Il profumo del mito…una storia 1000naria, IL TIMO


 

“Passerà il tempo ma la medicina delle erbe non tramonterà mai”

 

Gerolamo Cardano,

poliedrica figura di medico, mago e filosofo del Rinascimento Italiano

 

il profumo del timo

Scivolo piano nel paesaggio in versanti
argentati e aspri o anche dolci e poi fratti
di pietre brune e linee austere
che amo, quasi a saper esser così,
o lo sono…
guardo 
e assorbo il passato e il presente
di un cuore scomposto e ardente
il mio
cerca la linea di armonia
nel duro rincorrere i giorni
privo di senso e, quello sì,
aspro.
Esile filo, erba lucente
imperlata del freddo
che presto verrà, scorre la mano
e ricorda la pelle
in altre carezze.
Scende la sera
in giro sui monti 
c’è ancora il profumo del timo.

 

 

 

Il nome deriva da ” THIMOS” che significa, ANIMA, RESPIRO VITALE, CUORE che…

per i Greci era sede dell’IRA, del CORAGGIO e dell’ARDORE si riteneva che il suo aroma conferisse VIRTU’ EROICHE.

veniva usato spesso nella decorazione pittorica delle tombe.

 

si resta increduli davanti alle infinite proprietà medicinali, farmacologiche o MAGICHE che in passato erano attribuite a questa pianta:

la flora spontanea italiana comprende circa 10 specie di” thymus”, molto simili tra loro.

Per gli Egizi era un’erba purificatrice usata nei templi, gli egizi ne preparavano unguenti per l’imbalsamazione e pensavano che l’anima dei defunti potesse risiedere nei SUOI FIORI, la scienza non aveva ancora diimostrato che i suoi oli impediscono la putrefazione e la prolificazione batterica.

I medici Arabi Avicenna e Averroé lo raccomandavano come droga antivelenoo e per curare la tosse e reumatismi.

Nel Medioevo figurava tra le 5 piante sacre tanto che Carlo Magno ordinô che fosse coltivato in tutti i gIardini erboristici e negli orti dei monasteri per questo motivo le Dame ricamavano spighe di Timo sulle insegne dei loro cavalieri, pastori, viandanti e pellegrini un tempo costretti all’addiaccio erano soliti consumarlo per preservarsi dalle malattie e dagli insetti velenosi.

I Romani ne ricavavano un vino medicinale e pare che i soldati prima delle battaglie si immergessero nell’acqua di TIMO che infondeva Coraggio e Vigore.

 

 

Frittata di settembre

con  “LE ERBE SELVATICHE”Timo Serpillo

 

che aiutano a superare il cambio di stagione…

ogni erba cresce nel momento in cui noi abbiamo bisogno di LEI

 

 

 

Ingredienti

Le Erbe Selvatiche

( Portulaca, Timo, Paretaria, Menta, Foglie di Malva, Crescione, Nepitella, foglie tenere di malva)

Funghi Champignon a fette

Uova

cipolla piccola di Tropea

Pecorino Stagionato grattugiato

pepe bianco, sale, olio extra vergine di oliva, noce moscata

come fare:

  • Facilissima da farsi, dopo avere raccolto le erbette selvatiche, lavatele accuratamente e spezzettatele.
  • In una padella mettere olio e cipolla, rosolare poi aggiungere i funghi a fette, rosolare ancora per qualche minuto.
  • Coprire le erbette e funghi con formaggio pecorino grattugiato con nepitella, timo, pepe bianco e sale qb.
  • Aggiugere le uova sbattute con noce moscata, girarla almeno 1 volta.

 

       

 

Qualcosa di Curioso e Afrodisiaco è racchiuso

nella”Menta”…e nel Crescione

La storia è narrata da Ovidio: lega il nome della Menta a quello della ninfa “MYNTHA” creatura straordinariamente BELLA. Secondo la leggenda la ninfa venne trasformata nella pianta della menta da Proserpina, mooglie gelosa di Plutooe ed il suo caratteristico profumo gli fu donato da  dal Dio come utimo gesto d’amore.

Presso alcune cuture mediterranee era auspicio di prosperità… distribuirne le foglie sul pavimento della camera in occasione della prima notte di Nozze, e specifiche virtù di corroborante dell’attività sessuale erano evidenziate anche da Discoride e Galeno nei looro studi.

Leggende latine dicevano che ai soldati Romani era vietato il consumo di menta, perchè li avrebbe resi schiavi dell’eros, spingendoli a preferire le battaglie amorose a quelle con il nemico.

Gli Ebrei  usavano la menta per profumare le mense ed elevare lo spirito.

mentre il Crescione…

il Crescione d’acqua di questa pianta si utilizzano sia foglie che fiori…va raccolto da Maggio ad Agosto in piena fioritura e va usato fresco altrimenti perde le sue proprietàe la qualità più apprezzata per le sue proprietà aromatiche terapeutiche e Afrodisiache, battezzato “Nastiurtium”, tipico per il suo odore piccante, molto conosciuta nell’antiichità perchè cresceva spontanea nei pressi dei corsi d’acqua.

Discoride classificava il seme della pianta “CALDO”,atto a stimolare Venere, cosî pure i Romani consideravano questa pianta corroborante ed Afrodisiaca.

Plinio riteneva che rendesse più vivace la mente, durante l’Ottocento forse per il suo odore, Mantegazza ribadì le proprietà afrodisiache

Durante l’Ottocento, forse per il suo odore, Mantegazza ribadî le sue proprietâ afrodisiache del crescione, inserendola tra gli alimenti ottimi per rinforzare il tenzone Amoroso.

 

 

 

Ai tempi nostri : 

in Sardegna era chiamato erba della Madonna, con altre piante aromatiche proteggeva il ciclo mestruale

in Germania era associato, alla divinità FREJA Dea dell”Amore e della Primavera dalle cui lacrime curiosamente, come nella lleggenda Greca Arianna, sarebbe nato il TIMO

 

Curiosità

Questa pianta era inoltre conosciuta con il nome di Marienbattstroth,  cioè la paglia del letto di Maria nella fuga in Egitto e lo si bruciava durante le sue feste.

Particolari Proprietà

Sulle rive del Reno Hildegarda di Bingen, molti anni prima ch laa sciennza individuasse il potentte “Timolo”, usat come antbiotico e battericida usato come antibiotico e battericida nella prima guerra mondiale, lo accomandava per curare lebbra, paralisi e malattie nervose.

Alberto Magno religioso e filosofo deel XIII secolo nel De Vegetabilibus lo prescrive come sedativo per i malinconici e gli epilettici e un’altro autoore antico un certo …

Durante  sostiene che” giova trito con olio alla dislogazione de li ossi, e come acetolito al nervo sciatico, il decotto nel vino conferisce alla vista debole, giova ai difetti della vescica e combatte i vermi”.

Gian Battista della Porta, cinquecentesco filosofo e alchimista che come Giordano Bruno aveva una visione mistica e magica della natura e delle sue cause, affermava che il timo strofinato e odorato rendesse immuni dalle malattie e assicurasse lunga vita. 

 

Nella terra di William Shakespeare, si credeva che il suo consumo facesse addirittura acquistare ” la capacità di vedere le Fate”.

 

Pane Integrale alle erbe

 

 

ingredienti

200 gr di farina 00

200 g di farina grano saraceno

10 gr di lievito di birra fresco

1 cucchiaio di zucchero

4 foglie di salvia

1 cucchiaio di foglie e fiori di timo

1 cucchiaio di foglie di finocchio tritate

1 cucchiaio di semi di fiocchio

1 cucchiaio di santoreggia tritata

1 cucchiaio di aghi di rosmarino tritati

olio di oliva

1 cucchiaio di sale

 

come fare

 

  • Sciogliere il lievito in poca acqua tiepida
  • Mescolare le farine setacciate con lo zucchero, il sale , un filo di olio, le erbe tritate, i semi di finocchio e foglie e fiori di timo.
  • Impastate aggiungendo via via l’acqua con , lavorando fino ad ottenere un impasto omogeneo e non appiccicoso.
  • Adagiate il composto in una terrina, copritelo con un canovaccio e fatelo lievitare in un luogo fresco per 2 ore circa, finche la pasta non avrà raddoppiato il proprio volume.
  • Stendete l’impasto con le mani e con il mattarello, portandolo ad uno spessore di 1 centimetro
  • Trasferitelo in una teglia unta di olio e cuocetelo al forno a 250°, dopo 13 minuti diminuire il calore a 200° e portare a cottura, ci vorranno 30′ circa
  • Servite il pane freddo , tagliato a fette.

 

 

 

Cambia tutto intorno a noi ma:

 

LE ERBE, come il canto degli uccelli ritornano uguali ad ogni stagione,

quindi mi chiedo… perchè non dovrebbero conservarsi anche le loro proprietà?

 

 

 

E’ tornata leggera l’anima tua alla mia nel complice silenzio della sera.

Abbraccia la notte il mio dolore, sorpresa

dal mormorio vicino del tuo AMORE

 

 

 

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24 GIUGNO…la Magica notte di San Giovanni


 

24 Giugno  la luna sopra di me…è magica

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Nei secoli si affermò la credenza che le noci acquistassero valenza magica se raccolte nella notte di San Giovanni il 24 Giugno..
Le mie noci sono pronte …come ogni Anno in questa giornata ho raccolto le 24 noci , giunte ad ottima maturazione, ma ancora acerbe e ho preparato il mio liquore digestivo preferito… il ” mitico Nocino”. Ancora adesso è al sole nella mia veranda…
 
 
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“Son disceso nel giardino dei noci

Per vedere i germogli della valle

Per vedere se han germinato le viti”.

(Cantico dei Cantici)
 
***

Ricetta

 

Nocino

 

” fatto in casa” 
 

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ingredienti

24 noci raccolte il 24 Giugno
1 l di alcool
350 g di zucchero
15 chiodi di garofano
5 g di china
6 g di noce moscata
6 g di calamo aromatico
come fare
  • Lavare e tagliare a pezzetti ( senza sgusciarle )le noci acerbe.
  • Tenerle in infusione con l’alcool al sole per 40 giorni.
  • Filtrare, aggiungere lo sciroppo ottenuto facendo bollire 1/2 l di acqua con lo zucchero e il resto degli ingredienti.
  • Lasciare al sole altri 20 giorni, filtrare, imbottigliare e mettere in un posto buio.
  • Dopo 2 settimane e buono da bere.

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Ricetta

“Semifreddo al Nocino”

 

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Dosi per 4 persone:

500 g di panna

100 g di zucchero

100 g di noci tritate finemente

50 g di pan di spagna o savoiardi

1 bicchierino di nocino

la buccia grattugiata di 1 arancia

1 cucchiaio di cacao in polvere

 

 

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come fare:

  • Mettete tutti gli ingredienti in una terrina e mescolateli con cura insieme ai savoiardi o al pan di spagna sbriciolato.
  • Una volta ottenuto un morbido composto, versatelo in uno stampo di alluminio da cake e mettetelo nel congelatore
  • Il giorno successivo potete servire il semifreddo tagLiandolo a fette , con sopra ogni fetta 1 noce sminuzzata e 1 cucchiaino di nocino.
  • Risultato; avrete  un ottimo “dolce digestivo”.

 

Curiosità

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Curiosità

Si dice che il noce sia “l’albero delle streghe” perché nella stagione invernale i sui rami privi di foglie, assomigliano ai capelli delle fattucchiere. Ma non è l’unica credenza che accosta il maestoso e solitario albero al mondo dell’ambiguo e del mistero, i popoli del nord Europa, per esempio attribuivano alla noce significati tenebrosi e notturni. E non a caso questa pianta veniva scelta da streghe e stregoni per celebrare il sabba infernale, l’omaggio a Lucifero, signore delle potenze malefiche che secondo alcuni si svolgeva una volta all’anno nella notte tra il 30 Aprile e il primo Maggio. (notte che rievoca per 2 volte Goethe nel suo “Faust”e secondo altri tutti i Sabati, come sembrerebbe confermare il nome Sabba.
Con le invasioni barbariche questa tradizione si diffuse anche in Italia, dove assunse forme e tradizioni diverse: fra tutte la più celebre legata ad un Nocio di Benevento.

Le prime testimonianze risalgono al XVI secolo. Si narrava che le streghe arrivassero qui in volo da luoghi spesso lontani formulando queste parole:

“unguento unguento mandame alla noce de benevento supra acqua et supra vento et supra omne maltempo”.

Vi sono molte testimonianze di verbali ai processi contro le streghe e pare anche una predica di San Bernardino da Siena. Infine, la conclusione circa il culto del noce di Benevento può ragionevolmente collegarsi ad un culto di stampo sacrale: gli oggetti posti sull’albero si credevano posti sotto un alone sacro e a volte potevano svolgere la funzione di ex-voto. Si tratta di una tradizione simbolica che affonda le sue origini in epoca greco-romana, ma anche gli egizi e gli etruschi ne fecero uso, e che ha mantenuto la sua forza attraversando anche il folklore popolare e giungendo alla cristianità.

