Archive for the ‘autunno’ Category

Il profumo del mito…una storia 1000naria, IL TIMO


 

“Passerà il tempo ma la medicina delle erbe non tramonterà mai”

 

Gerolamo Cardano,

poliedrica figura di medico, mago e filosofo del Rinascimento Italiano

 

il profumo del timo

Scivolo piano nel paesaggio in versanti
argentati e aspri o anche dolci e poi fratti
di pietre brune e linee austere
che amo, quasi a saper esser così,
o lo sono…
guardo 
e assorbo il passato e il presente
di un cuore scomposto e ardente
il mio
cerca la linea di armonia
nel duro rincorrere i giorni
privo di senso e, quello sì,
aspro.
Esile filo, erba lucente
imperlata del freddo
che presto verrà, scorre la mano
e ricorda la pelle
in altre carezze.
Scende la sera
in giro sui monti 
c’è ancora il profumo del timo.

 

 

 

Il nome deriva da ” THIMOS” che significa, ANIMA, RESPIRO VITALE, CUORE che…

per i Greci era sede dell’IRA, del CORAGGIO e dell’ARDORE si riteneva che il suo aroma conferisse VIRTU’ EROICHE.

veniva usato spesso nella decorazione pittorica delle tombe.

 

si resta increduli davanti alle infinite proprietà medicinali, farmacologiche o MAGICHE che in passato erano attribuite a questa pianta:

la flora spontanea italiana comprende circa 10 specie di” thymus”, molto simili tra loro.

Per gli Egizi era un’erba purificatrice usata nei templi, gli egizi ne preparavano unguenti per l’imbalsamazione e pensavano che l’anima dei defunti potesse risiedere nei SUOI FIORI, la scienza non aveva ancora diimostrato che i suoi oli impediscono la putrefazione e la prolificazione batterica.

I medici Arabi Avicenna e Averroé lo raccomandavano come droga antivelenoo e per curare la tosse e reumatismi.

Nel Medioevo figurava tra le 5 piante sacre tanto che Carlo Magno ordinô che fosse coltivato in tutti i gIardini erboristici e negli orti dei monasteri per questo motivo le Dame ricamavano spighe di Timo sulle insegne dei loro cavalieri, pastori, viandanti e pellegrini un tempo costretti all’addiaccio erano soliti consumarlo per preservarsi dalle malattie e dagli insetti velenosi.

I Romani ne ricavavano un vino medicinale e pare che i soldati prima delle battaglie si immergessero nell’acqua di TIMO che infondeva Coraggio e Vigore.

 

 

Frittata di settembre

con  “LE ERBE SELVATICHE”Timo Serpillo

 

che aiutano a superare il cambio di stagione…

ogni erba cresce nel momento in cui noi abbiamo bisogno di LEI

 

 

 

Ingredienti

Le Erbe Selvatiche

( Portulaca, Timo, Paretaria, Menta, Foglie di Malva, Crescione, Nepitella, foglie tenere di malva)

Funghi Champignon a fette

Uova

cipolla piccola di Tropea

Pecorino Stagionato grattugiato

pepe bianco, sale, olio extra vergine di oliva, noce moscata

come fare:

  • Facilissima da farsi, dopo avere raccolto le erbette selvatiche, lavatele accuratamente e spezzettatele.
  • In una padella mettere olio e cipolla, rosolare poi aggiungere i funghi a fette, rosolare ancora per qualche minuto.
  • Coprire le erbette e funghi con formaggio pecorino grattugiato con nepitella, timo, pepe bianco e sale qb.
  • Aggiugere le uova sbattute con noce moscata, girarla almeno 1 volta.

 

       

 

Qualcosa di Curioso e Afrodisiaco è racchiuso

nella”Menta”…e nel Crescione

La storia è narrata da Ovidio: lega il nome della Menta a quello della ninfa “MYNTHA” creatura straordinariamente BELLA. Secondo la leggenda la ninfa venne trasformata nella pianta della menta da Proserpina, mooglie gelosa di Plutooe ed il suo caratteristico profumo gli fu donato da  dal Dio come utimo gesto d’amore.

Presso alcune cuture mediterranee era auspicio di prosperità… distribuirne le foglie sul pavimento della camera in occasione della prima notte di Nozze, e specifiche virtù di corroborante dell’attività sessuale erano evidenziate anche da Discoride e Galeno nei looro studi.

Leggende latine dicevano che ai soldati Romani era vietato il consumo di menta, perchè li avrebbe resi schiavi dell’eros, spingendoli a preferire le battaglie amorose a quelle con il nemico.

Gli Ebrei  usavano la menta per profumare le mense ed elevare lo spirito.

mentre il Crescione…

il Crescione d’acqua di questa pianta si utilizzano sia foglie che fiori…va raccolto da Maggio ad Agosto in piena fioritura e va usato fresco altrimenti perde le sue proprietàe la qualità più apprezzata per le sue proprietà aromatiche terapeutiche e Afrodisiache, battezzato “Nastiurtium”, tipico per il suo odore piccante, molto conosciuta nell’antiichità perchè cresceva spontanea nei pressi dei corsi d’acqua.

Discoride classificava il seme della pianta “CALDO”,atto a stimolare Venere, cosî pure i Romani consideravano questa pianta corroborante ed Afrodisiaca.

Plinio riteneva che rendesse più vivace la mente, durante l’Ottocento forse per il suo odore, Mantegazza ribadì le proprietà afrodisiache

Durante l’Ottocento, forse per il suo odore, Mantegazza ribadî le sue proprietâ afrodisiache del crescione, inserendola tra gli alimenti ottimi per rinforzare il tenzone Amoroso.

