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Basta un poco di zucchero e mandorle e come per magia… “la nuvola” degli ANGELI o ” il pandolce delle FATE”


 

 

” Non importa che tu sia credente o scettico

gli Angeli credono in te”

Doreen Virtue

 

Leonardo da Vinci

L’Angelo annunziante

Quando apparve si scatenò un firmamento di arcobaleni,

astri vagavano nel blu del cielo come lacrime d’amore,

fiori umidi dal pianto dell’aurora sorrisero,

le rose narravano incanti, farfalle palpitavano sopra i fiori.

Nel suo volto scorreva il cosmo, le sue ali avevano riflessi d’oro,

i capelli erano biondi come di sposa bambina,

nella mano un giglio candido bagnato dai sogni,

il suo corpo era metamorfosi di luce,

luce di perle, che illuminava tutto.

Un soffio d’amore infinito riempì il mio cuore,

quando la parola uscì dal paradiso delle sue labbra

ed Io compresi: nelle parole artefici della luce e della visione

vidi il tuo volto, la tua bellezza che seduce la luna

e fa cantare gli astri, vidi il tuo corpo intrecciato al mio,

anime perse in un mondo di nettare e di ghirlande di viole,

avvolti dal profumo dei gelsomini.

Sprofondai nella creazione, nell’immagine del futuro,

oltre il tempo, lo spazio, nell’anima delle conchiglie,

nel lago dell’amore infinito dove convivono tutti i colori,

dove soli pieni di miele si specchiano rapiti.

La rivelazione terminò mentre in cielo danzavano comete,

l’angelo volò via dai miei occhi, lasciandomi la nostalgia di Te,

ed io sprofondai nel dolce pozzo dei sogni.

Enrico Garrou

enricogarrou.wordpress.com

 

***

 

Gli Angeli, al mattino possono essere visti fra una rugiada piegarsi, sorridere, volare.

Gemme e germogli appartengono forse a loro?

– Emily Elizabeth Dickinson (1830 – 1886)

 

 

 

 

 

 

Gli Angeli sono esseri di luce e sono divini stando dando un grande aiuto all’umanità in questo momento di cambiamento ma sono sempre molto rispettosi del libero arbitrio di ciascuno…

Parlando con Cindy portavoce degli Angeli…

Legati alla religione cattolica gli Angeli sono stati presenti per secoli nella cultura Occidentale(e figure analoghe si trovano anche in altre religioni, per questo se pur ufficialmente screditati, godono ancora di un’accoglienza bonaria anche tra chi nega qualsiasi fenomeno metafisico. Nell’800 l”illuminismo corroborato da un materialismo crescente, ha allontanato l’uomo Occidentale dalla sfera dell’invisibile rigettando tra lle varie forme di credenza, anche quella negli Angeli. M una vita senza fede e senza Angeli ci lascia orfani dell’amore e del sostegno divino, disorientati da una realtà fine a se stessa e unicamente materiale.. Sara forse per questo che a partire dagli anni 60 si espande nella nostra cultura un nuovo desiderio di spiritualità che da avvio a nuove forme di esperienza e ricerca più individuali rispetto al passato ed è in questo contesto che sono stati riscoperti anche gli Angeli, forze soprannaturali oggi viste non solo quali messaggeri di Dio ma anche come sostenitori del nostro cammino personale, addirittura amici con cui trattenersi quotidianamente. In verità assicura chi parla con gli Angeli, collaborare con le entità Angeliche lasciare andare, avere fede e fiducia ed essere coscienti che il divino, la vita, gli angeli sanno distinguere ciò che chiediamo e ciò che abbiamo realmente bisogno nel loro contribuire nella nostra evoluzione verso la luce

 

 

 

I nostri amici (quasi) invisibili…

Una interessante intervista con Isabelle Von Fallois, la cui esperienza di guarigione con l’aiuto degli Angeli ha commosso e ispirato persone di tutto il mondo. Oggi Isabelle e un’affermata scrittrice e coach a livello internazionale, che ha l’obbiettivo di facilitare la comunicazione tra uomini e angeli:

“Anche se questo può sembrare incredibile, il desiderio degli Angeli di comunicare con noi e immensamente più grande del nostro desiderio di comunicare con loro, assicura Von Fallois che con gli Angeli ha un rapporto quotidiano, veramente pronti a lasciare  andare la nostra storia e il nostro passato. Mentre realizziamo che non siamo la nostra storia, possiamo trasformarla, e la nostra vita cambia in modo meraviglioso”.

Gli Angeli sono dei compagni meravigliosi che possono  aiutarci  e a vedere più chiaro e a incamminarci passo dopo passo sui nuovi sentieri.

 

 

 

Ad Isabelle durante uno dei suoi seminari è stato chiesto:

Come comunicano gli Angeli con noi?

Comunicano con noi in molti modi, facendoci trovare delle piume in posti inaspettati, attraverso canzoni che contengono un messaggio, attraverso le nuvole a forma di Angelo, attraverso le sensazioni che riceviamo con i nostri canali interiori di chiarudienza, attraverso immagini e visioni Angeliche, attraverso le parole che ci dicono”

Come mettersi in contatto con loro?

Si può chiamare un Angelo in molti modi e non c’è nulla che bisogna obbligatoriamente fare, puoi rivolgerti a lui come amico, naturalmente puoi meditare o invocare uno o più Angeli oppure prega re chiedendo l’aiuto di un Angelo, sarebbe fantastico se tutti cominciassero a parlare con il proprio Angelo e io non posso fare altro che consigliarlo. Quando siamo presi da un’emozione che sia di tristezza o altro, se non abbiamo nessuno, né un amico, né un partner, in ogni momento possiamo raccontare tutto al nostro Angelo custode, anche a voce alta se vogliamo, e il bello è che quando lo facciamo diventiamo più calmi e abbiamo più chiarezza, per gli Angeli è importante poterci sostenere, ma possiamo farlo solo se noi chiediamo, perché sono tenuti a rispettare il nostro libero arbitrio.

E’ una capacità che tutti possono acquisire?

“La vibrazione della terra sta aumentando sempre di più, e sempre più persone avranno la possibilità di parlare con gli Angeli o con i trapassati. Ogni uomo e ogni donna possono farlo, perché siamo tutti Uno. Se tutti ci ricordassimo veramente di questo, che siamo parte di Dio, che siamo Angeli in terra,saremmo in grado di portare alla luce tutte le capacità che vivono in noi e di essere presi per mano  dagli Angeli e dalle Entità di Luce. Nei momenti di luce e nei momenti di buio, perché entrambi sono realtà. È per questo siamo qui per vedere l’amore infinito, ed è per questo che abbiamo l’aiuto degli Angeli”.

 

 

 

Ricetta soffice soffice…

Il Pandolce delle Fate o…

La nuvola degli Angeli

 

 

ingredienti per 6 persone

**

300 g di farina BIO 00

80 g di fruttosio

100 g di burro BIO ammorbidito

2 uova

miele di acacia

150 ml di latte fresco intero

1 bustina di vanillina

1 bustina di lievito x dolci

80 g di mandorle tritate 

essenza di mandorle 

granella di zucchero bianca o… colorata rosa e azzurra

sale

(magari rosa e fucsia se hai …

un centrotavola con rose rosa come nelle foto)

 

come fare

  1. Preriscaldare il forno a 180°.
  2. In una terrina capiente, impastate la farina, le uova, lo zucchero, 2 cucchiai di miele, il burro a pezzetti precedentemente ammorbidito, la vanillina, 1 pizzico di sale, tutto il latte e 10 gocce di essenza di mandorle.
  3. Quando avete ottenuto un’impasto omogeneo e soffice, aggiungete il lievito e poi versate il composto in uno stampo da plumcake imburrato e infarinato.
  4. Unire insieme mandorle tritate e la ranella di zucchero in quantità abbondante per farne uno strato nel fondo prima di mettere l’impasto e uno strato alla fine prima di infornare.
  5. Infornare il pandolce per 40-45  minuti.
  6. Lasciare raffreddare e tagliare a fette magari spalmate sopra un velo di gelatina alle rose e panna rosa montata.
  7. La Fata consiglia se avanza…il giorno dopo sarà perfetto da inzuppare in una grande tazza di latte fumante!

