Archive for the ‘ricette tradizionali’ Category

“HOMEBREWING” come farsi una birra ” da soli “


” Sull’acqua scintillano

migliaia di tremule stelle,

soffici nebbie assorbono

l’orizzonte che attorno si erge;

la brezza del mattino aleggia

sulla baia, in ombra ancora,

e nel lago si specchia

il frutto che matura.

goethe

 

 

Nel mio week end al lago ho raccolto del Luppolo, mi piace questa pianta, i suoi germogli a Primavera si possono  usare in cucina per zuppe, risotti, frittate. Messo dentro ad un vaso di vetro trasparente può abbellire un’angolo della casa, ed infine se volete farvi una buona birra fatta in casa… è il fiore femminile del luppolo che conferisce l’aroma caratteristico, fungendo inoltre da conservante naturale mantenendone le caratteristiche organolettiche.

 

 

Negli Stati uniti…un po’ per colpa della crisi è tornato di moda ” homebrewing”, ovvero il farsi la birra in casa. Con una cifra contenuta, è infatti possibile farsi una buona birra da conservare e fare assaggiare agli amici.

Provate anche voi…con la ricetta di Nonsolononna a produrne una quantità moderata

 


            

 

  • Macinate 2,500 kg di malto di orzo e fatelo cuocere per 1 ora in un calderone di 15 litri di acqua in cui avrete sciolto precedentemente 500 g di zucchero, a 68° per 1 ora.
  • Filtrate il mosto e aggiungete 40 g di luppolo e lasciatelo sul fuoco per un’altra ora.
  • Poi versate mezza bustina di lievito e fate riposare il mosto per 1 settimana ( in 1 tino non a chiusura ermetica perchè la birra deve fermentare, usate un gorgogliatore.
  • Il mosto dovete prima agitarlo, per ossigenare la birra. Collocare in un luogo buio a 20° di temperatura+/-2 gradi.
  • Trascorsa 1 settimana potrete imbottigliare la vostra birra, ricordandovi di aggiungere in ogni bottiglia  ancora zucchero, 6-7 g di zucchero per litro. Lo zucchero è necessario per la formazione delle bollicine.
  • Fate riposare la vostra birra ancora per un’altro mese, dopodiché potrete assaggiarla.

Sorseggiate a lungo e godetevela, ve lo meritate dopo tutto l’avete ” FATTA VOI”.

birra

 

 Fondamentalmente si può aggiungere qualsiasi aroma alla birra fatta in casa. I più comuni sono la liquirizia, il miele, la cannella, il cacao, il peperoncino, lo zenzero, il caffè, la noce moscata.  

Da ricordare: In alcuni casi, la seconda fermentazione, quella con lo zucchero, non avviene in bottiglia ma in un secondo fermentatore. 

Nelle birre fatte in casa, a meno di non avere a disposizione sistemi di filtraggio sofisticati, un poco di fondo rimane. Versando la birra nei bicchieri, dobbiamo avere cura di non introdurre anche questo fondo

 

cucinare con il luppolo

                                                          

1° ricetta

“Zuppa di luppolo”

ingredienti 

300 g di germogli di luppolo
3 uova
1 spicchio di aglio
40 ml di olio extra vergine di oliva
sale, pepe
Per completare : 4 fette di pane raffermo
40 g di asiago stagionato grattugiato.

 come fare:

  • Lavate, lessate e scolate i germogli di luppolo, tagliateli e fateli soffriggere per alcuni minuti nell’olio aromatizzato con lo spicchio di aglio.

  • Salate e pepate, quando sono insaporiti, versate nella pentola 1 litro e mezzo di acqua.

  • Portate il composto a ebollizione poi unite le uova che dovete strapazzare nel liquido con una forchetta.

  • La zuppa è pronta non appena le uova si rapprendono.

  • Spegnere il fuoco e insaporire con formaggio grattugiato prima di versare nel piatto, sistemare nel fondo le fettine di pane abbrustolito con un filo di olio di oliva extravergine.

2° Ricetta

flan di Spinaci Selvatici o ” Buon Enrico” e

germogli verdi di Luppolo

 

ingredienti

200 g di spinaci selvatici “Buon Enrico”

150 g di germogli di luppolo

2 uova bio

3 cucchiai di mollica di pane

1 tazza di besciamella

35 g di parmigiano reggiano

noce moscata e pinoli

 

come fare:

  • Fare cuocere gli spinaci e i germogli finali del luppolo a vapore
  • Scolateli, tritateli e strizzateli bene.
  • Aggiungete alla besciamella un uovo, mescolando in fretta con la besciamella ancora tiepida.
  • Quando l’uovo è completamente amalgamato, aggiungere l’altro uovo, unire il parmigiano grattugiato e un poca di noce moscata grattugiata, per finire incorporare il pane, e salate a piacere
  • Alla fine aggiungere gli spinaci e i germogli di luppolo e  circa 60 g di pinoli
  • Imburrate i contenitori in ceramica da forno avendoli prima spennellati con burro fuso, importante è spennellarli in senso verticale per agevolare la cottura e la sofficità del flan.
  • Una volta messo il flan nei contenitori aggiungere sopra prima di infornare qualche pinolo.
  • Lasciate cuocere per 40 minuti a 200°.

 

  cucinare con la birra

 Pollo alla ” Birra Chiara”

pollo alla birrabirra

  • Pulite e fate a fette non troppo sottili 400 g di cipolle, poi tagliate a listarelle 1 trancio da 200 g di speck e mettetele a stufare in una padella con 3 cucchiai di olio e un pezzetto piccolo di burro.
  • In un’altra padella con 4 cucchiai di olio e 20 g di burro mettete 1 kg di pollo a pezzetti e conditelo con un trito fine di erbe aromatiche ( timo, salvia, rosmarino e sale).
  • Pepate e lasciate rosolare il pollo dai 5 ai 10 minuti a fuoco moderato.
  • Unite, mescolate un pò e versate 1/2 litro di birra chiara.
  • Cuocete con coperchio a fuoco lento x 30 minuti, finché la birra non risulti assorbita.

 

Vedo le cose al loro posto,
mi soffermo sui particolari,
anche dove non sono,
riconosco.
Sento gli odori che non sono alle porte,
mi prendo in disparte
e profondamente respiro.
Con fare deciso
imprimo un’orma nel suolo,
per una foto ricordo.
Fisso un punto preciso nel vuoto,
rimanendo muta,
contemplo su ciò che in te voglio.
Penetrare nei tuoi occhi.
Guidare il tuo cammino.
Correrti incontro.
Darti in un bacio

 

 

 

 

 

 

 

PICNIC con… vista UNICA sul ponte della… GIOCONDA, arte, ricette, storia


  •   Monna Lisa (La Gioconda)

    Quanto durerà
    ancora la mia condanna?
    Sono io, Monna Lisa,
    a voler fuggire da questo quadro.
    Il sorriso non è il mio
    e non mi piace, no, lo sfondo.
    Troppo angusto è lo spazio
    della gabbia che mi opprime.
    Ci sono finita dentro
    senza aver commesso alcun reato.
    Colpa di un ritrattista
    che mi ha come segregata
    coprendomi con un’invisibile
    e purtroppo indistruttibile grata.
    Tutti lì davanti a fare commenti
    di come è la mia posa
    ritrovandomi indagata
    sempre per la stessa cosa.
    Quello che è l’aspetto
    di una donna assai virtuosa.
    Voglio regalarmi una vita nuova.
    Se hai il potere di rapirmi
    puoi mettermi alla prova!

    Da Parigi a Ponte a Buriano…

     un monumento sull’Arno…

     

    Un ponte romanico stupendo solca con le sue sette arcate il corso del più importante fiume toscano.

