Archive for the ‘colorazioni naturali’ Category

UN VERO DURO…trionfo sulle tavole Natalizie: ” IL TORRONE”


 

 

 

Il Torrone è da sempre il più dolce suggello a ogni pranzo di Natale che si rispetti.

Qualche settimana prima di Natale mi diletto in deliziose varianti da regalare agli amici:

ricoperto al cioccolato, al caffè, al pistacchio, si puo inzuppare nel liquore o intingere nello zabaione. 

 

 

La ricetta per prepararlo in casa:

 

classica ricetta tradizionale

 

Ingredienti

500 g di mandorle sgusciate

300 g di miele

300 g di zucchero

100g di arancia o cedro canditi

3 albumi di uovo

2 limoni

ostie larghe

come fare:

  • I recipienti classici di rame quelli da polenta sono i migliori<3
  • Tritate la frutta candita, pelate le mandorle(scottandole in acqua bollente) stendetele su una placca e mettetele in forno a tostare.
  • Versate il miele in un recipiente cuocetelo a bagnomaria per 1 ora e mezzo mescolandolo con un cucchiaio di legno.
  • Intanto mettete al fuoco in  una seconda casseruola lo zucchero e 100 g di acqua, e semppre mescolando, fatelo cuocere fino a quando avrà raggiunto il grado di cottura ” alla caramella”( lo si riconosce se mettendo un pò di zucchero nell’acqua, questo diventa secco  e si spezza come il vetro), da non confondere con il caramellato.
  • Appena lo zucchero sarà quasi cotto, montate a neve gli albumi, poi uniteli al miele; la massa si gonfierà e diverrà bianca e spumosa.
  • Dopo 5 minuti aggiungete lo zucchero cotto, quindi unite le mandorle, la frutta candita, la scorza grattugiata dei limoni e mescolate per amalgamare gli ingredienti.
  • Coprite con le ostie il fondo di una tortiera, versatevi il composto preparato, e copritelo con le altre ostie e mettete sopra al torrone un vassoio e un peso da lasciare mezz’ora.
  • Quindi capovolgere la tortiera su un tagliere e con un grosso coltello affilato tagliare a pezzi il torrone.

 

La storia vera…

Non possiamo parlare di torrone senza rivolgere il pensiero a Cremona la città che si vanta di avergli dato i natali.

In realtà  però…

pare che i veri inventori di questa prelibatezza, siano stati nientemeno che gli Arabi, come scrupolosamente riportato da Gherardo Cremonese che tra il 1100e il  1150 tradusse il volume ” De Medicinis et cibis simplicibus” di un certo ABDUL MUTARRIF, medico di Cordoba in Spagna.

Nel libro si elogiava le doti di un dolce arabo a base di miele e mandorle, detto” Turun”, da preparare mescolando a lungo gli ingredienti e cuocendo poi il tutto con estrema cautela. Se la storia è andata veramente così, probabile che a far arrivare il primo torrone a Cremona siano state le navi che risalivano il Po che, tra l’altro, trasportavano anche le mandorle, frutto più esotico che Padano.

Crocevia di traffici provenienti dal Nord -Europa e dal bacino del Mediterraneo, la città Lombarda era infatti fin dall’antichità un importante porto fluviale, e in quanto tale, il punto d’incontro tra diverse culture, anche gastronomiche. Ecco perchè è realistico pensare, che il torrone non sia nato qui, ma qui sia stato adottato, nobilitato, e poi diffuso nel resto dell’Italia.

 

Bene<3…pronto il torrone ecco un delizioso dessert Natalizio con l’ingrediente principale il “VERO DURO”

 

Ricetta Natalizia

Semifreddo al Torrone

per 8 persone

Ingredienti

5 tuorli uovo

2 cucchiai di spumante secco

100 g di fruttosio in polvere

3/4 di litro di panna fresca,

1/4 di litro di latte

200 g di torrone alle nocciole

130 g di nocciole tostate

cacao in polvere

preparazione 25 minuti

cottura 30 minuti

come fare

  • Tritate le nocciole nel robot e mettetene 100 g in infusione nel latte caldo, lasciate riposare per 2 o 3 ore.
  • Polverizzare nel robot anche il torrone.
  • Con 1 tuorlo , 1 cucchiaio di fruttosio e lo spumante, preparare uno zabaione, che cuocerete a bagnomaria  finchè diventa gonfio e spumoso.
  • Montate la panna e incorporatevi lo zabaione freddo e il torrone polverizzato.
  • Versate il composto in uno stampo rettangolare foderato con pellicola da cucina e ponete il recipiente in freezer per una notte.
  • Filtrate il latte, ontate 4 tuorli con il rimanente fruttosio, diluite con il latte e cuocete la crema a bagnomaria( senza mai farla bollire) fin quando vela il cucchiaio.
  • Sformate il semifreddo e tagliatelo a fette, nappate con la crema tiepida i piatti e sistemate al centro di ciascuno una fetta di semifreddo.
  • Spolvezzate co le rimanenti nocciole tritate e cacao in polvere.

 

Nacque nel 1441 come dessert di un banchetto di nozze…

La città di Cremona rivendica da sempre i natali del Torrone, e a sostegno della sua tesi, porta un’eccezionale testimonianza storica:

un documento che testimonia la presenza di questa delizia croccante e friabile fin dal 25 Ottobre del 1441 quando comparve per la prima volta in occasione del sontuoso banchetto per le nozze di Bianca Maria Visconti con Francesco Sforza.

Un matrimonio davvero da favola, i cui festeggiamenti sulla pazza principale della città, proseguirono ininterrotti per 3 giorni e 3 notti.

Per coronare degnamente l”avvenimento i pasticceri di corte erano stati incaricati dalla famigla Visconti di studiare un dolce che rappresentasse degnamente la città, portata in dote dalla giovane Bianca Maria al suo sposo. E pochi giorni prima della fatidica data, ebbero la geniale idea: quel dolce sarebbe stato un delicato dessert ottenuto dall’impasto di miele, mandorle e albume d’uovo montato a neve, che riproduceva idealmente la magnifica Torre che affianca la Cattedrale di Cremona, chiamata “Torrazzo” o “Torrione”.

E fù allora che in onore del campanile, già simbolo della città lombarda, il nuovo dolce venne battezzato appunto TORRONE

 

Scendere quelle scale
che portano al mare
giungere fino alla riva
toccare l’acqua
percepirne
l’inizio
che si allunga
verso e oltre
il nostro orizzonte.

