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La cucina ai tempi di DANTE…e Beatrice suo grande AMORE


 

Dove DANTE era di casa…

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 Firenze ha quella che io definisco “Cucina Forte” ma, allo stesso modo ” Vivace” di sapore e di sostanza e dal punto di vista sperimentale e in continuo movimento..in evoluzione

Qualche esempio? in Via Ghibellina c’e il famoso Giorgio Pinchiorri, dove nacquero Michelangelo( il genio a 360 gradi e il grande esploratore Giovanni Verrazzano, almeno 1 volta nella vita dovreste assaporare i suoi Paccheri alla crema di ceci con polvere di cardamomo e ostriche fritte e per scegliere il vino da quella che viene definita ” La cantina più bella al mondo”.

e poi.. andiamo al Cibreo dove uno sformatino di ricott a piccante e un carciofo sott’olio diventano storie eterne.

All’Ora d’Aria ci si può deliziare con la sua “Pappardella al Ragù di finocchina con fondente di porri brasati al Chianti.

Al Santo Bevitore il massimo di degusta con i suoi “ Pici al colombaccio con fave di cacao“.

Poi immancabile fare un salto alla Bottega del Buon Caffê ex gastronomia dove puoi ancora trovare il vero pane Toscano cotto a legna  e il suo famoso Cappelletto di piccione burro e timo.

Alle Murate invece si mangiano ” Le Pappardelle al  al ragù d’Anatra come agli Uffizi sotto agli affreschi e con la presenza di Dante Alighieri di cui sono stati rinvenuti documenti, che aleggia nel locale.

 

 

 

Dante in cucina…

Nel periodo in cui Dante Alighieri visse a Firenze, verso la fine del XIII secolo, la città stava raggiungendo un ottimo tenore di vita civile e culturale. Il benessere economico aveva creato i presupposti per uno sviluppo della cittâ anche in senso artistico e culturale: Firenze divenne uno dei centri della cultura del secolo e vi troviamo studiosi e poeti che diedero vita al ” dolce stil novo”. Anche scultori e pittori e architetti giunsero nella città del giglio per iniziare opere d’arte uniche al mondo, che ancra oggi ammiriamo prima fra tutti Giotto.

Le donne fiorentine divennero famose non solo per la loro bellezza, ma anche per la loro eleganza, portavano abiti dai tessuti unici, si nitrecciavano i capelli con perle e reticelle dorate, e oltre a farsi bionde con un procedimento esclusivo, e a curare la pelle con creme particolari per averle bianchissime, prima di uscire spolveravano sul viso della finissima e impalpabile polvere d’oro che proveniva dalla limatura del prezioso metallo.

Anche la cucina…divenne più ricca e raffinata:  e lo zucchero di canna;dalla Sicilia arrivavano le mandorle, la frutta candita e lo zucchero di canna;dall’Oriente le profumatissime spezie. I meracti fiorentini ben organzzati, erano ricchi di prodotti, che ognii giorno arrivavano freschi dal “contadino”, in particolare ortaggi, pollame, uova e formaggi.

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 Ricetta del…

Panpepato

quello ai tempi di Dante

(ripresa esattamente da un libro di cucina di quel periodo)

 


 ingredienti

400 gr di miele scuro

500 g di farina integrale

1 bustina di lievito da dolci

1/2 bicchiere di Vin Santo

100 gr di uvetta sultaniina

100 gr di datteri sgusciati e sminuzzati

40 gr di cedro candito a pezzetti

40 gr di mandorle tritate

1 cucchiaio di semi di coriandolo

1 cucchiaio di spezie miiste finemente tritate

(cannella, pepe, nooce mooscata, chiodi di garofano)

come fare:

  • Portare ad ebollizione il miele con 1/2 litro di acqua, i semi di coriandolo e e spezie
  • Metre a bagno l’uvetta nel Vin Santo.
  • Quindi impastare la farina e il lievito con l’acqua, il miele, l’uvetta, il vino, i datteri, le mandorle, e il; lavorare iltutto, finché non sia ben amalgamato.
  • Metterlo iin una teglia e passarlo nel forno caldo, cuocere per circa 40 minuti a 180°.

 

 

 

 

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Cosa so su Dante…

 



Non sappiamo niente della sua data di nascita ma è dei gemelli lo dice lui stesso nel Paradiso(XXII 106-120)

La dolce donna dietro a lor mi pinse
con un sol cenno su per quella scala,
sì sua virtù la mia natura vinse;                102

né mai qua giù dove si monta e cala
naturalmente, fu sì ratto moto
ch’agguagliar si potesse a la mia ala.                105

S’io torni mai, lettore, a quel divoto
triunfo per lo quale io piango spesso
le mie peccata e ‘l petto mi percuoto,                108

tu non avresti in tanto tratto e messo
nel foco il dito, in quant’io vidi ‘l segno
che segue il Tauro e fui dentro da esso.                111

O gloriose stelle, o lume pregno
di gran virtù, dal quale io riconosco
tutto, qual che si sia, il mio ingegno,                114

con voi nasceva e s’ascondeva vosco
quelli ch’è padre d’ogne mortal vita,
quand’io senti’ di prima l’aere tosco;                117

e poi, quando mi fu grazia largita
d’entrar ne l’alta rota che vi gira,
la vostra region mi fu sortita.                120

 

A voi divotamente ora sospira
l’anima mia, per acquistar virtute
al passo forte che a sé la tira.                123

«Tu se’ sì presso a l’ultima salute»,
cominciò Beatrice, «che tu dei
aver le luci tue chiare e acute;                126

e però, prima che tu più t’inlei,
rimira in giù, e vedi quanto mondo
sotto li piedi già esser ti fei;                129

sì che ‘l tuo cor, quantunque può, giocondo
s’appresenti a la turba triunfante
che lieta vien per questo etera tondo».                132

Col viso ritornai per tutte quante
le sette spere, e vidi questo globo
tal, ch’io sorrisi del suo vil sembiante;                135

e quel consiglio per migliore approbo
che l’ha per meno; e chi ad altro pensa
chiamar si puote veramente probo.                138

Vidi la figlia di Latona incensa
sanza quell’ombra che mi fu cagione
per che già la credetti rara e densa.                141

L’aspetto del tuo nato, Iperione,
quivi sostenni, e vidi com’si move
circa e vicino a lui Maia e Dione.                144

Quindi m’apparve il temperar di Giove
tra ‘l padre e ‘l figlio: e quindi mi fu chiaro
il variar che fanno di lor dove;                147

e tutti e sette mi si dimostraro
quanto son grandi e quanto son veloci
e come sono in distante riparo.                150

L’aiuola che ci fa tanto feroci,
volgendom’io con li etterni Gemelli,
tutta m’apparve da’ colli a le foci;                153

poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.

 

era dunque dei gemelli dunque nato tra Maggio e Giugno del 1265 da una famiglia fiorentina, lui non amava la borghesia emergente della sua città, forse ha frequentato l’università ma non ci sono documenti che l’attestano e dobbiamo fidarci deelle sue parole….Dalle sue opere si deduce che fu grande studioso di teologia, filosofia, fisica, astronomia, grammatica, e retorica. A 30 anni si è iscritto allârte dei medici e degli speziali, forse era medico? NO

pur tuttavia e soprattutto nell’inferno, il poeta sfoggia una certa conoscenza medica, descrivendo parti anatomiche e malattie.

 

Il suo Amore…

 

Quando si parla di Dante e inevitabile pensare a Beatrice…eppure aveva una mogie Gemma Donati, si sposarono a 12 anni su accordo prematrimoniale come si usava a quei tempi. Se di Gemma poco si sa, di Beatrice figura a metà tra la realtà e l’immaginazione poetica.

Secondo gli studiosi di Dante, lei era figlia di Folco Portinari e abitava poco distante dagli Alighieri, la vita della donna non è stata perô felice come la sua fama nella letteratura, morî gioovane, forsse di parto, il poeta la incontrô poche volte (così racconta nella Vita Nova) e forse i 2 non si parlarono mai.