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Un po’ di Storia: I suoi frutti per forma e contenuto , hanno la stessa forma dei testicoli e della testa umana, sembra che fossero indicati a curare le malattie della mente  e dell’amore. Così grazie al valore simbolico e all’eccezionale potere corroborante alle noci si riconoscevano virtù afrodisiache. Da Plinio il vecchio sappiamo che le noci erano l’emblema della stabilità nel matrimonio e da Virgilio apprendiamo che non mancavano mai ad un banchetto nunziale, (così come lui stesso attesta ” prepara nuove fiaccole, ti si conduce la sposa: spargi o marito le noci”). E grazie a Servio grammatico latino, vissuto nel IV secolo dopo Cristo che siamo informati  sui motivi per cui esse venivano lanciate in aria e offerte durante le cerimonie nunziali (come oggi noi facciamo con il riso e confetti). Dedicate a Giove , perciò definite ” cibo degli Dei” venivavano gettate per ottenere gli auspici di Giove, che ne era il protettore, poi il crocchiare dei frutti gettati serviva a coprire  le grida della sposa, di cui si simulava il rapimento, e infine per sollecitarne le supposte proprietà afrodisiache.le sue proprietà

 Oggi a questo frutto oleoso ricco di grassi, calcio, ferro e sali minerali, vengono riconosciute molte qualità. Tonico del sistema nervoso, antisettico ed emolliente per la pelle, colorante per i capelli e abbronzanti.Chi sa utilizzare bene le noci ha una marcia in più nella salute.

 

 

il vero amore può nascondersi, confondersi, ma non può perdersi mai. Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai.

Francesco De Gregori, Sempre e per sempre

*

  

Basta un poco di zucchero e mandorle e come per magia… “la nuvola” degli ANGELI o ” il pandolce delle FATE”


 

 

” Non importa che tu sia credente o scettico

gli Angeli credono in te”

Doreen Virtue

 

Leonardo da Vinci

L’Angelo annunziante

Quando apparve si scatenò un firmamento di arcobaleni,

astri vagavano nel blu del cielo come lacrime d’amore,

fiori umidi dal pianto dell’aurora sorrisero,

le rose narravano incanti, farfalle palpitavano sopra i fiori.

Nel suo volto scorreva il cosmo, le sue ali avevano riflessi d’oro,

i capelli erano biondi come di sposa bambina,

nella mano un giglio candido bagnato dai sogni,

il suo corpo era metamorfosi di luce,

luce di perle, che illuminava tutto.

Un soffio d’amore infinito riempì il mio cuore,

quando la parola uscì dal paradiso delle sue labbra

ed Io compresi: nelle parole artefici della luce e della visione

vidi il tuo volto, la tua bellezza che seduce la luna

e fa cantare gli astri, vidi il tuo corpo intrecciato al mio,

anime perse in un mondo di nettare e di ghirlande di viole,

avvolti dal profumo dei gelsomini.

Sprofondai nella creazione, nell’immagine del futuro,

oltre il tempo, lo spazio, nell’anima delle conchiglie,

nel lago dell’amore infinito dove convivono tutti i colori,

dove soli pieni di miele si specchiano rapiti.

La rivelazione terminò mentre in cielo danzavano comete,

l’angelo volò via dai miei occhi, lasciandomi la nostalgia di Te,

ed io sprofondai nel dolce pozzo dei sogni.

Enrico Garrou

enricogarrou.wordpress.com

 

***

 

Gli Angeli, al mattino possono essere visti fra una rugiada piegarsi, sorridere, volare.

Gemme e germogli appartengono forse a loro?

– Emily Elizabeth Dickinson (1830 – 1886)

 

 

 

 

 

 

Gli Angeli sono esseri di luce e sono divini stando dando un grande aiuto all’umanità in questo momento di cambiamento ma sono sempre molto rispettosi del libero arbitrio di ciascuno…

Parlando con Cindy portavoce degli Angeli…

Legati alla religione cattolica gli Angeli sono stati presenti per secoli nella cultura Occidentale(e figure analoghe si trovano anche in altre religioni, per questo se pur ufficialmente screditati, godono ancora di un’accoglienza bonaria anche tra chi nega qualsiasi fenomeno metafisico. Nell’800 l”illuminismo corroborato da un materialismo crescente, ha allontanato l’uomo Occidentale dalla sfera dell’invisibile rigettando tra lle varie forme di credenza, anche quella negli Angeli. M una vita senza fede e senza Angeli ci lascia orfani dell’amore e del sostegno divino, disorientati da una realtà fine a se stessa e unicamente materiale.. Sara forse per questo che a partire dagli anni 60 si espande nella nostra cultura un nuovo desiderio di spiritualità che da avvio a nuove forme di esperienza e ricerca più individuali rispetto al passato ed è in questo contesto che sono stati riscoperti anche gli Angeli, forze soprannaturali oggi viste non solo quali messaggeri di Dio ma anche come sostenitori del nostro cammino personale, addirittura amici con cui trattenersi quotidianamente. In verità assicura chi parla con gli Angeli, collaborare con le entità Angeliche lasciare andare, avere fede e fiducia ed essere coscienti che il divino, la vita, gli angeli sanno distinguere ciò che chiediamo e ciò che abbiamo realmente bisogno nel loro contribuire nella nostra evoluzione verso la luce

 

 

 

I nostri amici (quasi) invisibili…

Una interessante intervista con Isabelle Von Fallois, la cui esperienza di guarigione con l’aiuto degli Angeli ha commosso e ispirato persone di tutto il mondo. Oggi Isabelle e un’affermata scrittrice e coach a livello internazionale, che ha l’obbiettivo di facilitare la comunicazione tra uomini e angeli:

“Anche se questo può sembrare incredibile, il desiderio degli Angeli di comunicare con noi e immensamente più grande del nostro desiderio di comunicare con loro, assicura Von Fallois che con gli Angeli ha un rapporto quotidiano, veramente pronti a lasciare  andare la nostra storia e il nostro passato. Mentre realizziamo che non siamo la nostra storia, possiamo trasformarla, e la nostra vita cambia in modo meraviglioso”.

Gli Angeli sono dei compagni meravigliosi che possono  aiutarci  e a vedere più chiaro e a incamminarci passo dopo passo sui nuovi sentieri.

 

 

 

Ad Isabelle durante uno dei suoi seminari è stato chiesto:

Come comunicano gli Angeli con noi?

Comunicano con noi in molti modi, facendoci trovare delle piume in posti inaspettati, attraverso canzoni che contengono un messaggio, attraverso le nuvole a forma di Angelo, attraverso le sensazioni che riceviamo con i nostri canali interiori di chiarudienza, attraverso immagini e visioni Angeliche, attraverso le parole che ci dicono”

Come mettersi in contatto con loro?

Si può chiamare un Angelo in molti modi e non c’è nulla che bisogna obbligatoriamente fare, puoi rivolgerti a lui come amico, naturalmente puoi meditare o invocare uno o più Angeli oppure prega re chiedendo l’aiuto di un Angelo, sarebbe fantastico se tutti cominciassero a parlare con il proprio Angelo e io non posso fare altro che consigliarlo. Quando siamo presi da un’emozione che sia di tristezza o altro, se non abbiamo nessuno, né un amico, né un partner, in ogni momento possiamo raccontare tutto al nostro Angelo custode, anche a voce alta se vogliamo, e il bello è che quando lo facciamo diventiamo più calmi e abbiamo più chiarezza, per gli Angeli è importante poterci sostenere, ma possiamo farlo solo se noi chiediamo, perché sono tenuti a rispettare il nostro libero arbitrio.

E’ una capacità che tutti possono acquisire?

“La vibrazione della terra sta aumentando sempre di più, e sempre più persone avranno la possibilità di parlare con gli Angeli o con i trapassati. Ogni uomo e ogni donna possono farlo, perché siamo tutti Uno. Se tutti ci ricordassimo veramente di questo, che siamo parte di Dio, che siamo Angeli in terra,saremmo in grado di portare alla luce tutte le capacità che vivono in noi e di essere presi per mano  dagli Angeli e dalle Entità di Luce. Nei momenti di luce e nei momenti di buio, perché entrambi sono realtà. È per questo siamo qui per vedere l’amore infinito, ed è per questo che abbiamo l’aiuto degli Angeli”.

 

 

 

Ricetta soffice soffice…

Il Pandolce delle Fate o…

La nuvola degli Angeli

 

 

ingredienti per 6 persone

**

300 g di farina BIO 00

80 g di fruttosio

100 g di burro BIO ammorbidito

2 uova

miele di acacia

150 ml di latte fresco intero

1 bustina di vanillina

1 bustina di lievito x dolci

80 g di mandorle tritate 

essenza di mandorle 

granella di zucchero bianca o… colorata rosa e azzurra

sale

(magari rosa e fucsia se hai …

un centrotavola con rose rosa come nelle foto)

 

come fare

  1. Preriscaldare il forno a 180°.
  2. In una terrina capiente, impastate la farina, le uova, lo zucchero, 2 cucchiai di miele, il burro a pezzetti precedentemente ammorbidito, la vanillina, 1 pizzico di sale, tutto il latte e 10 gocce di essenza di mandorle.
  3. Quando avete ottenuto un’impasto omogeneo e soffice, aggiungete il lievito e poi versate il composto in uno stampo da plumcake imburrato e infarinato.
  4. Unire insieme mandorle tritate e la ranella di zucchero in quantità abbondante per farne uno strato nel fondo prima di mettere l’impasto e uno strato alla fine prima di infornare.
  5. Infornare il pandolce per 40-45  minuti.
  6. Lasciare raffreddare e tagliare a fette magari spalmate sopra un velo di gelatina alle rose e panna rosa montata.
  7. La Fata consiglia se avanza…il giorno dopo sarà perfetto da inzuppare in una grande tazza di latte fumante!

 

 

 

e poi…ci sono LE FATE

 

La credenza nelle Fate e negli esseri appartenenti al piccolo popolo e ancora molto viva. Infatti per quanto riguarda i paesi celtici, le Fate sono ancora una presenza quotidiana, ben viva nel folklore, nell’ambito della quale rappresentano valori caduti in disuso quali ad esempio il disprezzo per le ambizioni eccessive, l’avidità e l’abitudine a mentire e un forte senso dell’onore che obbliga a mantenere la parola data, sono molte le persone che credono nell’esistenza delle fate e desidererebbero più di ogni altra cosa poterle vedere ed entrare in contatto con queste meravigliose creature. Chi ha visto le fate sostiene che esse vivono nel nostro stesso mondo e che sia possibile entrare in comunicazione con loro, usando un sesto senso, più acuto della vista, che aiuta la vista stessa a percepire la luminosità che gli esseri fatati emettono.

Secondo Nora Van Gelder:” gli esseri fatati fanno parte di una grande linea evolutiva che si sviluppa parallelamente a quella umana e che, come quest’ultima inizia con alcune forme estremamente primitive e sale passando attraverso le Fate e presenta come propri esseri più elevati quelli che tradizionalmente sono chiamati Angeli o Deva. Rispetto agli Angeli le Fate si collocano più o meno come gli animali in confronto agli esseri umani.

Altri studiosi ritengono che le Fate derivino dalla mitologia dei Celti e che siano quindi immagine di Dee demonizzate dal Cristianesimo e recuperate nel folklore. La tradizione Celtica ritiene che la stirpe delle Fate siano i Tuaha de Dannan ovvero il popolo della Dea Dana. Sotto un certo punto di vista le Fate potrebbero essere un elemento di continuità tra l’universo della mitologia e quello della fiaba.

 

 

 

Chi è la Fata:

Ma chi sono le buone vicine :

  1. le fate abitano nel cosiddetto regno di mezzo. Questo luogo esiste da sempre ed è ovviamente di molto precedente il Cristianesimo. I luoghi delle Fate si trovano in alture e sonno spesso riconoscibili per la presenza di biancospino.
  2.  Le fate posseggono immensi tesori, esse sono disposte a cedere le loro ricchezze a chi si dimostra buono e gentile, ma guai a sottrargli con l’inganno: nel migliore dei casi le pietre preziose e le monete d’oro si trasformeranno in foglie secche e pezzi di ghiaccio.
  3. Una caratteristica fisica delle Fate e di essere creature bellissime, che presentano un particolare inquietante, coda di pesce piedi caprini o di oca.
  4. Le fate si radunano a danzare nei prati o in luoghi difficilmente accessibili. Se qualcuno dovesse vederle è bene che non si avvicini, ti invitano loro e non puoi smettere di ballare se non all’alba, quando il canto del gallo allontanerà gli esseri fatati. Ma una notte delle fate puô durare molti anni del tempo umano…
  5. Le Fate aiutano le persone in difficoltà. A d esempio in montagna è nota la tradizione della Dama Bianca. Questa bellissima creatura avvisa i montanari dell’approssimarsi di valanghe e altre calamità, ma quando qualcuno cerca di avvicinarla scompare.
  6. Le fate adorano la musica, e spesso sono udite cantare. La loro voce e talmente melodiosa che può indurre le persone a lasciare ogni altra occupazione e ad ascoltarle per sempre

 

L’origine delle Fate:

Tra i massimi studiosi del folklore, e in particolare Proop( le radici storiche dei racconti di fate 1972) ritengono che via sia una relazione diretta tra i miti primitivi che riguardano il culto della Grande Madre, i culti della fertilità e le fate, che sono diventate protagoniste di fiabe e racconti popolari in Europa dall’XI secolo in poi. In particolare vi è un rapporto molto stretto tra i siti megalitici e il popolo fatato, infatti, questi luoghi sono spesso associati alle fate o a esseri magici, diventandone le abitazioni. L asessa cosa si verifica nel caso di alberi e fontane sacre. Ne abbiamo molti esempi in archeologia: a Pontsusval, Finistère, vi sono alcuni Menhir chiamati Les Danseuses, in Sardegna troviamo le Domus de Jana e in moltissimi luoghi vi sono le colline delle Fate, camere delle Fate, tombe delle Fate ecc…Dalle fonti però sappiamo che anche nel XII secolo i Sassoni praticavano il culto degli alberi e delle sorgenti, da sempre abitazioni di fate, i Celti e i Bretoni vennero in passato attaccati più volte che condannavano come sacrilegi i riti di accendere fuochi vicino a sorgenti e alberi.