 

 

 

e poi…ci sono LE FATE

 

La credenza nelle Fate e negli esseri appartenenti al piccolo popolo e ancora molto viva. Infatti per quanto riguarda i paesi celtici, le Fate sono ancora una presenza quotidiana, ben viva nel folklore, nell’ambito della quale rappresentano valori caduti in disuso quali ad esempio il disprezzo per le ambizioni eccessive, l’avidità e l’abitudine a mentire e un forte senso dell’onore che obbliga a mantenere la parola data, sono molte le persone che credono nell’esistenza delle fate e desidererebbero più di ogni altra cosa poterle vedere ed entrare in contatto con queste meravigliose creature. Chi ha visto le fate sostiene che esse vivono nel nostro stesso mondo e che sia possibile entrare in comunicazione con loro, usando un sesto senso, più acuto della vista, che aiuta la vista stessa a percepire la luminosità che gli esseri fatati emettono.

Secondo Nora Van Gelder:” gli esseri fatati fanno parte di una grande linea evolutiva che si sviluppa parallelamente a quella umana e che, come quest’ultima inizia con alcune forme estremamente primitive e sale passando attraverso le Fate e presenta come propri esseri più elevati quelli che tradizionalmente sono chiamati Angeli o Deva. Rispetto agli Angeli le Fate si collocano più o meno come gli animali in confronto agli esseri umani.

Altri studiosi ritengono che le Fate derivino dalla mitologia dei Celti e che siano quindi immagine di Dee demonizzate dal Cristianesimo e recuperate nel folklore. La tradizione Celtica ritiene che la stirpe delle Fate siano i Tuaha de Dannan ovvero il popolo della Dea Dana. Sotto un certo punto di vista le Fate potrebbero essere un elemento di continuità tra l’universo della mitologia e quello della fiaba.

 

 

 

Chi è la Fata:

Ma chi sono le buone vicine :

  1. le fate abitano nel cosiddetto regno di mezzo. Questo luogo esiste da sempre ed è ovviamente di molto precedente il Cristianesimo. I luoghi delle Fate si trovano in alture e sonno spesso riconoscibili per la presenza di biancospino.
  2.  Le fate posseggono immensi tesori, esse sono disposte a cedere le loro ricchezze a chi si dimostra buono e gentile, ma guai a sottrargli con l’inganno: nel migliore dei casi le pietre preziose e le monete d’oro si trasformeranno in foglie secche e pezzi di ghiaccio.
  3. Una caratteristica fisica delle Fate e di essere creature bellissime, che presentano un particolare inquietante, coda di pesce piedi caprini o di oca.
  4. Le fate si radunano a danzare nei prati o in luoghi difficilmente accessibili. Se qualcuno dovesse vederle è bene che non si avvicini, ti invitano loro e non puoi smettere di ballare se non all’alba, quando il canto del gallo allontanerà gli esseri fatati. Ma una notte delle fate puô durare molti anni del tempo umano…
  5. Le Fate aiutano le persone in difficoltà. A d esempio in montagna è nota la tradizione della Dama Bianca. Questa bellissima creatura avvisa i montanari dell’approssimarsi di valanghe e altre calamità, ma quando qualcuno cerca di avvicinarla scompare.
  6. Le fate adorano la musica, e spesso sono udite cantare. La loro voce e talmente melodiosa che può indurre le persone a lasciare ogni altra occupazione e ad ascoltarle per sempre

 

L’origine delle Fate:

Tra i massimi studiosi del folklore, e in particolare Proop( le radici storiche dei racconti di fate 1972) ritengono che via sia una relazione diretta tra i miti primitivi che riguardano il culto della Grande Madre, i culti della fertilità e le fate, che sono diventate protagoniste di fiabe e racconti popolari in Europa dall’XI secolo in poi. In particolare vi è un rapporto molto stretto tra i siti megalitici e il popolo fatato, infatti, questi luoghi sono spesso associati alle fate o a esseri magici, diventandone le abitazioni. L asessa cosa si verifica nel caso di alberi e fontane sacre. Ne abbiamo molti esempi in archeologia: a Pontsusval, Finistère, vi sono alcuni Menhir chiamati Les Danseuses, in Sardegna troviamo le Domus de Jana e in moltissimi luoghi vi sono le colline delle Fate, camere delle Fate, tombe delle Fate ecc…Dalle fonti però sappiamo che anche nel XII secolo i Sassoni praticavano il culto degli alberi e delle sorgenti, da sempre abitazioni di fate, i Celti e i Bretoni vennero in passato attaccati più volte che condannavano come sacrilegi i riti di accendere fuochi vicino a sorgenti e alberi.

 

I luoghi delle Fate:

I Gallesi pensavano dapprima  che il luogo fosse situato a nord della loro terra montagnosa in seguito nella misteriosa penisola occidentale del Pembrokeshire, tutte rocce e nebbia, più tardi in un isola del Canale di San Giorgio al largo della stessa costa. Gli Irlandesi chiamarono Hy Breasail l’isola fantasma che, secondo loro, si trovava ad ovest. I britanni erano convinti che l’isola fantastica fosse l’isola di Man.

Nelle tradizioni delle popolazioni Nordiche spesso le Fate abitano isole  che scompaiono, luoghi dove è sempre Primavera e il sole non tramonta mai, in questi luoghi ovviamente non è necessario lavorare, perchè la terra produce frutti in abbondanza..La più nota di queste isole che compaiono e scompaiono all’orizzonte è Tir Nan Og, il luogo nel quale si sono rifugiati i Tuatha de Dannan i mitici primi abitanti dell’Irlanda.

Ma a parte questi luoghi considerati le “” capitali” delle Fate, esse vivono in ogni luogo naturale e incontaminato, amano i luoghi rialzati e le colline, infatti la parola Gaelica che identifica le Fate Sidhe significa espressamente popolo delle colline. Secondo alcune leggende è estremamente difficile rinvenire l”ingresso a questi luoghi, ed è possibile solamente, camminando per 9 volte in una notte di Luna Piena.

 

 

  

Una promessa d’amore inossidabile che supera il tempo, le avversità più singolari e le situazioni più impensabili e colora di poesia il presente.

Quindi coccole lente e languide che fantasticano sulla tua pelle bianca, saltellando allegre e colorate sui tuoi capelli.

Quindi il futuro a portata di mano, con la soavità e l’allegria e la leggerezza che mai avresti osato sperare e la semplicità dell’essere insieme finalmente!

Quindi accade quello che doveva accadere, quello che era nell’ordine delle cose, quello che ormai non fa più paura.

Quello che è.

 

Quindi

 

 

PICNIC con… vista UNICA sul ponte della… GIOCONDA, arte, ricette, storia


  •   Monna Lisa (La Gioconda)

    Quanto durerà
    ancora la mia condanna?
    Sono io, Monna Lisa,
    a voler fuggire da questo quadro.
    Il sorriso non è il mio
    e non mi piace, no, lo sfondo.
    Troppo angusto è lo spazio
    della gabbia che mi opprime.
    Ci sono finita dentro
    senza aver commesso alcun reato.
    Colpa di un ritrattista
    che mi ha come segregata
    coprendomi con un’invisibile
    e purtroppo indistruttibile grata.
    Tutti lì davanti a fare commenti
    di come è la mia posa
    ritrovandomi indagata
    sempre per la stessa cosa.
    Quello che è l’aspetto
    di una donna assai virtuosa.
    Voglio regalarmi una vita nuova.
    Se hai il potere di rapirmi
    puoi mettermi alla prova!

    Da Parigi a Ponte a Buriano…

     un monumento sull’Arno…

     

    Un ponte romanico stupendo solca con le sue sette arcate il corso del più importante fiume toscano.

    Per Me…

    “Una Poesia sull’Arno”…

     

    A qualche chilometro da Arezzo, sulla strada Setteponti che conduce a Castiglion Fibocchi e Loro Ciuffenna si trova Ponte Buriano, un opera di architettura medievale che riesce a sopportare il traffico odierno, intenso e pesante.
  1. L’attenzione di chi l’osserva, è piuttosto rivolta sua struttura architettonica che con le sue possenti arcate sembra quasi galleggiare sull’Arno che in questo tratto non è profondo, ma molto largo per il vicino invaso della Penna e perché la zona è abbastanza pianeggiante.
    Il tratto di fiume che va da Ponte Buriano alla diga della Penna (circa 7 chilometri), va a costituire la Riserva Naturale di Ponte Buriano e La Penna.
  2. Sicuramente l’ampio specchio d’acqua sotto Ponte Buriano influisce molto sul fascino di questa opera architettonica medievale a cui si lavorò quasi quaranta anni, dal 1240 al 1277.
  3. Nei vari momenti del giorno, con la variazione dell’orientamento della luce solare, Ponte Buriano ci può apparire…
  4. come “un’opera d’arte mutevole”.
  5. Io lo definisco “una poesia sull’Arno” perché con il mutare dei colori dell’ambiente circostante e della luce che lo illumina da molte direzioni, Ponte Buriano, che si specchia sull’Arno, è capace d’ispirarci sempre sentimenti e stati d’animo diversi.
    Questo “monumento sull’Arno” con la sua robusta e possente struttura a sei arcate ha resistito a tutte le alluvioni degli ultimi 850 anni, con la sua bellezza ha saputo anche vincere la furia distruttiva della guerra. Quando i tedeschi si ritiravano, alla fine della seconda guerra mondiale, minavano tutti i ponti che si trovavano sul loro percorso. Di fronte ad un’opera architettonica di tale fascino come Ponte Buriano non trovarono il coraggio di farlo saltare in aria.
  6. Il fascino di questo ponte e dell’ambiente circostante è sempre stato notevole.