    Per Me…

    “Una Poesia sull’Arno”…

     

    A qualche chilometro da Arezzo, sulla strada Setteponti che conduce a Castiglion Fibocchi e Loro Ciuffenna si trova Ponte Buriano, un opera di architettura medievale che riesce a sopportare il traffico odierno, intenso e pesante.
  1. L’attenzione di chi l’osserva, è piuttosto rivolta sua struttura architettonica che con le sue possenti arcate sembra quasi galleggiare sull’Arno che in questo tratto non è profondo, ma molto largo per il vicino invaso della Penna e perché la zona è abbastanza pianeggiante.
    Il tratto di fiume che va da Ponte Buriano alla diga della Penna (circa 7 chilometri), va a costituire la Riserva Naturale di Ponte Buriano e La Penna.
  2. Sicuramente l’ampio specchio d’acqua sotto Ponte Buriano influisce molto sul fascino di questa opera architettonica medievale a cui si lavorò quasi quaranta anni, dal 1240 al 1277.
  3. Nei vari momenti del giorno, con la variazione dell’orientamento della luce solare, Ponte Buriano ci può apparire…
  4. come “un’opera d’arte mutevole”.
  5. Io lo definisco “una poesia sull’Arno” perché con il mutare dei colori dell’ambiente circostante e della luce che lo illumina da molte direzioni, Ponte Buriano, che si specchia sull’Arno, è capace d’ispirarci sempre sentimenti e stati d’animo diversi.
    Questo “monumento sull’Arno” con la sua robusta e possente struttura a sei arcate ha resistito a tutte le alluvioni degli ultimi 850 anni, con la sua bellezza ha saputo anche vincere la furia distruttiva della guerra. Quando i tedeschi si ritiravano, alla fine della seconda guerra mondiale, minavano tutti i ponti che si trovavano sul loro percorso. Di fronte ad un’opera architettonica di tale fascino come Ponte Buriano non trovarono il coraggio di farlo saltare in aria.
  6. Il fascino di questo ponte e dell’ambiente circostante è sempre stato notevole.

 


L’intuizione più geniale è che quella zona dell’aretino con il Ponte Buriano è il paesaggio della Gioconda… della enigmatica Monnalisa.
Dietro il suo volto sorridente si intravede il ponte a schiena d’asino identificato da alcuni studiosi e ancor più in lontananza ecco apparire i calanchi del Valdarno, pinnacoli di argilla erosa detti “Balze”.
E’ una prova che Leonardo aveva bene in mente la geografia di questi luoghi.
Che Leonardo conoscesse la zona aretina è ormai cosa nota, tesi confermata da un suo disegno, datato 1503 1504, in cui descrive a meraviglia il bacino idrico della Val di Chiana.
Una volta era la Cassia Vetus che nel congiungere Roma e Chiusi a Firenze veniva a scavalcare le acque dell’ Arno a Ponte Buriano.
Oggi è la strada provinciale dei Setteponti che da Arezzo a Firenze viene ad incontrarlo.
Fu costruito all’incirca verso la seconda metà del 1200.
Ponte a Buriano, il ponte della Gioconda: Leonardo da Vinci conosceva bene quel luogo e lo testimonia una sua mappa della zona conservata a Windsor.
Poco distante dal ponte l’Arno riceve le acque di un immissario, il canale della Chiana, nel quale confluiscono le acque dell’omonima valle.
Se si risale il corso di questo canale, andando a ritroso, bisogna superare una serie di meandri e poi ci si infila in una gola, la Gola di Prato Antico.
Se si osserva il lato sinistro della Gioconda, si vede un corso d’acqua con meandri che si infila in una stretta gola.
 


La tesi non è proprio nuovissima, ma è stata da poco avvalorata da ulteriori studi e scoperte.

L’argomento è uno di quelli che ha lasciato insonni generazioni di storici dell’arte, che incuriosisce però anche chi non è addentro proprio alla materia, attratto dai numerosi misteri che gli aleggiano intorno. Ipotesi, più o meno suggestive, di scoperte più o meno scientificamente appurate, ma sempre misteri resteranno, quelli intorno a La Gioconda.

Insieme alla notizia che il ritratto più celebre al mondo sarebbe quello di un androgino, metà uomo, metà donna, c’è la conferma della tesi che lo storico dell’arte aretino, Carlo Starnazzi, portò a pubblica conoscenza già nel 1992, ovvero che il ponte che figura alla destra del quadro (per chi guarda) è il ponte di Buriano, in provincia di Arezzo.

Oltre la spalla della Gioconda, c’è un ponte basso, a più arcate, un ponte antico, a schiena d’asino di stile romanico, identico a quello costruito in pieno medioevo, nell’età in cui Arezzo viveva un momento di particolare prosperità.

A queste conclusioni è giunto il Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, Culturali e ambientali, che, attraverso il proprio presidente, Silvano Vinceti, ha presentato alla stampa estera in Italia una ricerca su Leonardo. La prima tesi, quella che riconoscerebbe nella Monna Lisa un androgino, è ora sostenuta dal ritrovamento “nell’occhio destro di Monna Lisa, per chi guarda il quadro, la lettera S che un’analisi comparata della scrittura ha evidenziato essere come  S di Leonardo e nell’occhio destro la lettera L. Una specie di firma, una dedica a Lisa e Salai”
Sotto uno degli archi del ponte è stato individuato il numero 72 e la decifrazione del numero: “72 – ha spiegato Vinceti – riveste molti significati legati alla tradizione ebraico-cabalistica, quella cristiana e quella dei templari, quella magica e quella naturalistica. Leonardo appose il numero 72 e lo investì di vari significati affidando ad esso un suo specifico pensiero.

Il nome di Dio è composto da 72 lettere secondo la tradizione cabalistica, mentre per quanto riguarda il Nuovo Testamento, il numero 7 e il numero 2 potrebbero rinviare all’Apocalisse di Giovanni con precisi riferimenti alla fine del mondo e ai saggi, ai sapienti, agli eletti che saranno risparmiati”.

I templari, inoltre, avevano dimestichezza con la cabala e non è casuale che le regole dei monaci combattenti fossero 72. Al numero 2, infine, corrisponde il dualismo, la opposizione ma anche l’armonia dei due principi, quello maschile e quello femminile.
“La scelta del 2 da parte di Leonardo – ha concluso lo studioso – non sarebbe causale, rinvia alle lettere L e S, alla visione filosofica che ha ispirato il quadro: una armoniosa sintesi fra l’uomo e la donna”.

 

Picnic veloce…con vista stupenda,

i classici gamberetti grigliati al limone, panini affumicati e poi,

dolcetti alla banana…

e naturalmente un… buon vino Toscano

***

 Gamberetti grigliati al limone

*

“Panini Affumicati” e…

Ingredienti per 2 panini

100 g di prosciutto di parma affumicato

2 foglie di lattuga

2 cetrioli in salamoia

40 g di burro morbido

1/2 cucchiaio di senape

come fare

lavorare il burro e la senape con un cucchiaio di legno fino a ridurlo in crema.

dividete a metà i panini  e spalmateli con il burro preparato.

Sulla parte inferiore sistemate le foglie di insalata, i cetrioli tagliati a fettine, il prosciutto di Parma.

Chiudete i panini con l’altra metà avvolgeteli per il trasporto.

e poi …deliziosi

“pasticcini alla banana”

ingredienti x 6 persone

250 g di farina  di farro

(che ho comprato a Ponte a Buriano qui viene ancora

macinata a mano con macchina antica vedi foto)

1 yogurt alla banana

2 uova

150 g di zucchero

1/2 bustina di lievito per dolci

1/2 cucchiaio di bicarbonato

4 banane

100 g di uvetta sultanina

40 g di burro fuso

2 cucchiai di zucchero a velo

100 g di uva sultanina

come fare

Fate ammollare l’uvetta in acqua tiepida.