 

I luoghi delle Fate:

I Gallesi pensavano dapprima  che il luogo fosse situato a nord della loro terra montagnosa in seguito nella misteriosa penisola occidentale del Pembrokeshire, tutte rocce e nebbia, più tardi in un isola del Canale di San Giorgio al largo della stessa costa. Gli Irlandesi chiamarono Hy Breasail l’isola fantasma che, secondo loro, si trovava ad ovest. I britanni erano convinti che l’isola fantastica fosse l’isola di Man.

Nelle tradizioni delle popolazioni Nordiche spesso le Fate abitano isole  che scompaiono, luoghi dove è sempre Primavera e il sole non tramonta mai, in questi luoghi ovviamente non è necessario lavorare, perchè la terra produce frutti in abbondanza..La più nota di queste isole che compaiono e scompaiono all’orizzonte è Tir Nan Og, il luogo nel quale si sono rifugiati i Tuatha de Dannan i mitici primi abitanti dell’Irlanda.

Ma a parte questi luoghi considerati le “” capitali” delle Fate, esse vivono in ogni luogo naturale e incontaminato, amano i luoghi rialzati e le colline, infatti la parola Gaelica che identifica le Fate Sidhe significa espressamente popolo delle colline. Secondo alcune leggende è estremamente difficile rinvenire l”ingresso a questi luoghi, ed è possibile solamente, camminando per 9 volte in una notte di Luna Piena.

 

 

  

Una promessa d’amore inossidabile che supera il tempo, le avversità più singolari e le situazioni più impensabili e colora di poesia il presente.

Quindi coccole lente e languide che fantasticano sulla tua pelle bianca, saltellando allegre e colorate sui tuoi capelli.

Quindi il futuro a portata di mano, con la soavità e l’allegria e la leggerezza che mai avresti osato sperare e la semplicità dell’essere insieme finalmente!

Quindi accade quello che doveva accadere, quello che era nell’ordine delle cose, quello che ormai non fa più paura.

Quello che è.

 

Quindi

 

 

15 FEBBRAIO…IL MIO AMORE EXTRATERRESTRE…dolcetti, cappuccino e riflessioni con le amiche


E’ PASSATO 1 ANNO…Tutto è come prima x Bea

io però non ho rinunciato ai dolcetti e chiacchiere con le amiche 

***

 

 

“Non credo alle persone che mi ripetono quanto io sia per loro importante e fondamentale ,

credo alle persone che in silenzio scelgono ogni giorno di non andarsene”

SAN VALE

San Valentino il giorno dopo…

15 FEBBRAIO … anche ieri non si è visto era in missione!

E’ una situazione angosciosa nella quale mi dibatto senza via di uscita:

Non so come fare a dire a mio marito che ho intenzione di lasciarlo perché mi sono innamorata di un’ altro uomo…(ma questa è storia vecchia e anche banale si è già verificato e sentito milioni e milioni di volte)…però questa volta è diverso mi sono innamorata di un Alieno, un extraterrestre. Siiiii avete capito bene, un extraterrestre ma non come pensate voi, il mio Lui.. non e tondetto e verde con le antenne al posto degli occhi. E’ in tutto e per tutto uguale ad un terrestre, e dirrei anche un tantino più bello. Il mio Talvaldo mi ha spiegato che loro devono prendere le sembianze degli abitanti del pianeta, che sono incaricati di esplorare. Il nome glielo assegnano sfogliando dei vecchi registri di cui sono venuti in possesso e in questo senso sono rimasti un pochino indietro. Talvaldo mi ha detto che quando Lui torna a casa in licenza sul suo pianeta, d’aspetto è tutto diverso ma non ha voluto entrare nei dettagli per non spaventarmi.

Io ti chiedo: ma se è in tutto uguale a uno di noi, perché tu pensi che sia un’alieno? come fai ad essere cosi sicura?

Mi sono posta anche io questa domanda:

Devi sapere che gli esploratori inviati in giro per l’universo hanno la proibizione assoluta di innamorarsi e di stabilire legami sentimentali duraturi con le donne del posto, ma Talvaldo, appena mi ha visto a perso la testa e ha infranto le regole. Come dargli torto?. Per ridurre al minimo il rischio che i suoi capi vengano a saperlo e lo richiamino in patria, dobbiamo vederci di nascosto e, quando andiamo in giro a comprare cose per Lui, o al Ristorante o in Albergo, pago sempre io. La verità è che quelli che comandano sul suo pianeta li spediscono in giro per l’universo praticamente senza istruzioni, per fortuna Talvaldo fa in fretta ad imparare le nostre abitudini. Gli ho prestato la mia carta di credito e il mio Bancomat vedessi come è diventato bravo a fare i prelievi!.In questo sembra proprio uno di noi. Anche con il nostro cibo a fatto progressi, incredibili in primo tempo era cosi affamato che gli andava bene tutto panini, pizze, focacce, semolini: poi è stata la fase dei piatti tipici e adesso siamo al top, ostriche, champagne e tartufi. Ogni tanto si ritira in una località segreta per compilare e spedire un rapporto. Persino le pile del suo trasmettitore  gliele devo comprare io, è incredibile che li mandano in giro cosi senza mezzi. Qualche volta parliamo del nostro futuro ma Talvaldo mi ha fatto capire con molto tatto che è impensabile, che Lui possa portarmi con sé nel suo viaggio di ritorno, troppo diverse le loro abitudini dalle nostre. 

 Nonostante il fatto, che il nostro Amore non abbia futuro, io vorrei ugualmente dire tutto a mio marito!

Devo inoltre dire che…
Sono innamorata alla follia e non nascondo che coltivo il sogno, che il mio Talvaldo si decida a chiedere asilo politico e
“Rimanga sempre con me”.

Adoro la mia amica Bea che nonostante tutto…

 non ha perso l’ironia.

***

e adesso dolcetti:

il Bacio di Nonsolononna

” Tartufi di castagne e noci pecan”

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Ingredienti

200 g di castagne (marroni sbucciati)

100 g di noci pecan sminuzzate

1 bicchieri di latte

50 g di cioccolato fondente

40 g di burro

70 g di zucchero

1 cucchiaio di estratto di vaniglia

cacao amaro in polvere

2 cucchiai di cognac

  • In un pentolino fare ammorbidire per una decina di minuti le castagne nel latte.
  • A parte sciogliere a bagnomaria il burro con il cioccolato spezzettato.
  • Passare le castagne nel passaverdura o schiacciare con lo schiaccia patate.
  • Sminuzzate finemente le noci pecan, aggiungerle al composto di castagne.
  • Alla purea ottenuta aggiungere lo zucchero a velo.
  • Il cioccolato fuso e l’estratto di vaniglia, profumare con il cognac.
  • Mescolare il composto ottenuto con una spatola, il composto deve essere morbido e omogeneo.
  • Se è troppo asciutto, ammorbidirlo con 1 o 2 cucchiai di latte.
  • Far raffreddare il composto in frigorifero per almeno mezz’ora, coperto con una pellicola trasparente.
  • Prendere un pò di impasto con 1 cucchiaino e formare delle palline del diametro di 2,5 cm circa usando i palmi delle mani, passarle nel cacao e metterle nei pirottini  di carta.
  • Si conservano in frigo, coperti per 3-4 giorni.

 

Financiers ai pistacchi e mandorle

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ingredienti

 per circa 12 mini financiers

100 g di burro

3 bianchi d’uovo

100 g di zucchero a velo

25 g di mandorle sminuzzate finemente

1 cucchiaio di miele

125 g di pistacchi sminuzzati

 come fare:

  •  Accendete il forno a 180°
  • Fate fondere il burro in un pentolino fino a quando scoppietta e odora di nocciola
  • Battete a schiuma i bianchi d’uovo, aggiungete lo zucchero vanigliato, la farina, le mandorle, i pistacchi e mescolate.
  • Suddividete l’impasto in piccoli stampi per muffins in silicone o in pirottini di carta e aggiugere se volete anche qualche frutto piccolo, lamponi o mirtilli.
  • Fate cuocere per 15 minuti sfornare e lasciare intiepidire.

 

io ho te…nella mia vita<3<3<3

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e tanti romantici momenti insieme…<3 

AMORE e ancora AMORE…una serata tra AMICI, riflessioni, dolcetti e Vinsanto


Non ho tempo per odiare chi mi odia.. sono molto impegnato ad

amare chi mi ama..

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“Una Serata tra Amici”

riflessioni di Nonsolononna

bevanda glaciale calda

 45 anni… tempo di bilanci

” Mancano pochi giorni a San Valentino non avrò accanto nessuna con cui festeggiarlo. Da tanto tempo non accade e non…accadrà adesso che ho compiuto 45 anni. Eppure non voglio restare solo, e per reagire ho deciso di scrivere una,
” Lettera ad una sconosciuta”, è la prima che scrivo, mai prima di adesso ho scritto una lettera e mai ne ho ricevute, oggi ho deciso di rimediare scrivendo ad una lettrice senza nome”
 

“Lettera d’ Amore ad una sconosciuta” 

” Non ti conosco ma sei nel mio cuore come attesa, attesa d’amore.
Sapessi quanto ti ho cercata e quanto ti ho sognata.
Saprò riconoscerti quando verrai  e sarà possibile se mi aiuterai.
Ci restano ancora tanti anni da vivere insieme ed è con te che vorrei condividere la mia vita, nella gioia nel dolore, in salute in malattia…
Sarà una storia bellissima, vedrai.
Non ci lasceremo mai.
La mattina ci scopriremo vicini guardandoci negli occhi, con la testa sui cuscini, e quando saremo lontani ci penseremo a vicenda, dialogando in silenzio, condividendo la musica delle parole e il colore delle figure.
Aiutami ti prego a scoprirti ed ad Amarti.
Vieni accanto a me, stiamo vicini, mettiamo all’unisono il battito del nostro cuore, ora e per sempre Amore”.
mi chiedo…
Quante possibilità ci sono di incontrare una donna che condivida la sensibilità e il romanticismo del mio amico Pedro?
( cosa ne pensate?) 

*** 

Biscotti e Vinsanto

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Biscotti giganti di Avena e Uvetta

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ingredienti per circa 15 pezzi

180 g di farina integrale

60 g di farina di avena macinata fine

60 g di zucchero di canna

1 pizzico di sale

1 cucchiaio di lievito in polvere

2 cucchiai di olio di oliva

100 g di burro

60 g di uvetta

50 g di nocciole tostate e sminuzzate

1 uovo sbattuto

(se volete potete aggiunger anche 2 cucchiai di cioccolato amaro

con 4 gocce di estratto di vaniglia)

come fare:

  • Preriscaldare il forno a 190°.
  • Imburrate diverse placche.
  • Mettete farina, avena, zucchero, nocciole, vaniglia e cioccolato,sale e lievito in una ciotola e amalgamate bene
  • Incorporate il burro e olio, fino ad ottenere un impasto che si sbriciola.
  • Unite l’uvetta, poi l’uovo e mescolate finché il composto diventa morbido.
  • Stendetelo su una superficie infarinata formando uno strato spesso 3-4 mm
  • Ritagliate con un taglia biscotti anche smerlato ma grande di circa 6-7 cm e trasferite le rondelle sulle placche.
  • Impastate gli avanzi e ripetere l”operazione fino ad ottenere circa 15 biscotti.
  • Cuoceteli in forno per 15-20 minuti finché diventano color nocciola.

Intreccio d’amore al Vinsanto

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ingredienti circa 30 pezzi

250 g di farina

1 pizzico di sale

120 g di fruttosio

100 g di mandorle polverizzate

180 g di burro a pezzetti

2 cucchiai di olio di oliva

3 tuorli

1 bicchierino di Vinsanto

qualche goccia di essenza di mandorle.

sale rosa  grosso

 come fare:

  • Setacciate la farina e sale in una ciotola, mescolatevi zucchero e mandorle polverizzate
  • Formate una fontanella al centro.
  • Mettete burro, tuorli, olio do oliva, essenza di mandorle. vinsanto
  • Delicatamente con la punta delle dita impastare e incorporare gradualmente la farina e le mandorle polverizzate, fino ad ottenere una pasta morbida e omogenea.
  • Avvolgetela nella pellicola trasparente e mettete in frigo per 30 minuti.
  • Preriscaldare il forno a 180°C.
  • Dividete la pasta in pezzi grandi quanto una noce, formate dei rotolini sottili lunghi 12,intrecciateli.
  • Mettete l’intreccio ottenuto in nelle placche da forno non imburrate.
  • Cuocete in forno per 15 minuti, finché prendono leggermente colore, spolverizzare con sale grosso rosa.