Antonio De Simone

 

 

 

Questo è tempo
impazzito di passione
piacere e dolore
oggi
di noi senza ieri
Galleggio
allagata di nostalgia
testardamente
stupita
da un insensato desiderio

         

       

       

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Con PERE e CORBEZZOLI “la Torta al Grano Saraceno” di NonsoloNonna… DELIZIA d’ AUTUNNO


 

 

” Il tuo ombelico è una conca a semiluna, non vi mancherà il vino miscelato. 
Il tuo grembo è un mucchio di grano contornato da gigli”

(Cantico dei Cantici)

 

Mai come quest’ anno, mi sono ritrovata tante pere e corbezzoli  in Autunno, ho soltanto 2 alberi… ma sono stati sufficenti per produrre un’ infinità di pere, grosse tenerone e tanto dolci…i corbezzoli rossi e dolci come ciliegie hanno aiutato la mia fantasia nelle torte di stagione… ecco che stamattina ho pensato di fare una gustosissima torta ricordandomi di  una vecchia ricetta contadina…

 

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La Torta al grano Saraceno si puo fare tutto l’anno anche con le pere più dolci di Fine Agosto…

 

                         

 

” Nostalgia di Tradizione”

quando cucinare non era perdere tempo, ma un momento del vivere, e il quaderno delle ricette di casa, un prezioso libro da scrivere…


La mia ricetta antica

 con le pere di “Villa Ceppeto”

” Torta leggera al grano saraceno “ con mandorle e le “mie” pere BIO

ingredienti

per 8 persone


75 g di farina di grano saraceno

75 g di farina di riso

75 g di mandorle pelate

75 g di zucchero(fruttosio)

2 uova

3 pere grosse e morbide

1 limone

200ml

di latte

1/2 bustina di lievito da dolci

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Cosa fare:

  • Grattugiate un cucchiaino di scorza del limone e spremete il succo.
  • Tritate grossolanamente le mandorle e mescolatele con 25 g di zucchero.
  • Battete per alcuni minuti,possibilmente con l’aiuto di fruste elettriche, le uova con lo zucchero rimasto e la scorza grattugiata.Aggiungete prima la farina di riso setacciata insieme al lievito e dopo la farina di grano saraceno.
  • Ammorbidite l’impasto con il latte e poi stenderlo in maniera uniforme sul fondo di una tortiera da 26 cm rivestita con carta da forno.
  • Pelate le pere,tagliatele a fettine piccole,bagnatele con poco succo di limone e distribuitele in maniera decorativa facendole in parte penetrare nella pasta.
  • Cospargete le mandorle allo zucchero e infornate a 180°C per 30 minuti circa.
  • Servitela una volta raffreddata.


  • I 5 PREGI DEL GRANO SARACENO
  1. Non contiene glutine,quindi è adatto per celiaci.
  2. Risulta molto facilmente digeribile.
  3. Rispetto al frumento ha il triplo di lisina,un aminoacido essenziale che rende più” nobili”le proteine in esso contenute.
  4. E’ricco di sali minerali in particolare doi magnesio.
  5. Importante è il livello di lecitina,sostanza utilissima nell’equilibrio dei grassi nel sangue

 

 

 

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Quando l’amore ti chiama, seguilo.

Anche attraverso le sue tante vie faticose e ripide.
E quando le tue ali ti avvolgono, abbandonati.
Non importa se la spada nascosta tra le sue piume può ferirti.
Credi in lui, sebbene la sua voce possa frantumare i sogni e strappare fiori
nel giardino della tua anima.

Quando l’amore ti chiama, seguilo.

Lui sa accarezzare i momenti più teneri, anche quando tremano al Sole.
Seguilo.
Ti accoglierà come il prato che fa crescere l’erba, come il cielo che fa bionde
le spighe, come la macina che fa candido il grano.

Quando l’amore ti chiama, seguilo.

Conoscerai tutti i segreti del tuo cuore, così come sarai padrone di ogni
frammento della vita.
Non aver mai paura dell’amore.
Entra nel suo mondo.
Vivi le stagioni del sorriso, come pure quelle del pianto.
Scoprirai che non sono amare le sue lacrime.

Quando l’amore ti chiama, seguilo.
E lasciati guidare.

Kahlil Gibran

 

commento dell’amico poeta

Enrico Garrou

Chi è questa che sorge come aurora,
Bella come la luna,
Radiante come il sole
E maestosa come schiera armata?
Che bello il cantico dei cantici. Tu sai creare questi paradisi perché tu sai amare la bellezza di questa terra, sai amare la poesia, i frutti e i sogni della natura, il piacere di creare sapori e profumi. Un pensiero grande.
GRAZIE Enrico ❤
anche i tuoi commenti sono poesia

PRELIBATEZZA ESTIVA… Prunes LORRAINE o MIRABELLE le preferite da Manet


 “Ode alla prugna”

Pablo Neruda

“…Da allora, la terra, il sole, la neve, le raffiche della pioggia, in ottobre per le strade, tutto, la luce, l’acqua, lasciarono nella mia memoria odore e trasparenza di prugna. La vita ovalizzo’ in un calice il suo splendore, la sua ombra, la sua freschezza. Oh bacio della bocca nella prugna, denti e labbra pieni dell’ambra odorosa della liquida luce della prugna”.

 

  PRANZO D’ESTATE  in Toscana… con le LORRAINE, ricordando Manet

 

 

” l’ALBERO DELLE MIRABELLE “

direttamente dalla FRANCIA  innesto di Mirabelle piantato da mia nonna

E’ CONSIDERATO IL PADRE DI TUTTE LE VARIETA’ DI PRUGNE.


Le sue radici, infatti, vengono utilizzate per gli innesti.

Il frutto d’oro della Lorena! La regione fornisce il 70% della produzione mondiale e la mirabella della Lorena gode dell’IGP dal 1996. Per questa piccola susina gialla, è tutta questione di maturità. Viene raccolta una volta matura e anche se i metodi si sono modernizzati e meccanizzati, il principio rimane lo stesso: bisogna “scrollare” i frutti, cioè scuotere gli alberi per far cadere i frutti ormai maturi in una grande tela. È facile verificarne la maturità: una volta che il frutto viene diviso in due parti, il nocciolo deve staccarsi da solo.  Le macchie e lo strato di protezione che la ricoprono indicano che il frutto è stato colto al momento buono, e quindi deve essere consumato rapidamente. La sua stagione è molto breve: da metà agosto a fine settembre. Solo 6 settimane per gustare questo frutto fresco, profumato ed energetico. Poi lo si potrà apprezzare come marmellata o come frutta sciroppata. Può anche essere congelato, ma poi deve essere cucinato ancora congelato per evitare che annerisca. 