Con la frusta elettrica sbattere le uova e lo zucchero fino a che il composto sarà diventato giallino chiaro.

Unite lo yogurt, il burro e le banane schiacciate, la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato.

Aggiungete cannelle e l’uvetta asciugata

Imburrate e infarinate una teglia rettangolare e versatevi il composto preparato.

Lisciate bene la superficie, mettete nel forno già caldo, lasciando ndo cuocere per circa 1/2 ora finché la superficie sara’ ben dorata.

Rovesciate la torta e spolverata di zucchero a velo.

Servitela a mattoncini regolari e decorata con fettine di banana.

.

 Tentiamo ora di rifarsi alla ricostruzione…dei tempi,

 
Leonardo, è cosa certa, si trovava in Val di Chiana fin dal 1502 per incarico del Duca di Valentinois (alias Cesare Borgia).
L’incarico consisteva in studi topografici-ingegnieristici-idraulici-militari. La Val di Chiana era una malsana palude, senza nessuno sfogo alle sue stagnanti acque.
Leonardo è altresì in Val di Chiana nel 1503, questa volta (caduto in disgrazia Cesare Borgia) per conto della Repubblica Fiorentina, retta (importante!) dal Gonfaloniere Pier Soderini.
Il compito affidato a Leonardo dalla Repubblica fiorentina (leggi: dallo stesso Pier Soderini, anche perché, genio a parte, i due sono stretti amici di famiglia) è identico a quello già in precedenza conferito dal Borgia.
La presenza di Leonardo in Val di Chiana negli anni citati ci viene confermata, ove ce ne fosse bisogno, dai suoi quadri conosciuti anche come “le vedute della Valdichiana” e al momento conservate nella Royal Gallery del castello di Windsor in Inghilterra, vale a dire di proprietà della Regina Elisabetta II.
Dunque l’autore della Gioconda si trovava in Val di Chiana sia nell’anno 1502 che nel successivo 1503.
Operava sul posto per studi di rilievo che dovevano comportare continui sopralluoghi. Non era certo solo; doveva aver un’adeguata scorta di personale e disporre nell’occasione di tavole per disegnare, nonché del materiale necessario per fissare, “nero su bianco”, quanto veniva osservato o veniva impresso nella mente.
Durante la permanenza in Val di Chiana Leonardo era quindi in grado di dipingere o abbozzare (su tele, tavole o altro oppure solo imprimersi nella sua fertile mente) paesaggi, figure varie e altre possibili fantasie.
Non a caso gli anni 1502 e 1503 sono quelli in cui gli studiosi del settore fanno risalire l’inizio e la continuazione (non certo la sua definitiva conclusione) del celeberrimo quadro della “Gioconda” (in proposito si parla addirittura di sette velature o “mani” o strati di vernice che dir si voglia).
Ma in che modo Leonardo ritornava in Firenze dalla malsana e inospitale Val di Chiana? Vi erano due possibili e praticabili arterie e un solo genere di mezzo: il cavallo o il mulo.
Le arterie erano: da una parte la Cassia Vetus (attuale strada provinciale Sette Ponti) e dall’altra il diverticolo che da Arezzo (o probabilmente dalla stessa Val di Chiana) congiungeva (prima) le colline di Pieve a Maiano e (dopo) dai poggi della località Impiano scendeva giù verso il fiume Arno, fino ad attraversare il fiume medesimo in località Valle, dove si trovava (e in parte si trova ancora) un ponte romanico a quattro arcate a basso sesto (o sesto scemo, che è poi lo stesso).
Attraversato il ponte, il diverticolo si ricollegava alla Cassia Vetus dalle parti di Loro Ciuffenna, dopo aver percorso la Valle dell’Ambra.

e dopo picnic e l’affascinante momento di storia e arte…

 

ho notato vicino alle sponde del fiume interessanti e gustose erbette primaverili allora tutti in …ricerca erbette selvatiche, vicino al fiume ce ne sono uno splendore, le più preziose:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

“Tagliolini ai mirtilli

con mix di erbette selvatiche

e…

Ravioli ripeni di erbette

alla Gioconda”

di sicuro mi ricorderò in quale splendido luogo ho raccolto le mie preziose Erbette

queste  erbe  non si trovano facilmente se non vicino a luoghi molto umidi

ingredienti x 4 persone

per i ravioli

200 g di farina di segale

300 g di farina bianca macinata rustica

3 uova

1 cucchiaio di  olio oliva extravergine.

per i tagliolini:

stesso procedimento nel pesare gli ingredienti per la pasta,

aggiungere soltanto 250 g di mirtilli frullati 

Per il ripieno:

250 g di erbette miste spontanee ( vedi foto)

comprese le coste rosse delle bietole selvatiche

1 carota

1 patata

150 g di parmigiano

pangrattato , burro, sale

Per il condimento:

40 g di burro bio

4 cucchiai di parmigiano

semi di papavero.

 

  1.  

    come fare:

    Su una spianatoia disponete le 2 farine setacciate a fontana, formate un cratere e rompetevi le uova, versate  l’olio e un pizzico di sale.

    Impastate il tutto fino a formare una pasta liscia e omogenea di media consistenza, formate una palla e fatela riposare al fresco.

    Nel frattempo lavate e lessate a vapore le erbette, scolatele e una volta raffreddate, grattugiate la carota e la patata e unite alle erbe selvatiche sminuzzate.

    Riunite il tutto e pepate e mescolate incorporando un poco di pangrattato cotto in una noce di burro.

    Stendete la pasta sottile e con una rotella tagliapasta ricavate dei quadrati: ponete al centro 1 cucchiaio di ripieno e richiudete premendo ai bordi

    Lessate i ravioli in abbondante acqua bollente salata per 10 minuti, scolateli e conditeli con il burro fuso, il parmigiano grattugiato, e qualche seme di papavero.

 Curiosità

Missione Shuttle STS 164

decollo 12 luglio 2001

come vedete nelle foto il comandante della missione STEVEN LINSEY e YANET KAYANDI, tecnico di bordo MOSTRANO:

 

Accade assai raramente, ma ogni volta che accade, una parte di paradiso cade sulla terra. Accade tra due persone: né dipendenti, né indipendenti, ma in profonda sincronia tra loro; come se respirassero uno per l’altra, un’anima in due corpi: ogni volta che accade, accade l’amore.

Osho Rajneesh

          

non ti cambierei per nessuno

Quando parli dell’amore
risuona la voce
che fa fiorire i giardini

se chiami il vento
è per sorridere al dolore

se guardi il giorno venire
l’alba quietamente mi veste

cedevole al richiamo
è il mio cuore che accoglie
ogni frammento di vita

m’appago nella tua anima
che rifiuta la notte

nel fogliame del mare
dove si è ravvivato il verde
conservo preziosamente i segreti
di troppa tenerezza

-non ti cambierei con nessuno-

nell ‘abbraccio che mi porta sempre
nel tuo cielo
s’accende il faro
di altri giorni di bellezza.

M.B

 

Sotto il rosa del Giappone…E ANCORA un salto in Toscana e poi a N.Y ( vedi F.B)


 

I fiori della primavera sono i sogni dell’inverno raccontati,

la mattina, al tavolo degli angeli.

(Khalil Gibran)

Sotto il rosa del Giappone…

Durante la fioritura dei ciliegi, chiamata la fioritura dei “SAKURA“.