 


L’intuizione più geniale è che quella zona dell’aretino con il Ponte Buriano è il paesaggio della Gioconda… della enigmatica Monnalisa.
Dietro il suo volto sorridente si intravede il ponte a schiena d’asino identificato da alcuni studiosi e ancor più in lontananza ecco apparire i calanchi del Valdarno, pinnacoli di argilla erosa detti “Balze”.
E’ una prova che Leonardo aveva bene in mente la geografia di questi luoghi.
Che Leonardo conoscesse la zona aretina è ormai cosa nota, tesi confermata da un suo disegno, datato 1503 1504, in cui descrive a meraviglia il bacino idrico della Val di Chiana.
Una volta era la Cassia Vetus che nel congiungere Roma e Chiusi a Firenze veniva a scavalcare le acque dell’ Arno a Ponte Buriano.
Oggi è la strada provinciale dei Setteponti che da Arezzo a Firenze viene ad incontrarlo.
Fu costruito all’incirca verso la seconda metà del 1200.
Ponte a Buriano, il ponte della Gioconda: Leonardo da Vinci conosceva bene quel luogo e lo testimonia una sua mappa della zona conservata a Windsor.
Poco distante dal ponte l’Arno riceve le acque di un immissario, il canale della Chiana, nel quale confluiscono le acque dell’omonima valle.
Se si risale il corso di questo canale, andando a ritroso, bisogna superare una serie di meandri e poi ci si infila in una gola, la Gola di Prato Antico.
Se si osserva il lato sinistro della Gioconda, si vede un corso d’acqua con meandri che si infila in una stretta gola.
 


La tesi non è proprio nuovissima, ma è stata da poco avvalorata da ulteriori studi e scoperte.

L’argomento è uno di quelli che ha lasciato insonni generazioni di storici dell’arte, che incuriosisce però anche chi non è addentro proprio alla materia, attratto dai numerosi misteri che gli aleggiano intorno. Ipotesi, più o meno suggestive, di scoperte più o meno scientificamente appurate, ma sempre misteri resteranno, quelli intorno a La Gioconda.

Insieme alla notizia che il ritratto più celebre al mondo sarebbe quello di un androgino, metà uomo, metà donna, c’è la conferma della tesi che lo storico dell’arte aretino, Carlo Starnazzi, portò a pubblica conoscenza già nel 1992, ovvero che il ponte che figura alla destra del quadro (per chi guarda) è il ponte di Buriano, in provincia di Arezzo.

Oltre la spalla della Gioconda, c’è un ponte basso, a più arcate, un ponte antico, a schiena d’asino di stile romanico, identico a quello costruito in pieno medioevo, nell’età in cui Arezzo viveva un momento di particolare prosperità.

A queste conclusioni è giunto il Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, Culturali e ambientali, che, attraverso il proprio presidente, Silvano Vinceti, ha presentato alla stampa estera in Italia una ricerca su Leonardo. La prima tesi, quella che riconoscerebbe nella Monna Lisa un androgino, è ora sostenuta dal ritrovamento “nell’occhio destro di Monna Lisa, per chi guarda il quadro, la lettera S che un’analisi comparata della scrittura ha evidenziato essere come  S di Leonardo e nell’occhio destro la lettera L. Una specie di firma, una dedica a Lisa e Salai”
Sotto uno degli archi del ponte è stato individuato il numero 72 e la decifrazione del numero: “72 – ha spiegato Vinceti – riveste molti significati legati alla tradizione ebraico-cabalistica, quella cristiana e quella dei templari, quella magica e quella naturalistica. Leonardo appose il numero 72 e lo investì di vari significati affidando ad esso un suo specifico pensiero.

Il nome di Dio è composto da 72 lettere secondo la tradizione cabalistica, mentre per quanto riguarda il Nuovo Testamento, il numero 7 e il numero 2 potrebbero rinviare all’Apocalisse di Giovanni con precisi riferimenti alla fine del mondo e ai saggi, ai sapienti, agli eletti che saranno risparmiati”.

I templari, inoltre, avevano dimestichezza con la cabala e non è casuale che le regole dei monaci combattenti fossero 72. Al numero 2, infine, corrisponde il dualismo, la opposizione ma anche l’armonia dei due principi, quello maschile e quello femminile.
“La scelta del 2 da parte di Leonardo – ha concluso lo studioso – non sarebbe causale, rinvia alle lettere L e S, alla visione filosofica che ha ispirato il quadro: una armoniosa sintesi fra l’uomo e la donna”.

 

Picnic veloce…con vista stupenda,

i classici gamberetti grigliati al limone, panini affumicati e poi,

dolcetti alla banana…

e naturalmente un… buon vino Toscano

***

 Gamberetti grigliati al limone

*

“Panini Affumicati” e…

Ingredienti per 2 panini

100 g di prosciutto di parma affumicato

2 foglie di lattuga

2 cetrioli in salamoia

40 g di burro morbido

1/2 cucchiaio di senape

come fare

lavorare il burro e la senape con un cucchiaio di legno fino a ridurlo in crema.

dividete a metà i panini  e spalmateli con il burro preparato.

Sulla parte inferiore sistemate le foglie di insalata, i cetrioli tagliati a fettine, il prosciutto di Parma.

Chiudete i panini con l’altra metà avvolgeteli per il trasporto.

e poi …deliziosi

“pasticcini alla banana”

ingredienti x 6 persone

250 g di farina  di farro

(che ho comprato a Ponte a Buriano qui viene ancora

macinata a mano con macchina antica vedi foto)

1 yogurt alla banana

2 uova

150 g di zucchero

1/2 bustina di lievito per dolci

1/2 cucchiaio di bicarbonato

4 banane

100 g di uvetta sultanina

40 g di burro fuso

2 cucchiai di zucchero a velo

100 g di uva sultanina

come fare

Fate ammollare l’uvetta in acqua tiepida.

Con la frusta elettrica sbattere le uova e lo zucchero fino a che il composto sarà diventato giallino chiaro.

Unite lo yogurt, il burro e le banane schiacciate, la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato.

Aggiungete cannelle e l’uvetta asciugata

Imburrate e infarinate una teglia rettangolare e versatevi il composto preparato.

Lisciate bene la superficie, mettete nel forno già caldo, lasciando ndo cuocere per circa 1/2 ora finché la superficie sara’ ben dorata.

Rovesciate la torta e spolverata di zucchero a velo.

Servitela a mattoncini regolari e decorata con fettine di banana.

.