             

Per un breve periodo dell’anno, in piena estate, questa gustosa, gialla prugna dalla polpa zuccherina che ha il sapore del miele é pronta per la raccolta…

Mirabelle lasciate cadere…dall’ albero del “Poggiolino”

 

 

Appena matura si lascia cadere dall’ albero su tele di lino distese sull’erba, questo e ciò  che fanno nella regione francese che da il nome a questa qualità  di prugne “La bella lorraine” è da qui che provengono le migliori qualità, è la prugna perfetta per dolci e marmellate ma e deliziosa abbinata con gli arrosti.

E’ altrettanto buona anche quella che cresce in Italia, chiamata anche ” mirabolano”.

 

CHUTNEY DI MIRABELLE e prugne

da servire con un formaggio stagionato di Pienza

 delizioso con arista al forno

ingredienti

250 g di mirabelle

150 g di prugne

30 g di uva passa

2 cipolle 

1 cucchiaio di olio di oliva

150 g di zucchero di canna

25 cl di aceto di vino bianco

2 chiodi di garofano

1 stecca di cannella

1/4 di cucchiaino di noce moscata in polvere.

preparazione

  • Affettare  e far appassire le cipolle in padella.
  • Versare l’aceto, lo zucchero. chiodi di garofano, la noce moscata e la cannella.
  • Bollire per 30 minuti. Fare raffreddare.

 


***

Arrosto di maiale alle aromatiche

ingredienti per 6 persone


1 pezzo di carne di maiale da kg 1,2 circa

6 spicchi di aglio

2 cipolle

2 scalogni

4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

4 rametti rosmarino

10 foglie di salvia

pepe,sale

50 g di burro

vino bianco.


Preparazione

  • Steccare l’arrosto con salvia 3 spicchi di aglio e il rosmarino, rosolare la carne nell’olio di oliva con l’aggiunta di 1 bicchiere di acqua, aggiungere anche i 3 spicchi di aglio rimasti, tagliare e aggiungere gli scalogni e le cipolle.
  • Coprire e cuocere per 1 ora circa, aggiungere il vino bianco, rosolare ancora al termine cottura aggiungere il burro precedentemente sbattuto con una frusta, versare sull’ arrosto.
  • Servire con il chutney di prugne.

 

Tra salato e dolce un po’ di storia…

ricordando Manet

 

Vita di Manet…

Così Manet compì studi di indirizzo classico presso il prestigioso collegio Rollin dove conobbe Antonin Proust che rimase per tutta la vita il suo più fedele amico.

 Manet intuì ben presto la sua vocazione per la pittura e, dopo una forzata e breve esperienza in Marina, cominciò nel 1850 l’apprendistato presso lo studio di Thomas Couture, frequentò il suo atelier per 6 anni,un tempo molto lungo se si considera il continuo disaccordo fra i due e cosa Manet diceva:

 «Non so che ci faccio qui; quando arrivo all’atelier, mi sembra di entrare in una tomba”

 Dal 1850 al 1856 si iscrisse come copista al Louvre.

 Tra il 1853 e il 1857 iniziò a viaggiare per l’Europa, copiando i capolavori custoditi nei Musei più importanti.

 Nel 1853 arrivò in Italia visitò Pisa, Perugia e Roma. A Firenze visitò il Gabinetto dei Disegni degli Uffizi dove iniziò a copiare le opere di Andrea del Sarto, di Franciabigio, di Poccetti, di Salimbeni, dell’Angelico, del Ghirlandaio e di Luca della Robbia. 

Couture gli aveva suggerito di viaggiare e di copiare le opere che lo avrebbero più colpito. È nota la copia dipinta dell’”Autoritratto” di Tintoretto, 

 Couture lo aveva iniziato all’amore per la pittura veneta del ‘500. Nel 1854 Manet copiò la “Venere del Pardo” di Tiziano con una certa libertà interpretativa interessato soprattutto al rapporto tra il nudo in primo piano e le figure vestite sulla sinistra del dipinto. Lo stesso interesse destato dal “Concerto campestre” di Tiziano del Louvre (allora ritenuto del Giorgione) e che insieme ad altre opere aveva suggerito il modello per la realizzazione della “Colazione sull’erba”.

 

Ritratto di  Manet e Signora

Nacque a Parigi nel 1832 da una famiglia benestante dell’alta borghesia. La sua famiglia non nutriva alcun interesse nei confronti della pittura.

Ma quello che a me a sempre affascinato,

è un dipinto eseguito da Manet nel 1864,è stato protagonista in Francia di tante di accuse di scandalo quando il dipinto apparve in pubblico all’improvviso,è “Déjeneur sur l’herbe”,anche questo variazione liberamente ispirata al Tiziano.

 

“Le déjeneur sur l’herbe”

1863 circa

olio su tela 89×116 cm

 

CROSTATA DI MIRABELLE 

 

 

ingredienti per 6 persone 

1 rotolo di pasta brise’

800 g di mirabelle

6 biscotti croccanti multicereali

mandorle a scaglie

100 g di marmellata di mirabelle

2 cucchiai di zucchero a velo

10 g di burro per la tortiera


preparazione

  • Lavare,tagliare e snocciolare le mirabelle.
  • Imburrate la tortiera.Stendervi la pasta brisé, bucherellare il fondo con una forchetta.
  •  Sbriciolare i biscotti e aggiungere meta delle mandorle sul fondo e disporre sopra le prugne tagliate e disporle a raggiera,infilandole leggermente nella pasta.
  • ricoprire le prugne con la marmellata e con le mandorle a scaglie rimaste
  • Cuocere in forno a 200°  per 25-30 minuti. 
  • Spolverizzare con lo zucchero a velo.


CONIGLIO IN GELATINA DI MIRABELLE

ingredienti

1 coniglio tagliato a pezzi

20 cl di vino bianco secco(bianco di orvieto e’ perfetto)

4 scalogni

prezzemolo

1 spicchio di aglio,timo ,rosmarino

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

1 confezione di gelatina

6 fette di lardo

 di colonnata

250 g di mirabelle

sale,pepe.