 

 

 

Ai tempi nostri : 

in Sardegna era chiamato erba della Madonna, con altre piante aromatiche proteggeva il ciclo mestruale

in Germania era associato, alla divinità FREJA Dea dell”Amore e della Primavera dalle cui lacrime curiosamente, come nella lleggenda Greca Arianna, sarebbe nato il TIMO

 

Curiosità

Questa pianta era inoltre conosciuta con il nome di Marienbattstroth,  cioè la paglia del letto di Maria nella fuga in Egitto e lo si bruciava durante le sue feste.

Particolari Proprietà

Sulle rive del Reno Hildegarda di Bingen, molti anni prima ch laa sciennza individuasse il potentte “Timolo”, usat come antbiotico e battericida usato come antibiotico e battericida nella prima guerra mondiale, lo accomandava per curare lebbra, paralisi e malattie nervose.

Alberto Magno religioso e filosofo deel XIII secolo nel De Vegetabilibus lo prescrive come sedativo per i malinconici e gli epilettici e un’altro autoore antico un certo …

Durante  sostiene che” giova trito con olio alla dislogazione de li ossi, e come acetolito al nervo sciatico, il decotto nel vino conferisce alla vista debole, giova ai difetti della vescica e combatte i vermi”.

Gian Battista della Porta, cinquecentesco filosofo e alchimista che come Giordano Bruno aveva una visione mistica e magica della natura e delle sue cause, affermava che il timo strofinato e odorato rendesse immuni dalle malattie e assicurasse lunga vita. 

 

Nella terra di William Shakespeare, si credeva che il suo consumo facesse addirittura acquistare ” la capacità di vedere le Fate”.

 

Pane Integrale alle erbe

 

 

ingredienti

200 gr di farina 00

200 g di farina grano saraceno

10 gr di lievito di birra fresco

1 cucchiaio di zucchero

4 foglie di salvia

1 cucchiaio di foglie e fiori di timo

1 cucchiaio di foglie di finocchio tritate

1 cucchiaio di semi di fiocchio

1 cucchiaio di santoreggia tritata

1 cucchiaio di aghi di rosmarino tritati

olio di oliva

1 cucchiaio di sale

 

come fare

 

  • Sciogliere il lievito in poca acqua tiepida
  • Mescolare le farine setacciate con lo zucchero, il sale , un filo di olio, le erbe tritate, i semi di finocchio e foglie e fiori di timo.
  • Impastate aggiungendo via via l’acqua con , lavorando fino ad ottenere un impasto omogeneo e non appiccicoso.
  • Adagiate il composto in una terrina, copritelo con un canovaccio e fatelo lievitare in un luogo fresco per 2 ore circa, finche la pasta non avrà raddoppiato il proprio volume.
  • Stendete l’impasto con le mani e con il mattarello, portandolo ad uno spessore di 1 centimetro
  • Trasferitelo in una teglia unta di olio e cuocetelo al forno a 250°, dopo 13 minuti diminuire il calore a 200° e portare a cottura, ci vorranno 30′ circa
  • Servite il pane freddo , tagliato a fette.

 

 

 

Cambia tutto intorno a noi ma:

 

LE ERBE, come il canto degli uccelli ritornano uguali ad ogni stagione,

quindi mi chiedo… perchè non dovrebbero conservarsi anche le loro proprietà?

 

 

 

E’ tornata leggera l’anima tua alla mia nel complice silenzio della sera.

Abbraccia la notte il mio dolore, sorpresa

dal mormorio vicino del tuo AMORE

 

 

 

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PRELIBATEZZA ESTIVA… Prunes LORRAINE o MIRABELLE le preferite da Manet


 “Ode alla prugna”

Pablo Neruda

“…Da allora, la terra, il sole, la neve, le raffiche della pioggia, in ottobre per le strade, tutto, la luce, l’acqua, lasciarono nella mia memoria odore e trasparenza di prugna. La vita ovalizzo’ in un calice il suo splendore, la sua ombra, la sua freschezza. Oh bacio della bocca nella prugna, denti e labbra pieni dell’ambra odorosa della liquida luce della prugna”.

 

  PRANZO D’ESTATE  in Toscana… con le LORRAINE, ricordando Manet

 

 

” l’ALBERO DELLE MIRABELLE “

direttamente dalla FRANCIA  innesto di Mirabelle piantato da mia nonna

E’ CONSIDERATO IL PADRE DI TUTTE LE VARIETA’ DI PRUGNE.


Le sue radici, infatti, vengono utilizzate per gli innesti.

Il frutto d’oro della Lorena! La regione fornisce il 70% della produzione mondiale e la mirabella della Lorena gode dell’IGP dal 1996. Per questa piccola susina gialla, è tutta questione di maturità. Viene raccolta una volta matura e anche se i metodi si sono modernizzati e meccanizzati, il principio rimane lo stesso: bisogna “scrollare” i frutti, cioè scuotere gli alberi per far cadere i frutti ormai maturi in una grande tela. È facile verificarne la maturità: una volta che il frutto viene diviso in due parti, il nocciolo deve staccarsi da solo.  Le macchie e lo strato di protezione che la ricoprono indicano che il frutto è stato colto al momento buono, e quindi deve essere consumato rapidamente. La sua stagione è molto breve: da metà agosto a fine settembre. Solo 6 settimane per gustare questo frutto fresco, profumato ed energetico. Poi lo si potrà apprezzare come marmellata o come frutta sciroppata. Può anche essere congelato, ma poi deve essere cucinato ancora congelato per evitare che annerisca. 

             

Per un breve periodo dell’anno, in piena estate, questa gustosa, gialla prugna dalla polpa zuccherina che ha il sapore del miele é pronta per la raccolta…

Mirabelle lasciate cadere…dall’ albero del “Poggiolino”

 

 

Appena matura si lascia cadere dall’ albero su tele di lino distese sull’erba, questo e ciò  che fanno nella regione francese che da il nome a questa qualità  di prugne “La bella lorraine” è da qui che provengono le migliori qualità, è la prugna perfetta per dolci e marmellate ma e deliziosa abbinata con gli arrosti.