 Tentiamo ora di rifarsi alla ricostruzione…dei tempi,

 
Leonardo, è cosa certa, si trovava in Val di Chiana fin dal 1502 per incarico del Duca di Valentinois (alias Cesare Borgia).
L’incarico consisteva in studi topografici-ingegnieristici-idraulici-militari. La Val di Chiana era una malsana palude, senza nessuno sfogo alle sue stagnanti acque.
Leonardo è altresì in Val di Chiana nel 1503, questa volta (caduto in disgrazia Cesare Borgia) per conto della Repubblica Fiorentina, retta (importante!) dal Gonfaloniere Pier Soderini.
Il compito affidato a Leonardo dalla Repubblica fiorentina (leggi: dallo stesso Pier Soderini, anche perché, genio a parte, i due sono stretti amici di famiglia) è identico a quello già in precedenza conferito dal Borgia.
La presenza di Leonardo in Val di Chiana negli anni citati ci viene confermata, ove ce ne fosse bisogno, dai suoi quadri conosciuti anche come “le vedute della Valdichiana” e al momento conservate nella Royal Gallery del castello di Windsor in Inghilterra, vale a dire di proprietà della Regina Elisabetta II.
Dunque l’autore della Gioconda si trovava in Val di Chiana sia nell’anno 1502 che nel successivo 1503.
Operava sul posto per studi di rilievo che dovevano comportare continui sopralluoghi. Non era certo solo; doveva aver un’adeguata scorta di personale e disporre nell’occasione di tavole per disegnare, nonché del materiale necessario per fissare, “nero su bianco”, quanto veniva osservato o veniva impresso nella mente.
Durante la permanenza in Val di Chiana Leonardo era quindi in grado di dipingere o abbozzare (su tele, tavole o altro oppure solo imprimersi nella sua fertile mente) paesaggi, figure varie e altre possibili fantasie.
Non a caso gli anni 1502 e 1503 sono quelli in cui gli studiosi del settore fanno risalire l’inizio e la continuazione (non certo la sua definitiva conclusione) del celeberrimo quadro della “Gioconda” (in proposito si parla addirittura di sette velature o “mani” o strati di vernice che dir si voglia).
Ma in che modo Leonardo ritornava in Firenze dalla malsana e inospitale Val di Chiana? Vi erano due possibili e praticabili arterie e un solo genere di mezzo: il cavallo o il mulo.
Le arterie erano: da una parte la Cassia Vetus (attuale strada provinciale Sette Ponti) e dall’altra il diverticolo che da Arezzo (o probabilmente dalla stessa Val di Chiana) congiungeva (prima) le colline di Pieve a Maiano e (dopo) dai poggi della località Impiano scendeva giù verso il fiume Arno, fino ad attraversare il fiume medesimo in località Valle, dove si trovava (e in parte si trova ancora) un ponte romanico a quattro arcate a basso sesto (o sesto scemo, che è poi lo stesso).
Attraversato il ponte, il diverticolo si ricollegava alla Cassia Vetus dalle parti di Loro Ciuffenna, dopo aver percorso la Valle dell’Ambra.

e dopo picnic e l’affascinante momento di storia e arte…

 

ho notato vicino alle sponde del fiume interessanti e gustose erbette primaverili allora tutti in …ricerca erbette selvatiche, vicino al fiume ce ne sono uno splendore, le più preziose:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

“Tagliolini ai mirtilli

con mix di erbette selvatiche

e…

Ravioli ripeni di erbette

alla Gioconda”

di sicuro mi ricorderò in quale splendido luogo ho raccolto le mie preziose Erbette

queste  erbe  non si trovano facilmente se non vicino a luoghi molto umidi

ingredienti x 4 persone

per i ravioli

200 g di farina di segale

300 g di farina bianca macinata rustica

3 uova

1 cucchiaio di  olio oliva extravergine.

per i tagliolini:

stesso procedimento nel pesare gli ingredienti per la pasta,

aggiungere soltanto 250 g di mirtilli frullati 

Per il ripieno:

250 g di erbette miste spontanee ( vedi foto)

comprese le coste rosse delle bietole selvatiche

1 carota

1 patata

150 g di parmigiano

pangrattato , burro, sale

Per il condimento:

40 g di burro bio

4 cucchiai di parmigiano

semi di papavero.

 

  1.  

    come fare:

    Su una spianatoia disponete le 2 farine setacciate a fontana, formate un cratere e rompetevi le uova, versate  l’olio e un pizzico di sale.

    Impastate il tutto fino a formare una pasta liscia e omogenea di media consistenza, formate una palla e fatela riposare al fresco.

    Nel frattempo lavate e lessate a vapore le erbette, scolatele e una volta raffreddate, grattugiate la carota e la patata e unite alle erbe selvatiche sminuzzate.

    Riunite il tutto e pepate e mescolate incorporando un poco di pangrattato cotto in una noce di burro.

    Stendete la pasta sottile e con una rotella tagliapasta ricavate dei quadrati: ponete al centro 1 cucchiaio di ripieno e richiudete premendo ai bordi

    Lessate i ravioli in abbondante acqua bollente salata per 10 minuti, scolateli e conditeli con il burro fuso, il parmigiano grattugiato, e qualche seme di papavero.

 Curiosità

Missione Shuttle STS 164

decollo 12 luglio 2001

come vedete nelle foto il comandante della missione STEVEN LINSEY e YANET KAYANDI, tecnico di bordo MOSTRANO:

 

Accade assai raramente, ma ogni volta che accade, una parte di paradiso cade sulla terra. Accade tra due persone: né dipendenti, né indipendenti, ma in profonda sincronia tra loro; come se respirassero uno per l’altra, un’anima in due corpi: ogni volta che accade, accade l’amore.

Osho Rajneesh

          

non ti cambierei per nessuno

Quando parli dell’amore
risuona la voce
che fa fiorire i giardini

se chiami il vento
è per sorridere al dolore

se guardi il giorno venire
l’alba quietamente mi veste

cedevole al richiamo
è il mio cuore che accoglie
ogni frammento di vita

m’appago nella tua anima
che rifiuta la notte

nel fogliame del mare
dove si è ravvivato il verde
conservo preziosamente i segreti
di troppa tenerezza

-non ti cambierei con nessuno-

nell ‘abbraccio che mi porta sempre
nel tuo cielo
s’accende il faro
di altri giorni di bellezza.

M.B

 

Sotto il rosa del Giappone…E ANCORA un salto in Toscana e poi a N.Y ( vedi F.B)


 

I fiori della primavera sono i sogni dell’inverno raccontati,

la mattina, al tavolo degli angeli.

(Khalil Gibran)

Sotto il rosa del Giappone…

Durante la fioritura dei ciliegi, chiamata la fioritura dei “SAKURA“.

La traduzione letterale del significato “HANAMI” è”ammirare i fiori”, è una tradizione che si tramanda da da oltre un millennio.Al termine dell’inverno i fiori di ciliegio ” SAKURA”, in giapponese appagano la vista, ma soltanto per alcuni giorni, i delicati boccioli con il suo colore tenue generalmente bianco sfumato di rosa che hanno ispirato moltissimi poeti giapponesi nella composizione di ” HAIKU”, le classiche terzine della poesia giapponese, il Sakura con la sua presenza effimera porta con sé profondo significato nella cultura locale, nel rapido scorrere della vvita con i suoi fugaci piaceri e dolori ” Hana yori dango” meglio il dango che i fiori.

Hana yori Dango è un proverbio giapponese. Hana sono i  fiori, Dango è un dolcetto.Letteralmente significa piuttosto che i fiori, i dango .Cioe’ è meglio qualcosa di utile invece di cose che sono soltanto belle da vedere. Si usa spesso nel periodo di Hanami. Questo proverbio fa capire a cosa sono più interessati i giapponesi durante Hanami. Infatti è bello vedere Sakura ma in realta è piu’ bello mangiare, bere e fare Party.

 
 

 

(Non è proprio vero, ve lo dico giusto per spiegare). Tuttavia questo non vale soltanto per la bellezza e il cibo. Significa anche che è meglio saper fare invece di avere tanti titoli teorici e niente di pratico. Il famoso titolo di anime/manga/drama Hana yori dango (花より男子) è infatti un gioco di parole. In questo caso Dango (男子) significa ragazzi ma solo maschi. (In realtà maschi si pronuncia Danshi ma l’ideogramma 子 si può pronunciare Ko, Go ecc..) Chi conosce questo manga capirà perchè viene usato questo proverbio come titolo. All’ombra degli innumerevoli ciliegi sparsi per tutto l’arcipelago, i giapponesi tutti si ritrovano per allegri picnic sull’erba , in più “dango yori shyashin” ovvero più fotografie che cibo.

 

Ricetta della tradizione della mia blogger giapponese preferita ” Rika’s”

Tsukimi letteralmente significa:

“Guardare la luna”.

come dolce per la festa della luna abbiamo “Tsukimi Dango” 

 Ingredienti :

Dango

 Farina di riso glutinoso 50 g

Acqua quanto basta

-Salsa Mitarashi-

Salsa di soia 1 cucchiaio

Zucchero 4 cucchiai

Acqua 1 cucchiaio

Amido di mais 1 cucchiaio + acqua 1 cucchiaio

 (con queste dosi escono circa 12 palline)

Preparare i Dango.

Aggiungendo acqua poco alla volta impastare Dango finchè diventa morbido e liscio.

Mettere i dango nell’acqua bollente.

Quando vengono a galla sono pronti (come nella cottura degli gnocchi), raffreddarli nell’acqua fredda.

Quando si raffreddano asciugare con della carta.

Preparare Mitarashi 

Mitarashi : Uno sciroppo ricavato dalla salsa di soia

In una ciotolina girare l’amido di mais e 1 cucchiaino di acqua.

In una pentolina mettere la salsa di soia, zucchero e acqua e far bollire un po’.

Quando diventa un po’ denso mettere la fecola di patate e l’acqua e girare bene.