” Cuori ai frutti della passione”

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Ingredienti per circa 20 pezzi

per la pasta:

120 g di burro

50 g di zucchero grezzo finissimo

1 uovo sbattuto

qualche goccia di essenza di vaniglia

220 g di farina semigrezza

30 g di farina gialla

1/2 cucchiaio di lievito in polvere

1 pizzico di sale

come fare:

  • Preriscaldare il forno a 180°, imburrate le placche da forno
  • In una terrina lavorare burro e zucchero finché diventano cremosi.
  • Unite l’uovo poco alla volta, l’essenza di vaniglia quindi, attraverso un setaccio, gli altri ingredienti, amalgamateli con un cucchiaio di legno, poi lavorateli a mano fino a ottenere una pasta morbida.
  • Stendetela su una superficie infarinata finché avrete una sfoglia spessa 3mm.
  • Ritagliate la pasta usando una forma a cuore.
  • Trasferite i cuori nelle placche e cuocete in forno per 15 minuti.

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per farcire:

60 g di burro

120 g di zucchero al velo setacciato

1 tuorlo

qualche goccia di essenza di vaniglia

come fare:

  • Tagliare i frutti della passione a metà e spolpateli con 1 cucchiaino.
  • Passate la polpa in un colino di nailon a trama fitta, facendo pressione con il dorso di un cucchiaio: otterrete circa 8 cucchiai di succo
  • Lavorate burro e zucchero al velo in una ciotola fino ad avere un composto cremoso.
  • Poi aggiungere il succo dei frutti poco alla volta, mescolando.
  • Farcire i cuoricini con questa crema formando dei piccoli sandwich.

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Ci siamo incontrati perché doveva succedere, e anche se…
non fosse stato quel giorno,
prima o poi ci saremmo sicuramente, incontrati da qualche altra parte…”
(Haruki Murakami, Norwegian Wood)

 

Christmas homemade…26 Dicembre la CROSTATA DECORATA con Stelle,Slitte & babbo natale


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“E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava…”


(Luigi Pirandello)

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Ricetta

Marmellata di Sorbe

Corbezzoli e Mele Annurca

ingredienti

300 g di sorbe

300 g di corbezzoli

300 g di fruttosio

5 mele annurca

2 stecche di vaniglia

1 l di acqua

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come fare:

  • lavare sorbe, metterle a bollire con il litro di acqua
  • aggiungere la meta zucchero e la stecca di vaniglia
  • lasciare bollire per circa 40 minuti a fuoco basso
  • fare la stessa cosa con i corbezzoli
  • passare poi nello schiacciapatate le sorbe riuscirete così a separare la polpa dalle bucce e noccioli.
  • passare i corbezzoli al setaccio premendo forte per togliere così i piccoli semi
  • Unire le due marmellate in modo da formarne una unica.

Ricetta

Sfogliata leggera con marmellata di sorbe

corbezzoli e mirtilli

 

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ingredienti

pasta sfoglia cm 24 rotonda

pasta sfoglia quadrata da usare per le figure

vari stampini con figure

oppure disegnarli su cartoncino e poi intagliati  su pasta sfoglia

1 vasetto di marmellata di sorbe e corbezzoli

150 g di pistacchi sminuzzati o interi come preferite

 

come fare:

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è stato bello…

invitarmi fuori a bere una coppa di bollicine in un bel posto in riva al lago

 

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CURCUMA…l’ORO dei re magi & le mie “salutari”ricette Natalizie


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Particolare dell’Adorazione dei Magi…un dipinto del Perugino

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Ero a Firenze  il 5 gennaio dello scorso Anno, ospite ad un party natalizio organizzato da un famoso  cardiologo che aveva operato a N.Y  al Mount Sinai Hospital; gli chiesi cosa volesse nella calza della befana! «Un po’ di curcuma» mi rispose. Dopo avermi fatto leggere decine di lavori sull’utilità del curry in cardiologia, capii che non scherzava affatto. E mi raccontò le origini di questa radice (con cui adesso si prepara il curry) sostenendo che l’oro portato in dono al Bambin Gesù dai Re Magi non fosse il vile metallo bensì la polvere di curcuma dall’intenso colore giallo oro, già da allora mescolata a pani e focacce per dare sì sapore ma anche (visto il suo forte potere antibatterico) per combattere le mille infezioni possibili nei paesi caldi.

 

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adorazione dei MAGI del Perugino

CURCUMA…la PREZIOSA PIANTA

nel giardino di Nonsolononna

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La mia ricetta natalizia …Biscotti alla Curcuma

ricetta

Cuori, angeli & C

ai Pistacchi e Curcuma

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ingredienti per 60 pezzi

40 g di burro

80 g di fruttosio

1 uovo bio

la scorza di 1/2 arancia bio

100 g di pistacchi non salati, sgusciati e tritati

150 g di farina di kamut bio

glassa reale “fatta in casa”

(vedi ric. nel BLOG)

2 piccoli cucchiaini di curcuma

3 cucchiai di pistacchi sgusciati non salati

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preparazione

biscotti & decori

  • In una terrina ammorbidire il burro.
  • Unire  fruttosio, uovo e scorza di arancia e amalgamare fino ad ottenere un composto omogeneo e chiaro.
  • Unire i pistacchi tritati finemente, la farina, il curcuma e formare rapidamente una palla di impasto, appiattirla leggermente.
  • Coprirla e metterla in frigo per 2 ore.
  • Su un ripiano spolverato con un po’ di farina, stendere poco per volta l’impasto a uno spessore di 7 mm circa.
  • Con i vari disegni di stampini natalizi tagliare l’impasto steso e disporre i biscotti su una placca foderata con carta da forno
  • Cuocere in forno per 8 minuti nella parte centrale preriscaldato a 180 gradi.
  • Sfornare e trasferire con la carta da forno su una griglia e lasciar raffreddare.
  • Preparare la glassa reale con curcuma (vedi ricetta nel blog).
  • Intingere o biscotti nella glassa.
  • Cospargere con i pistacchi e far raffreddare

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e poi ancora curiosità:

 

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Ma anche gli altri doni dei Magi, oltre ad un forte valore simbolico, avevano una grande utilità nella vita comune.
La mirra è una resina profumata estratta dalla Commyphora, usata nella vita quotidiana come disinfettante e profumo. In campo medico veniva usata come anestetico: mirrato era il vino che il soldato romano offrì a Cristo sulla Croce per alleviarne le sofferenze. A duemila anni di distanza un lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature ci dice che la mirra ha, in effetti, gli stessi meccanismi di azione della morfina. E questo spiega perché sotto l’imperatore Augusto in ogni campo di battaglia, sui carri-ambulanza era obbligatorio avere la mirra.
Ancora più utile l’incenso, conosciuto per il suo uso in campo liturgico. Ma la pianta dell’incenso (Boswellia) ha ben altri meriti: i suoi componenti hanno proprietà antinfiammatorie, e, infatti, la boswellia viene comunemente usata nella moderna fitoterapia per la cura di artrite, artrosi, ma anche patologie più gravi quali ad esempio la colite ulcerosa.

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La curcuma …è l’antinfiammatorio naturale più potente fra quelli individuati finora.

La curcuma va mescolata al pepe nero e diluita nell’olio di oliva per fare in modo che possa esprimere al meglio i suoi effetti.

 

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Curcuma:

  1. La curcuma protegge il fegato dai danni provocati da tossici ambientali e alimentari e da microrganismi patogeni.
  2. Stimola anche la produzione di bile, migliorando quindi la digestione dei pasti, le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti in particolare di quelli abbondanti e ricchi di grassi.
  3. Recenti studi ne hanno accertato scientificamente le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti

 

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e poi ancora:

una ricetta salutare

CURRY DI VERDURE E ANANAS

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 ingredienti

400 g di patate dolci
1 cipolla
200 g di sedano
1 ananas
1 cucchiaio d’olio d’arachidi
2 cucchiai di curry rosso in pasta
5 dl di latte di cocco
1 cucchiaio di salsa di soia

preparazione:

  • Pelate le patate dolci, tagliatele in quattro e poi a bocconi.
  • Cuocetele al vapore. Tritate la cipolla. Tagliate a pezzi il sedano e l’ananas.
  • Scaldate l’olio in un wock o in una padella ampia.
  • Rosolatevi il curry in pasta.
  • Soffriggetevi brevemente la cipolla e il sedano
  • Aggiungete il latte di cocco e fate cuocere il curry a fuoco lento per ca. 30 minuti.
  • Unite l’ananas e le patate dolci.
  • Insaporite il curry di verdure con la salsa di soia.

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E quando amiamo, siamo felici senza un perché.. 

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la vita è fatta sì di impegno e cose serie e costruttive, ma anche di doni, di magia, di polvere di stelle…e noi siamo esseri che de-siderano: desiderare, etimologicamente, significa cercare di

prendere dalle stelle.

 

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Auguri dolcissimi a tutti!

 

 

 

L’OLIO” NOVO”: Elisir di lunga vita & Dono Divino…la mia ricetta “primo sapore”


Dove argilla magra e ghiaia nei campi spinosi,

siano allietati dal bosco di Pallade, dagli olivi longevi”.

 

 

così scriveva Virgilio nel secondo libro delle Georgiche, testimoniando come già questa pianta fosse antica al suo tempo. 

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…pecula bina novo spumantia lacte quot annis

craterasque duo statuam tibi pinguis olivi…

…ogni anno ti donerò latte spumeggiante 

e due otri di buon olio di oliva

(Virgilio)

 

Da Omero desumiamo che al suo tempo erano presenti molte piantagioni d’ulivo nell’aria Mediterranea dal poeta greco Lisia ci è giunta la splendida orazione del 396 a.C. intitolata

” per l’ulivo sacro” 

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Le origini dell’olio d’oliva

Secondo antiche leggende che ad ogni evento riuscivano a dare spiegazioni magiche e divine, l’ulivo fu creato da Atena dea della guerra e della saggezza, la leggenda narra che: Zeus stabilì che la terra sarebbe stata donata a chi tra gli dei avesse presentato il dono più utile all’umanità. Poseidone scagliando il tridente contro una roccia, fece sgorgare acqua di mare, a significare il suo gesto il potere sul mare degli Ateniesi. Atena invece percosse la terra ordinandole di produrre un albero nuovo e meraviglioso e all’istante nacque l’ulivo. Zeus affermò che miracolo più utile non si sarebbe potuto immaginare e diede il nome di Atena alla città di Atene, decretando la Dea vincitrice…Nell’Odissea fu proprio la dea a offrire ad Ulisse una fiala di olio di oliva, che le ridonò vigore e bellezza.

il mito e affascinante, ma non giusto nei confronti di altre zone dell’Asia Minore dove l’ulivo apparve spontaneamente prima che in Grecia nell’altopiano Iraniano, la Siria e la Palestina sono infatti le terre originarie di questo albero.

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Numerosi reperti archeologici ci parlano dell’ulivo, datandone la presenza a 3000 anni prima di Cristo. Dalle zone originarie dell’Asia la pianta si propagò successivamente in Egitto, nelle Isole Greche, Rodi, Creta.

Un po’ di storia…

Una promessa divina…

Adamo, a più di 900 anni e sentendosi ormai prossimo alla fine, si ricordo le parole divine della cacciata dal paradiso terrestre: Dio gli aveva promesso il perdono e l’olio di misericordia. Perché la promessa potesse realizzarsi, Adamo inviò in Paradiso uno dei propri figli, che ritornò con 3 semi donatigli da Dio e prelevati dall’Albero del bene e del Male. Da questi 3 semi nacquero sul Monte Tabor, tre alberi: il cedro, il cipresso e l’olivo.

Per gli antichi era un dono divino…

Alcune fonti fanno risalire l’uso dell’olio già in età preistorica, ai tempi dell’Homo erectus: nel Nord dell’Africa sono state scoperte alcune pitture rupestri raffiguranti degli uomini che sfoggiano sul capo ramoscelli d’ulivo.

 Per gli egizi fu la dea Iside a rivelare le proprietà dell’olivo agli uomini e a insegnargli l’arte di fare l’olio.

esportato nell’impero…

L’olio era coltivato anche dagli Etruschi, ma furono i Romani che lo esportarono in tutte le aree dell’Impero ( Francia, Spagna, Portogallo) e che ne perfezionarono la lavorazione e il commercio. Pare che sotto il regno di Costantino (IV secolo d.C) a Roma esistevano circa 2300 distributori che fornivano ai cittadini l’olio per cucinare ma anche per i massaggi ma anche la cura del corpo alle terme.