E’ altrettanto buona anche quella che cresce in Italia, chiamata anche ” mirabolano”.

 

CHUTNEY DI MIRABELLE e prugne

da servire con un formaggio stagionato di Pienza

 delizioso con arista al forno

ingredienti

250 g di mirabelle

150 g di prugne

30 g di uva passa

2 cipolle 

1 cucchiaio di olio di oliva

150 g di zucchero di canna

25 cl di aceto di vino bianco

2 chiodi di garofano

1 stecca di cannella

1/4 di cucchiaino di noce moscata in polvere.

preparazione

  • Affettare  e far appassire le cipolle in padella.
  • Versare l’aceto, lo zucchero. chiodi di garofano, la noce moscata e la cannella.
  • Bollire per 30 minuti. Fare raffreddare.

 


***

Arrosto di maiale alle aromatiche

ingredienti per 6 persone


1 pezzo di carne di maiale da kg 1,2 circa

6 spicchi di aglio

2 cipolle

2 scalogni

4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

4 rametti rosmarino

10 foglie di salvia

pepe,sale

50 g di burro

vino bianco.


Preparazione

  • Steccare l’arrosto con salvia 3 spicchi di aglio e il rosmarino, rosolare la carne nell’olio di oliva con l’aggiunta di 1 bicchiere di acqua, aggiungere anche i 3 spicchi di aglio rimasti, tagliare e aggiungere gli scalogni e le cipolle.
  • Coprire e cuocere per 1 ora circa, aggiungere il vino bianco, rosolare ancora al termine cottura aggiungere il burro precedentemente sbattuto con una frusta, versare sull’ arrosto.
  • Servire con il chutney di prugne.

 

Tra salato e dolce un po’ di storia…

ricordando Manet

 

Vita di Manet…

Così Manet compì studi di indirizzo classico presso il prestigioso collegio Rollin dove conobbe Antonin Proust che rimase per tutta la vita il suo più fedele amico.

 Manet intuì ben presto la sua vocazione per la pittura e, dopo una forzata e breve esperienza in Marina, cominciò nel 1850 l’apprendistato presso lo studio di Thomas Couture, frequentò il suo atelier per 6 anni,un tempo molto lungo se si considera il continuo disaccordo fra i due e cosa Manet diceva:

 «Non so che ci faccio qui; quando arrivo all’atelier, mi sembra di entrare in una tomba”

 Dal 1850 al 1856 si iscrisse come copista al Louvre.

 Tra il 1853 e il 1857 iniziò a viaggiare per l’Europa, copiando i capolavori custoditi nei Musei più importanti.

 Nel 1853 arrivò in Italia visitò Pisa, Perugia e Roma. A Firenze visitò il Gabinetto dei Disegni degli Uffizi dove iniziò a copiare le opere di Andrea del Sarto, di Franciabigio, di Poccetti, di Salimbeni, dell’Angelico, del Ghirlandaio e di Luca della Robbia. 

Couture gli aveva suggerito di viaggiare e di copiare le opere che lo avrebbero più colpito. È nota la copia dipinta dell’”Autoritratto” di Tintoretto, 

 Couture lo aveva iniziato all’amore per la pittura veneta del ‘500. Nel 1854 Manet copiò la “Venere del Pardo” di Tiziano con una certa libertà interpretativa interessato soprattutto al rapporto tra il nudo in primo piano e le figure vestite sulla sinistra del dipinto. Lo stesso interesse destato dal “Concerto campestre” di Tiziano del Louvre (allora ritenuto del Giorgione) e che insieme ad altre opere aveva suggerito il modello per la realizzazione della “Colazione sull’erba”.

 

Ritratto di  Manet e Signora

Nacque a Parigi nel 1832 da una famiglia benestante dell’alta borghesia. La sua famiglia non nutriva alcun interesse nei confronti della pittura.

Ma quello che a me a sempre affascinato,

è un dipinto eseguito da Manet nel 1864,è stato protagonista in Francia di tante di accuse di scandalo quando il dipinto apparve in pubblico all’improvviso,è “Déjeneur sur l’herbe”,anche questo variazione liberamente ispirata al Tiziano.

 

“Le déjeneur sur l’herbe”

1863 circa

olio su tela 89×116 cm

 

CROSTATA DI MIRABELLE 

 

 

ingredienti per 6 persone 

1 rotolo di pasta brise’

800 g di mirabelle

6 biscotti croccanti multicereali

mandorle a scaglie

100 g di marmellata di mirabelle

2 cucchiai di zucchero a velo

10 g di burro per la tortiera


preparazione

  • Lavare,tagliare e snocciolare le mirabelle.
  • Imburrate la tortiera.Stendervi la pasta brisé, bucherellare il fondo con una forchetta.
  •  Sbriciolare i biscotti e aggiungere meta delle mandorle sul fondo e disporre sopra le prugne tagliate e disporle a raggiera,infilandole leggermente nella pasta.
  • ricoprire le prugne con la marmellata e con le mandorle a scaglie rimaste
  • Cuocere in forno a 200°  per 25-30 minuti. 
  • Spolverizzare con lo zucchero a velo.


CONIGLIO IN GELATINA DI MIRABELLE

ingredienti

1 coniglio tagliato a pezzi

20 cl di vino bianco secco(bianco di orvieto e’ perfetto)

4 scalogni

prezzemolo

1 spicchio di aglio,timo ,rosmarino

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

1 confezione di gelatina

6 fette di lardo

 di colonnata

250 g di mirabelle

sale,pepe.

