro di acqua, i semi di coriandolo e e spezie
  • Metre a bagno l’uvetta nel Vin Santo.
  • Quindi impastare la farina e il lievito con l’acqua, il miele, l’uvetta, il vino, i datteri, le mandorle, e il; lavorare iltutto, finché non sia ben amalgamato.
  • Metterlo iin una teglia e passarlo nel forno caldo, cuocere per circa 40 minuti a 180°.

 

 

 

 

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Cosa so su Dante…

 



Non sappiamo niente della sua data di nascita ma è dei gemelli lo dice lui stesso nel Paradiso(XXII 106-120)

La dolce donna dietro a lor mi pinse
con un sol cenno su per quella scala,
sì sua virtù la mia natura vinse;                102

né mai qua giù dove si monta e cala
naturalmente, fu sì ratto moto
ch’agguagliar si potesse a la mia ala.                105

S’io torni mai, lettore, a quel divoto
triunfo per lo quale io piango spesso
le mie peccata e ‘l petto mi percuoto,                108

tu non avresti in tanto tratto e messo
nel foco il dito, in quant’io vidi ‘l segno
che segue il Tauro e fui dentro da esso.                111

O gloriose stelle, o lume pregno
di gran virtù, dal quale io riconosco
tutto, qual che si sia, il mio ingegno,                114

con voi nasceva e s’ascondeva vosco
quelli ch’è padre d’ogne mortal vita,
quand’io senti’ di prima l’aere tosco;                117

e poi, quando mi fu grazia largita
d’entrar ne l’alta rota che vi gira,
la vostra region mi fu sortita.                120

 

A voi divotamente ora sospira
l’anima mia, per acquistar virtute
al passo forte che a sé la tira.                123

«Tu se’ sì presso a l’ultima salute»,
cominciò Beatrice, «che tu dei
aver le luci tue chiare e acute;                126

e però, prima che tu più t’inlei,
rimira in giù, e vedi quanto mondo
sotto li piedi già esser ti fei;                129

sì che ‘l tuo cor, quantunque può, giocondo
s’appresenti a la turba triunfante
che lieta vien per questo etera tondo».                132

Col viso ritornai per tutte quante
le sette spere, e vidi questo globo
tal, ch’io sorrisi del suo vil sembiante;                135

e quel consiglio per migliore approbo
che l’ha per meno; e chi ad altro pensa
chiamar si puote veramente probo.                138

Vidi la figlia di Latona incensa
sanza quell’ombra che mi fu cagione
per che già la credetti rara e densa.                141

L’aspetto del tuo nato, Iperione,
quivi sostenni, e vidi com’si move
circa e vicino a lui Maia e Dione.                144

Quindi m’apparve il temperar di Giove
tra ‘l padre e ‘l figlio: e quindi mi fu chiaro
il variar che fanno di lor dove;                147

e tutti e sette mi si dimostraro
quanto son grandi e quanto son veloci
e come sono in distante riparo.                150

L’aiuola che ci fa tanto feroci,
volgendom’io con li etterni Gemelli,
tutta m’apparve da’ colli a le foci;                153

poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.

 

era dunque dei gemelli dunque nato tra Maggio e Giugno del 1265 da una famiglia fiorentina, lui non amava la borghesia emergente della sua città, forse ha frequentato l’università ma non ci sono documenti che l’attestano e dobbiamo fidarci deelle sue parole….Dalle sue opere si deduce che fu grande studioso di teologia, filosofia, fisica, astronomia, grammatica, e retorica. A 30 anni si è iscritto allârte dei medici e degli speziali, forse era medico? NO

pur tuttavia e soprattutto nell’inferno, il poeta sfoggia una certa conoscenza medica, descrivendo parti anatomiche e malattie.