Ma è stato di sicuro il suo ” Grande Amore”

 

 

“A ciascuno di voi è riservata una persona speciale. A volte, ve ne sono due o tre o anche quattro. Per ricongiungersi a voi, viaggiano attraverso gli oceani del tempo e gli spazi siderali. Vengono dall’altrove, dal cielo. Il vostro cuore le ha già accolte come parte di sé. Tra voi c’è un legame che attraversa i tempi dei tempi: non sarete mai soli.”
Brian Weiss

 

 

 

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PRELIBATEZZA ESTIVA… Prunes LORRAINE o MIRABELLE le preferite da Manet


 “Ode alla prugna”

Pablo Neruda

“…Da allora, la terra, il sole, la neve, le raffiche della pioggia, in ottobre per le strade, tutto, la luce, l’acqua, lasciarono nella mia memoria odore e trasparenza di prugna. La vita ovalizzo’ in un calice il suo splendore, la sua ombra, la sua freschezza. Oh bacio della bocca nella prugna, denti e labbra pieni dell’ambra odorosa della liquida luce della prugna”.

 

  PRANZO D’ESTATE  in Toscana… con le LORRAINE, ricordando Manet

 

 

” l’ALBERO DELLE MIRABELLE “

direttamente dalla FRANCIA  innesto di Mirabelle piantato da mia nonna

E’ CONSIDERATO IL PADRE DI TUTTE LE VARIETA’ DI PRUGNE.


Le sue radici, infatti, vengono utilizzate per gli innesti.

Il frutto d’oro della Lorena! La regione fornisce il 70% della produzione mondiale e la mirabella della Lorena gode dell’IGP dal 1996. Per questa piccola susina gialla, è tutta questione di maturità. Viene raccolta una volta matura e anche se i metodi si sono modernizzati e meccanizzati, il principio rimane lo stesso: bisogna “scrollare” i frutti, cioè scuotere gli alberi per far cadere i frutti ormai maturi in una grande tela. È facile verificarne la maturità: una volta che il frutto viene diviso in due parti, il nocciolo deve staccarsi da solo.  Le macchie e lo strato di protezione che la ricoprono indicano che il frutto è stato colto al momento buono, e quindi deve essere consumato rapidamente. La sua stagione è molto breve: da metà agosto a fine settembre. Solo 6 settimane per gustare questo frutto fresco, profumato ed energetico. Poi lo si potrà apprezzare come marmellata o come frutta sciroppata. Può anche essere congelato, ma poi deve essere cucinato ancora congelato per evitare che annerisca. 

             

Per un breve periodo dell’anno, in piena estate, questa gustosa, gialla prugna dalla polpa zuccherina che ha il sapore del miele é pronta per la raccolta…

Mirabelle lasciate cadere…dall’ albero del “Poggiolino”

 

 

Appena matura si lascia cadere dall’ albero su tele di lino distese sull’erba, questo e ciò  che fanno nella regione francese che da il nome a questa qualità  di prugne “La bella lorraine” è da qui che provengono le migliori qualità, è la prugna perfetta per dolci e marmellate ma e deliziosa abbinata con gli arrosti.

E’ altrettanto buona anche quella che cresce in Italia, chiamata anche ” mirabolano”.

 

CHUTNEY DI MIRABELLE e prugne

da servire con un formaggio stagionato di Pienza

 delizioso con arista al forno

ingredienti

250 g di mirabelle

150 g di prugne

30 g di uva passa

2 cipolle 

1 cucchiaio di olio di oliva

150 g di zucchero di canna

25 cl di aceto di vino bianco

2 chiodi di garofano

1 stecca di cannella

1/4 di cucchiaino di noce moscata in polvere.

preparazione

  • Affettare  e far appassire le cipolle in padella.
  • Versare l’aceto, lo zucchero. chiodi di garofano, la noce moscata e la cannella.
  • Bollire per 30 minuti. Fare raffreddare.

 


***

Arrosto di maiale alle aromatiche

ingredienti per 6 persone


1 pezzo di carne di maiale da kg 1,2 circa

6 spicchi di aglio

2 cipolle

2 scalogni

4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

4 rametti rosmarino

10 foglie di salvia

pepe,sale

50 g di burro

vino bianco.


Preparazione

  • Steccare l’arrosto con salvia 3 spicchi di aglio e il rosmarino, rosolare la carne nell’olio di oliva con l’aggiunta di 1 bicchiere di acqua, aggiungere anche i 3 spicchi di aglio rimasti, tagliare e aggiungere gli scalogni e le cipolle.
  • Coprire e cuocere per 1 ora circa, aggiungere il vino bianco, rosolare ancora al termine cottura aggiungere il burro precedentemente sbattuto con una frusta, versare sull’ arrosto.
  • Servire con il chutney di prugne.

 

Tra salato e dolce un po’ di storia…

ricordando Manet

 

Vita di Manet…

Così Manet compì studi di indirizzo classico presso il prestigioso collegio Rollin dove conobbe Antonin Proust che rimase per tutta la vita il suo più fedele amico.

 Manet intuì ben presto la sua vocazione per la pittura e, dopo una forzata e breve esperienza in Marina, cominciò nel 1850 l’apprendistato presso lo studio di Thomas Couture, frequentò il suo atelier per 6 anni,un tempo molto lungo se si considera il continuo disaccordo fra i due e cosa Manet diceva:

 «Non so che ci faccio qui; quando arrivo all’atelier, mi sembra di entrare in una tomba”

 Dal 1850 al 1856 si iscrisse come copista al Louvre.

 Tra il 1853 e il 1857 iniziò a viaggiare per l’Europa, copiando i capolavori custoditi nei Musei più importanti.

 Nel 1853 arrivò in Italia visitò Pisa, Perugia e Roma. A Firenze visitò il Gabinetto dei Disegni degli Uffizi dove iniziò a copiare le opere di Andrea del Sarto, di Franciabigio, di Poccetti, di Salimbeni, dell’Angelico, del Ghirlandaio e di Luca della Robbia. 

Couture gli aveva suggerito di viaggiare e di copiare le opere che lo avrebbero più colpito. È nota la copia dipinta dell’”Autoritratto” di Tintoretto, 

 Couture lo aveva iniziato all’amore per la pittura veneta del ‘500. Nel 1854 Manet copiò la “Venere del Pardo” di Tiziano con una certa libertà interpretativa interessato soprattutto al rapporto tra il nudo in primo piano e le figure vestite sulla sinistra del dipinto. Lo stesso interesse destato dal “Concerto campestre” di Tiziano del Louvre (allora ritenuto del Giorgione) e che insieme ad altre opere aveva suggerito il modello per la realizzazione della “Colazione sull’erba”.

 

Ritratto di  Manet e Signora

Nacque a Parigi nel 1832 da una famiglia benestante dell’alta borghesia. La sua famiglia non nutriva alcun interesse nei confronti della pittura.

Ma quello che a me a sempre affascinato,

è un dipinto eseguito da Manet nel 1864,è stato protagonista in Francia di tante di accuse di scandalo quando il dipinto apparve in pubblico all’improvviso,è “Déjeneur sur l’herbe”,anche questo variazione liberamente ispirata al Tiziano.

 

“Le déjeneur sur l’herbe”

1863 circa

olio su tela 89×116 cm

 

CROSTATA DI MIRABELLE 

 

 

ingredienti per 6 persone 

1 rotolo di pasta brise’

800 g di mirabelle

6 biscotti croccanti multicereali

mandorle a scaglie

100 g di marmellata di mirabelle

2 cucchiai di zucchero a velo

10 g di burro per la tortiera


preparazione

  • Lavare,tagliare e snocciolare le mirabelle.
  • Imburrate la tortiera.Stendervi la pasta brisé, bucherellare il fondo con una forchetta.
  •  Sbriciolare i biscotti e aggiungere meta delle mandorle sul fondo e disporre sopra le prugne tagliate e disporle a raggiera,infilandole leggermente nella pasta.
  • ricoprire le prugne con la marmellata e con le mandorle a scaglie rimaste
  • Cuocere in forno a 200°  per 25-30 minuti. 
  • Spolverizzare con lo zucchero a velo.