 

come fare

  • Salare e pepare il coniglio e ricoprirlo di vino bianco e olio oliva.
  • Affettare gli scalogni e aggiungerli al coniglio marinato aggiungendo anche il prezzemolo,l’aglio,il timo e il rosmarino.
  • Mescolare il tutto e fare marinare in frigorifero per 12 ore.Per la cottura,disporre in una terrina il lardo,poi, a pezzi il coniglio e la marinata eliminando timo e rosmarino.
  • Diluire la gelatina in 1/2  litro di acqua  e versarla sulla terrina.
  • Coprire e cuocere in forno a bagnomaria per 2 ore. All’uscita dal forno,aggiungere le prugne snocciolate.
  • Mescolare fare raffreddare e servire. 

Immense et rouge
Au-dessus du Grand Palais
Le soleil d’hiver apparaît
Et disparaît

Comme lui mon coeur va disparaître
Et tout mon sang va s’en aller
S’en aller à ta recherche
Mon amour
Ma beauté
Et te trouver
Là où tu es.

 

…ALL’AMORE MATURO… L’AMORE COME DONO.

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Con l’entrata in gioco della realtà entra in gioco l’amore maturo, che non è più luna di miele con i suoi aspetti sognanti, ma comincia ad avere in sé qualcosa di profondamente radicato e terreno.

 

 

ma…siiii
ancora “honey moon”… 

L’OLIO” NOVO”: Elisir di lunga vita & Dono Divino…la mia ricetta “primo sapore”


Dove argilla magra e ghiaia nei campi spinosi,

siano allietati dal bosco di Pallade, dagli olivi longevi”.

 

 

così scriveva Virgilio nel secondo libro delle Georgiche, testimoniando come già questa pianta fosse antica al suo tempo. 

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…pecula bina novo spumantia lacte quot annis

craterasque duo statuam tibi pinguis olivi…

…ogni anno ti donerò latte spumeggiante 

e due otri di buon olio di oliva

(Virgilio)

 

Da Omero desumiamo che al suo tempo erano presenti molte piantagioni d’ulivo nell’aria Mediterranea dal poeta greco Lisia ci è giunta la splendida orazione del 396 a.C. intitolata

” per l’ulivo sacro” 

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Le origini dell’olio d’oliva

Secondo antiche leggende che ad ogni evento riuscivano a dare spiegazioni magiche e divine, l’ulivo fu creato da Atena dea della guerra e della saggezza, la leggenda narra che: Zeus stabilì che la terra sarebbe stata donata a chi tra gli dei avesse presentato il dono più utile all’umanità. Poseidone scagliando il tridente contro una roccia, fece sgorgare acqua di mare, a significare il suo gesto il potere sul mare degli Ateniesi. Atena invece percosse la terra ordinandole di produrre un albero nuovo e meraviglioso e all’istante nacque l’ulivo. Zeus affermò che miracolo più utile non si sarebbe potuto immaginare e diede il nome di Atena alla città di Atene, decretando la Dea vincitrice…Nell’Odissea fu proprio la dea a offrire ad Ulisse una fiala di olio di oliva, che le ridonò vigore e bellezza.

il mito e affascinante, ma non giusto nei confronti di altre zone dell’Asia Minore dove l’ulivo apparve spontaneamente prima che in Grecia nell’altopiano Iraniano, la Siria e la Palestina sono infatti le terre originarie di questo albero.

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Numerosi reperti archeologici ci parlano dell’ulivo, datandone la presenza a 3000 anni prima di Cristo. Dalle zone originarie dell’Asia la pianta si propagò successivamente in Egitto, nelle Isole Greche, Rodi, Creta.

Un po’ di storia…

Una promessa divina…

Adamo, a più di 900 anni e sentendosi ormai prossimo alla fine, si ricordo le parole divine della cacciata dal paradiso terrestre: Dio gli aveva promesso il perdono e l’olio di misericordia. Perché la promessa potesse realizzarsi, Adamo inviò in Paradiso uno dei propri figli, che ritornò con 3 semi donatigli da Dio e prelevati dall’Albero del bene e del Male. Da questi 3 semi nacquero sul Monte Tabor, tre alberi: il cedro, il cipresso e l’olivo.

Per gli antichi era un dono divino…

Alcune fonti fanno risalire l’uso dell’olio già in età preistorica, ai tempi dell’Homo erectus: nel Nord dell’Africa sono state scoperte alcune pitture rupestri raffiguranti degli uomini che sfoggiano sul capo ramoscelli d’ulivo.

 Per gli egizi fu la dea Iside a rivelare le proprietà dell’olivo agli uomini e a insegnargli l’arte di fare l’olio.

esportato nell’impero…

L’olio era coltivato anche dagli Etruschi, ma furono i Romani che lo esportarono in tutte le aree dell’Impero ( Francia, Spagna, Portogallo) e che ne perfezionarono la lavorazione e il commercio. Pare che sotto il regno di Costantino (IV secolo d.C) a Roma esistevano circa 2300 distributori che fornivano ai cittadini l’olio per cucinare ma anche per i massaggi ma anche la cura del corpo alle terme.

La cultura dell’olio fu però messa a dura prova dalle invasioni dei barbari, estimatori del burro: dopo la caduta dell’impero romano furono i Benedettini che salvarono la tradizione continuando a produrre l’olio nei monasteri fino al Rinascimento, quando la coltivazione raggiunse il suo massimo sviluppo.

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OLIO NOVELLO…il primo sapore

Come il vino, anche l’extra vergine di oliva, celebra a novembre, il nuovo raccolto con l”olio novello…l”olio novello è semplicemente un extravergine frutto della spremitura delle prime olive maturate. Generalmente viene presentato non filtrato e quindi dall’aspetto ” velato” va consumato preferibilmente nell’arco di qualche mese, così da poterne apprezzare al meglio le componenti del gusto ” dell’olio appena franto”, il fruttato, il piccante e l’amaro.