 

Il suo Amore…

 

Quando si parla di Dante e inevitabile pensare a Beatrice…eppure aveva una mogie Gemma Donati, si sposarono a 12 anni su accordo prematrimoniale come si usava a quei tempi. Se di Gemma poco si sa, di Beatrice figura a metà tra la realtà e l’immaginazione poetica.

Secondo gli studiosi di Dante, lei era figlia di Folco Portinari e abitava poco distante dagli Alighieri, la vita della donna non è stata perô felice come la sua fama nella letteratura, morî gioovane, forsse di parto, il poeta la incontrô poche volte (così racconta nella Vita Nova) e forse i 2 non si parlarono mai.

Ma è stato di sicuro il suo ” Grande Amore”

 

 

“A ciascuno di voi è riservata una persona speciale. A volte, ve ne sono due o tre o anche quattro. Per ricongiungersi a voi, viaggiano attraverso gli oceani del tempo e gli spazi siderali. Vengono dall’altrove, dal cielo. Il vostro cuore le ha già accolte come parte di sé. Tra voi c’è un legame che attraversa i tempi dei tempi: non sarete mai soli.”
Brian Weiss

 

 

 

UN VERO DURO…trionfo sulle tavole Natalizie: ” IL TORRONE”


 

 

 

Il Torrone è da sempre il più dolce suggello a ogni pranzo di Natale che si rispetti.

Qualche settimana prima di Natale mi diletto in deliziose varianti da regalare agli amici:

ricoperto al cioccolato, al caffè, al pistacchio, si puo inzuppare nel liquore o intingere nello zabaione. 

 

 

La ricetta per prepararlo in casa:

 

classica ricetta tradizionale

 

Ingredienti

500 g di mandorle sgusciate

300 g di miele

300 g di zucchero

100g di arancia o cedro canditi

3 albumi di uovo

2 limoni

ostie larghe

come fare:

  • I recipienti classici di rame quelli da polenta sono i migliori<3
  • Tritate la frutta candita, pelate le mandorle(scottandole in acqua bollente) stendetele su una placca e mettetele in forno a tostare.
  • Versate il miele in un recipiente cuocetelo a bagnomaria per 1 ora e mezzo mescolandolo con un cucchiaio di legno.
  • Intanto mettete al fuoco in  una seconda casseruola lo zucchero e 100 g di acqua, e semppre mescolando, fatelo cuocere fino a quando avrà raggiunto il grado di cottura ” alla caramella”( lo si riconosce se mettendo un pò di zucchero nell’acqua, questo diventa secco  e si spezza come il vetro), da non confondere con il caramellato.
  • Appena lo zucchero sarà quasi cotto, montate a neve gli albumi, poi uniteli al miele; la massa si gonfierà e diverrà bianca e spumosa.
  • Dopo 5 minuti aggiungete lo zucchero cotto, quindi unite le mandorle, la frutta candita, la scorza grattugiata dei limoni e mescolate per amalgamare gli ingredienti.
  • Coprite con le ostie il fondo di una tortiera, versatevi il composto preparato, e copritelo con le altre ostie e mettete sopra al torrone un vassoio e un peso da lasciare mezz’ora.
  • Quindi capovolgere la tortiera su un tagliere e con un grosso coltello affilato tagliare a pezzi il torrone.

 

La storia vera…

Non possiamo parlare di torrone senza rivolgere il pensiero a Cremona la città che si vanta di avergli dato i natali.

In realtà  però…

pare che i veri inventori di questa prelibatezza, siano stati nientemeno che gli Arabi, come scrupolosamente riportato da Gherardo Cremonese che tra il 1100e il  1150 tradusse il volume ” De Medicinis et cibis simplicibus” di un certo ABDUL MUTARRIF, medico di Cordoba in Spagna.

Nel libro si elogiava le doti di un dolce arabo a base di miele e mandorle, detto” Turun”, da preparare mescolando a lungo gli ingredienti e cuocendo poi il tutto con estrema cautela. Se la storia è andata veramente così, probabile che a far arrivare il primo torrone a Cremona siano state le navi che risalivano il Po che, tra l’altro, trasportavano anche le mandorle, frutto più esotico che Padano.