La cultura dell’olio fu però messa a dura prova dalle invasioni dei barbari, estimatori del burro: dopo la caduta dell’impero romano furono i Benedettini che salvarono la tradizione continuando a produrre l’olio nei monasteri fino al Rinascimento, quando la coltivazione raggiunse il suo massimo sviluppo.

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OLIO NOVELLO…il primo sapore

Come il vino, anche l’extra vergine di oliva, celebra a novembre, il nuovo raccolto con l”olio novello…l”olio novello è semplicemente un extravergine frutto della spremitura delle prime olive maturate. Generalmente viene presentato non filtrato e quindi dall’aspetto ” velato” va consumato preferibilmente nell’arco di qualche mese, così da poterne apprezzare al meglio le componenti del gusto ” dell’olio appena franto”, il fruttato, il piccante e l’amaro.

 

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Ricetta

Ravioli di Ribollita e Pecorino

“all’olio novo”

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ingredienti

pasta all’uovo ” fatta in casa”

(farina 400 gr, 4 uova, sale, olio extra vergine di oliva)

ribollita

(zuppa fondamentalmente a base di cavolo nero e fagioli cannellini)

pane raffermo toscano

pecorino di Pienza stagionato

farina di semola

olio extra vergine di oliva

timo, rosmarino e salvia

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come si preparano:

  • Iniziare preparando la pasta: fare la fontana con la farina, al centro rompervi le uova, mettere i sale e l”olio
  • Impastare bene il tutto e lasciare riposare almeno un’ora.
  • In una padella mettere delle fetta di pane toscano raffermo con ‘olio e fare ammorbidire mescolandole insieme alla zuppa precedentemente preparata.
  • Aggiungere l’olio precedentemente aromatizzato con rosmarino, timo e salvia. Fare freddare
  • Mentre la zuppa si fredda, stendere la pasta all’uovo in una striscia lunga e sottile, inumidire con un pennello la superficie della sfoglia e con un tagliapasta premere leggermente sulla sfoglia in modo tale da lasciare l’impronta.
  • Al centro dell’impronta depositare con un cucchiaino un poca di zuppa fredda e sopra il pecorino tagliato in piccoli cubetti.
  • Posare sopra l’altra sfoglia e fare aderire benne.
  • Con il tagliapasta ritagliare i ravioli e disporli su di un vassoio spolverizzato con la farina di semola (per non fare attaccare i ravioli).
  • Cuocere i ravioli in acqua bollente e salata facendo sciogliere il pecorino all’interno.
  • Servire caldi con olio tiepido aromatizzato con salvia e aggiungere una spolverata di pecorino e pepe nero

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l’Ulivo albero immortale

Ulivi Famosi…

 

 

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Ulivo di Ulisse

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Ulivo di Platone

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Ulivo della strega Magliano

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3 Ulivi Giardino Getsemani

Come oro contro il cancro…

Un recente studio del Karolinska Istitute di Stoccolma ha rivelato come l’olio extra vergine di oliva possa agire a livello genetico possa tutelare  chi ne fa uso dal cancro al colon-retto, Adeguate quantità di olio extra vergine di oliva nell’alimentazione riducono le alterazioni genetiche legate a ciò che si mangia, prevenendo la diffusione dei tumori e di altre patologie diffuse come obesità e diabete.

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Le  proprietà dell’Olio extravergine di oliva…

Un po’ di olio di oliva purché extra vergine, e via la ruggine dal cervello…che perciò rimane vispo e lucido fino a tarda età. Bastano 3 cucchiai al giorno corrispondente a circa 30 gr (270 calorie)per contrastare l’azione deleteria dei radicali liberi molecole che ossidano le cellule comprese quelle celebrali insomma le fanno arrugginire. L’olio extra vergine contiene infatti una percentuale dal 65-85% di acido oleico, un grasso monoinsaturo, ed è ricco di sostanze, come i tocoferoli, (o vitamina E) e i polifenoli che hanno azione antiossidante. Ma l’olio extravergine non salva solo la testa dalle ingiurie degli anni, ma protegge anche il resto del corpo dato che i radicali liberi minano la salute di tutte le cellule. Il nostro organismo sintetizza da solo l’acido oleico” ma per ottenere dei benefici è opportuno aumentare i livelli assumendolo con gli alimenti: la sua azine energetica e di costruzione dei tessuti può così esplicarsi alla grande”.

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Accanto al frusciare
del cereale, tra le onde del vento sull’avena,
l’ulivo
dal volume argentato,
stirpe austera, nel suo ritorto cuore terrestre:
le gracili ulive
lucidate dalle dita che fecero la colomba
e la chiocciola marina:
verdi, innumerevoli, purissimi picciuoli
della natura, e lì negli assolati
uliveti, dove
soltanto cielo azzurro con cicale e terra dura
esistono, 
il prodigio, la capsula perfetta
dell’uliva che riempie
il fogliame con le sue costellazioni:
più tardi i recipienti, il miracolo,
l’olio.
Io amo le patrie dell’olio, gli uliveti
di Chacabuco in Cile, al mattino
le piume di platino
forestali contro la rugosa cordigliera,
ad Anacapri, là su, nella luce tirrena,
la disperazione degli ulivi,
e nella carta d’Europa,
la Spagna,
cesta nera di olive
spolverata di fiori d’arancio
come da una ventata marina.
Olio,
recondita e suprema condizione della pentola,
piedistallo di pernici, chiave celeste della maionese,
delicato e saporito sulle lattughe
e soprannaturale nell’inferno
degli arcivescovili pesciprete.
Olio,
nella nostra voce, nel nostro coro,
con intima mitezza possente
 tu canti:
sei lingua castigliana:
ci sono sillabe di olio, ci sono parole
utili e profumate
come la tua fragrante materia.
Non soltanto il vino canta, anche l’olio canta,
vive in noi con la sua luce matura
e tra i beni della terra io seleziono,
olio,
la tua inesauribile pace,
la tua essenza verde,
il tuo ricolmo tesoro che discende
dalle sorgenti dell’ulivo.

Pablo Neruda

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IO ❤ TE e…il NOSTRO olio

FRUTTI DIMENTICATI… Corbezzoli e Sorbe, una delizia


 

 

Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.

[Tratto da “Walden, vita nei boschi” di Henry David Thoreau]

Dal film: L’attimo fuggente

Ed eccomi immersa nello SPLENDIDO AUTUNNO...

tutto intorno a me e una magia di colori e di profumi

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CORBEZZOLI…

In Autunno colorano di rosso la macchia mediterranea…e il mio giardino.

Hanno un sapore aspro e pungente

Il termine unedo coniato dai latini voleva dire che se ne può mangiare uno solo visto il forte sapore, ma se li mescolate a fichi, uva, sorbe, vengono fuori deliziose marmellate e fantastiche crostate. 

   

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qualcosa su di me…

  • i miei frutti vengono raccolti da fine Ottobre fino a Gennaio, Il termine arbutus pare derivare dal celtico, “Ar astringente, acerbo”, mentre Unedo e il nome che veniva usato nell’antichità e che deriverebbe dal latino UNUM(TANTUM) EDO, “Ne mangio uno soltanto” come monito a non abusare dei suoi frutti in quanto possibile causa di stitichezza.
  • Ho anche proprietà: sono antifiammatorio, antisettico, astringente, deurativo, diuretico.
  • Sono conosciuto in cucina per: i miei frutti dal sapore asprigno, si possono consumare crudi al naturale, in macedonia con altri frutti di bosco, con zucchero e vino moscato o utilizzare per la preparazione di marmellate, gelatine, sciroppi, fermentati o distillati.
  • Si usa i miei frutti per candirli e conservarli sotto alcool.
  • Dai frutti schiacciati, poi fatti macerare un’ora in acqua bollente quindi lasciati fermentare al sole per 10 giorni, si ottiene un vino a bassa gradazione alcoolica e lievemente frizzante.
  • Il miele amaro più prelibato è il mio, ed è prodotto soprattutto in Sardegna e Corsica, èè ottimo per esaltare il sapore del formaggio pecorino e i dolci tradizionali sardi quali le Seadas.

 

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C’è stato un tempo che bosco, rivo e prato, | la terra e ogni vista consueta | a me davvero son sembrati | cinti di luce celestiale | del candore e sfolgorio di un sogno.

WILLIAM WORDSWORT

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ricetta

“corbezzoli sciroppati”

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ingredienti

500 g di corbezzoli maturi

200 g di fruttosio

1 limone

1 ciuffo di erba limoncella

(io la sostituisco con mini foglie germogliate di limoni)

1 l di alcool a 60°

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come fare:

  • In un vaso a chiusura ermetica sistemare i corbezzoli, lo zucchero,, la scorza del limone e l’erba limoncella fresca e l’alcool sufficiente a riempire il vaso.
  • Il vaso deve essere agitato di tanto in tanto per agevolare il processo di macerazione e lo scioglimento dello zucchero.
  • Quindi lasciare maturare e affinare il composto.
  • Dalla primavera successiva i deliziosi e ancora coloratissimi corbezzoli saranno pronti per decorare squisiti dolci e ottimi dessert, infinitamente buoni nei gelati alla frutta.

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Ricetta

Sfogliatine leggere 

con marmellata di petali di rose e “corbezzoli”

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ingredienti

pasta sfoglia

corbezzoli

chicchi di uva bianca

marmellata di petali di rose

(vedi ricetta nel blog)

mandorle a scaglie

fruttosio

1 uovo

vanillina

1 bicchiere di latte

come fare:

  • Posizionare la pasta a sfoglia sul fondo di formine antiaderenti del diametro di 10 cm circa
  • bucherellare il fondo e mettere uno strato abbondante di mandorle a scaglie
  • posizionare nel forno preriscaldato  x circa 5 minuti fino a che a pasta sfoglia risulta gonfia e di colore caramello.
  • Togliere dal forno mettere sul fondo sopra alle mandorle la marmellata di rose in abbondanza, procedere poi con posizionare i corbezzoli tagliati a spicchi alternando le file con chicchi di uva bianca.
  • riposizionare in forno per circa 8 minuti
  • Sbattere l’uovo con lo zucchero e la vanillina fino ad ottenere un composto omogeneo.
  • Togliere dal forno le sfogliatine e versare sopra il composto avendo cura di ricoprire la fruttta posizionata spolverare con  abbondante zucchero.
  • Mettere n forno fino a quando il composto non assume una densità cremosa simile a budino.

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Ricetta

Sfogliatine leggere 

con marmellata di mirtilli e more con “sorbe selvatiche”

ingredienti

pasta sfoglia

sorbe selvatiche mini

mirtilli freschi

marmellata di more

(vedi ricetta nel blog)

nocciole tritate

fruttosio

1 uovo

vanillina

come fare:

  • Posizionare la pasta a sfoglia sul fondo di formine antiaderenti del diametro di 10 cm circa
  • bucherellare il fondo e mettere uno strato abbondante di nocciole tritate
  • posizionare nel forno preriscaldato  x circa 5 minuti fino a che a pasta sfoglia risulta gonfia e di colore caramello.
  • Togliere dal forno mettere sul fondo sopra alle nocciole la marmellata di more in abbondanza, procedere poi con posizionare le piccole sorbe tagliati a spicchi alternando le file con mirtilli freschi
  • riposizionare in forno per circa 8 minuti
  • Sbattere l’uovo con lo zucchero e la vanillina fino ad ottenere un composto omogeneo.
  • Togliere dal forno le sfogliatine e versare sopra il composto avendo cura di ricoprire la fruttta posizionata spolverare con  abbondante zucchero.
  • Rimettere in forno fino a fine cottura lo zucchero sopra la frutta deve rimanere croccante.

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 sorbo selvatico

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Pel bosco Ferraú molto s’avvolse,| e ritrovossi al fine onde si tolse. [canto I, ottava XXIII, versi 7-8]

LUDOVICO ARIOSTO

Tratta da L’Orlando Furioso

 

 

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È grave sforzarsi di essere uguali: provoca nevrosi, psicosi, paranoie. È grave voler essere uguali, perché questo significa forzare la natura, significa andare contro le leggi di Dio che, in tutti i boschi e le foreste del mondo, non ha creato una sola foglia identica a un’altra. Ma tu ritieni che essere diverso sia una follia, e perciò hai scelto di vivere a Villette. Perché qui, visto che sono tutti diversi, diventi uguale agli altri.

paulo coelho

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Viene il tramonto.
Un’altra alba è vicina.
Tu mi sorridi.

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E’ sprofondando nel tuo sguardo che
il mondo acquista valore,
che il cielo si colora come mai prima d’ora,
che la vita prende gusto, sapori nuovi,
che anche un solo pensiero diventa
ragione di speranza che giunga la sera,
per guardare in due lo stesso rosso,
la stessa nuvola,la stessa goccia di pioggia.
Dono immenso il tuo animo si è fatto mio,
il mio cuore è diventato tuo,
i nostri respiri si sono fatti uno…

Le Caramelle di Halloween…”fatte in casa”+ dolcetti – scherzetti


 

 Comincerò il mio post ” Halloween”

con uno scherzetto 

 

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Artista di strada 

Dedico come ogni Anno questo post a mio nipotino Enrico, che adora i travestimenti. Oggi mi ha invitata a preparare la zucca, saremo in 3…IO, LUI, e la sua adorata amica CATERINA.