 

come fare

  • Salare e pepare il coniglio e ricoprirlo di vino bianco e olio oliva.
  • Affettare gli scalogni e aggiungerli al coniglio marinato aggiungendo anche il prezzemolo,l’aglio,il timo e il rosmarino.
  • Mescolare il tutto e fare marinare in frigorifero per 12 ore.Per la cottura,disporre in una terrina il lardo,poi, a pezzi il coniglio e la marinata eliminando timo e rosmarino.
  • Diluire la gelatina in 1/2  litro di acqua  e versarla sulla terrina.
  • Coprire e cuocere in forno a bagnomaria per 2 ore. All’uscita dal forno,aggiungere le prugne snocciolate.
  • Mescolare fare raffreddare e servire. 

Immense et rouge
Au-dessus du Grand Palais
Le soleil d’hiver apparaît
Et disparaît

Comme lui mon coeur va disparaître
Et tout mon sang va s’en aller
S’en aller à ta recherche
Mon amour
Ma beauté
Et te trouver
Là où tu es.

 

…ALL’AMORE MATURO… L’AMORE COME DONO.

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Con l’entrata in gioco della realtà entra in gioco l’amore maturo, che non è più luna di miele con i suoi aspetti sognanti, ma comincia ad avere in sé qualcosa di profondamente radicato e terreno.

 

 

ma…siiii
ancora “honey moon”… 

24 GIUGNO…la Magica notte di San Giovanni


 

24 Giugno  la luna sopra di me…è magica

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Nei secoli si affermò la credenza che le noci acquistassero valenza magica se raccolte nella notte di San Giovanni il 24 Giugno..
Le mie noci sono pronte …come ogni Anno in questa giornata ho raccolto le 24 noci , giunte ad ottima maturazione, ma ancora acerbe e ho preparato il mio liquore digestivo preferito… il ” mitico Nocino”. Ancora adesso è al sole nella mia veranda…
 
 
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“Son disceso nel giardino dei noci

Per vedere i germogli della valle

Per vedere se han germinato le viti”.

(Cantico dei Cantici)
 
***

Ricetta

 

Nocino

 

” fatto in casa” 
 

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ingredienti

24 noci raccolte il 24 Giugno
1 l di alcool
350 g di zucchero
15 chiodi di garofano
5 g di china
6 g di noce moscata
6 g di calamo aromatico
come fare
  • Lavare e tagliare a pezzetti ( senza sgusciarle )le noci acerbe.
  • Tenerle in infusione con l’alcool al sole per 40 giorni.
  • Filtrare, aggiungere lo sciroppo ottenuto facendo bollire 1/2 l di acqua con lo zucchero e il resto degli ingredienti.
  • Lasciare al sole altri 20 giorni, filtrare, imbottigliare e mettere in un posto buio.
  • Dopo 2 settimane e buono da bere.

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Ricetta

“Semifreddo al Nocino”

 

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Dosi per 4 persone:

500 g di panna

100 g di zucchero

100 g di noci tritate finemente

50 g di pan di spagna o savoiardi

1 bicchierino di nocino

la buccia grattugiata di 1 arancia

1 cucchiaio di cacao in polvere

 

 

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come fare:

  • Mettete tutti gli ingredienti in una terrina e mescolateli con cura insieme ai savoiardi o al pan di spagna sbriciolato.
  • Una volta ottenuto un morbido composto, versatelo in uno stampo di alluminio da cake e mettetelo nel congelatore
  • Il giorno successivo potete servire il semifreddo tagLiandolo a fette , con sopra ogni fetta 1 noce sminuzzata e 1 cucchiaino di nocino.
  • Risultato; avrete  un ottimo “dolce digestivo”.

 

Curiosità

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Curiosità

Si dice che il noce sia “l’albero delle streghe” perché nella stagione invernale i sui rami privi di foglie, assomigliano ai capelli delle fattucchiere. Ma non è l’unica credenza che accosta il maestoso e solitario albero al mondo dell’ambiguo e del mistero, i popoli del nord Europa, per esempio attribuivano alla noce significati tenebrosi e notturni. E non a caso questa pianta veniva scelta da streghe e stregoni per celebrare il sabba infernale, l’omaggio a Lucifero, signore delle potenze malefiche che secondo alcuni si svolgeva una volta all’anno nella notte tra il 30 Aprile e il primo Maggio. (notte che rievoca per 2 volte Goethe nel suo “Faust”e secondo altri tutti i Sabati, come sembrerebbe confermare il nome Sabba.
Con le invasioni barbariche questa tradizione si diffuse anche in Italia, dove assunse forme e tradizioni diverse: fra tutte la più celebre legata ad un Nocio di Benevento.

Le prime testimonianze risalgono al XVI secolo. Si narrava che le streghe arrivassero qui in volo da luoghi spesso lontani formulando queste parole:

“unguento unguento mandame alla noce de benevento supra acqua et supra vento et supra omne maltempo”.

Vi sono molte testimonianze di verbali ai processi contro le streghe e pare anche una predica di San Bernardino da Siena. Infine, la conclusione circa il culto del noce di Benevento può ragionevolmente collegarsi ad un culto di stampo sacrale: gli oggetti posti sull’albero si credevano posti sotto un alone sacro e a volte potevano svolgere la funzione di ex-voto. Si tratta di una tradizione simbolica che affonda le sue origini in epoca greco-romana, ma anche gli egizi e gli etruschi ne fecero uso, e che ha mantenuto la sua forza attraversando anche il folklore popolare e giungendo alla cristianità.

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Un po’ di Storia: I suoi frutti per forma e contenuto , hanno la stessa forma dei testicoli e della testa umana, sembra che fossero indicati a curare le malattie della mente  e dell’amore. Così grazie al valore simbolico e all’eccezionale potere corroborante alle noci si riconoscevano virtù afrodisiache. Da Plinio il vecchio sappiamo che le noci erano l’emblema della stabilità nel matrimonio e da Virgilio apprendiamo che non mancavano mai ad un banchetto nunziale, (così come lui stesso attesta ” prepara nuove fiaccole, ti si conduce la sposa: spargi o marito le noci”). E grazie a Servio grammatico latino, vissuto nel IV secolo dopo Cristo che siamo informati  sui motivi per cui esse venivano lanciate in aria e offerte durante le cerimonie nunziali (come oggi noi facciamo con il riso e confetti). Dedicate a Giove , perciò definite ” cibo degli Dei” venivavano gettate per ottenere gli auspici di Giove, che ne era il protettore, poi il crocchiare dei frutti gettati serviva a coprire  le grida della sposa, di cui si simulava il rapimento, e infine per sollecitarne le supposte proprietà afrodisiache.le sue proprietà

 Oggi a questo frutto oleoso ricco di grassi, calcio, ferro e sali minerali, vengono riconosciute molte qualità. Tonico del sistema nervoso, antisettico ed emolliente per la pelle, colorante per i capelli e abbronzanti.Chi sa utilizzare bene le noci ha una marcia in più nella salute.