 

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Ricetta

Ravioli di Ribollita e Pecorino

“all’olio novo”

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ingredienti

pasta all’uovo ” fatta in casa”

(farina 400 gr, 4 uova, sale, olio extra vergine di oliva)

ribollita

(zuppa fondamentalmente a base di cavolo nero e fagioli cannellini)

pane raffermo toscano

pecorino di Pienza stagionato

farina di semola

olio extra vergine di oliva

timo, rosmarino e salvia

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come si preparano:

  • Iniziare preparando la pasta: fare la fontana con la farina, al centro rompervi le uova, mettere i sale e l”olio
  • Impastare bene il tutto e lasciare riposare almeno un’ora.
  • In una padella mettere delle fetta di pane toscano raffermo con ‘olio e fare ammorbidire mescolandole insieme alla zuppa precedentemente preparata.
  • Aggiungere l’olio precedentemente aromatizzato con rosmarino, timo e salvia. Fare freddare
  • Mentre la zuppa si fredda, stendere la pasta all’uovo in una striscia lunga e sottile, inumidire con un pennello la superficie della sfoglia e con un tagliapasta premere leggermente sulla sfoglia in modo tale da lasciare l’impronta.
  • Al centro dell’impronta depositare con un cucchiaino un poca di zuppa fredda e sopra il pecorino tagliato in piccoli cubetti.
  • Posare sopra l’altra sfoglia e fare aderire benne.
  • Con il tagliapasta ritagliare i ravioli e disporli su di un vassoio spolverizzato con la farina di semola (per non fare attaccare i ravioli).
  • Cuocere i ravioli in acqua bollente e salata facendo sciogliere il pecorino all’interno.
  • Servire caldi con olio tiepido aromatizzato con salvia e aggiungere una spolverata di pecorino e pepe nero

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l’Ulivo albero immortale

Ulivi Famosi…

 

 

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Ulivo di Ulisse

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Ulivo di Platone

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Ulivo della strega Magliano

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3 Ulivi Giardino Getsemani

Come oro contro il cancro…

Un recente studio del Karolinska Istitute di Stoccolma ha rivelato come l’olio extra vergine di oliva possa agire a livello genetico possa tutelare  chi ne fa uso dal cancro al colon-retto, Adeguate quantità di olio extra vergine di oliva nell’alimentazione riducono le alterazioni genetiche legate a ciò che si mangia, prevenendo la diffusione dei tumori e di altre patologie diffuse come obesità e diabete.

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Le  proprietà dell’Olio extravergine di oliva…

Un po’ di olio di oliva purché extra vergine, e via la ruggine dal cervello…che perciò rimane vispo e lucido fino a tarda età. Bastano 3 cucchiai al giorno corrispondente a circa 30 gr (270 calorie)per contrastare l’azione deleteria dei radicali liberi molecole che ossidano le cellule comprese quelle celebrali insomma le fanno arrugginire. L’olio extra vergine contiene infatti una percentuale dal 65-85% di acido oleico, un grasso monoinsaturo, ed è ricco di sostanze, come i tocoferoli, (o vitamina E) e i polifenoli che hanno azione antiossidante. Ma l’olio extravergine non salva solo la testa dalle ingiurie degli anni, ma protegge anche il resto del corpo dato che i radicali liberi minano la salute di tutte le cellule. Il nostro organismo sintetizza da solo l’acido oleico” ma per ottenere dei benefici è opportuno aumentare i livelli assumendolo con gli alimenti: la sua azine energetica e di costruzione dei tessuti può così esplicarsi alla grande”.

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Accanto al frusciare
del cereale, tra le onde del vento sull’avena,
l’ulivo
dal volume argentato,
stirpe austera, nel suo ritorto cuore terrestre:
le gracili ulive
lucidate dalle dita che fecero la colomba
e la chiocciola marina:
verdi, innumerevoli, purissimi picciuoli
della natura, e lì negli assolati
uliveti, dove
soltanto cielo azzurro con cicale e terra dura
esistono, 
il prodigio, la capsula perfetta
dell’uliva che riempie
il fogliame con le sue costellazioni:
più tardi i recipienti, il miracolo,
l’olio.
Io amo le patrie dell’olio, gli uliveti
di Chacabuco in Cile, al mattino
le piume di platino
forestali contro la rugosa cordigliera,
ad Anacapri, là su, nella luce tirrena,
la disperazione degli ulivi,
e nella carta d’Europa,
la Spagna,
cesta nera di olive
spolverata di fiori d’arancio
come da una ventata marina.
Olio,
recondita e suprema condizione della pentola,
piedistallo di pernici, chiave celeste della maionese,
delicato e saporito sulle lattughe
e soprannaturale nell’inferno
degli arcivescovili pesciprete.
Olio,
nella nostra voce, nel nostro coro,
con intima mitezza possente
 tu canti:
sei lingua castigliana:
ci sono sillabe di olio, ci sono parole
utili e profumate
come la tua fragrante materia.
Non soltanto il vino canta, anche l’olio canta,
vive in noi con la sua luce matura
e tra i beni della terra io seleziono,
olio,
la tua inesauribile pace,
la tua essenza verde,
il tuo ricolmo tesoro che discende
dalle sorgenti dell’ulivo.

Pablo Neruda

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IO ❤ TE e…il NOSTRO olio

” LA MELAGRANA” frutto magico, elisir d’amore…arte e ricette


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Anche quest’Anno il mio MELOGRANO è stato molto”GENEROSO”<3

FRUTTI DIMENTICATI… Corbezzoli e Sorbe, una delizia


 

 

Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.

[Tratto da “Walden, vita nei boschi” di Henry David Thoreau]

Dal film: L’attimo fuggente

Ed eccomi immersa nello SPLENDIDO AUTUNNO...

tutto intorno a me e una magia di colori e di profumi

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CORBEZZOLI…

In Autunno colorano di rosso la macchia mediterranea…e il mio giardino.