La traduzione letterale del significato “HANAMI” è”ammirare i fiori”, è una tradizione che si tramanda da da oltre un millennio.Al termine dell’inverno i fiori di ciliegio ” SAKURA”, in giapponese appagano la vista, ma soltanto per alcuni giorni, i delicati boccioli con il suo colore tenue generalmente bianco sfumato di rosa che hanno ispirato moltissimi poeti giapponesi nella composizione di ” HAIKU”, le classiche terzine della poesia giapponese, il Sakura con la sua presenza effimera porta con sé profondo significato nella cultura locale, nel rapido scorrere della vvita con i suoi fugaci piaceri e dolori ” Hana yori dango” meglio il dango che i fiori.

Hana yori Dango è un proverbio giapponese. Hana sono i  fiori, Dango è un dolcetto.Letteralmente significa piuttosto che i fiori, i dango .Cioe’ è meglio qualcosa di utile invece di cose che sono soltanto belle da vedere. Si usa spesso nel periodo di Hanami. Questo proverbio fa capire a cosa sono più interessati i giapponesi durante Hanami. Infatti è bello vedere Sakura ma in realta è piu’ bello mangiare, bere e fare Party.

 
 

 

(Non è proprio vero, ve lo dico giusto per spiegare). Tuttavia questo non vale soltanto per la bellezza e il cibo. Significa anche che è meglio saper fare invece di avere tanti titoli teorici e niente di pratico. Il famoso titolo di anime/manga/drama Hana yori dango (花より男子) è infatti un gioco di parole. In questo caso Dango (男子) significa ragazzi ma solo maschi. (In realtà maschi si pronuncia Danshi ma l’ideogramma 子 si può pronunciare Ko, Go ecc..) Chi conosce questo manga capirà perchè viene usato questo proverbio come titolo. All’ombra degli innumerevoli ciliegi sparsi per tutto l’arcipelago, i giapponesi tutti si ritrovano per allegri picnic sull’erba , in più “dango yori shyashin” ovvero più fotografie che cibo.

 

Ricetta della tradizione della mia blogger giapponese preferita ” Rika’s”

Tsukimi letteralmente significa:

“Guardare la luna”.

come dolce per la festa della luna abbiamo “Tsukimi Dango” 

 Ingredienti :

Dango

 Farina di riso glutinoso 50 g

Acqua quanto basta

-Salsa Mitarashi-

Salsa di soia 1 cucchiaio

Zucchero 4 cucchiai

Acqua 1 cucchiaio

Amido di mais 1 cucchiaio + acqua 1 cucchiaio

 (con queste dosi escono circa 12 palline)

Preparare i Dango.

Aggiungendo acqua poco alla volta impastare Dango finchè diventa morbido e liscio.

Mettere i dango nell’acqua bollente.

Quando vengono a galla sono pronti (come nella cottura degli gnocchi), raffreddarli nell’acqua fredda.

Quando si raffreddano asciugare con della carta.

Preparare Mitarashi 

Mitarashi : Uno sciroppo ricavato dalla salsa di soia

In una ciotolina girare l’amido di mais e 1 cucchiaino di acqua.

In una pentolina mettere la salsa di soia, zucchero e acqua e far bollire un po’.

Quando diventa un po’ denso mettere la fecola di patate e l’acqua e girare bene.

Esiste anche un calendario da consultare,  per non perdersi località e giorno in cui i ciliegi avranno la massima fioritura e assicurarsi così l’incredibile spettacolo… 

Sotto il rosa della Toscana…

2015-05-19 14.22.132015-04-19 17.50.33

Ricetta

Linguine al misto di pesce

con cipolle di Tropea e timo fiorito del mio giardino 

ingredienti per 6 persone

3 cipolle di tropea

2 spicchi di aglio

1 fetta di salmone

1 fetta di pesce spada

1 fetta di tonno

4 seppie medie tagliate a striscioline

2 limoni

1 bicchiere di vino bianco

timo serpillo di campo in fiore.

2015-05-19 14.24.272015-05-19 14.31.222015-05-19 14.22.442013-06-10 11.48.342015-05-24 19.34.352015-05-19 14.24.33

come fare:

  1. tagliare a striscioline la cipolla e metterle ad ammorbidire nell’olio di oliva con i fiori e foglie di timo e uno spicchio di aglio
  2. aggiungere le code di gambero e le seppie tagliate a striscioline dopo 7- 8 minuti aggiungere il pesce spada, il salmone e il tonno precedentemente tagliati a cubetti.
  3. Lasciare cucinare per circa 10 minuti aggiungere il succo di 1 limone e 1/2 bicchiere di vino bianco, terminare la cottura e aggiungere foglioline e fiori di timo

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Dalla mia mente si diparte una strada di primavera,
e sulla strada passeggiano una stella e una margherita
ed ecco, poco più in là, il tuo sorriso come una calda casa abitata.
Aspettami, arriverò domani.

 

 

 

Immersi nel Bianco e Rosa di “Casa Nostra”, cominciano i giochi…

 

PASQUA… i preparativi, le uova colorate naturalmente e…un viaggio affascinante nell’ ISOLA di PASQUA


 

   

I suggerimenti di Nonsolononna per colorare naturalmente le uova:

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uova colorate applicando prima la foglia secca di cipolla

Prima di colorarle  pulire le uova con acqua e aceto, in modo che il colore venga uniformemente assorbito.

Per la colorazione è meglio utilizzare una vecchia pentola smaltata, perchè a volte i residui di colore sono difficili da eliminare, non usare pentole di acciaio inossidabile perchè a volte i colori possono alterarsi.

Si possono utilizzare sia uova bianche che marroni. Con le uova marroni si ottengono tonalità di colore calde e tenui, mentre su quelle bianche risaltano bene i colori forti e luminosi.

Ecco le mie proposte per le colorazioni naturali:

barbabietola rossabarbabietola uova colorate

ROSSO:
Sbucciare e tagliare 250 g di barbabietole rosse, cuocere a fuoco lento con coperchio per 15 minuti in litro di acqua, filtrare e aggiungere alla miscela 1 goccio di aceto.

nature uovanaturali uova

Si può usare anche te, di vari aromi, frutta, nero, e anche caffè…dove prima ho applicato bucce di cipolla e fili di erba e fiori essiccati.

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GIALLO-VERDE:

Portare a bollitura 100 g di iperico secco in 1 litro di acqua e lasciare cuocere a fuoco lento per 10 minuti.

GIALLO CHIARO:

Portare ad ebollizione  60 g di foglie di betulla secche in 1 litro di acqua e  lasciare cuocere a fuoco lento per 10 minuti.

VERDE:

 Portare a bollitura 100 g di foglie di ortica secche in 1 litro di acqua e lasciare cuocere a fuoco lento per 15 minuti.

per colorare ho usato anche le spezie polverizzate…

 le spezie in acqua con aggiunta di aceto danno colori tenui alle uova

uova nature

 ricetta

Qualcosa di sfizioso delizioso da bere,

durante il brunch di PASQUA

“BOWLE PRIMAVERILE”

per circa 6 litri

800 g di 🍓 fragole

4 mazzetti di menta🍃

16 limette🍈

2 dl di sciroppo all’ibisco e alla malva🌿

2 l di succo di 🍎 mele

4 bottiglie di moscato🍾

8 cl di acqua minerale frizzante

preparazione circa 20 minuti

  1. dimezzare o tagliare in quarti le fragole a seconda della loro grandezza.
  2. Staccare le foglioline di menta dai rametti. Spremerei 8 limette e tagliare le altre 8 a fettine.
  3. Mettere in una caraffa le foglie di menta, lo sciroppo all’ibisco, il succo e le fettine di limetta.
  4. Unire il succo di mele, il moscato e l’acqua minerale a piacere servire con del ghiaccio.