 

 

il vero amore può nascondersi, confondersi, ma non può perdersi mai. Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai.

Francesco De Gregori, Sempre e per sempre

*

  

Sotto il rosa del Giappone…E ANCORA un salto in Toscana e poi a N.Y ( vedi F.B)


 

I fiori della primavera sono i sogni dell’inverno raccontati,

la mattina, al tavolo degli angeli.

(Khalil Gibran)

Sotto il rosa del Giappone…

Durante la fioritura dei ciliegi, chiamata la fioritura dei “SAKURA“.

La traduzione letterale del significato “HANAMI” è”ammirare i fiori”, è una tradizione che si tramanda da da oltre un millennio.Al termine dell’inverno i fiori di ciliegio ” SAKURA”, in giapponese appagano la vista, ma soltanto per alcuni giorni, i delicati boccioli con il suo colore tenue generalmente bianco sfumato di rosa che hanno ispirato moltissimi poeti giapponesi nella composizione di ” HAIKU”, le classiche terzine della poesia giapponese, il Sakura con la sua presenza effimera porta con sé profondo significato nella cultura locale, nel rapido scorrere della vvita con i suoi fugaci piaceri e dolori ” Hana yori dango” meglio il dango che i fiori.

Hana yori Dango è un proverbio giapponese. Hana sono i  fiori, Dango è un dolcetto.Letteralmente significa piuttosto che i fiori, i dango .Cioe’ è meglio qualcosa di utile invece di cose che sono soltanto belle da vedere. Si usa spesso nel periodo di Hanami. Questo proverbio fa capire a cosa sono più interessati i giapponesi durante Hanami. Infatti è bello vedere Sakura ma in realta è piu’ bello mangiare, bere e fare Party.

 
 

 

(Non è proprio vero, ve lo dico giusto per spiegare). Tuttavia questo non vale soltanto per la bellezza e il cibo. Significa anche che è meglio saper fare invece di avere tanti titoli teorici e niente di pratico. Il famoso titolo di anime/manga/drama Hana yori dango (花より男子) è infatti un gioco di parole. In questo caso Dango (男子) significa ragazzi ma solo maschi. (In realtà maschi si pronuncia Danshi ma l’ideogramma 子 si può pronunciare Ko, Go ecc..) Chi conosce questo manga capirà perchè viene usato questo proverbio come titolo. All’ombra degli innumerevoli ciliegi sparsi per tutto l’arcipelago, i giapponesi tutti si ritrovano per allegri picnic sull’erba , in più “dango yori shyashin” ovvero più fotografie che cibo.

 

Ricetta della tradizione della mia blogger giapponese preferita ” Rika’s”

Tsukimi letteralmente significa:

“Guardare la luna”.

come dolce per la festa della luna abbiamo “Tsukimi Dango” 

 Ingredienti :

Dango

 Farina di riso glutinoso 50 g

Acqua quanto basta

-Salsa Mitarashi-

Salsa di soia 1 cucchiaio

Zucchero 4 cucchiai

Acqua 1 cucchiaio

Amido di mais 1 cucchiaio + acqua 1 cucchiaio

 (con queste dosi escono circa 12 palline)

Preparare i Dango.

Aggiungendo acqua poco alla volta impastare Dango finchè diventa morbido e liscio.

Mettere i dango nell’acqua bollente.

Quando vengono a galla sono pronti (come nella cottura degli gnocchi), raffreddarli nell’acqua fredda.

Quando si raffreddano asciugare con della carta.

Preparare Mitarashi 

Mitarashi : Uno sciroppo ricavato dalla salsa di soia

In una ciotolina girare l’amido di mais e 1 cucchiaino di acqua.

In una pentolina mettere la salsa di soia, zucchero e acqua e far bollire un po’.

Quando diventa un po’ denso mettere la fecola di patate e l’acqua e girare bene.

Esiste anche un calendario da consultare,  per non perdersi località e giorno in cui i ciliegi avranno la massima fioritura e assicurarsi così l’incredibile spettacolo… 

Sotto il rosa della Toscana…

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Ricetta

Linguine al misto di pesce

con cipolle di Tropea e timo fiorito del mio giardino 

ingredienti per 6 persone

3 cipolle di tropea

2 spicchi di aglio

1 fetta di salmone

1 fetta di pesce spada

1 fetta di tonno

4 seppie medie tagliate a striscioline

2 limoni

1 bicchiere di vino bianco

timo serpillo di campo in fiore.

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come fare:

  1. tagliare a striscioline la cipolla e metterle ad ammorbidire nell’olio di oliva con i fiori e foglie di timo e uno spicchio di aglio
  2. aggiungere le code di gambero e le seppie tagliate a striscioline dopo 7- 8 minuti aggiungere il pesce spada, il salmone e il tonno precedentemente tagliati a cubetti.
  3. Lasciare cucinare per circa 10 minuti aggiungere il succo di 1 limone e 1/2 bicchiere di vino bianco, terminare la cottura e aggiungere foglioline e fiori di timo

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Dalla mia mente si diparte una strada di primavera,
e sulla strada passeggiano una stella e una margherita
ed ecco, poco più in là, il tuo sorriso come una calda casa abitata.
Aspettami, arriverò domani.

 

 

 

Immersi nel Bianco e Rosa di “Casa Nostra”, cominciano i giochi…

 

PASQUA… i preparativi, le uova colorate naturalmente e…un viaggio affascinante nell’ ISOLA di PASQUA


 

   

I suggerimenti di Nonsolononna per colorare naturalmente le uova:

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uova colorate applicando prima la foglia secca di cipolla

Prima di colorarle  pulire le uova con acqua e aceto, in modo che il colore venga uniformemente assorbito.

Per la colorazione è meglio utilizzare una vecchia pentola smaltata, perchè a volte i residui di colore sono difficili da eliminare, non usare pentole di acciaio inossidabile perchè a volte i colori possono alterarsi.

Si possono utilizzare sia uova bianche che marroni. Con le uova marroni si ottengono tonalità di colore calde e tenui, mentre su quelle bianche risaltano bene i colori forti e luminosi.