CONIGLIO IN GELATINA DI MIRABELLE

ingredienti

1 coniglio tagliato a pezzi

20 cl di vino bianco secco(bianco di orvieto e’ perfetto)

4 scalogni

prezzemolo

1 spicchio di aglio,timo ,rosmarino

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

1 confezione di gelatina

6 fette di lardo

 di colonnata

250 g di mirabelle

sale,pepe.

 

come fare

  • Salare e pepare il coniglio e ricoprirlo di vino bianco e olio oliva.
  • Affettare gli scalogni e aggiungerli al coniglio marinato aggiungendo anche il prezzemolo,l’aglio,il timo e il rosmarino.
  • Mescolare il tutto e fare marinare in frigorifero per 12 ore.Per la cottura,disporre in una terrina il lardo,poi, a pezzi il coniglio e la marinata eliminando timo e rosmarino.
  • Diluire la gelatina in 1/2  litro di acqua  e versarla sulla terrina.
  • Coprire e cuocere in forno a bagnomaria per 2 ore. All’uscita dal forno,aggiungere le prugne snocciolate.
  • Mescolare fare raffreddare e servire. 

Immense et rouge
Au-dessus du Grand Palais
Le soleil d’hiver apparaît
Et disparaît

Comme lui mon coeur va disparaître
Et tout mon sang va s’en aller
S’en aller à ta recherche
Mon amour
Ma beauté
Et te trouver
Là où tu es.

 

…ALL’AMORE MATURO… L’AMORE COME DONO.

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Con l’entrata in gioco della realtà entra in gioco l’amore maturo, che non è più luna di miele con i suoi aspetti sognanti, ma comincia ad avere in sé qualcosa di profondamente radicato e terreno.

 

 

ma…siiii
ancora “honey moon”… 

Basta un poco di zucchero e mandorle e come per magia… “la nuvola” degli ANGELI o ” il pandolce delle FATE”


 

 

” Non importa che tu sia credente o scettico

gli Angeli credono in te”

Doreen Virtue

 

Leonardo da Vinci

L’Angelo annunziante

Quando apparve si scatenò un firmamento di arcobaleni,

astri vagavano nel blu del cielo come lacrime d’amore,

fiori umidi dal pianto dell’aurora sorrisero,

le rose narravano incanti, farfalle palpitavano sopra i fiori.

Nel suo volto scorreva il cosmo, le sue ali avevano riflessi d’oro,

i capelli erano biondi come di sposa bambina,

nella mano un giglio candido bagnato dai sogni,

il suo corpo era metamorfosi di luce,

luce di perle, che illuminava tutto.

Un soffio d’amore infinito riempì il mio cuore,

quando la parola uscì dal paradiso delle sue labbra

ed Io compresi: nelle parole artefici della luce e della visione

vidi il tuo volto, la tua bellezza che seduce la luna

e fa cantare gli astri, vidi il tuo corpo intrecciato al mio,

anime perse in un mondo di nettare e di ghirlande di viole,

avvolti dal profumo dei gelsomini.

Sprofondai nella creazione, nell’immagine del futuro,

oltre il tempo, lo spazio, nell’anima delle conchiglie,

nel lago dell’amore infinito dove convivono tutti i colori,

dove soli pieni di miele si specchiano rapiti.

La rivelazione terminò mentre in cielo danzavano comete,

l’angelo volò via dai miei occhi, lasciandomi la nostalgia di Te,

ed io sprofondai nel dolce pozzo dei sogni.

Enrico Garrou

enricogarrou.wordpress.com

 

***

 

Gli Angeli, al mattino possono essere visti fra una rugiada piegarsi, sorridere, volare.

Gemme e germogli appartengono forse a loro?

– Emily Elizabeth Dickinson (1830 – 1886)

 

 

 

 

 

 

Gli Angeli sono esseri di luce e sono divini stando dando un grande aiuto all’umanità in questo momento di cambiamento ma sono sempre molto rispettosi del libero arbitrio di ciascuno…

Parlando con Cindy portavoce degli Angeli…

Legati alla religione cattolica gli Angeli sono stati presenti per secoli nella cultura Occidentale(e figure analoghe si trovano anche in altre religioni, per questo se pur ufficialmente screditati, godono ancora di un’accoglienza bonaria anche tra chi nega qualsiasi fenomeno metafisico. Nell’800 l”illuminismo corroborato da un materialismo crescente, ha allontanato l’uomo Occidentale dalla sfera dell’invisibile rigettando tra lle varie forme di credenza, anche quella negli Angeli. M una vita senza fede e senza Angeli ci lascia orfani dell’amore e del sostegno divino, disorientati da una realtà fine a se stessa e unicamente materiale.. Sara forse per questo che a partire dagli anni 60 si espande nella nostra cultura un nuovo desiderio di spiritualità che da avvio a nuove forme di esperienza e ricerca più individuali rispetto al passato ed è in questo contesto che sono stati riscoperti anche gli Angeli, forze soprannaturali oggi viste non solo quali messaggeri di Dio ma anche come sostenitori del nostro cammino personale, addirittura amici con cui trattenersi quotidianamente. In verità assicura chi parla con gli Angeli, collaborare con le entità Angeliche lasciare andare, avere fede e fiducia ed essere coscienti che il divino, la vita, gli angeli sanno distinguere ciò che chiediamo e ciò che abbiamo realmente bisogno nel loro contribuire nella nostra evoluzione verso la luce

 

 

 

I nostri amici (quasi) invisibili…

Una interessante intervista con Isabelle Von Fallois, la cui esperienza di guarigione con l’aiuto degli Angeli ha commosso e ispirato persone di tutto il mondo. Oggi Isabelle e un’affermata scrittrice e coach a livello internazionale, che ha l’obbiettivo di facilitare la comunicazione tra uomini e angeli:

“Anche se questo può sembrare incredibile, il desiderio degli Angeli di comunicare con noi e immensamente più grande del nostro desiderio di comunicare con loro, assicura Von Fallois che con gli Angeli ha un rapporto quotidiano, veramente pronti a lasciare  andare la nostra storia e il nostro passato. Mentre realizziamo che non siamo la nostra storia, possiamo trasformarla, e la nostra vita cambia in modo meraviglioso”.

Gli Angeli sono dei compagni meravigliosi che possono  aiutarci  e a vedere più chiaro e a incamminarci passo dopo passo sui nuovi sentieri.

 

 

 

Ad Isabelle durante uno dei suoi seminari è stato chiesto:

Come comunicano gli Angeli con noi?

Comunicano con noi in molti modi, facendoci trovare delle piume in posti inaspettati, attraverso canzoni che contengono un messaggio, attraverso le nuvole a forma di Angelo, attraverso le sensazioni che riceviamo con i nostri canali interiori di chiarudienza, attraverso immagini e visioni Angeliche, attraverso le parole che ci dicono”

Come mettersi in contatto con loro?

Si può chiamare un Angelo in molti modi e non c’è nulla che bisogna obbligatoriamente fare, puoi rivolgerti a lui come amico, naturalmente puoi meditare o invocare uno o più Angeli oppure prega re chiedendo l’aiuto di un Angelo, sarebbe fantastico se tutti cominciassero a parlare con il proprio Angelo e io non posso fare altro che consigliarlo. Quando siamo presi da un’emozione che sia di tristezza o altro, se non abbiamo nessuno, né un amico, né un partner, in ogni momento possiamo raccontare tutto al nostro Angelo custode, anche a voce alta se vogliamo, e il bello è che quando lo facciamo diventiamo più calmi e abbiamo più chiarezza, per gli Angeli è importante poterci sostenere, ma possiamo farlo solo se noi chiediamo, perché sono tenuti a rispettare il nostro libero arbitrio.

E’ una capacità che tutti possono acquisire?

“La vibrazione della terra sta aumentando sempre di più, e sempre più persone avranno la possibilità di parlare con gli Angeli o con i trapassati. Ogni uomo e ogni donna possono farlo, perché siamo tutti Uno. Se tutti ci ricordassimo veramente di questo, che siamo parte di Dio, che siamo Angeli in terra,saremmo in grado di portare alla luce tutte le capacità che vivono in noi e di essere presi per mano  dagli Angeli e dalle Entità di Luce. Nei momenti di luce e nei momenti di buio, perché entrambi sono realtà. È per questo siamo qui per vedere l’amore infinito, ed è per questo che abbiamo l’aiuto degli Angeli”.