In estate con questo particolare succo faccio i ghiaccioli o succo ottimo per macedonie fresche

e adesso DOPO TANTO LAVORO… tutti in viaggio…un viaggio meraviglioso

nell’ISOLA DI PASQUA E NEI SUOI ENIGMI…

Prima domanda che viene naturale… perché si chiama così:

E quando il navigatore Olandese Jacob Roggeveen scopri l’Isola di Pasqua proprio la domenica di Pasqua del 1722 (da qui il nome)

Nell’Isola di Pasqua non ci sono spiagge immacolate, palme, barriera corallina…non pensiamo alla solita scena tropicale perché l’isola di Pasqua non è così…

L’Isola di Pasqua e come una grande prateria, una terra aspra disturbata spesso dal vento, spoglia oramai disboscata, segnata dai coni di numerosi vulcani, ora spenti e da scogliere nere e contorte, tutt’intorno mare, solo, mare ovunque  si guardi.

Il cielo e’ spesso coperto da nuvole ma quando spariscono e di un celeste intenso e luminoso.

La prima cosa che colpisce e la bellezza selvaggia del paesaggio e un senso misterioso e segreto sull’origine ci avvolge, colpisce questo suo carattere insolito quasi da leggenda, c’è il fascino di una vita un po’ primitiva alimentato anche dalla storia e dall’aspettativa creata dal mistero etnologico e archeologico che circonda l’isola.

Colpa dei giganti di pietra i “MOAI” uno dei fenomeni archeologici più affascinanti del mondo, che l’hanno resa famosa e rappresentano tuttora il simbolo più caratteristico dell’Isola di Pasqua.

Sono enormi e imponenti statue di tufo vulcanico realizzate circa un millennio e mezzo fa, ne esistono oltre 600 in gruppo o isolate, dislocate un po’ dappertutto. S’innalzano verso il cielo come sentinelle, custodi di una storia misteriosa.

Forse volevano simboleggiare la potenza e il prestigio dei clan che li fecero erigere, guardano assorti l’infinito con occhi remoti e impenetrabili, hanno i lobi delle orecchie allungati, il naso lungo e affilato la bocca atteggiata in una smorfia sdegnosa, ma nello stesso tempo infondono serenità. Alcuni portano una specie di cappello di pietra rossa il “PUKOO”. Passandoci accanto si ha la sensazione che ti stanno guardando ma in modo altezzoso, aristocratico. Volgendo lo sguardo al mare ecco la baia di Tongorik, dove I Rapanui costruirono il più imponente dei loro “AHU” oltre 200 metri di lunghezza, questo luogo sembra un palcoscenico per la rappresentazione dei monoliti, un complesso megalattico sacro. Sono eretti con le spalle al mare e rivolti verso i campi, quasi a volerli proteggere durante le coltivazioni.

l’isola e silenziosa atmosfera rilassante e serena l’atmosfera che si respira e di spiritualità, un’oasi  di pace dove i cavalli selvaggi pascolano liberamente ai piedi dei colossi , tra paesaggi solitari e i pochi contadini e pescatori(circa 2800) abitano l’isola e conducono una vita molto semplice, rilassati e cordiali con i visitatori che accolgono con danze e con le caratteristiche e profumate collane di fiori 🌺 l’Isola era anticamente chiamata “RAPA NUI” che significa “grande roccia” nella lingua degli isolani.

Interrogativi e misteri senza risposta

l’origine dei suoi primi abitanti è incerta, rimangono interrogativi aperti , come sono giunti fin qui?.Quali erano le loro credenze e la loro cultura?. Ma soprattutto come hanno potuto realizzare queste altissime statue di pietra scolpite direttamente nella roccia,con capacità e precisione notevoli. Come hanno fatto a trasportarle, così pesanti, dalla cava fino alla costa? Per erigerle su ampie piattaforme.Tutti questi interrogativi rimangono senza risposta è non fanno che accrescere l’interesse per questa civiltà ormai estinta.

una storia iniziata forse nel IV secolo con l’arrivo del re Hotu Maria e proseguita con la colonizzazione dell’isola, la costruzione dei villaggi, l’innalzamento delle statue, tutto ciò ha fatto prosperare l’isola anche “troppo” , il declino inizio proprio con il boom 💥 demografico quando nell’isola abitavano quasi 15000 persone: le risorse naturali e alimentari non bastavano più, causa principale la limitatezza del terreno fertile. Tra i vari gruppi si scatenò la lotta, per il predominio, quindi distruzioni, incendi dei boschi, taglio di 🌲 alberi, quindi niente legname per  costruire le barche per poter lasciare l’isola. L’uomo restò prigioniero in una terra dove non poteva più scappare, non c’erano isole vicine. L’isola più prossima e “Pitcairn” del miticò comandante Blint del Bounthy dista però a 2000 km ad Ovest.

il culto dell’Uomo  Uccello.

a questo punto si sviluppa un nuovo culto, anche per rendere meno cruenta la lotta di potere, il culto dell’Uomo 🦅 Uccello ” Tangora Monu” in polinesiano.Rito e probabilmente rappresentava il desiderio di fuga, di evasione da una situazione insostenibile.Ogni anno dal centro cerimoniale di Orango , a strapiombo sul mare aperto si spiava l’arrivo dei nuovi uccelli sullo scoglio di ” MoTonui, la distanza fra l’isola di Pasqua e lo scoglio non è eccessiva, ma sia il mare grosso, che il movimento delle correnti rendevano questa impresa veramente difficile.

All’arrivo delle rondini di mare, i giovani più forti scendevano a precipizio fra le  rocce Aguzze della scogliera, si tuffavano nelle acque e raggiungevano a nuoto lo scoglio per impossessarsi di un 🥚 uovo. I l primo che riusciva z portarlo fino a Orongo diventava Uomo Uccello 🐦 vale a dire 👑 RE per un Anno, affermando subito il proprio potere su gli altri. Ad Orongo ogni masso è scolpito da bassorilievi simbolici dove compare ossessiva la figura di uomo dalla testa di 🦅 uccello

Dimenticavo:

ricordate di fare uova decorate con le erbe selvatiche e non…un effetto splendido!!!

uova decorate

2014-04-19 18.52.11

 impronte sull’uovo applicando

foglie di erbe spontanee o aromatiche

VERDE-BLU:

Portare a bollitura 60 g di foglie di Malva secche in 1 litro di acqua e lasciare cuocere a fuoco lento per 10 minuti.

Cuocere le uova nel liquido colorato per 10-12 minuti.

Non raffreddare in acqua le uova sode, così durano 2-3 settimane a temperatura ambiente


Il mio regalo di Pasqua:

le tue parole quando mi dici:

” che non avresti potuto amare nessun’altra quanto AMI ♥️ ME”

♥️♥️♥️

“…il tuo corpo è un’ isola segreta
lontana
facciamo che sono un naufrago
mi sveglio sulla spiaggia
è mattina
non ho nessunissimo bisogno
di essere
salvato”

       

Pablo Neruda, Ode al giorno felice

“…Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice”.

Ti auguro di passare una gioiosa  PASQUA<3

je te souhaite de passer de joyeuses PÂQUES

Soufflè di Primavera…con 13 ERBE SPONTANEE, delizioso e molto economico…


in occasione della 7 giorni di erbe selvatiche…

il mio delizioso soufflè primaverile

 

Credere

Credere
e nella natura
lasciarsi trasportare
divenire parte di essa
per assaporare
l’altro
quel che è celato
agli occhi
e visibile al cuore.
 Poesia  dal blog  Il mio giornale di bordo 

antodesimone.wordpress.com/

 

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 In cucina con Nonsolononna e le sue… erbe selvatiche

Uno degli insegnamenti più grandi lasciatomi da mia nonna è stato di osservare con attenzione ogni erba del prato. Lei aveva vissuto con 4 figli i grandi momenti di carestia dovuti alla guerra, aveva un piccolo orto e  seguiva molto le usanze in cucina che avevano allora i conventi Francescani,  attraverso la parola di San Francesco erano abituati a lodare qualsiasi creatura vivente. Lei conosceva il nome delle erbe spontanee che crescevano nel proprio orto e intorno ai campi vicino e sapeva come servirsene, ricavandone veri e propri manicaretti.