Hanno un sapore aspro e pungente

Il termine unedo coniato dai latini voleva dire che se ne può mangiare uno solo visto il forte sapore, ma se li mescolate a fichi, uva, sorbe, vengono fuori deliziose marmellate e fantastiche crostate. 

   

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qualcosa su di me…

  • i miei frutti vengono raccolti da fine Ottobre fino a Gennaio, Il termine arbutus pare derivare dal celtico, “Ar astringente, acerbo”, mentre Unedo e il nome che veniva usato nell’antichità e che deriverebbe dal latino UNUM(TANTUM) EDO, “Ne mangio uno soltanto” come monito a non abusare dei suoi frutti in quanto possibile causa di stitichezza.
  • Ho anche proprietà: sono antifiammatorio, antisettico, astringente, deurativo, diuretico.
  • Sono conosciuto in cucina per: i miei frutti dal sapore asprigno, si possono consumare crudi al naturale, in macedonia con altri frutti di bosco, con zucchero e vino moscato o utilizzare per la preparazione di marmellate, gelatine, sciroppi, fermentati o distillati.
  • Si usa i miei frutti per candirli e conservarli sotto alcool.
  • Dai frutti schiacciati, poi fatti macerare un’ora in acqua bollente quindi lasciati fermentare al sole per 10 giorni, si ottiene un vino a bassa gradazione alcoolica e lievemente frizzante.
  • Il miele amaro più prelibato è il mio, ed è prodotto soprattutto in Sardegna e Corsica, èè ottimo per esaltare il sapore del formaggio pecorino e i dolci tradizionali sardi quali le Seadas.

 

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C’è stato un tempo che bosco, rivo e prato, | la terra e ogni vista consueta | a me davvero son sembrati | cinti di luce celestiale | del candore e sfolgorio di un sogno.

WILLIAM WORDSWORT

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ricetta

“corbezzoli sciroppati”

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ingredienti

500 g di corbezzoli maturi

200 g di fruttosio

1 limone

1 ciuffo di erba limoncella

(io la sostituisco con mini foglie germogliate di limoni)

1 l di alcool a 60°

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come fare:

  • In un vaso a chiusura ermetica sistemare i corbezzoli, lo zucchero,, la scorza del limone e l’erba limoncella fresca e l’alcool sufficiente a riempire il vaso.
  • Il vaso deve essere agitato di tanto in tanto per agevolare il processo di macerazione e lo scioglimento dello zucchero.
  • Quindi lasciare maturare e affinare il composto.
  • Dalla primavera successiva i deliziosi e ancora coloratissimi corbezzoli saranno pronti per decorare squisiti dolci e ottimi dessert, infinitamente buoni nei gelati alla frutta.

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Ricetta

Sfogliatine leggere 

con marmellata di petali di rose e “corbezzoli”

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ingredienti

pasta sfoglia

corbezzoli

chicchi di uva bianca

marmellata di petali di rose

(vedi ricetta nel blog)

mandorle a scaglie

fruttosio

1 uovo

vanillina

1 bicchiere di latte

come fare:

  • Posizionare la pasta a sfoglia sul fondo di formine antiaderenti del diametro di 10 cm circa
  • bucherellare il fondo e mettere uno strato abbondante di mandorle a scaglie
  • posizionare nel forno preriscaldato  x circa 5 minuti fino a che a pasta sfoglia risulta gonfia e di colore caramello.
  • Togliere dal forno mettere sul fondo sopra alle mandorle la marmellata di rose in abbondanza, procedere poi con posizionare i corbezzoli tagliati a spicchi alternando le file con chicchi di uva bianca.
  • riposizionare in forno per circa 8 minuti
  • Sbattere l’uovo con lo zucchero e la vanillina fino ad ottenere un composto omogeneo.
  • Togliere dal forno le sfogliatine e versare sopra il composto avendo cura di ricoprire la fruttta posizionata spolverare con  abbondante zucchero.
  • Mettere n forno fino a quando il composto non assume una densità cremosa simile a budino.

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Ricetta

Sfogliatine leggere 

con marmellata di mirtilli e more con “sorbe selvatiche”

ingredienti

pasta sfoglia

sorbe selvatiche mini

mirtilli freschi

marmellata di more

(vedi ricetta nel blog)

nocciole tritate

fruttosio

1 uovo

vanillina

come fare:

  • Posizionare la pasta a sfoglia sul fondo di formine antiaderenti del diametro di 10 cm circa
  • bucherellare il fondo e mettere uno strato abbondante di nocciole tritate
  • posizionare nel forno preriscaldato  x circa 5 minuti fino a che a pasta sfoglia risulta gonfia e di colore caramello.
  • Togliere dal forno mettere sul fondo sopra alle nocciole la marmellata di more in abbondanza, procedere poi con posizionare le piccole sorbe tagliati a spicchi alternando le file con mirtilli freschi
  • riposizionare in forno per circa 8 minuti
  • Sbattere l’uovo con lo zucchero e la vanillina fino ad ottenere un composto omogeneo.
  • Togliere dal forno le sfogliatine e versare sopra il composto avendo cura di ricoprire la fruttta posizionata spolverare con  abbondante zucchero.
  • Rimettere in forno fino a fine cottura lo zucchero sopra la frutta deve rimanere croccante.

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 sorbo selvatico

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Pel bosco Ferraú molto s’avvolse,| e ritrovossi al fine onde si tolse. [canto I, ottava XXIII, versi 7-8]

LUDOVICO ARIOSTO

Tratta da L’Orlando Furioso

 

 

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È grave sforzarsi di essere uguali: provoca nevrosi, psicosi, paranoie. È grave voler essere uguali, perché questo significa forzare la natura, significa andare contro le leggi di Dio che, in tutti i boschi e le foreste del mondo, non ha creato una sola foglia identica a un’altra. Ma tu ritieni che essere diverso sia una follia, e perciò hai scelto di vivere a Villette. Perché qui, visto che sono tutti diversi, diventi uguale agli altri.

paulo coelho

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Viene il tramonto.
Un’altra alba è vicina.
Tu mi sorridi.