 

 

 

Ricetta soffice soffice…

Il Pandolce delle Fate o…

La nuvola degli Angeli

 

 

ingredienti per 6 persone

**

300 g di farina BIO 00

80 g di fruttosio

100 g di burro BIO ammorbidito

2 uova

miele di acacia

150 ml di latte fresco intero

1 bustina di vanillina

1 bustina di lievito x dolci

80 g di mandorle tritate 

essenza di mandorle 

granella di zucchero bianca o… colorata rosa e azzurra

sale

(magari rosa e fucsia se hai …

un centrotavola con rose rosa come nelle foto)

 

come fare

  1. Preriscaldare il forno a 180°.
  2. In una terrina capiente, impastate la farina, le uova, lo zucchero, 2 cucchiai di miele, il burro a pezzetti precedentemente ammorbidito, la vanillina, 1 pizzico di sale, tutto il latte e 10 gocce di essenza di mandorle.
  3. Quando avete ottenuto un’impasto omogeneo e soffice, aggiungete il lievito e poi versate il composto in uno stampo da plumcake imburrato e infarinato.
  4. Unire insieme mandorle tritate e la ranella di zucchero in quantità abbondante per farne uno strato nel fondo prima di mettere l’impasto e uno strato alla fine prima di infornare.
  5. Infornare il pandolce per 40-45  minuti.
  6. Lasciare raffreddare e tagliare a fette magari spalmate sopra un velo di gelatina alle rose e panna rosa montata.
  7. La Fata consiglia se avanza…il giorno dopo sarà perfetto da inzuppare in una grande tazza di latte fumante!

 

 

 

e poi…ci sono LE FATE

 

La credenza nelle Fate e negli esseri appartenenti al piccolo popolo e ancora molto viva. Infatti per quanto riguarda i paesi celtici, le Fate sono ancora una presenza quotidiana, ben viva nel folklore, nell’ambito della quale rappresentano valori caduti in disuso quali ad esempio il disprezzo per le ambizioni eccessive, l’avidità e l’abitudine a mentire e un forte senso dell’onore che obbliga a mantenere la parola data, sono molte le persone che credono nell’esistenza delle fate e desidererebbero più di ogni altra cosa poterle vedere ed entrare in contatto con queste meravigliose creature. Chi ha visto le fate sostiene che esse vivono nel nostro stesso mondo e che sia possibile entrare in comunicazione con loro, usando un sesto senso, più acuto della vista, che aiuta la vista stessa a percepire la luminosità che gli esseri fatati emettono.

Secondo Nora Van Gelder:” gli esseri fatati fanno parte di una grande linea evolutiva che si sviluppa parallelamente a quella umana e che, come quest’ultima inizia con alcune forme estremamente primitive e sale passando attraverso le Fate e presenta come propri esseri più elevati quelli che tradizionalmente sono chiamati Angeli o Deva. Rispetto agli Angeli le Fate si collocano più o meno come gli animali in confronto agli esseri umani.

Altri studiosi ritengono che le Fate derivino dalla mitologia dei Celti e che siano quindi immagine di Dee demonizzate dal Cristianesimo e recuperate nel folklore. La tradizione Celtica ritiene che la stirpe delle Fate siano i Tuaha de Dannan ovvero il popolo della Dea Dana. Sotto un certo punto di vista le Fate potrebbero essere un elemento di continuità tra l’universo della mitologia e quello della fiaba.

 

 

 

Chi è la Fata:

Ma chi sono le buone vicine :

  1. le fate abitano nel cosiddetto regno di mezzo. Questo luogo esiste da sempre ed è ovviamente di molto precedente il Cristianesimo. I luoghi delle Fate si trovano in alture e sonno spesso riconoscibili per la presenza di biancospino.
  2.  Le fate posseggono immensi tesori, esse sono disposte a cedere le loro ricchezze a chi si dimostra buono e gentile, ma guai a sottrargli con l’inganno: nel migliore dei casi le pietre preziose e le monete d’oro si trasformeranno in foglie secche e pezzi di ghiaccio.
  3. Una caratteristica fisica delle Fate e di essere creature bellissime, che presentano un particolare inquietante, coda di pesce piedi caprini o di oca.
  4. Le fate si radunano a danzare nei prati o in luoghi difficilmente accessibili. Se qualcuno dovesse vederle è bene che non si avvicini, ti invitano loro e non puoi smettere di ballare se non all’alba, quando il canto del gallo allontanerà gli esseri fatati. Ma una notte delle fate puô durare molti anni del tempo umano…
  5. Le Fate aiutano le persone in difficoltà. A d esempio in montagna è nota la tradizione della Dama Bianca. Questa bellissima creatura avvisa i montanari dell’approssimarsi di valanghe e altre calamità, ma quando qualcuno cerca di avvicinarla scompare.
  6. Le fate adorano la musica, e spesso sono udite cantare. La loro voce e talmente melodiosa che può indurre le persone a lasciare ogni altra occupazione e ad ascoltarle per sempre

 

L’origine delle Fate:

Tra i massimi studiosi del folklore, e in particolare Proop( le radici storiche dei racconti di fate 1972) ritengono che via sia una relazione diretta tra i miti primitivi che riguardano il culto della Grande Madre, i culti della fertilità e le fate, che sono diventate protagoniste di fiabe e racconti popolari in Europa dall’XI secolo in poi. In particolare vi è un rapporto molto stretto tra i siti megalitici e il popolo fatato, infatti, questi luoghi sono spesso associati alle fate o a esseri magici, diventandone le abitazioni. L asessa cosa si verifica nel caso di alberi e fontane sacre. Ne abbiamo molti esempi in archeologia: a Pontsusval, Finistère, vi sono alcuni Menhir chiamati Les Danseuses, in Sardegna troviamo le Domus de Jana e in moltissimi luoghi vi sono le colline delle Fate, camere delle Fate, tombe delle Fate ecc…Dalle fonti però sappiamo che anche nel XII secolo i Sassoni praticavano il culto degli alberi e delle sorgenti, da sempre abitazioni di fate, i Celti e i Bretoni vennero in passato attaccati più volte che condannavano come sacrilegi i riti di accendere fuochi vicino a sorgenti e alberi.

 

I luoghi delle Fate:

I Gallesi pensavano dapprima  che il luogo fosse situato a nord della loro terra montagnosa in seguito nella misteriosa penisola occidentale del Pembrokeshire, tutte rocce e nebbia, più tardi in un isola del Canale di San Giorgio al largo della stessa costa. Gli Irlandesi chiamarono Hy Breasail l’isola fantasma che, secondo loro, si trovava ad ovest. I britanni erano convinti che l’isola fantastica fosse l’isola di Man.

Nelle tradizioni delle popolazioni Nordiche spesso le Fate abitano isole  che scompaiono, luoghi dove è sempre Primavera e il sole non tramonta mai, in questi luoghi ovviamente non è necessario lavorare, perchè la terra produce frutti in abbondanza..La più nota di queste isole che compaiono e scompaiono all’orizzonte è Tir Nan Og, il luogo nel quale si sono rifugiati i Tuatha de Dannan i mitici primi abitanti dell’Irlanda.

Ma a parte questi luoghi considerati le “” capitali” delle Fate, esse vivono in ogni luogo naturale e incontaminato, amano i luoghi rialzati e le colline, infatti la parola Gaelica che identifica le Fate Sidhe significa espressamente popolo delle colline. Secondo alcune leggende è estremamente difficile rinvenire l”ingresso a questi luoghi, ed è possibile solamente, camminando per 9 volte in una notte di Luna Piena.

 

 

  

Una promessa d’amore inossidabile che supera il tempo, le avversità più singolari e le situazioni più impensabili e colora di poesia il presente.

Quindi coccole lente e languide che fantasticano sulla tua pelle bianca, saltellando allegre e colorate sui tuoi capelli.

Quindi il futuro a portata di mano, con la soavità e l’allegria e la leggerezza che mai avresti osato sperare e la semplicità dell’essere insieme finalmente!

Quindi accade quello che doveva accadere, quello che era nell’ordine delle cose, quello che ormai non fa più paura.

Quello che è.