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halloween zucca

 

Io intanto sto preparando le caramelle ” fatte in casa” è un gran lavoro ma molto divertente…
Quando penso a qualcosa di veramente goloso che io adoravo da piccola e (confesso anche adesso), sono le Gelatine al gusto della frutta, questi invitanti bocconcini  colorati spolverati di zucchero, vanno bene per tutti non contengono glutine ma pectina di frutta e aromi naturali e sono senza coloranti artificiali…una vera bontà genuina.

Le Caramelle Buone e Belle

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Gelatine di Ananas e Pera

e poi “gelatine alla fragola a forma di fiore”

ingredienti per 1 kg

250 g di purè di pera

250 g di ananas

740 g di zucchero

120 g di glucosio

20 g di pectina

20 g di acido citrico liquido(serve ad attivare la pectina,( si prepara portando a bollore 20 g di acqua e 20 g di acido citrico in polvere)

 

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come fare:

  1. Riunire in una casseruola la purea di pere e ananas, e mescolando con una frusta aggiungere 700 g di zucchero semolato, il glucosio e portate a bollore.
  2. A parte miscelate la pectina con 40 g di zucchero semolato, ottenendo così una polvere omogenea
  3. Versatela a pioggia nel liquido in ebollizione, mescolando in continuazione con una frusta e fate bollire per circa 15 minuti fino a raggiungere la temperatatura di 75°(misurabili con refrattometro. Altrimenti se non avete lo strumento va bene anche il vecchio metodo della nonna, fate cadere una goccia in un piattino e quando si sarà raffreddata la sua consistenza dovrà essere quella di una normale confettura e non di una salsa liquida. Se necessario fate bollire ancora.
  4. Aggiungete l’acido citrico, mescolate bene e versate subito il composto in una cornica 20 x 30 cm appoggiata sopra ad un’asse foderata con carta da forno.
  5. Fate raffreddare, eliminate la cornice, trasferite la gelatina in una teglia e copritela bene con lo zucchero
  6. Tagliate a mano in modo perfetto tanti quadratini, stelline,  animaletti, fiori, ma anche diavoletti visto che domani è Halloween.

Ripassateli nello zucchero in modo da rivestirli completamente

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Anche le ” Gelatine ai frutti di bosco”

della mia amica blogger Silva sono celestiali.

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PER LA RICETTA

andate direttamente nel suo favoloso BLOG

 silvarigobello.com

***

 

Adesso scherzetto

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Artista di strada

e poi ancora dolcetti

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e adesso… più scherzetti che dolcetti

 

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francoforte

 

buon san valentinomulheim-germania

 Buon  Halloween a tutti!

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tu scherzetti e dolcetti e la mamma trucchetti…una

fantastica coppia<3<3<3

 

PRELIBATEZZA ESTIVA… Prunes LORRAINE o MIRABELLE le preferite da Manet


 “Ode alla prugna”

Pablo Neruda

“…Da allora, la terra, il sole, la neve, le raffiche della pioggia, in ottobre per le strade, tutto, la luce, l’acqua, lasciarono nella mia memoria odore e trasparenza di prugna. La vita ovalizzo’ in un calice il suo splendore, la sua ombra, la sua freschezza. Oh bacio della bocca nella prugna, denti e labbra pieni dell’ambra odorosa della liquida luce della prugna”.

 

  PRANZO D’ESTATE  in Toscana… con le LORRAINE, ricordando Manet

 

 

” l’ALBERO DELLE MIRABELLE “

direttamente dalla FRANCIA  innesto di Mirabelle piantato da mia nonna

E’ CONSIDERATO IL PADRE DI TUTTE LE VARIETA’ DI PRUGNE.


Le sue radici, infatti, vengono utilizzate per gli innesti.

Il frutto d’oro della Lorena! La regione fornisce il 70% della produzione mondiale e la mirabella della Lorena gode dell’IGP dal 1996. Per questa piccola susina gialla, è tutta questione di maturità. Viene raccolta una volta matura e anche se i metodi si sono modernizzati e meccanizzati, il principio rimane lo stesso: bisogna “scrollare” i frutti, cioè scuotere gli alberi per far cadere i frutti ormai maturi in una grande tela. È facile verificarne la maturità: una volta che il frutto viene diviso in due parti, il nocciolo deve staccarsi da solo.  Le macchie e lo strato di protezione che la ricoprono indicano che il frutto è stato colto al momento buono, e quindi deve essere consumato rapidamente. La sua stagione è molto breve: da metà agosto a fine settembre. Solo 6 settimane per gustare questo frutto fresco, profumato ed energetico. Poi lo si potrà apprezzare come marmellata o come frutta sciroppata. Può anche essere congelato, ma poi deve essere cucinato ancora congelato per evitare che annerisca. 

             

Per un breve periodo dell’anno, in piena estate, questa gustosa, gialla prugna dalla polpa zuccherina che ha il sapore del miele é pronta per la raccolta…

Mirabelle lasciate cadere…dall’ albero del “Poggiolino”

 

 

Appena matura si lascia cadere dall’ albero su tele di lino distese sull’erba, questo e ciò  che fanno nella regione francese che da il nome a questa qualità  di prugne “La bella lorraine” è da qui che provengono le migliori qualità, è la prugna perfetta per dolci e marmellate ma e deliziosa abbinata con gli arrosti.

E’ altrettanto buona anche quella che cresce in Italia, chiamata anche ” mirabolano”.

 

CHUTNEY DI MIRABELLE e prugne

da servire con un formaggio stagionato di Pienza

 delizioso con arista al forno

ingredienti

250 g di mirabelle

150 g di prugne

30 g di uva passa

2 cipolle 

1 cucchiaio di olio di oliva

150 g di zucchero di canna

25 cl di aceto di vino bianco

2 chiodi di garofano

1 stecca di cannella

1/4 di cucchiaino di noce moscata in polvere.

preparazione

  • Affettare  e far appassire le cipolle in padella.
  • Versare l’aceto, lo zucchero. chiodi di garofano, la noce moscata e la cannella.
  • Bollire per 30 minuti. Fare raffreddare.

 


***

Arrosto di maiale alle aromatiche

ingredienti per 6 persone


1 pezzo di carne di maiale da kg 1,2 circa

6 spicchi di aglio

2 cipolle

2 scalogni

4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

4 rametti rosmarino

10 foglie di salvia

pepe,sale

50 g di burro

vino bianco.


Preparazione

  • Steccare l’arrosto con salvia 3 spicchi di aglio e il rosmarino, rosolare la carne nell’olio di oliva con l’aggiunta di 1 bicchiere di acqua, aggiungere anche i 3 spicchi di aglio rimasti, tagliare e aggiungere gli scalogni e le cipolle.
  • Coprire e cuocere per 1 ora circa, aggiungere il vino bianco, rosolare ancora al termine cottura aggiungere il burro precedentemente sbattuto con una frusta, versare sull’ arrosto.
  • Servire con il chutney di prugne.

 

Tra salato e dolce un po’ di storia…

ricordando Manet

 

Vita di Manet…

Così Manet compì studi di indirizzo classico presso il prestigioso collegio Rollin dove conobbe Antonin Proust che rimase per tutta la vita il suo più fedele amico.

 Manet intuì ben presto la sua vocazione per la pittura e, dopo una forzata e breve esperienza in Marina, cominciò nel 1850 l’apprendistato presso lo studio di Thomas Couture, frequentò il suo atelier per 6 anni,un tempo molto lungo se si considera il continuo disaccordo fra i due e cosa Manet diceva:

 «Non so che ci faccio qui; quando arrivo all’atelier, mi sembra di entrare in una tomba”

 Dal 1850 al 1856 si iscrisse come copista al Louvre.

 Tra il 1853 e il 1857 iniziò a viaggiare per l’Europa, copiando i capolavori custoditi nei Musei più importanti.

 Nel 1853 arrivò in Italia visitò Pisa, Perugia e Roma. A Firenze visitò il Gabinetto dei Disegni degli Uffizi dove iniziò a copiare le opere di Andrea del Sarto, di Franciabigio, di Poccetti, di Salimbeni, dell’Angelico, del Ghirlandaio e di Luca della Robbia. 

Couture gli aveva suggerito di viaggiare e di copiare le opere che lo avrebbero più colpito. È nota la copia dipinta dell’”Autoritratto” di Tintoretto, 

 Couture lo aveva iniziato all’amore per la pittura veneta del ‘500. Nel 1854 Manet copiò la “Venere del Pardo” di Tiziano con una certa libertà interpretativa interessato soprattutto al rapporto tra il nudo in primo piano e le figure vestite sulla sinistra del dipinto. Lo stesso interesse destato dal “Concerto campestre” di Tiziano del Louvre (allora ritenuto del Giorgione) e che insieme ad altre opere aveva suggerito il modello per la realizzazione della “Colazione sull’erba”.

 

Ritratto di  Manet e Signora

Nacque a Parigi nel 1832 da una famiglia benestante dell’alta borghesia. La sua famiglia non nutriva alcun interesse nei confronti della pittura.

Ma quello che a me a sempre affascinato,

è un dipinto eseguito da Manet nel 1864,è stato protagonista in Francia di tante di accuse di scandalo quando il dipinto apparve in pubblico all’improvviso,è “Déjeneur sur l’herbe”,anche questo variazione liberamente ispirata al Tiziano.

 

“Le déjeneur sur l’herbe”

1863 circa

olio su tela 89×116 cm

 

CROSTATA DI MIRABELLE 

 

 

ingredienti per 6 persone 

1 rotolo di pasta brise’

800 g di mirabelle

6 biscotti croccanti multicereali

mandorle a scaglie

100 g di marmellata di mirabelle

2 cucchiai di zucchero a velo

10 g di burro per la tortiera


preparazione

  • Lavare,tagliare e snocciolare le mirabelle.
  • Imburrate la tortiera.Stendervi la pasta brisé, bucherellare il fondo con una forchetta.
  •  Sbriciolare i biscotti e aggiungere meta delle mandorle sul fondo e disporre sopra le prugne tagliate e disporle a raggiera,infilandole leggermente nella pasta.
  • ricoprire le prugne con la marmellata e con le mandorle a scaglie rimaste
  • Cuocere in forno a 200°  per 25-30 minuti. 
  • Spolverizzare con lo zucchero a velo.


CONIGLIO IN GELATINA DI MIRABELLE

ingredienti

1 coniglio tagliato a pezzi

20 cl di vino bianco secco(bianco di orvieto e’ perfetto)

4 scalogni

prezzemolo

1 spicchio di aglio,timo ,rosmarino

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

1 confezione di gelatina

6 fette di lardo

 di colonnata

250 g di mirabelle

sale,pepe.

 

come fare

  • Salare e pepare il coniglio e ricoprirlo di vino bianco e olio oliva.
  • Affettare gli scalogni e aggiungerli al coniglio marinato aggiungendo anche il prezzemolo,l’aglio,il timo e il rosmarino.
  • Mescolare il tutto e fare marinare in frigorifero per 12 ore.Per la cottura,disporre in una terrina il lardo,poi, a pezzi il coniglio e la marinata eliminando timo e rosmarino.
  • Diluire la gelatina in 1/2  litro di acqua  e versarla sulla terrina.
  • Coprire e cuocere in forno a bagnomaria per 2 ore. All’uscita dal forno,aggiungere le prugne snocciolate.
  • Mescolare fare raffreddare e servire. 

Immense et rouge
Au-dessus du Grand Palais
Le soleil d’hiver apparaît
Et disparaît

Comme lui mon coeur va disparaître
Et tout mon sang va s’en aller
S’en aller à ta recherche
Mon amour
Ma beauté
Et te trouver
Là où tu es.

 

…ALL’AMORE MATURO… L’AMORE COME DONO.

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Con l’entrata in gioco della realtà entra in gioco l’amore maturo, che non è più luna di miele con i suoi aspetti sognanti, ma comincia ad avere in sé qualcosa di profondamente radicato e terreno.

 

 

ma…siiii
ancora “honey moon”… 

“HOMEBREWING” come farsi una birra ” da soli “


” Sull’acqua scintillano

migliaia di tremule stelle,

soffici nebbie assorbono

l’orizzonte che attorno si erge;

la brezza del mattino aleggia

sulla baia, in ombra ancora,

e nel lago si specchia

il frutto che matura.

goethe

 

 

Nel mio week end al lago ho raccolto del Luppolo, mi piace questa pianta, i suoi germogli a Primavera si possono  usare in cucina per zuppe, risotti, frittate. Messo dentro ad un vaso di vetro trasparente può abbellire un’angolo della casa, ed infine se volete farvi una buona birra fatta in casa… è il fiore femminile del luppolo che conferisce l’aroma caratteristico, fungendo inoltre da conservante naturale mantenendone le caratteristiche organolettiche.

 

 

Negli Stati uniti…un po’ per colpa della crisi è tornato di moda ” homebrewing”, ovvero il farsi la birra in casa. Con una cifra contenuta, è infatti possibile farsi una buona birra da conservare e fare assaggiare agli amici.