Esiste anche un calendario da consultare,  per non perdersi località e giorno in cui i ciliegi avranno la massima fioritura e assicurarsi così l’incredibile spettacolo… 

Sotto il rosa della Toscana…

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Ricetta

Linguine al misto di pesce

con cipolle di Tropea e timo fiorito del mio giardino 

ingredienti per 6 persone

3 cipolle di tropea

2 spicchi di aglio

1 fetta di salmone

1 fetta di pesce spada

1 fetta di tonno

4 seppie medie tagliate a striscioline

2 limoni

1 bicchiere di vino bianco

timo serpillo di campo in fiore.

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come fare:

  1. tagliare a striscioline la cipolla e metterle ad ammorbidire nell’olio di oliva con i fiori e foglie di timo e uno spicchio di aglio
  2. aggiungere le code di gambero e le seppie tagliate a striscioline dopo 7- 8 minuti aggiungere il pesce spada, il salmone e il tonno precedentemente tagliati a cubetti.
  3. Lasciare cucinare per circa 10 minuti aggiungere il succo di 1 limone e 1/2 bicchiere di vino bianco, terminare la cottura e aggiungere foglioline e fiori di timo

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Dalla mia mente si diparte una strada di primavera,
e sulla strada passeggiano una stella e una margherita
ed ecco, poco più in là, il tuo sorriso come una calda casa abitata.
Aspettami, arriverò domani.

 

 

 

Immersi nel Bianco e Rosa di “Casa Nostra”, cominciano i giochi…

 

PASQUA… i preparativi, le uova colorate naturalmente e…un viaggio affascinante nell’ ISOLA di PASQUA


 

   

I suggerimenti di Nonsolononna per colorare naturalmente le uova:

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uova colorate applicando prima la foglia secca di cipolla

Prima di colorarle  pulire le uova con acqua e aceto, in modo che il colore venga uniformemente assorbito.

Per la colorazione è meglio utilizzare una vecchia pentola smaltata, perchè a volte i residui di colore sono difficili da eliminare, non usare pentole di acciaio inossidabile perchè a volte i colori possono alterarsi.

Si possono utilizzare sia uova bianche che marroni. Con le uova marroni si ottengono tonalità di colore calde e tenui, mentre su quelle bianche risaltano bene i colori forti e luminosi.

Ecco le mie proposte per le colorazioni naturali:

barbabietola rossabarbabietola uova colorate

ROSSO:
Sbucciare e tagliare 250 g di barbabietole rosse, cuocere a fuoco lento con coperchio per 15 minuti in litro di acqua, filtrare e aggiungere alla miscela 1 goccio di aceto.

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Si può usare anche te, di vari aromi, frutta, nero, e anche caffè…dove prima ho applicato bucce di cipolla e fili di erba e fiori essiccati.

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GIALLO-VERDE:

Portare a bollitura 100 g di iperico secco in 1 litro di acqua e lasciare cuocere a fuoco lento per 10 minuti.

GIALLO CHIARO:

Portare ad ebollizione  60 g di foglie di betulla secche in 1 litro di acqua e  lasciare cuocere a fuoco lento per 10 minuti.

VERDE:

 Portare a bollitura 100 g di foglie di ortica secche in 1 litro di acqua e lasciare cuocere a fuoco lento per 15 minuti.

per colorare ho usato anche le spezie polverizzate…

 le spezie in acqua con aggiunta di aceto danno colori tenui alle uova

uova nature

 ricetta

Qualcosa di sfizioso delizioso da bere,

durante il brunch di PASQUA

“BOWLE PRIMAVERILE”

per circa 6 litri

800 g di 🍓 fragole

4 mazzetti di menta🍃

16 limette🍈

2 dl di sciroppo all’ibisco e alla malva🌿

2 l di succo di 🍎 mele

4 bottiglie di moscato🍾

8 cl di acqua minerale frizzante

preparazione circa 20 minuti

  1. dimezzare o tagliare in quarti le fragole a seconda della loro grandezza.
  2. Staccare le foglioline di menta dai rametti. Spremerei 8 limette e tagliare le altre 8 a fettine.
  3. Mettere in una caraffa le foglie di menta, lo sciroppo all’ibisco, il succo e le fettine di limetta.
  4. Unire il succo di mele, il moscato e l’acqua minerale a piacere servire con del ghiaccio.

In estate con questo particolare succo faccio i ghiaccioli o succo ottimo per macedonie fresche

e adesso DOPO TANTO LAVORO… tutti in viaggio…un viaggio meraviglioso

nell’ISOLA DI PASQUA E NEI SUOI ENIGMI…

Prima domanda che viene naturale… perché si chiama così:

E quando il navigatore Olandese Jacob Roggeveen scopri l’Isola di Pasqua proprio la domenica di Pasqua del 1722 (da qui il nome)

Nell’Isola di Pasqua non ci sono spiagge immacolate, palme, barriera corallina…non pensiamo alla solita scena tropicale perché l’isola di Pasqua non è così…

L’Isola di Pasqua e come una grande prateria, una terra aspra disturbata spesso dal vento, spoglia oramai disboscata, segnata dai coni di numerosi vulcani, ora spenti e da scogliere nere e contorte, tutt’intorno mare, solo, mare ovunque  si guardi.

Il cielo e’ spesso coperto da nuvole ma quando spariscono e di un celeste intenso e luminoso.

La prima cosa che colpisce e la bellezza selvaggia del paesaggio e un senso misterioso e segreto sull’origine ci avvolge, colpisce questo suo carattere insolito quasi da leggenda, c’è il fascino di una vita un po’ primitiva alimentato anche dalla storia e dall’aspettativa creata dal mistero etnologico e archeologico che circonda l’isola.

Colpa dei giganti di pietra i “MOAI” uno dei fenomeni archeologici più affascinanti del mondo, che l’hanno resa famosa e rappresentano tuttora il simbolo più caratteristico dell’Isola di Pasqua.

Sono enormi e imponenti statue di tufo vulcanico realizzate circa un millennio e mezzo fa, ne esistono oltre 600 in gruppo o isolate, dislocate un po’ dappertutto. S’innalzano verso il cielo come sentinelle, custodi di una storia misteriosa.

Forse volevano simboleggiare la potenza e il prestigio dei clan che li fecero erigere, guardano assorti l’infinito con occhi remoti e impenetrabili, hanno i lobi delle orecchie allungati, il naso lungo e affilato la bocca atteggiata in una smorfia sdegnosa, ma nello stesso tempo infondono serenità. Alcuni portano una specie di cappello di pietra rossa il “PUKOO”. Passandoci accanto si ha la sensazione che ti stanno guardando ma in modo altezzoso, aristocratico. Volgendo lo sguardo al mare ecco la baia di Tongorik, dove I Rapanui costruirono il più imponente dei loro “AHU” oltre 200 metri di lunghezza, questo luogo sembra un palcoscenico per la rappresentazione dei monoliti, un complesso megalattico sacro. Sono eretti con le spalle al mare e rivolti verso i campi, quasi a volerli proteggere durante le coltivazioni.

l’isola e silenziosa atmosfera rilassante e serena l’atmosfera che si respira e di spiritualità, un’oasi  di pace dove i cavalli selvaggi pascolano liberamente ai piedi dei colossi , tra paesaggi solitari e i pochi contadini e pescatori(circa 2800) abitano l’isola e conducono una vita molto semplice, rilassati e cordiali con i visitatori che accolgono con danze e con le caratteristiche e profumate collane di fiori 🌺 l’Isola era anticamente chiamata “RAPA NUI” che significa “grande roccia” nella lingua degli isolani.