 

Quindi

 

 

PICNIC con… vista UNICA sul ponte della… GIOCONDA, arte, ricette, storia


  •   Monna Lisa (La Gioconda)

    Quanto durerà
    ancora la mia condanna?
    Sono io, Monna Lisa,
    a voler fuggire da questo quadro.
    Il sorriso non è il mio
    e non mi piace, no, lo sfondo.
    Troppo angusto è lo spazio
    della gabbia che mi opprime.
    Ci sono finita dentro
    senza aver commesso alcun reato.
    Colpa di un ritrattista
    che mi ha come segregata
    coprendomi con un’invisibile
    e purtroppo indistruttibile grata.
    Tutti lì davanti a fare commenti
    di come è la mia posa
    ritrovandomi indagata
    sempre per la stessa cosa.
    Quello che è l’aspetto
    di una donna assai virtuosa.
    Voglio regalarmi una vita nuova.
    Se hai il potere di rapirmi
    puoi mettermi alla prova!

    Da Parigi a Ponte a Buriano…

     un monumento sull’Arno…

     

    Un ponte romanico stupendo solca con le sue sette arcate il corso del più importante fiume toscano.

    Per Me…

    “Una Poesia sull’Arno”…

     

    A qualche chilometro da Arezzo, sulla strada Setteponti che conduce a Castiglion Fibocchi e Loro Ciuffenna si trova Ponte Buriano, un opera di architettura medievale che riesce a sopportare il traffico odierno, intenso e pesante.
  1. L’attenzione di chi l’osserva, è piuttosto rivolta sua struttura architettonica che con le sue possenti arcate sembra quasi galleggiare sull’Arno che in questo tratto non è profondo, ma molto largo per il vicino invaso della Penna e perché la zona è abbastanza pianeggiante.
    Il tratto di fiume che va da Ponte Buriano alla diga della Penna (circa 7 chilometri), va a costituire la Riserva Naturale di Ponte Buriano e La Penna.
  2. Sicuramente l’ampio specchio d’acqua sotto Ponte Buriano influisce molto sul fascino di questa opera architettonica medievale a cui si lavorò quasi quaranta anni, dal 1240 al 1277.
  3. Nei vari momenti del giorno, con la variazione dell’orientamento della luce solare, Ponte Buriano ci può apparire…
  4. come “un’opera d’arte mutevole”.
  5. Io lo definisco “una poesia sull’Arno” perché con il mutare dei colori dell’ambiente circostante e della luce che lo illumina da molte direzioni, Ponte Buriano, che si specchia sull’Arno, è capace d’ispirarci sempre sentimenti e stati d’animo diversi.
    Questo “monumento sull’Arno” con la sua robusta e possente struttura a sei arcate ha resistito a tutte le alluvioni degli ultimi 850 anni, con la sua bellezza ha saputo anche vincere la furia distruttiva della guerra. Quando i tedeschi si ritiravano, alla fine della seconda guerra mondiale, minavano tutti i ponti che si trovavano sul loro percorso. Di fronte ad un’opera architettonica di tale fascino come Ponte Buriano non trovarono il coraggio di farlo saltare in aria.
  6. Il fascino di questo ponte e dell’ambiente circostante è sempre stato notevole.

 


L’intuizione più geniale è che quella zona dell’aretino con il Ponte Buriano è il paesaggio della Gioconda… della enigmatica Monnalisa.
Dietro il suo volto sorridente si intravede il ponte a schiena d’asino identificato da alcuni studiosi e ancor più in lontananza ecco apparire i calanchi del Valdarno, pinnacoli di argilla erosa detti “Balze”.
E’ una prova che Leonardo aveva bene in mente la geografia di questi luoghi.
Che Leonardo conoscesse la zona aretina è ormai cosa nota, tesi confermata da un suo disegno, datato 1503 1504, in cui descrive a meraviglia il bacino idrico della Val di Chiana.
Una volta era la Cassia Vetus che nel congiungere Roma e Chiusi a Firenze veniva a scavalcare le acque dell’ Arno a Ponte Buriano.
Oggi è la strada provinciale dei Setteponti che da Arezzo a Firenze viene ad incontrarlo.
Fu costruito all’incirca verso la seconda metà del 1200.
Ponte a Buriano, il ponte della Gioconda: Leonardo da Vinci conosceva bene quel luogo e lo testimonia una sua mappa della zona conservata a Windsor.
Poco distante dal ponte l’Arno riceve le acque di un immissario, il canale della Chiana, nel quale confluiscono le acque dell’omonima valle.
Se si risale il corso di questo canale, andando a ritroso, bisogna superare una serie di meandri e poi ci si infila in una gola, la Gola di Prato Antico.
Se si osserva il lato sinistro della Gioconda, si vede un corso d’acqua con meandri che si infila in una stretta gola.
 


La tesi non è proprio nuovissima, ma è stata da poco avvalorata da ulteriori studi e scoperte.

L’argomento è uno di quelli che ha lasciato insonni generazioni di storici dell’arte, che incuriosisce però anche chi non è addentro proprio alla materia, attratto dai numerosi misteri che gli aleggiano intorno. Ipotesi, più o meno suggestive, di scoperte più o meno scientificamente appurate, ma sempre misteri resteranno, quelli intorno a La Gioconda.

Insieme alla notizia che il ritratto più celebre al mondo sarebbe quello di un androgino, metà uomo, metà donna, c’è la conferma della tesi che lo storico dell’arte aretino, Carlo Starnazzi, portò a pubblica conoscenza già nel 1992, ovvero che il ponte che figura alla destra del quadro (per chi guarda) è il ponte di Buriano, in provincia di Arezzo.

Oltre la spalla della Gioconda, c’è un ponte basso, a più arcate, un ponte antico, a schiena d’asino di stile romanico, identico a quello costruito in pieno medioevo, nell’età in cui Arezzo viveva un momento di particolare prosperità.

A queste conclusioni è giunto il Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, Culturali e ambientali, che, attraverso il proprio presidente, Silvano Vinceti, ha presentato alla stampa estera in Italia una ricerca su Leonardo. La prima tesi, quella che riconoscerebbe nella Monna Lisa un androgino, è ora sostenuta dal ritrovamento “nell’occhio destro di Monna Lisa, per chi guarda il quadro, la lettera S che un’analisi comparata della scrittura ha evidenziato essere come  S di Leonardo e nell’occhio destro la lettera L. Una specie di firma, una dedica a Lisa e Salai”
Sotto uno degli archi del ponte è stato individuato il numero 72 e la decifrazione del numero: “72 – ha spiegato Vinceti – riveste molti significati legati alla tradizione ebraico-cabalistica, quella cristiana e quella dei templari, quella magica e quella naturalistica. Leonardo appose il numero 72 e lo investì di vari significati affidando ad esso un suo specifico pensiero.

Il nome di Dio è composto da 72 lettere secondo la tradizione cabalistica, mentre per quanto riguarda il Nuovo Testamento, il numero 7 e il numero 2 potrebbero rinviare all’Apocalisse di Giovanni con precisi riferimenti alla fine del mondo e ai saggi, ai sapienti, agli eletti che saranno risparmiati”.

I templari, inoltre, avevano dimestichezza con la cabala e non è casuale che le regole dei monaci combattenti fossero 72. Al numero 2, infine, corrisponde il dualismo, la opposizione ma anche l’armonia dei due principi, quello maschile e quello femminile.
“La scelta del 2 da parte di Leonardo – ha concluso lo studioso – non sarebbe causale, rinvia alle lettere L e S, alla visione filosofica che ha ispirato il quadro: una armoniosa sintesi fra l’uomo e la donna”.

 

Picnic veloce…con vista stupenda,

i classici gamberetti grigliati al limone, panini affumicati e poi,

dolcetti alla banana…

e naturalmente un… buon vino Toscano

***

 Gamberetti grigliati al limone

*

“Panini Affumicati” e…

Ingredienti per 2 panini

100 g di prosciutto di parma affumicato

2 foglie di lattuga

2 cetrioli in salamoia

40 g di burro morbido

1/2 cucchiaio di senape

come fare

lavorare il burro e la senape con un cucchiaio di legno fino a ridurlo in crema.

dividete a metà i panini  e spalmateli con il burro preparato.