Ecco le mie proposte per le colorazioni naturali:

barbabietola rossabarbabietola uova colorate

ROSSO:
Sbucciare e tagliare 250 g di barbabietole rosse, cuocere a fuoco lento con coperchio per 15 minuti in litro di acqua, filtrare e aggiungere alla miscela 1 goccio di aceto.

nature uovanaturali uova

Si può usare anche te, di vari aromi, frutta, nero, e anche caffè…dove prima ho applicato bucce di cipolla e fili di erba e fiori essiccati.

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GIALLO-VERDE:

Portare a bollitura 100 g di iperico secco in 1 litro di acqua e lasciare cuocere a fuoco lento per 10 minuti.

GIALLO CHIARO:

Portare ad ebollizione  60 g di foglie di betulla secche in 1 litro di acqua e  lasciare cuocere a fuoco lento per 10 minuti.

VERDE:

 Portare a bollitura 100 g di foglie di ortica secche in 1 litro di acqua e lasciare cuocere a fuoco lento per 15 minuti.

per colorare ho usato anche le spezie polverizzate…

 le spezie in acqua con aggiunta di aceto danno colori tenui alle uova

uova nature

 ricetta

Qualcosa di sfizioso delizioso da bere,

durante il brunch di PASQUA

“BOWLE PRIMAVERILE”

per circa 6 litri

800 g di 🍓 fragole

4 mazzetti di menta🍃

16 limette🍈

2 dl di sciroppo all’ibisco e alla malva🌿

2 l di succo di 🍎 mele

4 bottiglie di moscato🍾

8 cl di acqua minerale frizzante

preparazione circa 20 minuti

  1. dimezzare o tagliare in quarti le fragole a seconda della loro grandezza.
  2. Staccare le foglioline di menta dai rametti. Spremerei 8 limette e tagliare le altre 8 a fettine.
  3. Mettere in una caraffa le foglie di menta, lo sciroppo all’ibisco, il succo e le fettine di limetta.
  4. Unire il succo di mele, il moscato e l’acqua minerale a piacere servire con del ghiaccio.

In estate con questo particolare succo faccio i ghiaccioli o succo ottimo per macedonie fresche

e adesso DOPO TANTO LAVORO… tutti in viaggio…un viaggio meraviglioso

nell’ISOLA DI PASQUA E NEI SUOI ENIGMI…

Prima domanda che viene naturale… perché si chiama così:

E quando il navigatore Olandese Jacob Roggeveen scopri l’Isola di Pasqua proprio la domenica di Pasqua del 1722 (da qui il nome)

Nell’Isola di Pasqua non ci sono spiagge immacolate, palme, barriera corallina…non pensiamo alla solita scena tropicale perché l’isola di Pasqua non è così…

L’Isola di Pasqua e come una grande prateria, una terra aspra disturbata spesso dal vento, spoglia oramai disboscata, segnata dai coni di numerosi vulcani, ora spenti e da scogliere nere e contorte, tutt’intorno mare, solo, mare ovunque  si guardi.

Il cielo e’ spesso coperto da nuvole ma quando spariscono e di un celeste intenso e luminoso.

La prima cosa che colpisce e la bellezza selvaggia del paesaggio e un senso misterioso e segreto sull’origine ci avvolge, colpisce questo suo carattere insolito quasi da leggenda, c’è il fascino di una vita un po’ primitiva alimentato anche dalla storia e dall’aspettativa creata dal mistero etnologico e archeologico che circonda l’isola.

Colpa dei giganti di pietra i “MOAI” uno dei fenomeni archeologici più affascinanti del mondo, che l’hanno resa famosa e rappresentano tuttora il simbolo più caratteristico dell’Isola di Pasqua.

Sono enormi e imponenti statue di tufo vulcanico realizzate circa un millennio e mezzo fa, ne esistono oltre 600 in gruppo o isolate, dislocate un po’ dappertutto. S’innalzano verso il cielo come sentinelle, custodi di una storia misteriosa.

Forse volevano simboleggiare la potenza e il prestigio dei clan che li fecero erigere, guardano assorti l’infinito con occhi remoti e impenetrabili, hanno i lobi delle orecchie allungati, il naso lungo e affilato la bocca atteggiata in una smorfia sdegnosa, ma nello stesso tempo infondono serenità. Alcuni portano una specie di cappello di pietra rossa il “PUKOO”. Passandoci accanto si ha la sensazione che ti stanno guardando ma in modo altezzoso, aristocratico. Volgendo lo sguardo al mare ecco la baia di Tongorik, dove I Rapanui costruirono il più imponente dei loro “AHU” oltre 200 metri di lunghezza, questo luogo sembra un palcoscenico per la rappresentazione dei monoliti, un complesso megalattico sacro. Sono eretti con le spalle al mare e rivolti verso i campi, quasi a volerli proteggere durante le coltivazioni.

l’isola e silenziosa atmosfera rilassante e serena l’atmosfera che si respira e di spiritualità, un’oasi  di pace dove i cavalli selvaggi pascolano liberamente ai piedi dei colossi , tra paesaggi solitari e i pochi contadini e pescatori(circa 2800) abitano l’isola e conducono una vita molto semplice, rilassati e cordiali con i visitatori che accolgono con danze e con le caratteristiche e profumate collane di fiori 🌺 l’Isola era anticamente chiamata “RAPA NUI” che significa “grande roccia” nella lingua degli isolani.

Interrogativi e misteri senza risposta

l’origine dei suoi primi abitanti è incerta, rimangono interrogativi aperti , come sono giunti fin qui?.Quali erano le loro credenze e la loro cultura?. Ma soprattutto come hanno potuto realizzare queste altissime statue di pietra scolpite direttamente nella roccia,con capacità e precisione notevoli. Come hanno fatto a trasportarle, così pesanti, dalla cava fino alla costa? Per erigerle su ampie piattaforme.Tutti questi interrogativi rimangono senza risposta è non fanno che accrescere l’interesse per questa civiltà ormai estinta.

una storia iniziata forse nel IV secolo con l’arrivo del re Hotu Maria e proseguita con la colonizzazione dell’isola, la costruzione dei villaggi, l’innalzamento delle statue, tutto ciò ha fatto prosperare l’isola anche “troppo” , il declino inizio proprio con il boom 💥 demografico quando nell’isola abitavano quasi 15000 persone: le risorse naturali e alimentari non bastavano più, causa principale la limitatezza del terreno fertile. Tra i vari gruppi si scatenò la lotta, per il predominio, quindi distruzioni, incendi dei boschi, taglio di 🌲 alberi, quindi niente legname per  costruire le barche per poter lasciare l’isola. L’uomo restò prigioniero in una terra dove non poteva più scappare, non c’erano isole vicine. L’isola più prossima e “Pitcairn” del miticò comandante Blint del Bounthy dista però a 2000 km ad Ovest.

il culto dell’Uomo  Uccello.

a questo punto si sviluppa un nuovo culto, anche per rendere meno cruenta la lotta di potere, il culto dell’Uomo 🦅 Uccello ” Tangora Monu” in polinesiano.Rito e probabilmente rappresentava il desiderio di fuga, di evasione da una situazione insostenibile.Ogni anno dal centro cerimoniale di Orango , a strapiombo sul mare aperto si spiava l’arrivo dei nuovi uccelli sullo scoglio di ” MoTonui, la distanza fra l’isola di Pasqua e lo scoglio non è eccessiva, ma sia il mare grosso, che il movimento delle correnti rendevano questa impresa veramente difficile.