Provate anche voi…con la ricetta di Nonsolononna a produrne una quantità moderata

 


            

 

  • Macinate 2,500 kg di malto di orzo e fatelo cuocere per 1 ora in un calderone di 15 litri di acqua in cui avrete sciolto precedentemente 500 g di zucchero, a 68° per 1 ora.
  • Filtrate il mosto e aggiungete 40 g di luppolo e lasciatelo sul fuoco per un’altra ora.
  • Poi versate mezza bustina di lievito e fate riposare il mosto per 1 settimana ( in 1 tino non a chiusura ermetica perchè la birra deve fermentare, usate un gorgogliatore.
  • Il mosto dovete prima agitarlo, per ossigenare la birra. Collocare in un luogo buio a 20° di temperatura+/-2 gradi.
  • Trascorsa 1 settimana potrete imbottigliare la vostra birra, ricordandovi di aggiungere in ogni bottiglia  ancora zucchero, 6-7 g di zucchero per litro. Lo zucchero è necessario per la formazione delle bollicine.
  • Fate riposare la vostra birra ancora per un’altro mese, dopodiché potrete assaggiarla.

Sorseggiate a lungo e godetevela, ve lo meritate dopo tutto l’avete ” FATTA VOI”.

birra

 

 Fondamentalmente si può aggiungere qualsiasi aroma alla birra fatta in casa. I più comuni sono la liquirizia, il miele, la cannella, il cacao, il peperoncino, lo zenzero, il caffè, la noce moscata.  

Da ricordare: In alcuni casi, la seconda fermentazione, quella con lo zucchero, non avviene in bottiglia ma in un secondo fermentatore. 

Nelle birre fatte in casa, a meno di non avere a disposizione sistemi di filtraggio sofisticati, un poco di fondo rimane. Versando la birra nei bicchieri, dobbiamo avere cura di non introdurre anche questo fondo

 

cucinare con il luppolo

                                                          

1° ricetta

“Zuppa di luppolo”

ingredienti 

300 g di germogli di luppolo
3 uova
1 spicchio di aglio
40 ml di olio extra vergine di oliva
sale, pepe
Per completare : 4 fette di pane raffermo
40 g di asiago stagionato grattugiato.

 come fare:

  • Lavate, lessate e scolate i germogli di luppolo, tagliateli e fateli soffriggere per alcuni minuti nell’olio aromatizzato con lo spicchio di aglio.

  • Salate e pepate, quando sono insaporiti, versate nella pentola 1 litro e mezzo di acqua.

  • Portate il composto a ebollizione poi unite le uova che dovete strapazzare nel liquido con una forchetta.

  • La zuppa è pronta non appena le uova si rapprendono.

  • Spegnere il fuoco e insaporire con formaggio grattugiato prima di versare nel piatto, sistemare nel fondo le fettine di pane abbrustolito con un filo di olio di oliva extravergine.

2° Ricetta

flan di Spinaci Selvatici o ” Buon Enrico” e

germogli verdi di Luppolo

 

ingredienti

200 g di spinaci selvatici “Buon Enrico”

150 g di germogli di luppolo

2 uova bio

3 cucchiai di mollica di pane

1 tazza di besciamella

35 g di parmigiano reggiano

noce moscata e pinoli

 

come fare:

  • Fare cuocere gli spinaci e i germogli finali del luppolo a vapore
  • Scolateli, tritateli e strizzateli bene.
  • Aggiungete alla besciamella un uovo, mescolando in fretta con la besciamella ancora tiepida.
  • Quando l’uovo è completamente amalgamato, aggiungere l’altro uovo, unire il parmigiano grattugiato e un poca di noce moscata grattugiata, per finire incorporare il pane, e salate a piacere
  • Alla fine aggiungere gli spinaci e i germogli di luppolo e  circa 60 g di pinoli
  • Imburrate i contenitori in ceramica da forno avendoli prima spennellati con burro fuso, importante è spennellarli in senso verticale per agevolare la cottura e la sofficità del flan.
  • Una volta messo il flan nei contenitori aggiungere sopra prima di infornare qualche pinolo.
  • Lasciate cuocere per 40 minuti a 200°.

 

  cucinare con la birra

 Pollo alla ” Birra Chiara”

pollo alla birrabirra

  • Pulite e fate a fette non troppo sottili 400 g di cipolle, poi tagliate a listarelle 1 trancio da 200 g di speck e mettetele a stufare in una padella con 3 cucchiai di olio e un pezzetto piccolo di burro.
  • In un’altra padella con 4 cucchiai di olio e 20 g di burro mettete 1 kg di pollo a pezzetti e conditelo con un trito fine di erbe aromatiche ( timo, salvia, rosmarino e sale).
  • Pepate e lasciate rosolare il pollo dai 5 ai 10 minuti a fuoco moderato.
  • Unite, mescolate un pò e versate 1/2 litro di birra chiara.
  • Cuocete con coperchio a fuoco lento x 30 minuti, finché la birra non risulti assorbita.

 

Vedo le cose al loro posto,
mi soffermo sui particolari,
anche dove non sono,
riconosco.
Sento gli odori che non sono alle porte,
mi prendo in disparte
e profondamente respiro.
Con fare deciso
imprimo un’orma nel suolo,
per una foto ricordo.
Fisso un punto preciso nel vuoto,
rimanendo muta,
contemplo su ciò che in te voglio.
Penetrare nei tuoi occhi.
Guidare il tuo cammino.
Correrti incontro.
Darti in un bacio

 

 

 

 

 

 

 

PICNIC con… vista UNICA sul ponte della… GIOCONDA, arte, ricette, storia


  •   Monna Lisa (La Gioconda)

    Quanto durerà
    ancora la mia condanna?
    Sono io, Monna Lisa,
    a voler fuggire da questo quadro.
    Il sorriso non è il mio
    e non mi piace, no, lo sfondo.
    Troppo angusto è lo spazio
    della gabbia che mi opprime.
    Ci sono finita dentro
    senza aver commesso alcun reato.
    Colpa di un ritrattista
    che mi ha come segregata
    coprendomi con un’invisibile
    e purtroppo indistruttibile grata.
    Tutti lì davanti a fare commenti
    di come è la mia posa
    ritrovandomi indagata
    sempre per la stessa cosa.
    Quello che è l’aspetto
    di una donna assai virtuosa.
    Voglio regalarmi una vita nuova.
    Se hai il potere di rapirmi
    puoi mettermi alla prova!

    Da Parigi a Ponte a Buriano…

     un monumento sull’Arno…

     

    Un ponte romanico stupendo solca con le sue sette arcate il corso del più importante fiume toscano.

    Per Me…

    “Una Poesia sull’Arno”…

     

    A qualche chilometro da Arezzo, sulla strada Setteponti che conduce a Castiglion Fibocchi e Loro Ciuffenna si trova Ponte Buriano, un opera di architettura medievale che riesce a sopportare il traffico odierno, intenso e pesante.
  1. L’attenzione di chi l’osserva, è piuttosto rivolta sua struttura architettonica che con le sue possenti arcate sembra quasi galleggiare sull’Arno che in questo tratto non è profondo, ma molto largo per il vicino invaso della Penna e perché la zona è abbastanza pianeggiante.
    Il tratto di fiume che va da Ponte Buriano alla diga della Penna (circa 7 chilometri), va a costituire la Riserva Naturale di Ponte Buriano e La Penna.
  2. Sicuramente l’ampio specchio d’acqua sotto Ponte Buriano influisce molto sul fascino di questa opera architettonica medievale a cui si lavorò quasi quaranta anni, dal 1240 al 1277.
  3. Nei vari momenti del giorno, con la variazione dell’orientamento della luce solare, Ponte Buriano ci può apparire…
  4. come “un’opera d’arte mutevole”.
  5. Io lo definisco “una poesia sull’Arno” perché con il mutare dei colori dell’ambiente circostante e della luce che lo illumina da molte direzioni, Ponte Buriano, che si specchia sull’Arno, è capace d’ispirarci sempre sentimenti e stati d’animo diversi.
    Questo “monumento sull’Arno” con la sua robusta e possente struttura a sei arcate ha resistito a tutte le alluvioni degli ultimi 850 anni, con la sua bellezza ha saputo anche vincere la furia distruttiva della guerra. Quando i tedeschi si ritiravano, alla fine della seconda guerra mondiale, minavano tutti i ponti che si trovavano sul loro percorso. Di fronte ad un’opera architettonica di tale fascino come Ponte Buriano non trovarono il coraggio di farlo saltare in aria.
  6. Il fascino di questo ponte e dell’ambiente circostante è sempre stato notevole.

 


L’intuizione più geniale è che quella zona dell’aretino con il Ponte Buriano è il paesaggio della Gioconda… della enigmatica Monnalisa.
Dietro il suo volto sorridente si intravede il ponte a schiena d’asino identificato da alcuni studiosi e ancor più in lontananza ecco apparire i calanchi del Valdarno, pinnacoli di argilla erosa detti “Balze”.
E’ una prova che Leonardo aveva bene in mente la geografia di questi luoghi.
Che Leonardo conoscesse la zona aretina è ormai cosa nota, tesi confermata da un suo disegno, datato 1503 1504, in cui descrive a meraviglia il bacino idrico della Val di Chiana.
Una volta era la Cassia Vetus che nel congiungere Roma e Chiusi a Firenze veniva a scavalcare le acque dell’ Arno a Ponte Buriano.
Oggi è la strada provinciale dei Setteponti che da Arezzo a Firenze viene ad incontrarlo.
Fu costruito all’incirca verso la seconda metà del 1200.
Ponte a Buriano, il ponte della Gioconda: Leonardo da Vinci conosceva bene quel luogo e lo testimonia una sua mappa della zona conservata a Windsor.
Poco distante dal ponte l’Arno riceve le acque di un immissario, il canale della Chiana, nel quale confluiscono le acque dell’omonima valle.
Se si risale il corso di questo canale, andando a ritroso, bisogna superare una serie di meandri e poi ci si infila in una gola, la Gola di Prato Antico.
Se si osserva il lato sinistro della Gioconda, si vede un corso d’acqua con meandri che si infila in una stretta gola.
 


La tesi non è proprio nuovissima, ma è stata da poco avvalorata da ulteriori studi e scoperte.

L’argomento è uno di quelli che ha lasciato insonni generazioni di storici dell’arte, che incuriosisce però anche chi non è addentro proprio alla materia, attratto dai numerosi misteri che gli aleggiano intorno. Ipotesi, più o meno suggestive, di scoperte più o meno scientificamente appurate, ma sempre misteri resteranno, quelli intorno a La Gioconda.

Insieme alla notizia che il ritratto più celebre al mondo sarebbe quello di un androgino, metà uomo, metà donna, c’è la conferma della tesi che lo storico dell’arte aretino, Carlo Starnazzi, portò a pubblica conoscenza già nel 1992, ovvero che il ponte che figura alla destra del quadro (per chi guarda) è il ponte di Buriano, in provincia di Arezzo.

Oltre la spalla della Gioconda, c’è un ponte basso, a più arcate, un ponte antico, a schiena d’asino di stile romanico, identico a quello costruito in pieno medioevo, nell’età in cui Arezzo viveva un momento di particolare prosperità.

A queste conclusioni è giunto il Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, Culturali e ambientali, che, attraverso il proprio presidente, Silvano Vinceti, ha presentato alla stampa estera in Italia una ricerca su Leonardo. La prima tesi, quella che riconoscerebbe nella Monna Lisa un androgino, è ora sostenuta dal ritrovamento “nell’occhio destro di Monna Lisa, per chi guarda il quadro, la lettera S che un’analisi comparata della scrittura ha evidenziato essere come  S di Leonardo e nell’occhio destro la lettera L. Una specie di firma, una dedica a Lisa e Salai”
Sotto uno degli archi del ponte è stato individuato il numero 72 e la decifrazione del numero: “72 – ha spiegato Vinceti – riveste molti significati legati alla tradizione ebraico-cabalistica, quella cristiana e quella dei templari, quella magica e quella naturalistica. Leonardo appose il numero 72 e lo investì di vari significati affidando ad esso un suo specifico pensiero.

Il nome di Dio è composto da 72 lettere secondo la tradizione cabalistica, mentre per quanto riguarda il Nuovo Testamento, il numero 7 e il numero 2 potrebbero rinviare all’Apocalisse di Giovanni con precisi riferimenti alla fine del mondo e ai saggi, ai sapienti, agli eletti che saranno risparmiati”.

I templari, inoltre, avevano dimestichezza con la cabala e non è casuale che le regole dei monaci combattenti fossero 72. Al numero 2, infine, corrisponde il dualismo, la opposizione ma anche l’armonia dei due principi, quello maschile e quello femminile.
“La scelta del 2 da parte di Leonardo – ha concluso lo studioso – non sarebbe causale, rinvia alle lettere L e S, alla visione filosofica che ha ispirato il quadro: una armoniosa sintesi fra l’uomo e la donna”.