Molte delle piante che solitamente chiamiamo infestanti, sono spesso a nostra insaputa delle” prelibatezze in cucina”, impensabile per me, che ero abituata fino a qualche anno fa a frequentare solo Supermercati o grandi negozi.

 Adesso parlerò delle loro…Proprietà Nutrizionali.

Le erbe spontanee sono un’ottimo antiossidante naturale che neutralizza i radicali liberi, preservando le nostre cellule dall’invecchiamento precoce e da svariate patologie come la gotta e lo scorbuto, contengono elevate concentrazioni di sali minerali, calcio, ferro, magnesio e potassio e soprattutto vitamine A, C, E, acido folico, riboflavina e contenuto maggiore di fibre rispetto agli altri ortaggi coltivati. In queste erbe sono quasi assenti i lipidi e i carboidrati.

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Soufflé di Primavera alle 13 erbe spontanee

questa  ricetta è stata elaborata da me…è un’insieme di tante piccole  ricette tra le più antiche  della cucina tradizionale popolare.
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Ingredienti

12 erbe spontanee

2 cuori di carciofi

2 finocchi  tagliati a fettine fini

4 fili di erba cipollina spontanea compresa di bulbo

6 uova bio

1/2 bicchiere panna magra bio

1/2 bicchiere di latte

4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

20 g di pecorino stagionato

30 g di parmigiano grattugiato

noce moscata

sale e pepe

1 noce di burro

Quali erbe raccogliere:

Le prime 4 erbe spontanee raccolte(partendo dall’alto del vassoio) sono:

Tarassaco-Foglie di PrimulaCimette di AparinaTimo Selvatico

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Le seconde 4 erbe spontanee raccolte(partendo dall’alto del vassoio) sono:

Cimette selvatiche di rapaOmbrellino pugliese Bocci di radicchio selvaticoCarota Selvatica

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Le terze 4 erbe spontanee raccolte(partendo dall’alto del vassoio) sono:

Asparago Selvatico- Melissa- Foglie di finocchio– Piantaggine
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ho poi aggiunto 2 cuori di carciofi e 2 finocchi a fettine… un vero piatto ricco di Salute e di Primavera
2015-04-13 12.40.05 - Copia2015-04-11 14.28.19 - Copia2015-04-13 13.16.482015-04-13 12.48.43
come fare:
  1. Pulire con abbondante acqua le 13 erbe, e lessare brevemente a vapore,( così rimarranno integre le proprietà nutrizionali), tutte le 12 erbe escluso l’erba cipollina.
  2. Tagliare a fettine sia i carciofi che i finocchi, cuocerli leggermente a vapore.
  3. In una padella mettere 4 cucchiai di olio, i 4 bulbi di erba cipollina tagliata a pezzetti e le foglie sminuzzate.
  4. Aggiungere le erbe lessate a vapore, i carciofi e i finocchi e saltare per 5 minuti aggiungendo 3 cucchiai di acqua e 2 di olio di oliva.
  5. In una terrina sbattere 6 uova, solo tuorli con 1/2 bicchiere di latte e 1/2 bicchiere di panna magra, noce moscata, sale e pepe, abbondante parmigiano con 30 g di pecorino stagionato.
  6. Aggiungere all’impasto di tuorli, quello delle erbe con finocchi e carciofi, fatte cuocere precedentemente nell’erba cipollina e olio di oliva.
  7. Sbattere a neve le 6 chiare d’uovo e aggiungerle con un lento movimento dal basso verso l’alto all’impasto di tuorli e erbe.
  8. Cospargere il fondo delle pirofile con burro e passare poi pangrattato, versarvi l’impasto e livellare bene, non devono rimanere bolle di aria.
  9. Cuocere in forno ventilato a 180° precedentemente riscaldato, per circa 35 minuti, non aprire il forno fino a cottura ultimata, altrimenti il soufflè si sgonfia.
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Conosco un luogo
che ogni giorno si riempie di sole
e tutto è rapito in quel momento.
(G. Ungaretti)
      

Credo sia questo il vero amore:

avere l’impressione di stare al centro della propria vita, non ai margini.

Nell’angolo giusto. Senza avere bisogno di sforzarsi per piacere all’altro, restare se stessi.

Katherine Pancol,

Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì

Cucinare con la” VIOLA a mammola ” fiore primaverile per eccellenza


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Sono la violetta tranquilla, 

non mi do cura dei cieli imbiancati

Se la farfalla indugia

posso perciò mancare!

Emily Dickinson

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 Una splendida giornata di Primavera…

La Primavera anche quest’anno mi ha sorpreso è arrivata all’improvviso, adesso e nell’aria, la vedo dai nidi che trovo sugli alberi, anche loro …all’improvviso, dai canti mattutini e crepuscolari degli uccelli, la vedo nei colori e la sento negli odori di certe mattine, ma soprattutto dal profumo inconfondibile delle tante viole a mammola che ho raccolto lungo il sentiero nel bosco e nei prati questa mattina…

Cucinare con i fiori, ogni primavera è bello sperimentare nuove ricette colorate e profumate, Rose, margherite e viole non solo come centrotavola ma anche nel piatto. Provatele sono una delizia in insalata, oppure fatene frittelle…o formaggini.

 

Le mie ricette fiorite che sanno di primavera…

Ricetta 

” Formaggini alla viola”

con ricotta alle “erbe e fiori di ellera”.

 

ELLERA2014-04-29 16.06.48

ingredienti

2-3 manciate di rametti di ellera in fiore

1 manciata di erba cipollina

4-5 formaggini morbido

150 g di ricotta vaccina

1 presa di sale marino alle erbe

1-2 cucchiai di olio.

 
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come fare:
 
Separare le foglie di ellera dai fiori tritare le foglie e l’erba cipollina insieme, sbriciolare il formaggio fresco e la ricotta con una forchetta, aggiungere olio e sale, formare delle piccole palline e rigirarle nei fiori, mettere in frigorifero. Servire come aperitivo o per accompagnare un’insalata. Lo stesso impasto si può spalmare sopra a crakers e mettere al centro le violette colorate. Non potete immaginare la bellezza dei colori sopra alla tavola…naturalmente primaverile!

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 La stessa ricetta si può utilizzare anche con le viola-mammola fresche o secche,  con aggiunta di petali di fiori di calendula, io spesso… all’impasto dei 2 formaggi aggiungo noci e pistacchi senza erba cipollina…ed ecco un’ ulteriore variante.
 
 

 Ricetta

 Marmellata di limoni e viole…

 

1 kg di limoni

500 g di zucchero

1 mazzolino di viole

 

 

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Come fare:

Lavate i limoni non trattati e asciugateli ed eliminate tutta la scorza, compresa la pparte bianca. Tagliate la polpa scartando i semi e la pellicina tra gli spicchi, fate questa operazione sopra una ciotola così raccoglierete anche il succo.
Trasferite la polpa e il succo in una casseruola, unite lo zucchero e cuocete per 30 minuti. Circa 10 minuti prima di spegnere il fuoco, unite i petali di viole accuratamente puliti.
Trasferite la marmellata in vasetti chiusi ermeticamente.
questa marmellata e da usare entro 1 mese.
 