Interrogativi e misteri senza risposta

l’origine dei suoi primi abitanti è incerta, rimangono interrogativi aperti , come sono giunti fin qui?.Quali erano le loro credenze e la loro cultura?. Ma soprattutto come hanno potuto realizzare queste altissime statue di pietra scolpite direttamente nella roccia,con capacità e precisione notevoli. Come hanno fatto a trasportarle, così pesanti, dalla cava fino alla costa? Per erigerle su ampie piattaforme.Tutti questi interrogativi rimangono senza risposta è non fanno che accrescere l’interesse per questa civiltà ormai estinta.

una storia iniziata forse nel IV secolo con l’arrivo del re Hotu Maria e proseguita con la colonizzazione dell’isola, la costruzione dei villaggi, l’innalzamento delle statue, tutto ciò ha fatto prosperare l’isola anche “troppo” , il declino inizio proprio con il boom 💥 demografico quando nell’isola abitavano quasi 15000 persone: le risorse naturali e alimentari non bastavano più, causa principale la limitatezza del terreno fertile. Tra i vari gruppi si scatenò la lotta, per il predominio, quindi distruzioni, incendi dei boschi, taglio di 🌲 alberi, quindi niente legname per  costruire le barche per poter lasciare l’isola. L’uomo restò prigioniero in una terra dove non poteva più scappare, non c’erano isole vicine. L’isola più prossima e “Pitcairn” del miticò comandante Blint del Bounthy dista però a 2000 km ad Ovest.

il culto dell’Uomo  Uccello.

a questo punto si sviluppa un nuovo culto, anche per rendere meno cruenta la lotta di potere, il culto dell’Uomo 🦅 Uccello ” Tangora Monu” in polinesiano.Rito e probabilmente rappresentava il desiderio di fuga, di evasione da una situazione insostenibile.Ogni anno dal centro cerimoniale di Orango , a strapiombo sul mare aperto si spiava l’arrivo dei nuovi uccelli sullo scoglio di ” MoTonui, la distanza fra l’isola di Pasqua e lo scoglio non è eccessiva, ma sia il mare grosso, che il movimento delle correnti rendevano questa impresa veramente difficile.

All’arrivo delle rondini di mare, i giovani più forti scendevano a precipizio fra le  rocce Aguzze della scogliera, si tuffavano nelle acque e raggiungevano a nuoto lo scoglio per impossessarsi di un 🥚 uovo. I l primo che riusciva z portarlo fino a Orongo diventava Uomo Uccello 🐦 vale a dire 👑 RE per un Anno, affermando subito il proprio potere su gli altri. Ad Orongo ogni masso è scolpito da bassorilievi simbolici dove compare ossessiva la figura di uomo dalla testa di 🦅 uccello

Dimenticavo:

ricordate di fare uova decorate con le erbe selvatiche e non…un effetto splendido!!!

uova decorate

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 impronte sull’uovo applicando

foglie di erbe spontanee o aromatiche

VERDE-BLU:

Portare a bollitura 60 g di foglie di Malva secche in 1 litro di acqua e lasciare cuocere a fuoco lento per 10 minuti.

Cuocere le uova nel liquido colorato per 10-12 minuti.

Non raffreddare in acqua le uova sode, così durano 2-3 settimane a temperatura ambiente


Il mio regalo di Pasqua:

le tue parole quando mi dici:

” che non avresti potuto amare nessun’altra quanto AMI ♥️ ME”

♥️♥️♥️

“…il tuo corpo è un’ isola segreta
lontana
facciamo che sono un naufrago
mi sveglio sulla spiaggia
è mattina
non ho nessunissimo bisogno
di essere
salvato”

       

Pablo Neruda, Ode al giorno felice

“…Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice”.

Ti auguro di passare una gioiosa  PASQUA<3

je te souhaite de passer de joyeuses PÂQUES

AMORE e ancora AMORE…una serata tra AMICI, riflessioni, dolcetti e Vinsanto


Non ho tempo per odiare chi mi odia.. sono molto impegnato ad

amare chi mi ama..

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“Una Serata tra Amici”

riflessioni di Nonsolononna

bevanda glaciale calda

 45 anni… tempo di bilanci

” Mancano pochi giorni a San Valentino non avrò accanto nessuna con cui festeggiarlo. Da tanto tempo non accade e non…accadrà adesso che ho compiuto 45 anni. Eppure non voglio restare solo, e per reagire ho deciso di scrivere una,
” Lettera ad una sconosciuta”, è la prima che scrivo, mai prima di adesso ho scritto una lettera e mai ne ho ricevute, oggi ho deciso di rimediare scrivendo ad una lettrice senza nome”
 

“Lettera d’ Amore ad una sconosciuta” 

” Non ti conosco ma sei nel mio cuore come attesa, attesa d’amore.
Sapessi quanto ti ho cercata e quanto ti ho sognata.
Saprò riconoscerti quando verrai  e sarà possibile se mi aiuterai.
Ci restano ancora tanti anni da vivere insieme ed è con te che vorrei condividere la mia vita, nella gioia nel dolore, in salute in malattia…
Sarà una storia bellissima, vedrai.
Non ci lasceremo mai.
La mattina ci scopriremo vicini guardandoci negli occhi, con la testa sui cuscini, e quando saremo lontani ci penseremo a vicenda, dialogando in silenzio, condividendo la musica delle parole e il colore delle figure.
Aiutami ti prego a scoprirti ed ad Amarti.
Vieni accanto a me, stiamo vicini, mettiamo all’unisono il battito del nostro cuore, ora e per sempre Amore”.
mi chiedo…
Quante possibilità ci sono di incontrare una donna che condivida la sensibilità e il romanticismo del mio amico Pedro?
( cosa ne pensate?) 

*** 

Biscotti e Vinsanto

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Biscotti giganti di Avena e Uvetta

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ingredienti per circa 15 pezzi

180 g di farina integrale

60 g di farina di avena macinata fine

60 g di zucchero di canna

1 pizzico di sale

1 cucchiaio di lievito in polvere

2 cucchiai di olio di oliva

100 g di burro

60 g di uvetta

50 g di nocciole tostate e sminuzzate

1 uovo sbattuto

(se volete potete aggiunger anche 2 cucchiai di cioccolato amaro

con 4 gocce di estratto di vaniglia)

come fare:

  • Preriscaldare il forno a 190°.
  • Imburrate diverse placche.
  • Mettete farina, avena, zucchero, nocciole, vaniglia e cioccolato,sale e lievito in una ciotola e amalgamate bene
  • Incorporate il burro e olio, fino ad ottenere un impasto che si sbriciola.
  • Unite l’uvetta, poi l’uovo e mescolate finché il composto diventa morbido.
  • Stendetelo su una superficie infarinata formando uno strato spesso 3-4 mm
  • Ritagliate con un taglia biscotti anche smerlato ma grande di circa 6-7 cm e trasferite le rondelle sulle placche.
  • Impastate gli avanzi e ripetere l”operazione fino ad ottenere circa 15 biscotti.
  • Cuoceteli in forno per 15-20 minuti finché diventano color nocciola.

Intreccio d’amore al Vinsanto

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ingredienti circa 30 pezzi

250 g di farina

1 pizzico di sale

120 g di fruttosio

100 g di mandorle polverizzate

180 g di burro a pezzetti

2 cucchiai di olio di oliva

3 tuorli

1 bicchierino di Vinsanto

qualche goccia di essenza di mandorle.

sale rosa  grosso

 come fare:

  • Setacciate la farina e sale in una ciotola, mescolatevi zucchero e mandorle polverizzate
  • Formate una fontanella al centro.
  • Mettete burro, tuorli, olio do oliva, essenza di mandorle. vinsanto
  • Delicatamente con la punta delle dita impastare e incorporare gradualmente la farina e le mandorle polverizzate, fino ad ottenere una pasta morbida e omogenea.
  • Avvolgetela nella pellicola trasparente e mettete in frigo per 30 minuti.
  • Preriscaldare il forno a 180°C.
  • Dividete la pasta in pezzi grandi quanto una noce, formate dei rotolini sottili lunghi 12,intrecciateli.
  • Mettete l’intreccio ottenuto in nelle placche da forno non imburrate.
  • Cuocete in forno per 15 minuti, finché prendono leggermente colore, spolverizzare con sale grosso rosa.

” Cuori ai frutti della passione”

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Ingredienti per circa 20 pezzi

per la pasta:

120 g di burro

50 g di zucchero grezzo finissimo

1 uovo sbattuto

qualche goccia di essenza di vaniglia

220 g di farina semigrezza

30 g di farina gialla

1/2 cucchiaio di lievito in polvere

1 pizzico di sale

come fare:

  • Preriscaldare il forno a 180°, imburrate le placche da forno
  • In una terrina lavorare burro e zucchero finché diventano cremosi.
  • Unite l’uovo poco alla volta, l’essenza di vaniglia quindi, attraverso un setaccio, gli altri ingredienti, amalgamateli con un cucchiaio di legno, poi lavorateli a mano fino a ottenere una pasta morbida.
  • Stendetela su una superficie infarinata finché avrete una sfoglia spessa 3mm.
  • Ritagliate la pasta usando una forma a cuore.
  • Trasferite i cuori nelle placche e cuocete in forno per 15 minuti.

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per farcire:

60 g di burro

120 g di zucchero al velo setacciato

1 tuorlo

qualche goccia di essenza di vaniglia

come fare:

  • Tagliare i frutti della passione a metà e spolpateli con 1 cucchiaino.
  • Passate la polpa in un colino di nailon a trama fitta, facendo pressione con il dorso di un cucchiaio: otterrete circa 8 cucchiai di succo
  • Lavorate burro e zucchero al velo in una ciotola fino ad avere un composto cremoso.
  • Poi aggiungere il succo dei frutti poco alla volta, mescolando.
  • Farcire i cuoricini con questa crema formando dei piccoli sandwich.