Sulla parte inferiore sistemate le foglie di insalata, i cetrioli tagliati a fettine, il prosciutto di Parma.

Chiudete i panini con l’altra metà avvolgeteli per il trasporto.

e poi …deliziosi

“pasticcini alla banana”

ingredienti x 6 persone

250 g di farina  di farro

(che ho comprato a Ponte a Buriano qui viene ancora

macinata a mano con macchina antica vedi foto)

1 yogurt alla banana

2 uova

150 g di zucchero

1/2 bustina di lievito per dolci

1/2 cucchiaio di bicarbonato

4 banane

100 g di uvetta sultanina

40 g di burro fuso

2 cucchiai di zucchero a velo

100 g di uva sultanina

come fare

Fate ammollare l’uvetta in acqua tiepida.

Con la frusta elettrica sbattere le uova e lo zucchero fino a che il composto sarà diventato giallino chiaro.

Unite lo yogurt, il burro e le banane schiacciate, la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato.

Aggiungete cannelle e l’uvetta asciugata

Imburrate e infarinate una teglia rettangolare e versatevi il composto preparato.

Lisciate bene la superficie, mettete nel forno già caldo, lasciando ndo cuocere per circa 1/2 ora finché la superficie sara’ ben dorata.

Rovesciate la torta e spolverata di zucchero a velo.

Servitela a mattoncini regolari e decorata con fettine di banana.

.

 Tentiamo ora di rifarsi alla ricostruzione…dei tempi,

 
Leonardo, è cosa certa, si trovava in Val di Chiana fin dal 1502 per incarico del Duca di Valentinois (alias Cesare Borgia).
L’incarico consisteva in studi topografici-ingegnieristici-idraulici-militari. La Val di Chiana era una malsana palude, senza nessuno sfogo alle sue stagnanti acque.
Leonardo è altresì in Val di Chiana nel 1503, questa volta (caduto in disgrazia Cesare Borgia) per conto della Repubblica Fiorentina, retta (importante!) dal Gonfaloniere Pier Soderini.
Il compito affidato a Leonardo dalla Repubblica fiorentina (leggi: dallo stesso Pier Soderini, anche perché, genio a parte, i due sono stretti amici di famiglia) è identico a quello già in precedenza conferito dal Borgia.
La presenza di Leonardo in Val di Chiana negli anni citati ci viene confermata, ove ce ne fosse bisogno, dai suoi quadri conosciuti anche come “le vedute della Valdichiana” e al momento conservate nella Royal Gallery del castello di Windsor in Inghilterra, vale a dire di proprietà della Regina Elisabetta II.
Dunque l’autore della Gioconda si trovava in Val di Chiana sia nell’anno 1502 che nel successivo 1503.
Operava sul posto per studi di rilievo che dovevano comportare continui sopralluoghi. Non era certo solo; doveva aver un’adeguata scorta di personale e disporre nell’occasione di tavole per disegnare, nonché del materiale necessario per fissare, “nero su bianco”, quanto veniva osservato o veniva impresso nella mente.
Durante la permanenza in Val di Chiana Leonardo era quindi in grado di dipingere o abbozzare (su tele, tavole o altro oppure solo imprimersi nella sua fertile mente) paesaggi, figure varie e altre possibili fantasie.
Non a caso gli anni 1502 e 1503 sono quelli in cui gli studiosi del settore fanno risalire l’inizio e la continuazione (non certo la sua definitiva conclusione) del celeberrimo quadro della “Gioconda” (in proposito si parla addirittura di sette velature o “mani” o strati di vernice che dir si voglia).
Ma in che modo Leonardo ritornava in Firenze dalla malsana e inospitale Val di Chiana? Vi erano due possibili e praticabili arterie e un solo genere di mezzo: il cavallo o il mulo.
Le arterie erano: da una parte la Cassia Vetus (attuale strada provinciale Sette Ponti) e dall’altra il diverticolo che da Arezzo (o probabilmente dalla stessa Val di Chiana) congiungeva (prima) le colline di Pieve a Maiano e (dopo) dai poggi della località Impiano scendeva giù verso il fiume Arno, fino ad attraversare il fiume medesimo in località Valle, dove si trovava (e in parte si trova ancora) un ponte romanico a quattro arcate a basso sesto (o sesto scemo, che è poi lo stesso).
Attraversato il ponte, il diverticolo si ricollegava alla Cassia Vetus dalle parti di Loro Ciuffenna, dopo aver percorso la Valle dell’Ambra.

e dopo picnic e l’affascinante momento di storia e arte…

 

ho notato vicino alle sponde del fiume interessanti e gustose erbette primaverili allora tutti in …ricerca erbette selvatiche, vicino al fiume ce ne sono uno splendore, le più preziose:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

“Tagliolini ai mirtilli

con mix di erbette selvatiche

e…

Ravioli ripeni di erbette

alla Gioconda”

di sicuro mi ricorderò in quale splendido luogo ho raccolto le mie preziose Erbette

queste  erbe  non si trovano facilmente se non vicino a luoghi molto umidi

ingredienti x 4 persone

per i ravioli

200 g di farina di segale

300 g di farina bianca macinata rustica

3 uova

1 cucchiaio di  olio oliva extravergine.

per i tagliolini:

stesso procedimento nel pesare gli ingredienti per la pasta,

aggiungere soltanto 250 g di mirtilli frullati 

Per il ripieno:

250 g di erbette miste spontanee ( vedi foto)

comprese le coste rosse delle bietole selvatiche

1 carota

1 patata

150 g di parmigiano

pangrattato , burro, sale

Per il condimento:

40 g di burro bio

4 cucchiai di parmigiano

semi di papavero.

 

  1.  

    come fare:

    Su una spianatoia disponete le 2 farine setacciate a fontana, formate un cratere e rompetevi le uova, versate  l’olio e un pizzico di sale.

    Impastate il tutto fino a formare una pasta liscia e omogenea di media consistenza, formate una palla e fatela riposare al fresco.

    Nel frattempo lavate e lessate a vapore le erbette, scolatele e una volta raffreddate, grattugiate la carota e la patata e unite alle erbe selvatiche sminuzzate.

    Riunite il tutto e pepate e mescolate incorporando un poco di pangrattato cotto in una noce di burro.

    Stendete la pasta sottile e con una rotella tagliapasta ricavate dei quadrati: ponete al centro 1 cucchiaio di ripieno e richiudete premendo ai bordi

    Lessate i ravioli in abbondante acqua bollente salata per 10 minuti, scolateli e conditeli con il burro fuso, il parmigiano grattugiato, e qualche seme di papavero.

 Curiosità

Missione Shuttle STS 164

decollo 12 luglio 2001

come vedete nelle foto il comandante della missione STEVEN LINSEY e YANET KAYANDI, tecnico di bordo MOSTRANO:

 

Accade assai raramente, ma ogni volta che accade, una parte di paradiso cade sulla terra. Accade tra due persone: né dipendenti, né indipendenti, ma in profonda sincronia tra loro; come se respirassero uno per l’altra, un’anima in due corpi: ogni volta che accade, accade l’amore.

Osho Rajneesh

          

non ti cambierei per nessuno

Quando parli dell’amore
risuona la voce
che fa fiorire i giardini

se chiami il vento
è per sorridere al dolore

se guardi il giorno venire
l’alba quietamente mi veste

cedevole al richiamo
è il mio cuore che accoglie
ogni frammento di vita

m’appago nella tua anima
che rifiuta la notte

nel fogliame del mare
dove si è ravvivato il verde
conservo preziosamente i segreti
di troppa tenerezza

-non ti cambierei con nessuno-

nell ‘abbraccio che mi porta sempre
nel tuo cielo
s’accende il faro
di altri giorni di bellezza.