All’arrivo delle rondini di mare, i giovani più forti scendevano a precipizio fra le  rocce Aguzze della scogliera, si tuffavano nelle acque e raggiungevano a nuoto lo scoglio per impossessarsi di un 🥚 uovo. I l primo che riusciva z portarlo fino a Orongo diventava Uomo Uccello 🐦 vale a dire 👑 RE per un Anno, affermando subito il proprio potere su gli altri. Ad Orongo ogni masso è scolpito da bassorilievi simbolici dove compare ossessiva la figura di uomo dalla testa di 🦅 uccello

Dimenticavo:

ricordate di fare uova decorate con le erbe selvatiche e non…un effetto splendido!!!

uova decorate

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 impronte sull’uovo applicando

foglie di erbe spontanee o aromatiche

VERDE-BLU:

Portare a bollitura 60 g di foglie di Malva secche in 1 litro di acqua e lasciare cuocere a fuoco lento per 10 minuti.

Cuocere le uova nel liquido colorato per 10-12 minuti.

Non raffreddare in acqua le uova sode, così durano 2-3 settimane a temperatura ambiente


Il mio regalo di Pasqua:

le tue parole quando mi dici:

” che non avresti potuto amare nessun’altra quanto AMI ♥️ ME”

♥️♥️♥️

“…il tuo corpo è un’ isola segreta
lontana
facciamo che sono un naufrago
mi sveglio sulla spiaggia
è mattina
non ho nessunissimo bisogno
di essere
salvato”

       

Pablo Neruda, Ode al giorno felice

“…Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice”.

Ti auguro di passare una gioiosa  PASQUA<3

je te souhaite de passer de joyeuses PÂQUES

Cucinare con la” VIOLA a mammola ” fiore primaverile per eccellenza


2014-03-16 16.51.19

 

Sono la violetta tranquilla, 

non mi do cura dei cieli imbiancati

Se la farfalla indugia

posso perciò mancare!

Emily Dickinson

2014-04-24 16.34.152014-04-10 15.50.422014-04-10 12.08.122014-03-16 16.52.512014-04-07 15.54.232014-03-24 14.44.39

 Una splendida giornata di Primavera…

La Primavera anche quest’anno mi ha sorpreso è arrivata all’improvviso, adesso e nell’aria, la vedo dai nidi che trovo sugli alberi, anche loro …all’improvviso, dai canti mattutini e crepuscolari degli uccelli, la vedo nei colori e la sento negli odori di certe mattine, ma soprattutto dal profumo inconfondibile delle tante viole a mammola che ho raccolto lungo il sentiero nel bosco e nei prati questa mattina…

Cucinare con i fiori, ogni primavera è bello sperimentare nuove ricette colorate e profumate, Rose, margherite e viole non solo come centrotavola ma anche nel piatto. Provatele sono una delizia in insalata, oppure fatene frittelle…o formaggini.

 

Le mie ricette fiorite che sanno di primavera…

Ricetta 

” Formaggini alla viola”

con ricotta alle “erbe e fiori di ellera”.

 

ELLERA2014-04-29 16.06.48

ingredienti

2-3 manciate di rametti di ellera in fiore

1 manciata di erba cipollina

4-5 formaggini morbido

150 g di ricotta vaccina

1 presa di sale marino alle erbe

1-2 cucchiai di olio.

 
2014-04-29 16.05.402014-04-29 16.00.112014-04-29 16.08.002014-04-29 16.12.51
 
come fare:
 
Separare le foglie di ellera dai fiori tritare le foglie e l’erba cipollina insieme, sbriciolare il formaggio fresco e la ricotta con una forchetta, aggiungere olio e sale, formare delle piccole palline e rigirarle nei fiori, mettere in frigorifero. Servire come aperitivo o per accompagnare un’insalata. Lo stesso impasto si può spalmare sopra a crakers e mettere al centro le violette colorate. Non potete immaginare la bellezza dei colori sopra alla tavola…naturalmente primaverile!

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 La stessa ricetta si può utilizzare anche con le viola-mammola fresche o secche,  con aggiunta di petali di fiori di calendula, io spesso… all’impasto dei 2 formaggi aggiungo noci e pistacchi senza erba cipollina…ed ecco un’ ulteriore variante.
 
 

 Ricetta

 Marmellata di limoni e viole…

 

1 kg di limoni

500 g di zucchero

1 mazzolino di viole

 

 

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Come fare:

Lavate i limoni non trattati e asciugateli ed eliminate tutta la scorza, compresa la pparte bianca. Tagliate la polpa scartando i semi e la pellicina tra gli spicchi, fate questa operazione sopra una ciotola così raccoglierete anche il succo.
Trasferite la polpa e il succo in una casseruola, unite lo zucchero e cuocete per 30 minuti. Circa 10 minuti prima di spegnere il fuoco, unite i petali di viole accuratamente puliti.
Trasferite la marmellata in vasetti chiusi ermeticamente.
questa marmellata e da usare entro 1 mese.
 