 

Picnic veloce…con vista stupenda,

i classici gamberetti grigliati al limone, panini affumicati e poi,

dolcetti alla banana…

e naturalmente un… buon vino Toscano

***

 Gamberetti grigliati al limone

*

“Panini Affumicati” e…

Ingredienti per 2 panini

100 g di prosciutto di parma affumicato

2 foglie di lattuga

2 cetrioli in salamoia

40 g di burro morbido

1/2 cucchiaio di senape

come fare

lavorare il burro e la senape con un cucchiaio di legno fino a ridurlo in crema.

dividete a metà i panini  e spalmateli con il burro preparato.

Sulla parte inferiore sistemate le foglie di insalata, i cetrioli tagliati a fettine, il prosciutto di Parma.

Chiudete i panini con l’altra metà avvolgeteli per il trasporto.

e poi …deliziosi

“pasticcini alla banana”

ingredienti x 6 persone

250 g di farina  di farro

(che ho comprato a Ponte a Buriano qui viene ancora

macinata a mano con macchina antica vedi foto)

1 yogurt alla banana

2 uova

150 g di zucchero

1/2 bustina di lievito per dolci

1/2 cucchiaio di bicarbonato

4 banane

100 g di uvetta sultanina

40 g di burro fuso

2 cucchiai di zucchero a velo

100 g di uva sultanina

come fare

Fate ammollare l’uvetta in acqua tiepida.

Con la frusta elettrica sbattere le uova e lo zucchero fino a che il composto sarà diventato giallino chiaro.

Unite lo yogurt, il burro e le banane schiacciate, la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato.

Aggiungete cannelle e l’uvetta asciugata

Imburrate e infarinate una teglia rettangolare e versatevi il composto preparato.

Lisciate bene la superficie, mettete nel forno già caldo, lasciando ndo cuocere per circa 1/2 ora finché la superficie sara’ ben dorata.

Rovesciate la torta e spolverata di zucchero a velo.

Servitela a mattoncini regolari e decorata con fettine di banana.

.

 Tentiamo ora di rifarsi alla ricostruzione…dei tempi,

 
Leonardo, è cosa certa, si trovava in Val di Chiana fin dal 1502 per incarico del Duca di Valentinois (alias Cesare Borgia).
L’incarico consisteva in studi topografici-ingegnieristici-idraulici-militari. La Val di Chiana era una malsana palude, senza nessuno sfogo alle sue stagnanti acque.
Leonardo è altresì in Val di Chiana nel 1503, questa volta (caduto in disgrazia Cesare Borgia) per conto della Repubblica Fiorentina, retta (importante!) dal Gonfaloniere Pier Soderini.
Il compito affidato a Leonardo dalla Repubblica fiorentina (leggi: dallo stesso Pier Soderini, anche perché, genio a parte, i due sono stretti amici di famiglia) è identico a quello già in precedenza conferito dal Borgia.
La presenza di Leonardo in Val di Chiana negli anni citati ci viene confermata, ove ce ne fosse bisogno, dai suoi quadri conosciuti anche come “le vedute della Valdichiana” e al momento conservate nella Royal Gallery del castello di Windsor in Inghilterra, vale a dire di proprietà della Regina Elisabetta II.
Dunque l’autore della Gioconda si trovava in Val di Chiana sia nell’anno 1502 che nel successivo 1503.
Operava sul posto per studi di rilievo che dovevano comportare continui sopralluoghi. Non era certo solo; doveva aver un’adeguata scorta di personale e disporre nell’occasione di tavole per disegnare, nonché del materiale necessario per fissare, “nero su bianco”, quanto veniva osservato o veniva impresso nella mente.
Durante la permanenza in Val di Chiana Leonardo era quindi in grado di dipingere o abbozzare (su tele, tavole o altro oppure solo imprimersi nella sua fertile mente) paesaggi, figure varie e altre possibili fantasie.
Non a caso gli anni 1502 e 1503 sono quelli in cui gli studiosi del settore fanno risalire l’inizio e la continuazione (non certo la sua definitiva conclusione) del celeberrimo quadro della “Gioconda” (in proposito si parla addirittura di sette velature o “mani” o strati di vernice che dir si voglia).
Ma in che modo Leonardo ritornava in Firenze dalla malsana e inospitale Val di Chiana? Vi erano due possibili e praticabili arterie e un solo genere di mezzo: il cavallo o il mulo.
Le arterie erano: da una parte la Cassia Vetus (attuale strada provinciale Sette Ponti) e dall’altra il diverticolo che da Arezzo (o probabilmente dalla stessa Val di Chiana) congiungeva (prima) le colline di Pieve a Maiano e (dopo) dai poggi della località Impiano scendeva giù verso il fiume Arno, fino ad attraversare il fiume medesimo in località Valle, dove si trovava (e in parte si trova ancora) un ponte romanico a quattro arcate a basso sesto (o sesto scemo, che è poi lo stesso).
Attraversato il ponte, il diverticolo si ricollegava alla Cassia Vetus dalle parti di Loro Ciuffenna, dopo aver percorso la Valle dell’Ambra.

e dopo picnic e l’affascinante momento di storia e arte…

 

ho notato vicino alle sponde del fiume interessanti e gustose erbette primaverili allora tutti in …ricerca erbette selvatiche, vicino al fiume ce ne sono uno splendore, le più preziose:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

“Tagliolini ai mirtilli

con mix di erbette selvatiche

e…

Ravioli ripeni di erbette

alla Gioconda”

di sicuro mi ricorderò in quale splendido luogo ho raccolto le mie preziose Erbette

queste  erbe  non si trovano facilmente se non vicino a luoghi molto umidi

ingredienti x 4 persone

per i ravioli

200 g di farina di segale

300 g di farina bianca macinata rustica

3 uova

1 cucchiaio di  olio oliva extravergine.

per i tagliolini:

stesso procedimento nel pesare gli ingredienti per la pasta,

aggiungere soltanto 250 g di mirtilli frullati 

Per il ripieno:

250 g di erbette miste spontanee ( vedi foto)

comprese le coste rosse delle bietole selvatiche

1 carota

1 patata

150 g di parmigiano

pangrattato , burro, sale

Per il condimento:

40 g di burro bio

4 cucchiai di parmigiano

semi di papavero.

 

  1.  

    come fare:

    Su una spianatoia disponete le 2 farine setacciate a fontana, formate un cratere e rompetevi le uova, versate  l’olio e un pizzico di sale.

    Impastate il tutto fino a formare una pasta liscia e omogenea di media consistenza, formate una palla e fatela riposare al fresco.

    Nel frattempo lavate e lessate a vapore le erbette, scolatele e una volta raffreddate, grattugiate la carota e la patata e unite alle erbe selvatiche sminuzzate.

    Riunite il tutto e pepate e mescolate incorporando un poco di pangrattato cotto in una noce di burro.

    Stendete la pasta sottile e con una rotella tagliapasta ricavate dei quadrati: ponete al centro 1 cucchiaio di ripieno e richiudete premendo ai bordi

    Lessate i ravioli in abbondante acqua bollente salata per 10 minuti, scolateli e conditeli con il burro fuso, il parmigiano grattugiato, e qualche seme di papavero.

 Curiosità

Missione Shuttle STS 164

decollo 12 luglio 2001

come vedete nelle foto il comandante della missione STEVEN LINSEY e YANET KAYANDI, tecnico di bordo MOSTRANO:

 

Accade assai raramente, ma ogni volta che accade, una parte di paradiso cade sulla terra. Accade tra due persone: né dipendenti, né indipendenti, ma in profonda sincronia tra loro; come se respirassero uno per l’altra, un’anima in due corpi: ogni volta che accade, accade l’amore.

Osho Rajneesh

          

non ti cambierei per nessuno

Quando parli dell’amore
risuona la voce
che fa fiorire i giardini

se chiami il vento
è per sorridere al dolore

se guardi il giorno venire
l’alba quietamente mi veste

cedevole al richiamo
è il mio cuore che accoglie
ogni frammento di vita

m’appago nella tua anima
che rifiuta la notte

nel fogliame del mare
dove si è ravvivato il verde
conservo preziosamente i segreti
di troppa tenerezza

-non ti cambierei con nessuno-

nell ‘abbraccio che mi porta sempre
nel tuo cielo
s’accende il faro
di altri giorni di bellezza.

M.B

 

Sotto il rosa del Giappone…E ANCORA un salto in Toscana e poi a N.Y ( vedi F.B)


 

I fiori della primavera sono i sogni dell’inverno raccontati,

la mattina, al tavolo degli angeli.

(Khalil Gibran)

Sotto il rosa del Giappone…

Durante la fioritura dei ciliegi, chiamata la fioritura dei “SAKURA“.

La traduzione letterale del significato “HANAMI” è”ammirare i fiori”, è una tradizione che si tramanda da da oltre un millennio.Al termine dell’inverno i fiori di ciliegio ” SAKURA”, in giapponese appagano la vista, ma soltanto per alcuni giorni, i delicati boccioli con il suo colore tenue generalmente bianco sfumato di rosa che hanno ispirato moltissimi poeti giapponesi nella composizione di ” HAIKU”, le classiche terzine della poesia giapponese, il Sakura con la sua presenza effimera porta con sé profondo significato nella cultura locale, nel rapido scorrere della vvita con i suoi fugaci piaceri e dolori ” Hana yori dango” meglio il dango che i fiori.

Hana yori Dango è un proverbio giapponese. Hana sono i  fiori, Dango è un dolcetto.Letteralmente significa piuttosto che i fiori, i dango .Cioe’ è meglio qualcosa di utile invece di cose che sono soltanto belle da vedere. Si usa spesso nel periodo di Hanami. Questo proverbio fa capire a cosa sono più interessati i giapponesi durante Hanami. Infatti è bello vedere Sakura ma in realta è piu’ bello mangiare, bere e fare Party.

 
 

 

(Non è proprio vero, ve lo dico giusto per spiegare). Tuttavia questo non vale soltanto per la bellezza e il cibo. Significa anche che è meglio saper fare invece di avere tanti titoli teorici e niente di pratico. Il famoso titolo di anime/manga/drama Hana yori dango (花より男子) è infatti un gioco di parole. In questo caso Dango (男子) significa ragazzi ma solo maschi. (In realtà maschi si pronuncia Danshi ma l’ideogramma 子 si può pronunciare Ko, Go ecc..) Chi conosce questo manga capirà perchè viene usato questo proverbio come titolo. All’ombra degli innumerevoli ciliegi sparsi per tutto l’arcipelago, i giapponesi tutti si ritrovano per allegri picnic sull’erba , in più “dango yori shyashin” ovvero più fotografie che cibo.

 

Ricetta della tradizione della mia blogger giapponese preferita ” Rika’s”

Tsukimi letteralmente significa:

“Guardare la luna”.

come dolce per la festa della luna abbiamo “Tsukimi Dango” 

 Ingredienti :

Dango

 Farina di riso glutinoso 50 g

Acqua quanto basta

-Salsa Mitarashi-

Salsa di soia 1 cucchiaio

Zucchero 4 cucchiai

Acqua 1 cucchiaio

Amido di mais 1 cucchiaio + acqua 1 cucchiaio

 (con queste dosi escono circa 12 palline)

Preparare i Dango.

Aggiungendo acqua poco alla volta impastare Dango finchè diventa morbido e liscio.

Mettere i dango nell’acqua bollente.

Quando vengono a galla sono pronti (come nella cottura degli gnocchi), raffreddarli nell’acqua fredda.

Quando si raffreddano asciugare con della carta.

Preparare Mitarashi 

Mitarashi : Uno sciroppo ricavato dalla salsa di soia

In una ciotolina girare l’amido di mais e 1 cucchiaino di acqua.

In una pentolina mettere la salsa di soia, zucchero e acqua e far bollire un po’.

Quando diventa un po’ denso mettere la fecola di patate e l’acqua e girare bene.

Esiste anche un calendario da consultare,  per non perdersi località e giorno in cui i ciliegi avranno la massima fioritura e assicurarsi così l’incredibile spettacolo… 

Sotto il rosa della Toscana…

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Ricetta

Linguine al misto di pesce

con cipolle di Tropea e timo fiorito del mio giardino 

ingredienti per 6 persone

3 cipolle di tropea

2 spicchi di aglio

1 fetta di salmone

1 fetta di pesce spada

1 fetta di tonno

4 seppie medie tagliate a striscioline

2 limoni

1 bicchiere di vino bianco

timo serpillo di campo in fiore.

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come fare:

  1. tagliare a striscioline la cipolla e metterle ad ammorbidire nell’olio di oliva con i fiori e foglie di timo e uno spicchio di aglio
  2. aggiungere le code di gambero e le seppie tagliate a striscioline dopo 7- 8 minuti aggiungere il pesce spada, il salmone e il tonno precedentemente tagliati a cubetti.
  3. Lasciare cucinare per circa 10 minuti aggiungere il succo di 1 limone e 1/2 bicchiere di vino bianco, terminare la cottura e aggiungere foglioline e fiori di timo

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Dalla mia mente si diparte una strada di primavera,
e sulla strada passeggiano una stella e una margherita
ed ecco, poco più in là, il tuo sorriso come una calda casa abitata.
Aspettami, arriverò domani.

 

 

 

Immersi nel Bianco e Rosa di “Casa Nostra”, cominciano i giochi…