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PICNIC con… vista UNICA sul ponte della… GIOCONDA, arte, ricette, storia


  •   Monna Lisa (La Gioconda)

    Quanto durerà
    ancora la mia condanna?
    Sono io, Monna Lisa,
    a voler fuggire da questo quadro.
    Il sorriso non è il mio
    e non mi piace, no, lo sfondo.
    Troppo angusto è lo spazio
    della gabbia che mi opprime.
    Ci sono finita dentro
    senza aver commesso alcun reato.
    Colpa di un ritrattista
    che mi ha come segregata
    coprendomi con un’invisibile
    e purtroppo indistruttibile grata.
    Tutti lì davanti a fare commenti
    di come è la mia posa
    ritrovandomi indagata
    sempre per la stessa cosa.
    Quello che è l’aspetto
    di una donna assai virtuosa.
    Voglio regalarmi una vita nuova.
    Se hai il potere di rapirmi
    puoi mettermi alla prova!

    Da Parigi a Ponte a Buriano…

     un monumento sull’Arno…

     

    Un ponte romanico stupendo solca con le sue sette arcate il corso del più importante fiume toscano.

    Per Me…

    “Una Poesia sull’Arno”…

     

    A qualche chilometro da Arezzo, sulla strada Setteponti che conduce a Castiglion Fibocchi e Loro Ciuffenna si trova Ponte Buriano, un opera di architettura medievale che riesce a sopportare il traffico odierno, intenso e pesante.
  1. L’attenzione di chi l’osserva, è piuttosto rivolta sua struttura architettonica che con le sue possenti arcate sembra quasi galleggiare sull’Arno che in questo tratto non è profondo, ma molto largo per il vicino invaso della Penna e perché la zona è abbastanza pianeggiante.
    Il tratto di fiume che va da Ponte Buriano alla diga della Penna (circa 7 chilometri), va a costituire la Riserva Naturale di Ponte Buriano e La Penna.
  2. Sicuramente l’ampio specchio d’acqua sotto Ponte Buriano influisce molto sul fascino di questa opera architettonica medievale a cui si lavorò quasi quaranta anni, dal 1240 al 1277.
  3. Nei vari momenti del giorno, con la variazione dell’orientamento della luce solare, Ponte Buriano ci può apparire…
  4. come “un’opera d’arte mutevole”.
  5. Io lo definisco “una poesia sull’Arno” perché con il mutare dei colori dell’ambiente circostante e della luce che lo illumina da molte direzioni, Ponte Buriano, che si specchia sull’Arno, è capace d’ispirarci sempre sentimenti e stati d’animo diversi.
    Questo “monumento sull’Arno” con la sua robusta e possente struttura a sei arcate ha resistito a tutte le alluvioni degli ultimi 850 anni, con la sua bellezza ha saputo anche vincere la furia distruttiva della guerra. Quando i tedeschi si ritiravano, alla fine della seconda guerra mondiale, minavano tutti i ponti che si trovavano sul loro percorso. Di fronte ad un’opera architettonica di tale fascino come Ponte Buriano non trovarono il coraggio di farlo saltare in aria.
  6. Il fascino di questo ponte e dell’ambiente circostante è sempre stato notevole.

 


L’intuizione più geniale è che quella zona dell’aretino con il Ponte Buriano è il paesaggio della Gioconda… della enigmatica Monnalisa.
Dietro il suo volto sorridente si intravede il ponte a schiena d’asino identificato da alcuni studiosi e ancor più in lontananza ecco apparire i calanchi del Valdarno, pinnacoli di argilla erosa detti “Balze”.
E’ una prova che Leonardo aveva bene in mente la geografia di questi luoghi.
Che Leonardo conoscesse la zona aretina è ormai cosa nota, tesi confermata da un suo disegno, datato 1503 1504, in cui descrive a meraviglia il bacino idrico della Val di Chiana.
Una volta era la Cassia Vetus che nel congiungere Roma e Chiusi a Firenze veniva a scavalcare le acque dell’ Arno a Ponte Buriano.
Oggi è la strada provinciale dei Setteponti che da Arezzo a Firenze viene ad incontrarlo.
Fu costruito all’incirca verso la seconda metà del 1200.
Ponte a Buriano, il ponte della Gioconda: Leonardo da Vinci conosceva bene quel luogo e lo testimonia una sua mappa della zona conservata a Windsor.
Poco distante dal ponte l’Arno riceve le acque di un immissario, il canale della Chiana, nel quale confluiscono le acque dell’omonima valle.
Se si risale il corso di questo canale, andando a ritroso, bisogna superare una serie di meandri e poi ci si infila in una gola, la Gola di Prato Antico.
Se si osserva il lato sinistro della Gioconda, si vede un corso d’acqua con meandri che si infila in una stretta gola.
 