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E’ sprofondando nel tuo sguardo che
il mondo acquista valore,
che il cielo si colora come mai prima d’ora,
che la vita prende gusto, sapori nuovi,
che anche un solo pensiero diventa
ragione di speranza che giunga la sera,
per guardare in due lo stesso rosso,
la stessa nuvola,la stessa goccia di pioggia.
Dono immenso il tuo animo si è fatto mio,
il mio cuore è diventato tuo,
i nostri respiri si sono fatti uno…

GIALLO Toscana…ultimo spuntino al tramonto prima dell’inverno & le mie marmellate speziate


2014-09-07 19.25.03

Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L’acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.

                                         Emily Dickinson


 

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Ebbene “GUSTIAMOCI” i formaggi: 

i consigli di Nonsolononna

Se decido di concentrarmi su questi deliziosi prodotti, inizio con un paio di portate leggere a base 1 di verdure l’altra di pesce le dosi devono essere contenute…sono solo entrate. Poi passo direttamente ai formaggi divisi in 3 portate, da servire una dopo l’aLtra, quelli più leggeri poco stagionati, poi quelli medi, infine quelli invecchiati e forti, con pause di degustazione tra una portata e l’altra.

Con che cosa li accompagno?:

Io preferisco qualcosa di dolce, miele al tartufo, gelatina di mosto, mostarda, ma la mia preferita e la marmellata ” fatta in casa” poco dolce.

 

Quella che preferisco?

Composta di cipolle di tropea

ingredienti

1 kg di cipolle rosse di Tropea

300 g di zucchero di canna

2 foglie di alloro

3-4 pezzetti di stecca di cannella

6 chiodi di garofano

150 g di uvetta

2,5 dl di vino bianco secco

2 dl di aceto di mele

sale

come fare:

  • Sbucciate le cipolle e affettatele fini
  • mettetele in una casseruola con le foglie di alloro, l’uvetta, lo zucchero, poco sale e le spezie.
  • Mescolate e lasciate insaporire per un’ora.
  • Trasferite la casseruola sul fuoco, unite il vino e l’aceto, portate ad ebollizione, abbassate la fiamma e cuocete per un’ora, finché avrete una confettura densa.
  • Rovesciate la composta ancora calda nei vasetti puliti e asciutti, chiudeteli e sterilizzateli per un’ora.

 

2015-05-19 14.26.322014-09-07 19.07.132014-08-02 20.35.272015-05-19 14.26.432015-06-29 21.05.112015-08-20 12.59.44P

Con quale vino li accompagno?:

  • Non vanno bene i vini corposi i tannini non vanno bene con le proteine del latte, almeno che sia molto invecchiato.
  • Scelgo un bianco spumante che va bene su tutto, oppure un rosè leggero non tannico.
  • Oppure i grandi vini dolci…passiti e sauternes francesi. 
  • Il massimo per me e un super Porto, vecchissimo.

 

 

2015-08-28 17.15.23

“ma non dimentichiamo la mela cotogna

chi sono:

La mia buccia è pelosa… a lungo nel tempo della maturazione

Per il mio colore giallo intenso su foglia verde mi chiamano mela ma con la mela di Biancaneve ho poco a che fare.

Sono il frutto di Venere, simbolo di amore e fecondità…in sostanza femmina non bella di fuori ma infinitamente…interessante dentro.

Ho il cuore acidulo e la polpa ricca di pectine quindi sono un frutto speciale per marmellate e composte.

 Ricetta

la “cotognata”

 

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come fare:

  • Tagliare a pezzetti 1 kg di mele cotogne dopo averle lavate, mettetele in forno a 170° finoo a cottura completa.
  • Passatele al setaccio o al mixer 
  • Sciogliete 500 g di zucchero in poca acqua a fuoco moderato, e aggiungete al passato di mele e mescolando bene il tutto fino ad ottenere un bel colore dorato scuro.
  • Infine stendete il composto sul tagliere livellandolo con la ama del coltello.
  • Una volta asciugato e raffreddato completamente in luogo arieggiato la cotognata è pronta da tagliare a quadretti o a losanghe.
  • Zuccherata la superficie a piacere con zucchero di grana grossa e conservatela in pirottini di carta in vasi di vetro o in scatole di latta.
  • Alternando ogni strato a fogli di carta oleata, la cotognata è fatta.

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Qualcosa ancora …

In Toscana la tradizione è accompagnarli con le pere. Gli Inglesi con l’uva. Nel mio abbinamento metto sia pere che uva, una vera  delizia!

e poi per concludere…

Un GRANDE PANE…deve essere proprio buono, mi piacciono molto quelli neri, quelli profumati con le uvette con le olive con pomodori secchi e noci.

Ricetta

Composta di

pere, susine mirabelle, noci e cannella

ingredienti

600 g di pere williams

600 g di susine mirabelle

100 g di gherigli di noci

il succo di un limone

300 g di zucchero di canna

1 cucchiaio di zafferano in stimmi

8 grani di pepe nero.