 
 
 
 

RICETTA vegana

Semifreddo ai lamponi e fragole

con mousse di soia e violette caramellate

per 8 -10 bicchierini

Preparazione

  • Portare a ebollizione 150 g di fragole e 150 g di lamponi e lasciare cuocere per 5 minuti
  • Poi riducete il tutto in purea
  • Frullatelo a piacere e lasciate a raffreddare
  • Sciogliete 10 g di gelatina in fogli 
  • Mescolate bene la purea fredda, la gelatina sciolta con 280 g di  di mousse di soia.
  • Poi versate il tutto in piccoli bicchieri o in piccole ciotole
  • Adagiate nel fondo i fiori di violetta brinati
  • Mettere in frigo per 6 ore e prima di servire decorare con foglie di melissa fragole, lamponi e naturalmente violette brinate
 
 
 

 Ricetta

Panna cotta alla” conserva di rose”

fiori di “rosmarino” e sciroppo di ” violette”

 


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per lo sciroppo:

 

1 l di fiori di violetta a mammola

300 ml di vino bianco

700 ml di acqua fredda

1 cucchiaio di zucchero bianco

qualche granello di sale

 

  • Mescolare tutto a freddo in un vaso con coperchio, ricoperto all’esterno con carta stagnola in modo che non entri la luce, lasciare riposare dai 4 ai 7 giorni, rigirando di tanto in tanto, poi filtrare e strizzare i fiori.
  • Mettere il succo ottenuto in una pentola. Incorporare 1 kg di zucchero bianco e portare a bollore rimestando per scioglierlo, far cuocere il minor tempo possibile.
  • Aggiungere, lasciare sciogliere e versare in vasetti o bottigliette scure, Conservare in luogo fresco e buio.
  • Consumarlo entro l’inverno.
    2014-05-01 10.20.332014-04-30 18.58.15

Per la panna cotta:

 Ingredienti

1/2 litro di panna

2 dl di latte

60 g di zucchero a velo

1 manciata di petali di rosa rosati

50 g di conserva di rose

1 tazzina da caffè di fiori di rosmarino freschi

15 g di zucchero

12 g di gelatina in fogli

 1 pizzico di sale.

Preparazione

Lavare  i petali di rosa e i fiori di rosmarino. Ammorbidire la gelatina in acqua fredda. Versare il latte in una casseruola ed aggiungere i petali di rosa  i fiori di rosmarino e il pizzico di sale, portare ad ebollizione spegnere e lasciare in infusione per 10 minuti, scaldare nuovamente il latte con lo zucchero a velo unire la gelatina scolata e lo sciroppo di rosmarino mescolare fino a che la gelatina non si è sciolta, aggiungere la panna mescolare e suddividere il composto in 4 stampini di ceramica mettendo prima nella base di ognuno 1 cucchiaio di composta di rose. Mettere la panna cotta in frigorifero per 4-5-ore. Servire decorando con petali e bocci di roselline.

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Dopo un tuffo nello zucchero rende i dolci più golosi.

Ricetta

Violette Brinate

 

VIOLE BRINATEVIOLETTE BRIN

 

  • Sbattere brevemente con una forchetta un’albume di uovo freschissimo e immergetevi le viole una alla volta tenendole per il picciolo.
  • Passatele sullo zucchero semolato girandole su tutti i lati per farlo aderire ai petali, poi scuoterle per eliminare l’eccesso, mettetele ad asciugare su di un foglio di carta da forno.

Io le utilizzo per dessert al cioccolato, gelati cremosi e sorbetti. Visto la delicatezza della preparazione vanno utilizzate nel giro di poche ore.

Ricetta

Violette candite

                                                                                                               

  • Preparare a caldo tre diversi sciroppi di zucchero a diversa concentrazione: in 1/2 litro d’acqua, sciroppo rispettivamente 50,100, 150 gr di fruttosio.
  • Mentre raffreddano, immergete le viole in una soluzione fredda di acqua e gomma arabica che arresta l’appassimento.
  • Quando sono asciutte, procede con l’immersione successiva nei tre sciroppi.
  • Dopo ogni trattamento mettete le viole a sgocciolare su un setaccio e lasciatele asciugare.
  • Dopo l’ultima immersione, fatele essiccare vicino ad una leggera fonte di calore fino a che non assumono una consistenza vetrosa.
  • Usate le violette candite per decorare dolcetti, praline al cioccolato o addolcire una tazza di tè.
  • Fino al momento dell’uso, conservatele in una scatola chiusa foderata con carta oleata.
 
 
 

Curiosità

 

2014-03-16 16.52.51

 

  • Nel Medioevo i cavalieri della tavola rotonda “leggevano la viola del pensiero per conoscere il proprio futuro”: il loro destino era scritto nel numero e nella disposizione dei raggi che decoravano i petali del fiore.
  • La viola continua ad essere apprezzata anche in epoca rinascimentale il più grande estimatore è stato William Shakespeare, che la cita “nell’ Amleto” e nel “Sogno di una notte di mezza estate”, nella celebre commedia il suo succo spremuto negli occhi addormentati fa innamorare chiunque al risveglio veda una viola del pensiero.

 


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tratto dalla” notte di mezza estate” 

William Shakespeare

Così Demetrio si lancia al loro inseguimento, seguito a sua volta da Elena. Il bosco però è un regno di fate pieno di mistero e insidie e qui si intrecceranno le storie di altri personaggi. C’è un litigio fra Titania e Oberon, re e regina degli elfi. Si stanno contendendo il figlio di un’amica umana di Titania per farne un paggio. Il bimbo rimane però a Titania. Oberon allora ingaggia il folletto Puck, chiamato anche Hobgoblin, o Robin Goodfellow, affinché lo aiuti: egli desidera un servitore di sua moglie, la regina Titania, per sé, e chiede al folletto di procurarsi
del succo di viola del pensiero e spremerlo sugli occhi della moglie addormentata, cosicché la regina si invaghisca del primo essere, persona o animale, che vedrà al risveglio e dimenticandosi del resto, gli ceda il suo servitore senza protestare. Gli chiede di versare il medesimo succo anche negli occhi di Demetrio per aiutare Elena dopo aver assistito ad un dialogo tra i due. Per errore Puck spreme il succo sugli occhi di Lisandro che al risveglio vede Elena (che vaga nel bosco dopo essere stata congedata in malo modo da Demetrio) e se ne innamora perdutamente, con grande disappunto di Ermia.

 

 

 

“Gli innamorati hanno, come i pazzi, un cervello tanto eccitabile e una fantasia tanto feconda,

che vedono assai più cose di quante la fredda ragione riesca poi a spiegare.

William Shakespeare

 
2014-04-30 20.12.01
 

Il cielo dalla mia finestra mentre sto preparando le mie delizie…

 

 

 

“La tua virtù è la mia sicurezza.
E allora non è notte se ti guardo in volto,
e perciò non mi par di andar nel buio,
e nel bosco non manco compagnia
perché per me tu sei l’intero mondo.
E come posso dire d’esser sola
se tutto il mondo è qui che mi contempla

William Shakespeare

 

Doduck

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