M.B

 

CURCUMA…l’ORO dei re magi & le mie “salutari”ricette Natalizie


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Particolare dell’Adorazione dei Magi…un dipinto del Perugino

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Ero a Firenze  il 5 gennaio dello scorso Anno, ospite ad un party natalizio organizzato da un famoso  cardiologo che aveva operato a N.Y  al Mount Sinai Hospital; gli chiesi cosa volesse nella calza della befana! «Un po’ di curcuma» mi rispose. Dopo avermi fatto leggere decine di lavori sull’utilità del curry in cardiologia, capii che non scherzava affatto. E mi raccontò le origini di questa radice (con cui adesso si prepara il curry) sostenendo che l’oro portato in dono al Bambin Gesù dai Re Magi non fosse il vile metallo bensì la polvere di curcuma dall’intenso colore giallo oro, già da allora mescolata a pani e focacce per dare sì sapore ma anche (visto il suo forte potere antibatterico) per combattere le mille infezioni possibili nei paesi caldi.

 

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adorazione dei MAGI del Perugino

CURCUMA…la PREZIOSA PIANTA

nel giardino di Nonsolononna

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La mia ricetta natalizia …Biscotti alla Curcuma

ricetta

Cuori, angeli & C

ai Pistacchi e Curcuma

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ingredienti per 60 pezzi

40 g di burro

80 g di fruttosio

1 uovo bio

la scorza di 1/2 arancia bio

100 g di pistacchi non salati, sgusciati e tritati

150 g di farina di kamut bio

glassa reale “fatta in casa”

(vedi ric. nel BLOG)

2 piccoli cucchiaini di curcuma

3 cucchiai di pistacchi sgusciati non salati

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preparazione

biscotti & decori

  • In una terrina ammorbidire il burro.
  • Unire  fruttosio, uovo e scorza di arancia e amalgamare fino ad ottenere un composto omogeneo e chiaro.
  • Unire i pistacchi tritati finemente, la farina, il curcuma e formare rapidamente una palla di impasto, appiattirla leggermente.
  • Coprirla e metterla in frigo per 2 ore.
  • Su un ripiano spolverato con un po’ di farina, stendere poco per volta l’impasto a uno spessore di 7 mm circa.
  • Con i vari disegni di stampini natalizi tagliare l’impasto steso e disporre i biscotti su una placca foderata con carta da forno
  • Cuocere in forno per 8 minuti nella parte centrale preriscaldato a 180 gradi.
  • Sfornare e trasferire con la carta da forno su una griglia e lasciar raffreddare.
  • Preparare la glassa reale con curcuma (vedi ricetta nel blog).
  • Intingere o biscotti nella glassa.
  • Cospargere con i pistacchi e far raffreddare

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e poi ancora curiosità:

 

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Ma anche gli altri doni dei Magi, oltre ad un forte valore simbolico, avevano una grande utilità nella vita comune.
La mirra è una resina profumata estratta dalla Commyphora, usata nella vita quotidiana come disinfettante e profumo. In campo medico veniva usata come anestetico: mirrato era il vino che il soldato romano offrì a Cristo sulla Croce per alleviarne le sofferenze. A duemila anni di distanza un lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature ci dice che la mirra ha, in effetti, gli stessi meccanismi di azione della morfina. E questo spiega perché sotto l’imperatore Augusto in ogni campo di battaglia, sui carri-ambulanza era obbligatorio avere la mirra.
Ancora più utile l’incenso, conosciuto per il suo uso in campo liturgico. Ma la pianta dell’incenso (Boswellia) ha ben altri meriti: i suoi componenti hanno proprietà antinfiammatorie, e, infatti, la boswellia viene comunemente usata nella moderna fitoterapia per la cura di artrite, artrosi, ma anche patologie più gravi quali ad esempio la colite ulcerosa.

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La curcuma …è l’antinfiammatorio naturale più potente fra quelli individuati finora.

La curcuma va mescolata al pepe nero e diluita nell’olio di oliva per fare in modo che possa esprimere al meglio i suoi effetti.

 

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Curcuma:

  1. La curcuma protegge il fegato dai danni provocati da tossici ambientali e alimentari e da microrganismi patogeni.
  2. Stimola anche la produzione di bile, migliorando quindi la digestione dei pasti, le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti in particolare di quelli abbondanti e ricchi di grassi.
  3. Recenti studi ne hanno accertato scientificamente le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti

 

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e poi ancora:

una ricetta salutare

CURRY DI VERDURE E ANANAS

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 ingredienti

400 g di patate dolci
1 cipolla
200 g di sedano
1 ananas
1 cucchiaio d’olio d’arachidi
2 cucchiai di curry rosso in pasta
5 dl di latte di cocco
1 cucchiaio di salsa di soia

preparazione:

  • Pelate le patate dolci, tagliatele in quattro e poi a bocconi.
  • Cuocetele al vapore. Tritate la cipolla. Tagliate a pezzi il sedano e l’ananas.
  • Scaldate l’olio in un wock o in una padella ampia.
  • Rosolatevi il curry in pasta.
  • Soffriggetevi brevemente la cipolla e il sedano
  • Aggiungete il latte di cocco e fate cuocere il curry a fuoco lento per ca. 30 minuti.
  • Unite l’ananas e le patate dolci.
  • Insaporite il curry di verdure con la salsa di soia.

.

E quando amiamo, siamo felici senza un perché.. 

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la vita è fatta sì di impegno e cose serie e costruttive, ma anche di doni, di magia, di polvere di stelle…e noi siamo esseri che de-siderano: desiderare, etimologicamente, significa cercare di

prendere dalle stelle.

 

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Auguri dolcissimi a tutti!

 

 

 

” LA MELAGRANA” frutto magico, elisir d’amore…arte e ricette


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Anche quest’Anno il mio MELOGRANO è stato molto”GENEROSO”<3

Con gli ultimissimi GIRASOLI: ” in ogni angolo della mia casa bouquets di GIRASOLI”: infusi, oli e ricette di Nonsolononna


 

Con gli ultimi girasoli rimasti incolti ai bordi delle strade, ecco i miei bouquets, oli e infusi da conservare per il rigido inverno…

 

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Portami tu la pianta che conduce dove sorgono bionde trasparenze e

vapora la vita come essenza: Portami il girasole impazzito di luce”

Eugenio Montale

 

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Molto affascinante è il mito che parla dell’origine del girasole…

Secondo quanto riportato da Ovidio nelle Metamorfosi, la ninfa acquatica Clizia si innamorò di Apollo dio del sole, senza esserne corrisposta. 

Clizia tentò invano di guadagnarsi l’amore del dio e rassegnata iniziò a passare le giornate a seguire il corso  del carro del Sole nel cielo, piangendo e senza toccare cibo. 
Fu a quel punto che Zeus, mosso da compassione, dopo nove giorni trasformò la fanciulla in un fiore che, inclinandosi, seguì per sempre il corso del sole.

 

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ANEDDOTI E CREDENZE:

 per i cinesi è uno dei simboli dell’immortalità,  cibo dell’immortalità. Per gli antichi popoli americani era il simbolo del sole e ornava gli abiti e il capo di sacerdoti e sacerdotesse durante le cerimonie dedicate  al dio.

 

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Portami il girasole ch’io lo trapianti

nel mio terreno bruciato dal salino,

e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti

del cielo l’ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,

si esauriscono i corpi in un fluire

di tinte: queste in musiche. Svanire

è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce

dove sorgono bionde trasparenze

e vapora la vita quale essenza;

portami il girasole impazzito di luce.

 

(Eugenio Montale, Ossi di seppia, 1925

 

Parte interna del girasole

 

I fiori di Van Gogh…Il Sole in faccia

 

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A tavola con Van Gogh…

A pochi km a Nord di Parigi c’è una cittadina suggestiva,  Auvers-sur -Oise e conosciuta e molto famosa perché qui si visita l’ultima dimora di Vincent Van Gogh e si può mangiare al suo tavolo. Nell’Auberge Ravoux , ogni dettaglio e stato ristrutturato proprio come allora nel 1890.

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Nella piccola stanza non entrano più di 5 persone e qui dove Van Gogh nel 1890 a trascorso poco più di 2 mesi dipingendo forsennatamente 70 quadri in 70 giorni prima di suicidarsi in uno dei campi che circondavano il villaggi di Auvers -sur- Ose, 30 km a nord di Parigi. C’era venuto su consiglio dell’amico pittore Camille Pissarro e la modesta locanda, 3 franchi e mezzo al giorno pasti compresi, era tutto quanto si poteva permettere. Oggi l’edificio è diventato un museo e un piccolissimo ristorante.