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come fare:

  • Sbucciate le pere eliminate il torsolo, tagliatele a tocchetti, raccoglieteli in una ciotola e spruzzateli con il succo del limone perchè non anneriscano.
  • Sbucciate le susine togliete il nocciolo, dividetele a metà e aggiungetele alle pere nella ciotola.
  • Mettete in un tegame di coccio una tazza di acqua, aggiungete tutto lo zucchero, gli stimmi di zafferano e il pepe pestato grossolanamente.
  • Sgocciolate le pere e le susine, trasferitele nel tegame di coccio e cuocete per 20 minuti a recipiente coperto; mescolate spesso con un cucchiaio di legno e togliete la schiumetta man mano che si formerà in superficie.
  • Unite i gherigli di noce e proseguite la cottura scoperto per 8-10 minuti.
  • Togliete la composta dal fuoco, suddividetela nei vasi puliti e asciutti, chiudeteli ermeticamente e fateli raffreddare capovolti.
  • Lasciate riposare la confettura un paio di settimane prima di consumarla.

 

2014-09-07 19.07.552014-11-11 13.39.082014-08-02 20.23.432014-10-03 17.56.35

Autunno 2015

2014-09-07 18.14.39

 “La strada non presa”

Due strade divergevano in un bosco d’autunno
e spiacente di non poterle percorrere entrambe,
essendo uno solo, mi fermai a lungo
e guardai, per quanto possibile, in fondo alla prima,
verso dove svoltava, in mezzo agli arbusti.
Poi presi l’altra, anch’essa discreta,
forse con pretese migliori, perché era erbosa e meno segnata
sebbene in realtà le tracce fossero uguali in entrambe le strade.
Ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglie
che nessun passo aveva annerito.
Tenni la prima per un altro giorno,
anche se, sapendo che una strada porta verso un’altra strada,
dubitai di poter mai tornare indietro.
Racconterò questo con un sospiro
Tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco e io,
io presi la meno battuta.
Questo ha fatto la “differenza”

Robert Frost

2013-07-10 16.17.34

 

Con le ultime ROSE e un grappolo di UVA…le mie ricette Supercolorate


OTTOBRE di bosco brunito, dal sapore di mosto, ubriaco di profumi…

Camminare distratto

nella sera di un giorno d’ottobre

tra pozzanghere frustate dal vento,

riflessi di nuvole rompersi

tra l’odore di mosto.

Tornare tra assorti percorsi

nella malinconia di un paese deserto.

Fernando Gozzi

2014-09-21 19.23.332014-10-07 14.08.54

Ricetta

La dolce sfogliata con gelatina di petali di rose

e mele gialle selvatiche 

2014-10-07 14.08.542015-06-02 18.13.212015-06-01 11.51.372015-07-25 12.15.292015-07-25 12.15.03

ingredienti

1 pasta sfoglia rotonda

1 grappolo di uva nera

1 grappolo di uva bianca

gelatina di petali di rose

1 uovo

1 vanillina

2 bicchieri di latte

4 cucchiai di zucchero

 

2013-10-01 11.23.372014-10-07 14.13.382015-06-14 16.03.332015-06-01 13.07.302013-09-29 10.55.262015-06-02 18.13.142014-10-07 14.09.182013-09-29 10.47.28

come fare

  • In un contenitore da forno di cm 24 stendere la pasta sfoglia, bucherellare con una forchetta e mettere in forno preriscaldato a 180° per 8 minuti.
  • Togliere dal forno e stendere uno strato abbondante di gelatina di rose con 2 cucchiai di zucchero di canna.
  • Tagliare a fettine le mele con la buccia e sistemarle direttamente sopra la pasta sfoglia alternandole agli acini di uva bianca e nera
  • Spolverizzare con 2 cucchiai di zucchero di canna e mettere in forno per circa 15 minuti, fino a quando le mele non avranno preso il classico colore nocciola
  • Sbattere l’uovo con il latte, vanillina e 2 cucchiai di zucchero grezzo formare una soffice crema.
  • Togliere dal forno ancora 1 volta e versare la crema sopra alle mele e uva, fare cucinare ancora per 15 minuti finché la crema non è diventata densa.
  • Lasciare raffreddare e servire spolverizzando con zucchero vanigliato

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Ricetta

Ravioli al succo di uva e barbabietola

 con ripieno di castagne e zucca

Ricetta base della mia pasta sfoglia

“fatta in casa”

  • La proporzione è 1 etto di farina per ogni uovo, questo parametro varia a secondo dell’umidità e della grandezza delle uova , allora oio mi tengo sempre vicino una piccola quantità di farina da incorporare in caso di necessità.
  • Disporre la farina sulla tavola di legno e fare un cratere al centro, rompere prima le uova in un piatto e poi metterle al centro del cratere (è una mia precauzione per avere la certezza che le uova siano fresche).
  • Con una forchetta amalgamare l’albume al tuorlo aggiungere 100 g polpa della barbabietola e del succo di uva, per ravioli di colore rosso. 100 g di polpa di zucca per quelli di colore giallo- arancio, assicurarsi che…(la polpa dopo averla lessata, abbia scolato totalmente l’acqua).
  • Poi con un movimento circolare, incorporare la farina, senza fare uscire il composto dal cratere,via via che l’impasto sarà sempre più corposo cominciate ad impastare lavorando a mano per diversi minuti, fino a che risulterà poroso ed elastico..
  • Copritelo con una ciotola e lasciatelo riposare per 20 minuti.
  • Il segreto di una buona sfoglia sta tutto in questa fase di lavorazione, e questa fase che darà il tocco e il sapore giusto a tutti i piatti.
  • la sfoglia andrà quindi tirata(stesa) come vuole la tradizione, con un mattarello.

per il ripieno

dose per 4 persone

500 g di zucca

150 g di parmigiano grattugiato

1 uovo intero

150 g di castagne caramellate

1 cipolla, salvia fresca, 80 g di burro

sale e pepe.

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come fare:

  • Fatte le 2 sfoglie colorate, stenderle con mattarello e con un tagliapasta rettangolare fare dei rettangoli, al centro di questi mettere il composto di zucca e castagne caramellate precedentemente tritato fine.
  • Cuocere in acqua bollente quando verranno a galla togliere e spadellare nel condimento.

I supercolori dell’Autunno 2015

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