 
 
 
 

RICETTA vegana

Semifreddo ai lamponi e fragole

con mousse di soia e violette caramellate

per 8 -10 bicchierini

Preparazione

  • Portare a ebollizione 150 g di fragole e 150 g di lamponi e lasciare cuocere per 5 minuti
  • Poi riducete il tutto in purea
  • Frullatelo a piacere e lasciate a raffreddare
  • Sciogliete 10 g di gelatina in fogli 
  • Mescolate bene la purea fredda, la gelatina sciolta con 280 g di  di mousse di soia.
  • Poi versate il tutto in piccoli bicchieri o in piccole ciotole
  • Adagiate nel fondo i fiori di violetta brinati
  • Mettere in frigo per 6 ore e prima di servire decorare con foglie di melissa fragole, lamponi e naturalmente violette brinate
 
 
 

 Ricetta

Panna cotta alla” conserva di rose”

fiori di “rosmarino” e sciroppo di ” violette”

 


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per lo sciroppo:

 

1 l di fiori di violetta a mammola

300 ml di vino bianco

700 ml di acqua fredda

1 cucchiaio di zucchero bianco

qualche granello di sale

 

  • Mescolare tutto a freddo in un vaso con coperchio, ricoperto all’esterno con carta stagnola in modo che non entri la luce, lasciare riposare dai 4 ai 7 giorni, rigirando di tanto in tanto, poi filtrare e strizzare i fiori.
  • Mettere il succo ottenuto in una pentola. Incorporare 1 kg di zucchero bianco e portare a bollore rimestando per scioglierlo, far cuocere il minor tempo possibile.
  • Aggiungere, lasciare sciogliere e versare in vasetti o bottigliette scure, Conservare in luogo fresco e buio.
  • Consumarlo entro l’inverno.
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Per la panna cotta:

 Ingredienti

1/2 litro di panna

2 dl di latte

60 g di zucchero a velo

1 manciata di petali di rosa rosati

50 g di conserva di rose

1 tazzina da caffè di fiori di rosmarino freschi

15 g di zucchero

12 g di gelatina in fogli

 1 pizzico di sale.

Preparazione

Lavare  i petali di rosa e i fiori di rosmarino. Ammorbidire la gelatina in acqua fredda. Versare il latte in una casseruola ed aggiungere i petali di rosa  i fiori di rosmarino e il pizzico di sale, portare ad ebollizione spegnere e lasciare in infusione per 10 minuti, scaldare nuovamente il latte con lo zucchero a velo unire la gelatina scolata e lo sciroppo di rosmarino mescolare fino a che la gelatina non si è sciolta, aggiungere la panna mescolare e suddividere il composto in 4 stampini di ceramica mettendo prima nella base di ognuno 1 cucchiaio di composta di rose. Mettere la panna cotta in frigorifero per 4-5-ore. Servire decorando con petali e bocci di roselline.

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Dopo un tuffo nello zucchero rende i dolci più golosi.

Ricetta

Violette Brinate

 

VIOLE BRINATEVIOLETTE BRIN

 

  • Sbattere brevemente con una forchetta un’albume di uovo freschissimo e immergetevi le viole una alla volta tenendole per il picciolo.
  • Passatele sullo zucchero semolato girandole su tutti i lati per farlo aderire ai petali, poi scuoterle per eliminare l’eccesso, mettetele ad asciugare su di un foglio di carta da forno.

Io le utilizzo per dessert al cioccolato, gelati cremosi e sorbetti. Visto la delicatezza della preparazione vanno utilizzate nel giro di poche ore.

Ricetta

Violette candite

                                                                                                               

  • Preparare a caldo tre diversi sciroppi di zucchero a diversa concentrazione: in 1/2 litro d’acqua, sciroppo rispettivamente 50,100, 150 gr di fruttosio.
  • Mentre raffreddano, immergete le viole in una soluzione fredda di acqua e gomma arabica che arresta l’appassimento.
  • Quando sono asciutte, procede con l’immersione successiva nei tre sciroppi.
  • Dopo ogni trattamento mettete le viole a sgocciolare su un setaccio e lasciatele asciugare.
  • Dopo l’ultima immersione, fatele essiccare vicino ad una leggera fonte di calore fino a che non assumono una consistenza vetrosa.
  • Usate le violette candite per decorare dolcetti, praline al cioccolato o addolcire una tazza di tè.
  • Fino al momento dell’uso, conservatele in una scatola chiusa foderata con carta oleata.
 
 
 

Curiosità

 

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  • Nel Medioevo i cavalieri della tavola rotonda “leggevano la viola del pensiero per conoscere il proprio futuro”: il loro destino era scritto nel numero e nella disposizione dei raggi che decoravano i petali del fiore.
  • La viola continua ad essere apprezzata anche in epoca rinascimentale il più grande estimatore è stato William Shakespeare, che la cita “nell’ Amleto” e nel “Sogno di una notte di mezza estate”, nella celebre commedia il suo succo spremuto negli occhi addormentati fa innamorare chiunque al risveglio veda una viola del pensiero.

 


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tratto dalla” notte di mezza estate” 

William Shakespeare

Così Demetrio si lancia al loro inseguimento, seguito a sua volta da Elena. Il bosco però è un regno di fate pieno di mistero e insidie e qui si intrecceranno le storie di altri personaggi. C’è un litigio fra Titania e Oberon, re e regina degli elfi. Si stanno contendendo il figlio di un’amica umana di Titania per farne un paggio. Il bimbo rimane però a Titania. Oberon allora ingaggia il folletto Puck, chiamato anche Hobgoblin, o Robin Goodfellow, affinché lo aiuti: egli desidera un servitore di sua moglie, la regina Titania, per sé, e chiede al folletto di procurarsi
del succo di viola del pensiero e spremerlo sugli occhi della moglie addormentata, cosicché la regina si invaghisca del primo essere, persona o animale, che vedrà al risveglio e dimenticandosi del resto, gli ceda il suo servitore senza protestare. Gli chiede di versare il medesimo succo anche negli occhi di Demetrio per aiutare Elena dopo aver assistito ad un dialogo tra i due. Per errore Puck spreme il succo sugli occhi di Lisandro che al risveglio vede Elena (che vaga nel bosco dopo essere stata congedata in malo modo da Demetrio) e se ne innamora perdutamente, con grande disappunto di Ermia.

 

 

 

“Gli innamorati hanno, come i pazzi, un cervello tanto eccitabile e una fantasia tanto feconda,

che vedono assai più cose di quante la fredda ragione riesca poi a spiegare.

William Shakespeare

 
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Il cielo dalla mia finestra mentre sto preparando le mie delizie…

 

 

 

“La tua virtù è la mia sicurezza.
E allora non è notte se ti guardo in volto,
e perciò non mi par di andar nel buio,
e nel bosco non manco compagnia
perché per me tu sei l’intero mondo.
E come posso dire d’esser sola
se tutto il mondo è qui che mi contempla

William Shakespeare

 

IL CHINOTTO…un frutto, una storia & Profumo di Chanel 5


 

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Non c’è caffè dell’epoca che non ostentasse sul bancone  un vaso con un cucchiaio di maiolica (altra tradizione locale): uno dei piccoli vizi che si concedevano gli avventori della Bell’Epoque era quello di attingere il prezioso agrume verde immerso nel Maraschino.

Un piacere quasi sensuale, una complicità che si tramandava di generazione in generazione: prima i profumi e il colore intenso, quindi la buccia che resiste al morso per poi aprirsi alla polpa soda, dove si sposano a meraviglia il dolce e l’amaro.

 

Detto Savonese:

” Pelle dura, Cuore ❤️ tenero”

 

 

 

chinotto-verde

 

Il chinotto di Savona ha un profumo intenso e un equilibrio dolce-amaro tutto particolare…

 

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La sua storia e’ piena di fascino…

Lo importa dalla Cina Meridionale un navigatore di Savona intorno al 500, e la piantò vicino al cimitero antico, lì trova l’ambiente ideale dove crescere rapido, rigoglioso e fruttificare.