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Ci siamo incontrati perché doveva succedere, e anche se…
non fosse stato quel giorno,
prima o poi ci saremmo sicuramente, incontrati da qualche altra parte…”
(Haruki Murakami, Norwegian Wood)

 

E’ arrivata …bianca come la mia Clam Chowder del New England, sapore di Maine… Vacanze 2015


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E’ arrivata bianca e soffice,

come la mia Clam Chowder del New England…

ricordando le mie vacanze invernali 2015 nel  Maine…


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18 Gennaio 2017… VOGLIA DI… Clam Chowder 

 

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Clam Chowder del New England...

comunissima zuppa servita in qualsiasi luogo di ristorazione in questa regione

 700 g di clams (vongole grandi)

3 tazze di acqua

4 strisce di bacon (pancetta affumicata)

1 cipolla media

3 cucchiai di farina

3 patate medie

1 cucchiaio di timo

1 cucchiaio di prezzemolo tritato

1 tazza di panna da cucina

 

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come fare:

  •  Fare aprire in acqua calda per 10 minuti le vongole, filtrare in modo che la sabbia rimanga nel filtro.
  • Lasciare da parte il brodetto di vongole
  • Togliere dal guscio la vongola.
  • Rosolare la pancetta con la cipolla.
  • Mettere la farina nel brodetto di vongole, le patate tagliate a pezzetti piccoli, il timo, e girare sul fuoco per 10 minuti.
  • Aggiungere per ultimo le vongole,  il sale, il pepe e la panna
  • Far cucinare ancora per 5 minuti, fino a quando tutti gli ingredienti non sono perfettamente amalgamati .
  • Servire calda, accompagnata da piccoli crackers.

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Quest’anno passero’ il mio Capodanno  nel Maine a pochi chilometri da Boston, un Capodanno a fish e rum…si anche qui il rum viene messo in vari dolcetti e cocktail e spesso aggiunto alle pietanze.

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Mi trovo vicino a Portland, in questo periodo in inverno c’è sempre neve altissima, adesso ci sono giornate meravigliose di sole, e molto piacevole passeggiare e visitare luoghi dal fascino particolare, oceano, spiagge e boschi si uniscono in modo naturale e mi avvolgono in un abbraccio unico, mi sento a contatto con la natura  in ogni momento della mia giornata… bellissimo!

primo delizioso…

 

  Linguine rustiche all’Aragosta e Carciofi

  • Mondate 4 carciofi, tagliateli a spicchietti e cuoceteli in una casseruola con 1 filo di olio e poca acqua. spezzettate la polpa di aragosta, controllare che non ci sia traccia di gusci.
  • Unite  il prezzemolo tritato e 1 noce di burro
  • Cuocete le linguine, scolatele al dente, e passateli a fuoco basso nella casseruola dove avete preparato il sugo di aragosta e carciofi.

 

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un gustosissimo secondo

 

Lobster roll …questo è in assoluto il roll piu’ famoso in questa zona

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  • Semplicissimo da preparare, ottimo come antipasto, ma anche come 2° piatto, adattissimo per buffet, si puo’ preparare prima.
  • Tagliare a meta 2 panini al latte- dolci,  piccoli  mettere alla base due foglie di indivia.
  • Sminuzzare a pezzettoni l’aragosta e farcire con maionese, (fatta in casa), timo e qualche goccia di lime, profumare con pepe meglio se Sichuan. 

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per concludere un dolcetto

“Cranberry- orange scones” al rum

Tradizionalmente vengono fatti con uvetta e la mia ricetta è:

con ribes rosso essiccato, aggiungendo scorza di arancia, rum, e succo di limone.

2 tazze di farina piu un poca per il piano di lavoro

1 cucchiaio di lievito

1/2 cucchiaio di bicarbonato di sodio

1/4  di cucchiaino di sale

3 cucchiai di zucchero

1 cucchiaio di scorza di arancia

8 cucchiai di burro ammorbidito ma freddo

1/2 tazza di panna

1 tazza di ribes rosso essiccato

3 cucchiai di rum.

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Come fare:

  • Preriscaldare il forno a 200°
  • In una larga ciotola, mettere farina, lievito, bicarbonato di sodio, sale, 2 cucchiai di zucchero, e scorza di arancia.
  • Mettere il burro tiepido nel composto, la panna, il ribes rosso, e per ultimo il rum, mescolare bene per qualche minuto.
  • Girare l’impasto su una superficie leggermente infarinata
  • Impastare 5-6 minuti.
  • Tagliare a cerchio di cm 8 e tagliare 8 spicchi
  • Piegare a metà e modellare a punta come un alberello
  • Spazzolare la teglia da forno con latte e cospargere con zucchero di canna
  • Cuocere per 15 minuti, fino a doratura.

 

 

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Augurissimi ancora a tutti!

per uno splendido 2017

E’ questo il mio augurio per il 2017:  riempiamo il nostro tempo con onde gentili che creino un flusso benefico, e che possiamo avere il coraggio di prendere impegni e di lasciare andare paure, speriamo anche  in un futuro di abbondanza e di gioia, lontani da immagini di povertà e di paura. 

Io, da mamma e da figlia, vi dico: siate coraggiosi, siate gentili!

 innamoratevi di qualcosa o di qualcuno ogni giorno

 

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Scopro nei ricordi

Scopro nei ricordi
esistenze di noi
fra anime assorte.
Sguardi e carezze
desiderate da tempo.
Dove il sentimento
diventato magia
ci trasporta.
Calore di giorni
sempre verdi che
giacciono nei nostri
cuori.

marinaoddone.wordpress.com

Con gli ultimissimi GIRASOLI: ” in ogni angolo della mia casa bouquets di GIRASOLI”: infusi, oli e ricette di Nonsolononna


 

Con gli ultimi girasoli rimasti incolti ai bordi delle strade, ecco i miei bouquets, oli e infusi da conservare per il rigido inverno…

 

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Portami tu la pianta che conduce dove sorgono bionde trasparenze e

vapora la vita come essenza: Portami il girasole impazzito di luce”

Eugenio Montale

 

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Molto affascinante è il mito che parla dell’origine del girasole…

Secondo quanto riportato da Ovidio nelle Metamorfosi, la ninfa acquatica Clizia si innamorò di Apollo dio del sole, senza esserne corrisposta. 

Clizia tentò invano di guadagnarsi l’amore del dio e rassegnata iniziò a passare le giornate a seguire il corso  del carro del Sole nel cielo, piangendo e senza toccare cibo. 
Fu a quel punto che Zeus, mosso da compassione, dopo nove giorni trasformò la fanciulla in un fiore che, inclinandosi, seguì per sempre il corso del sole.

 

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ANEDDOTI E CREDENZE:

 per i cinesi è uno dei simboli dell’immortalità,  cibo dell’immortalità. Per gli antichi popoli americani era il simbolo del sole e ornava gli abiti e il capo di sacerdoti e sacerdotesse durante le cerimonie dedicate  al dio.

 

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Portami il girasole ch’io lo trapianti

nel mio terreno bruciato dal salino,

e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti

del cielo l’ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,

si esauriscono i corpi in un fluire

di tinte: queste in musiche. Svanire

è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce

dove sorgono bionde trasparenze

e vapora la vita quale essenza;

portami il girasole impazzito di luce.

 

(Eugenio Montale, Ossi di seppia, 1925

 

Parte interna del girasole

 

I fiori di Van Gogh…Il Sole in faccia

 

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A tavola con Van Gogh…

A pochi km a Nord di Parigi c’è una cittadina suggestiva,  Auvers-sur -Oise e conosciuta e molto famosa perché qui si visita l’ultima dimora di Vincent Van Gogh e si può mangiare al suo tavolo. Nell’Auberge Ravoux , ogni dettaglio e stato ristrutturato proprio come allora nel 1890.

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Nella piccola stanza non entrano più di 5 persone e qui dove Van Gogh nel 1890 a trascorso poco più di 2 mesi dipingendo forsennatamente 70 quadri in 70 giorni prima di suicidarsi in uno dei campi che circondavano il villaggi di Auvers -sur- Ose, 30 km a nord di Parigi. C’era venuto su consiglio dell’amico pittore Camille Pissarro e la modesta locanda, 3 franchi e mezzo al giorno pasti compresi, era tutto quanto si poteva permettere. Oggi l’edificio è diventato un museo e un piccolissimo ristorante.