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In questa locanda è tornato di moda il rito dell’assenzio…

nella sua versione innocua che una “specialità della casa”, versato sullo zuccherino

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come farsi l’Assenzio in casa…

 

1/2 litro di alcool a 95° *

4 cucchiai (quelli grandi) di artemisia absinthium *

4 cucchiai (quelli grandi) di semi di anice *

1 cucchiaino di semi di finocchio *

1 cucchiaio (quelli grandi) di anice stellato 1 cucchiaino di coriandolo 4 bacche di cardamomo 1 cucchiaino di maggiorana 2 cucchiaini di radici di angelica tagliati 1/2 noce moscata( * elementi comuni ad absinthe commerciali

procedere così…

  • macerare per una settimana l’artemisia nell’alcool dopo avere agitato x 10 minuti filtrare con il classico fazzoletto di carta aggiungere gli altri componenti,
  • dopo averli pestati in un mortaio agitare e lasciare macerare x un altra settimana filtrare con il classico fazzoletto di carta aggiungere 250 cc di acqua per abbassare la gradazione alcoolica al momento della miscelazione con i 250 cc di acqua
  •  con lieve aumento della temperatura il liquido dopo 7 giorni è quasi totalmente trasparente verde chiaro con un deposito sul fondo della bottiglia che butto via
  • il sapore migliora con il tempo con il rituale classico, il colore è bianco modesto, e dopo alcuni secondi tende a diventare trasparente stranamente, viste le proporzioni il sapore dell’anice è meno forte e si sente un sapore simile alla liquirizia…si tratta dell’angelica altra cosa che metto in evidenza è, rispetto ad altre ricette, la quantità bassa di semi di finocchio.

 

versato poi nei bicchierini chiamati “bugiardi”

si chiamano così perché fanno tanta scena ma contengono poco

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Ricetta

“dell’Auberge Ravoux”

“Zuppa di pesce con Pastis”

 

zuppa di pesce

 ingredienti per 4 persone

per la zuppa

2 cucchiai di olio di oliva

1 cipolla piccola tagliata a strisce sottili

2 spicchi di aglio schiacciati

200 g di finocchio tagliato a strisce sottili

200 g di zucchine tagliate a bastoncini sottili

300 g di pomodori privati dei semi e tagliati a dadini

40 g di fondo di pesce

80 g di brodo di pesce

600 g di filetti di pesce ( merluzzo, salmone, scorfano,cozze)

tagliati a dadi  grandi circa 2 cm e mezzo

1/2 dl di liquore d’anice ( ad esempio pastis)

sale e pepe a piacere

1/2 mazzetto di basilico tagliato finemente.



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preparazione

  • Scaldare l’olio in una pentola.
  • Far rosolare cipolla e aglio. Unirvi finocchio e zucchine, far cuocere per ca. 5 min.
  • Versarvi fondo e brodo, portare a ebollizione, abbassare la temperatura.
  • Coprire e far cuocere a fuoco medio per ca. 5 min, abbas­sare la temperatura.
  • Aggiungere pomodori e filetti di pesce, coprire e far cuocere e fuoco basso per ca. 5 min.
  • Versarvi il Pastis, condire.
  • Distribuire la zuppa nei piatti, cospargere con il basilico.

 

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Nessuno dei fiori circostanti voleva stargli vicino, così lui era sempre solo e triste ma non si lamentava mai. Per consolarsi e dimenticare la sua infinita tristezza, trascorreva le sue giornate guardando il sole, e, per vederlo meglio, si era allungato verso l’alto e si girava per seguire il sole nei suoi spostamenti nel cielo.

Un giorno il sole si accorse di quello che faceva questo strano fiore, così decise di conoscerlo e gli si avvicinò. Il fiore gli raccontò di essere disprezzato dagli altri fiori e non gli nascose la sua tristezza e la sua solitudine.

Il sole, commosso da questa triste storia, abbracciò il fiore che diventò di un colore giallo oro e divenne il più alto di tutti gli altri.

Il sole decise di diventare amico di quel fiore e lo chiamò “Girasole“.

 chicche su di me…

 

  • Sono un fiore che ha origini antiche: nell’America settentrionale sono stati trovati resti di questo fiore che risalgono a tremila anni prima di Cristo. 
  • Gli Indiani d’America mi consideravano una pianta sacra in quanto consentivo all’uomo di farne molteplici usi.
  • In Perù sono l’emblema del Dio Sole. 
  • E’ dal Perù che io  venni per la prima volta importato in Europa.
  •  fui apprezzato dal Re Luigi XIV, il Re Sole e durante l’età vittoriana, in Gran Bretagna, venni disegnato su stoffe, inciso nel legno, forgiato nei metalli; 
  • Oscar Wilde volle me come simbolo del movimento estetico che lui stesso aveva fondato.
  •  In Italia, poeti come Eugenio Montale e Gabriele D’Annunzio mi hanno elogiato nei propri versi.
  • Nelle opere di Van Gogh la presenza mia è ricorrente.
  • Il mio significato, nel linguaggio dei fiori, è di allegria e orgoglio.
 

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 PREPARAZIONI

IInfuso: 

40 g di petali essiccati in un litro di acqua bollente, usando un recipiente di terracotta. Lasciare in infusione un quarto d’ora, filtrare, berne 4 tazzine al giorno.

Infuso di semi: 

20 g di semi torrefatti in un litro d’acqua bollente per un quarto d’ora, filtrare e bere a tazzine nel corso della giornata.

Decotto di semi: 

bollire per 20 minuti un pugno di semi in un litro d’acqua, filtrare e bere nel corso della giornata.

Olio di semi:

 si acquista già pronto, di ottima qualità, per la preparazione di unguenti per massaggi.

Tintura di foglie:

macerare per una decina di giorni 20 g di petali o foglie essiccati e sminuzzate in 80 g di alcol a 60°. Filtrare e conservare in boccette di vetro scuro con contagocce. La dose consigliata è di 10-20 gocce prese 2-3 volte nel corso della giornata.

Vino medicinale: 

macerare per 15 giorni 40 g di fiori e foglie essiccati in un litro di ottimo vino bianco secco. Filtrare e berne due bicchierini al giorno.

 

BELLEZZA

 

Massaggi nutrienti per il corpo:

 l’olio è ricco di vitamina E, oltre a contenere sostanze benefiche per la pelle. Mescolare un bicchierino di olio di semi con quattro gocce di olio essenziale di rosmarino, mescolare e usare per massaggiare il corpo. Potete usare anche olio di ginepro e di cipresso per le zone eventualmente colpite dalla cellulite.

Altri usi:

 l’uso di masticare semi di girasole è noto, nelle insalate si impiegano i semi appena germogliati. I germogli chiusi, teneri e senza peli, si mangiano bolliti e ripassati al burro, oppure grigliati e conditi con olio e sale. L’olio è usato per lo più per le fritture e per la conservazione del pesce in scatola, dei vegetali in vasetto, entra nella composizione delle margarine.

Con il midollo fibroso dei gambi si prepara una carta dal particolare effetto anticato. I petali bolliti danno un bel colore giallo nella tintura delle stoffe. Con i gambi essiccati e bruciati si ottiene un concime ricco di potassio. I gusci dei semi dei girasoli dati alle gallina fanno aumentare la produzione delle uova.

Coltivare la pianta vicino alla casa significa ridurne l’eventuale umidità.

 

 

linguaggio dei fiori…

poiché si volge sempre al sole, ciò che il sole è per lui, tu sei per me!

 

dedicata a te…

“GIRASOLE”  di Giorgia 

E come un girasole giro intorno a te

che sei il mio sole anche di notte

tu non ti stanchi mai tu non ti fermi mai

 con gli occhi neri e quelle labbra disegnate

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  tu non mi basti mai prendimi l’anima 

 e non mi basti mai muoviti amore sopra di me 

 e come un girasole io ti seguirò

e mille volte ancora ti sorprenderò

e come un girasole guardo solo te

quando sorridi tu mi lasci senza fiato

e come un girasole giro intorno a te

che sei il mio sole anche di notte

e metti le tue mani grandi su di me

mi tieni stretta così forte.

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