La leggenda dice che anche le navi di sua maestà britannica di fermassero qui per far man bassa di questi agrumi così preziosi per evitare lo scorbuto durante la navigazione.

Siamo nel periodo della scoperta delle Americhe e Cristoforo Colombo che viveva vicino a queste zone utilizzava questo piccolo frutto come amuleto per tenere lontano le malattie del mare…e di certo è…

che fino agli inizi del 1900, il chinotto era venduto come medicinale rinvigorente alle marine francesi, inglesi e russe.

Ricetta “Vintage”

Chinotto verde al Maraschino

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chinotto-verde

  1. Prendete i chinotti, lavateli e asciugateli con delicatezza.
  2. Bucherellateli con un ago da lana, metteteli in un contenitore con dell’acqua, in modo che li sommerga completamente, e lasciateli a perdere l’amaro per un paio di giorni, cambiando l’acqua diverse volte al giorno.
  3. Fate bollire i chinotti per circa 15 minuti a fuoco dolce.
  4. Scolate i chinotti e tuffateli in una pentola con 1,5 litri di acqua in ebollizione, lasciateli bollire per una decina di minuti.
  5. Recuperate i chinotti con una schiumarola e gettate un kg di zucchero nell’acqua, fatelo cuocere fino ad avere uno sciroppo.
  6. A questo punto gettatevi i vostri chinotti, fateli cuocere per due o tre minuti e lasciate riposare il tutto per un giorno.
  7. Togliete i chinotti dallo sciroppo, portate quest’ultimo a ebollizione e gettatevi i chinotti, bollite un paio di minuti, spegnete, lasciate riposare un altro giorno.
  8. Ripetete questa procedura per altre 5 volte.
  9. Alla fine dovrete ottenere i vostri chinotti ricoperti da del denso sciroppo, e, diversamente da altra frutta candita, a questo punto non vanno fatti seccare ma lasciati nello sciroppo.
  10. Appena i chinotti saranno tiepidi unite il liquore scelto allo sciroppo, e versate il tutto in vasetti a bocca larga cercando di fare in modo che siano completamente ricoperti .
  11. I chinotti canditi sono ottimi da servire a fine pasto, oppure con il gelato alla crema per un dessert super

 

 

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Oggi se penso al chinotto:

Mi viene in mente la bibita gassata “Vintage”

dal sapore un po’ amaro e dal retrogusto dolce e delicato che accompagnava i miei pomeriggi domenicali in discoteca 💃.

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Questa bibita sorta nel periodo di guerra, quando l’Italia non poteva più importare bibite.Nacque quindi come bibita “autartica”aggiungendo dello zucchero caramellato per essere simile al colore della Coca Cola, supera indenne la guerra, ricostruzione e boom economico, poi l”eroico chinotto, viene dimenticato per qualche decennio…fino ai giorni nostri dove sembra sia di nuovo in Auge

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qualcosa su di me:

Il chinotto è un piccolo agrume, simile al lime

Questa bibita, priva di coloranti artificiali, da bere freddissima, è molto dissetante. Vi consiglio di provarla in un pomeriggio assolato o sulla spiaggia, ma non provate MAI a berla pranzando o per accompagnare un panino.

Il chinotto è una bibita rigorosamente da fuori pasto.

I chinotti vanno bene anche se sono ancora verdi oppure appena arancioni; se avete una pianta vostra attenzione a non farli maturare troppo perché potreste trovarli secchi all’interno e quindi inutilizzabili.
Di solito si usa Maraschino come liquore ma la raffinatezza assoluta sarebbe il liquore al chinotto.

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Ricetta

Ingredienti per un litro di chinotto

 

 

 

750 ml di acqua minerale gassata

100 g di caffè caldo

50 g di sciroppo di chinotto

50 g di zucchero di canna

Il succo di una arancia spremuta

Il succo di un limone spremuto

Nota: Nelle etichette dei chinotti, o almeno di quelle che veramente derivano dal chinotto, è scritto, tra gli ingredienti “estratto di chinotto”. Essendo questo prodotto praticamente introvabile si può provare a sostituirlo con lo sciroppo di chinotto che, sebbene non comunissimo. 

Procedimento

  • Sciogliete nel caffè lo zucchero di canna. Se il caffè è caldo questa operazione sarà più semplice. Aggiungete anche lo sciroppo di chinotto, mescolando. Quando il tutto è ben amalgamato lasciatelo raffreddare.
  • Mettete in una bottiglia di vetro dotata di tappo ermetico la preparazione precedente a base di caffè e sciroppo di chinotto, il succo del limone, il succo dell’arancia e mescolate, agitando la bottiglia tappata, per amalgamare gli ingredienti.
  • Ora riaprite la bottiglia e versate a filo, inclinandola per evitare che il gas si disperda, l’acqua gassata fino al riempimento della bottiglia stessa.
  • Con un “menarello” sufficientemente lungo mescolate il tutto delicatamente, anche qui per non far perdere troppa anidride carbonica alla preparazione.
  • Tappate ermeticamente la bottiglia e capovolgetela tre o quattro volte, lentamente, per mescolate ulteriormente, quindi mettetela in frigorifero a raffreddare.
  • Dopo circa un’ora potrete assaggiare il risultato del chinotto fatto in casa. Secondo i gusti, poi, potrete modificare la ricetta aumentando o diminuendo un po’ le dosi dei vari ingredienti.
  • Tempo di preparazione: 15 minuti
  • Tempo di raffreddamento: 1 ora

 

Il tratto di costa da Varazze a Finale, con al centro Savona, si rivelò il più adatto per l’acclimatazione di questa pianta sempreverde, alta non più di tre metri che produce dei piccoli frutti verdi tendenti all’aranciato con il progredire della maturazione. Citrus Aurantium, varietà amara, sub-varietà sinensis, dicono i testi scientifici. Insomma il chinotto comune, diverso dal Citrus myrtifolia coltivato prevalentemente in Calabria e in Sicilia, che serve per la preparazione della bevanda. Già perché il piccolo frutto ligure, per via delle sue dimensioni ridotte, all’incirca quelle di un mandarino, e del suo gusto amaro è praticamente immangiabile appena raccolto dalla pianta. Il segreto sta nella buccia, spessa e ricca di elementi aromatici e digestivi.

Un agrume ideale per la canditura: se ne accorsero per primi i francesi che poi – probabilmente per stare più vicini alle migliori zone di produzione – si trasferirono in Liguria. E così, nel 1877, la ditta Silvestre-Allemand si sposta da Apt, cittadina della valle della Durance, in Provenza, dove era in attività da circa un secolo, a Savona.

Inizia così un’epopea, quella del chinotto di Savona, che ha il suo apice fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.

 

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E poi parliamo di bellezza…

non c’è cosa più fantastica  per la pelle del viso

del mio “tonico al chinotto” 🌹

 

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Profumo di Chanel…

 

 

La storia dice che:

Il Chinotto  di Savona fosse uno degli ingredienti segreti della 1 versione di Chanel n5 . Si proprio quello… l’intrigante profumo notturno di Marylin Monroe

 

Il suo pigiama?

Nuda con solo 2 gocce di CHANEL 5

 

Per Concludere:

I “chinottari” sanno che non ha niente a che vedere con il “chinino” il vero chinotto è fatto con estratti dell frutto dell”agrume Chinotto di Savona il suo luogo natale è quello della Liguria con terreni ripidi di montagna e il mare ai piedi, luoghi di una bellezza unica con nell’aria profumi inebrianti di gelsomino, pitosforo, limoni e appunto il “chinotto”

 

 

 

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Se sei sensibile, non puoi cambiare,
hai una dote rara che ti nasce da dentro,
e la senti in ogni gesto, in ogni parola.
La senti ovunque. Purtroppo.
“Per fortuna” !

 

 

 

 

 

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