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In questa locanda è tornato di moda il rito dell’assenzio…

nella sua versione innocua che una “specialità della casa”, versato sullo zuccherino

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come farsi l’Assenzio in casa…

 

1/2 litro di alcool a 95° *

4 cucchiai (quelli grandi) di artemisia absinthium *

4 cucchiai (quelli grandi) di semi di anice *

1 cucchiaino di semi di finocchio *

1 cucchiaio (quelli grandi) di anice stellato 1 cucchiaino di coriandolo 4 bacche di cardamomo 1 cucchiaino di maggiorana 2 cucchiaini di radici di angelica tagliati 1/2 noce moscata( * elementi comuni ad absinthe commerciali

procedere così…

  • macerare per una settimana l’artemisia nell’alcool dopo avere agitato x 10 minuti filtrare con il classico fazzoletto di carta aggiungere gli altri componenti,
  • dopo averli pestati in un mortaio agitare e lasciare macerare x un altra settimana filtrare con il classico fazzoletto di carta aggiungere 250 cc di acqua per abbassare la gradazione alcoolica al momento della miscelazione con i 250 cc di acqua
  •  con lieve aumento della temperatura il liquido dopo 7 giorni è quasi totalmente trasparente verde chiaro con un deposito sul fondo della bottiglia che butto via
  • il sapore migliora con il tempo con il rituale classico, il colore è bianco modesto, e dopo alcuni secondi tende a diventare trasparente stranamente, viste le proporzioni il sapore dell’anice è meno forte e si sente un sapore simile alla liquirizia…si tratta dell’angelica altra cosa che metto in evidenza è, rispetto ad altre ricette, la quantità bassa di semi di finocchio.

 

versato poi nei bicchierini chiamati “bugiardi”

si chiamano così perché fanno tanta scena ma contengono poco

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Ricetta

“dell’Auberge Ravoux”

“Zuppa di pesce con Pastis”

 

zuppa di pesce

 ingredienti per 4 persone

per la zuppa

2 cucchiai di olio di oliva

1 cipolla piccola tagliata a strisce sottili

2 spicchi di aglio schiacciati

200 g di finocchio tagliato a strisce sottili

200 g di zucchine tagliate a bastoncini sottili

300 g di pomodori privati dei semi e tagliati a dadini

40 g di fondo di pesce

80 g di brodo di pesce

600 g di filetti di pesce ( merluzzo, salmone, scorfano,cozze)

tagliati a dadi  grandi circa 2 cm e mezzo

1/2 dl di liquore d’anice ( ad esempio pastis)

sale e pepe a piacere

1/2 mazzetto di basilico tagliato finemente.



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preparazione

  • Scaldare l’olio in una pentola.
  • Far rosolare cipolla e aglio. Unirvi finocchio e zucchine, far cuocere per ca. 5 min.
  • Versarvi fondo e brodo, portare a ebollizione, abbassare la temperatura.
  • Coprire e far cuocere a fuoco medio per ca. 5 min, abbas­sare la temperatura.
  • Aggiungere pomodori e filetti di pesce, coprire e far cuocere e fuoco basso per ca. 5 min.
  • Versarvi il Pastis, condire.
  • Distribuire la zuppa nei piatti, cospargere con il basilico.

 

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Nessuno dei fiori circostanti voleva stargli vicino, così lui era sempre solo e triste ma non si lamentava mai. Per consolarsi e dimenticare la sua infinita tristezza, trascorreva le sue giornate guardando il sole, e, per vederlo meglio, si era allungato verso l’alto e si girava per seguire il sole nei suoi spostamenti nel cielo.

Un giorno il sole si accorse di quello che faceva questo strano fiore, così decise di conoscerlo e gli si avvicinò. Il fiore gli raccontò di essere disprezzato dagli altri fiori e non gli nascose la sua tristezza e la sua solitudine.

Il sole, commosso da questa triste storia, abbracciò il fiore che diventò di un colore giallo oro e divenne il più alto di tutti gli altri.

Il sole decise di diventare amico di quel fiore e lo chiamò “Girasole“.

 chicche su di me…

 

  • Sono un fiore che ha origini antiche: nell’America settentrionale sono stati trovati resti di questo fiore che risalgono a tremila anni prima di Cristo. 
  • Gli Indiani d’America mi consideravano una pianta sacra in quanto consentivo all’uomo di farne molteplici usi.
  • In Perù sono l’emblema del Dio Sole. 
  • E’ dal Perù che io  venni per la prima volta importato in Europa.
  •  fui apprezzato dal Re Luigi XIV, il Re Sole e durante l’età vittoriana, in Gran Bretagna, venni disegnato su stoffe, inciso nel legno, forgiato nei metalli; 
  • Oscar Wilde volle me come simbolo del movimento estetico che lui stesso aveva fondato.
  •  In Italia, poeti come Eugenio Montale e Gabriele D’Annunzio mi hanno elogiato nei propri versi.
  • Nelle opere di Van Gogh la presenza mia è ricorrente.
  • Il mio significato, nel linguaggio dei fiori, è di allegria e orgoglio.
 

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 PREPARAZIONI

IInfuso: 

40 g di petali essiccati in un litro di acqua bollente, usando un recipiente di terracotta. Lasciare in infusione un quarto d’ora, filtrare, berne 4 tazzine al giorno.

Infuso di semi: 

20 g di semi torrefatti in un litro d’acqua bollente per un quarto d’ora, filtrare e bere a tazzine nel corso della giornata.

Decotto di semi: 

bollire per 20 minuti un pugno di semi in un litro d’acqua, filtrare e bere nel corso della giornata.

Olio di semi:

 si acquista già pronto, di ottima qualità, per la preparazione di unguenti per massaggi.

Tintura di foglie:

macerare per una decina di giorni 20 g di petali o foglie essiccati e sminuzzate in 80 g di alcol a 60°. Filtrare e conservare in boccette di vetro scuro con contagocce. La dose consigliata è di 10-20 gocce prese 2-3 volte nel corso della giornata.

Vino medicinale: 

macerare per 15 giorni 40 g di fiori e foglie essiccati in un litro di ottimo vino bianco secco. Filtrare e berne due bicchierini al giorno.

 

BELLEZZA

 

Massaggi nutrienti per il corpo:

 l’olio è ricco di vitamina E, oltre a contenere sostanze benefiche per la pelle. Mescolare un bicchierino di olio di semi con quattro gocce di olio essenziale di rosmarino, mescolare e usare per massaggiare il corpo. Potete usare anche olio di ginepro e di cipresso per le zone eventualmente colpite dalla cellulite.

Altri usi:

 l’uso di masticare semi di girasole è noto, nelle insalate si impiegano i semi appena germogliati. I germogli chiusi, teneri e senza peli, si mangiano bolliti e ripassati al burro, oppure grigliati e conditi con olio e sale. L’olio è usato per lo più per le fritture e per la conservazione del pesce in scatola, dei vegetali in vasetto, entra nella composizione delle margarine.

Con il midollo fibroso dei gambi si prepara una carta dal particolare effetto anticato. I petali bolliti danno un bel colore giallo nella tintura delle stoffe. Con i gambi essiccati e bruciati si ottiene un concime ricco di potassio. I gusci dei semi dei girasoli dati alle gallina fanno aumentare la produzione delle uova.

Coltivare la pianta vicino alla casa significa ridurne l’eventuale umidità.

 

 

linguaggio dei fiori…

poiché si volge sempre al sole, ciò che il sole è per lui, tu sei per me!

 

dedicata a te…

“GIRASOLE”  di Giorgia 

E come un girasole giro intorno a te

che sei il mio sole anche di notte

tu non ti stanchi mai tu non ti fermi mai

 con gli occhi neri e quelle labbra disegnate

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  tu non mi basti mai prendimi l’anima 

 e non mi basti mai muoviti amore sopra di me 

 e come un girasole io ti seguirò

e mille volte ancora ti sorprenderò

e come un girasole guardo solo te

quando sorridi tu mi lasci senza fiato

e come un girasole giro intorno a te

che sei il mio sole anche di notte

e metti le tue mani grandi su di me

mi tieni stretta così forte.

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"Tu mi dai consigli?" potresti dire. "Li hai già dati a te stesso, ti sei corretto? Perciò ti dedichi a correggere gli altri?" No, non sono così impudente da volere assumermi, io malato, la cura del prossimo; ma come se mi trovassi nel medesimo ospedale, ti parlo della comune malattia e divido con te le medicine. Perciò ascoltami come se parlassi con me stesso.

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