Crocevia di traffici provenienti dal Nord -Europa e dal bacino del Mediterraneo, la città Lombarda era infatti fin dall’antichità un importante porto fluviale, e in quanto tale, il punto d’incontro tra diverse culture, anche gastronomiche. Ecco perchè è realistico pensare, che il torrone non sia nato qui, ma qui sia stato adottato, nobilitato, e poi diffuso nel resto dell’Italia.

 

Bene<3…pronto il torrone ecco un delizioso dessert Natalizio con l’ingrediente principale il “VERO DURO”

 

Ricetta Natalizia

Semifreddo al Torrone

per 8 persone

Ingredienti

5 tuorli uovo

2 cucchiai di spumante secco

100 g di fruttosio in polvere

3/4 di litro di panna fresca,

1/4 di litro di latte

200 g di torrone alle nocciole

130 g di nocciole tostate

cacao in polvere

preparazione 25 minuti

cottura 30 minuti

come fare

  • Tritate le nocciole nel robot e mettetene 100 g in infusione nel latte caldo, lasciate riposare per 2 o 3 ore.
  • Polverizzare nel robot anche il torrone.
  • Con 1 tuorlo , 1 cucchiaio di fruttosio e lo spumante, preparare uno zabaione, che cuocerete a bagnomaria  finchè diventa gonfio e spumoso.
  • Montate la panna e incorporatevi lo zabaione freddo e il torrone polverizzato.
  • Versate il composto in uno stampo rettangolare foderato con pellicola da cucina e ponete il recipiente in freezer per una notte.
  • Filtrate il latte, ontate 4 tuorli con il rimanente fruttosio, diluite con il latte e cuocete la crema a bagnomaria( senza mai farla bollire) fin quando vela il cucchiaio.
  • Sformate il semifreddo e tagliatelo a fette, nappate con la crema tiepida i piatti e sistemate al centro di ciascuno una fetta di semifreddo.
  • Spolvezzate co le rimanenti nocciole tritate e cacao in polvere.

 

Nacque nel 1441 come dessert di un banchetto di nozze…

La città di Cremona rivendica da sempre i natali del Torrone, e a sostegno della sua tesi, porta un’eccezionale testimonianza storica:

un documento che testimonia la presenza di questa delizia croccante e friabile fin dal 25 Ottobre del 1441 quando comparve per la prima volta in occasione del sontuoso banchetto per le nozze di Bianca Maria Visconti con Francesco Sforza.

Un matrimonio davvero da favola, i cui festeggiamenti sulla pazza principale della città, proseguirono ininterrotti per 3 giorni e 3 notti.

Per coronare degnamente l”avvenimento i pasticceri di corte erano stati incaricati dalla famigla Visconti di studiare un dolce che rappresentasse degnamente la città, portata in dote dalla giovane Bianca Maria al suo sposo. E pochi giorni prima della fatidica data, ebbero la geniale idea: quel dolce sarebbe stato un delicato dessert ottenuto dall’impasto di miele, mandorle e albume d’uovo montato a neve, che riproduceva idealmente la magnifica Torre che affianca la Cattedrale di Cremona, chiamata “Torrazzo” o “Torrione”.

E fù allora che in onore del campanile, già simbolo della città lombarda, il nuovo dolce venne battezzato appunto TORRONE

 

Scendere quelle scale
che portano al mare
giungere fino alla riva
toccare l’acqua
percepirne
l’inizio
che si allunga
verso e oltre
il nostro orizzonte.

Antonio De Simone

 

 

 

Questo è tempo
impazzito di passione
piacere e dolore
oggi
di noi senza ieri
Galleggio
allagata di nostalgia
testardamente
stupita
da un insensato desiderio

         

       

       

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