La tesi non è proprio nuovissima, ma è stata da poco avvalorata da ulteriori studi e scoperte.

L’argomento è uno di quelli che ha lasciato insonni generazioni di storici dell’arte, che incuriosisce però anche chi non è addentro proprio alla materia, attratto dai numerosi misteri che gli aleggiano intorno. Ipotesi, più o meno suggestive, di scoperte più o meno scientificamente appurate, ma sempre misteri resteranno, quelli intorno a La Gioconda.

Insieme alla notizia che il ritratto più celebre al mondo sarebbe quello di un androgino, metà uomo, metà donna, c’è la conferma della tesi che lo storico dell’arte aretino, Carlo Starnazzi, portò a pubblica conoscenza già nel 1992, ovvero che il ponte che figura alla destra del quadro (per chi guarda) è il ponte di Buriano, in provincia di Arezzo.

Oltre la spalla della Gioconda, c’è un ponte basso, a più arcate, un ponte antico, a schiena d’asino di stile romanico, identico a quello costruito in pieno medioevo, nell’età in cui Arezzo viveva un momento di particolare prosperità.

A queste conclusioni è giunto il Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, Culturali e ambientali, che, attraverso il proprio presidente, Silvano Vinceti, ha presentato alla stampa estera in Italia una ricerca su Leonardo. La prima tesi, quella che riconoscerebbe nella Monna Lisa un androgino, è ora sostenuta dal ritrovamento “nell’occhio destro di Monna Lisa, per chi guarda il quadro, la lettera S che un’analisi comparata della scrittura ha evidenziato essere come  S di Leonardo e nell’occhio destro la lettera L. Una specie di firma, una dedica a Lisa e Salai”
Sotto uno degli archi del ponte è stato individuato il numero 72 e la decifrazione del numero: “72 – ha spiegato Vinceti – riveste molti significati legati alla tradizione ebraico-cabalistica, quella cristiana e quella dei templari, quella magica e quella naturalistica. Leonardo appose il numero 72 e lo investì di vari significati affidando ad esso un suo specifico pensiero.

Il nome di Dio è composto da 72 lettere secondo la tradizione cabalistica, mentre per quanto riguarda il Nuovo Testamento, il numero 7 e il numero 2 potrebbero rinviare all’Apocalisse di Giovanni con precisi riferimenti alla fine del mondo e ai saggi, ai sapienti, agli eletti che saranno risparmiati”.

I templari, inoltre, avevano dimestichezza con la cabala e non è casuale che le regole dei monaci combattenti fossero 72. Al numero 2, infine, corrisponde il dualismo, la opposizione ma anche l’armonia dei due principi, quello maschile e quello femminile.
“La scelta del 2 da parte di Leonardo – ha concluso lo studioso – non sarebbe causale, rinvia alle lettere L e S, alla visione filosofica che ha ispirato il quadro: una armoniosa sintesi fra l’uomo e la donna”.

 

Picnic veloce…con vista stupenda,

i classici gamberetti grigliati al limone, panini affumicati e poi,

dolcetti alla banana…

e naturalmente un… buon vino Toscano

***

 Gamberetti grigliati al limone

*

“Panini Affumicati” e…

Ingredienti per 2 panini

100 g di prosciutto di parma affumicato

2 foglie di lattuga

2 cetrioli in salamoia

40 g di burro morbido

1/2 cucchiaio di senape

come fare

lavorare il burro e la senape con un cucchiaio di legno fino a ridurlo in crema.

dividete a metà i panini  e spalmateli con il burro preparato.

Sulla parte inferiore sistemate le foglie di insalata, i cetrioli tagliati a fettine, il prosciutto di Parma.

Chiudete i panini con l’altra metà avvolgeteli per il trasporto.

e poi …deliziosi

“pasticcini alla banana”

ingredienti x 6 persone

250 g di farina  di farro

(che ho comprato a Ponte a Buriano qui viene ancora

macinata a mano con macchina antica vedi foto)

1 yogurt alla banana

2 uova

150 g di zucchero

1/2 bustina di lievito per dolci

1/2 cucchiaio di bicarbonato

4 banane

100 g di uvetta sultanina

40 g di burro fuso

2 cucchiai di zucchero a velo

100 g di uva sultanina

come fare

Fate ammollare l’uvetta in acqua tiepida.

Con la frusta elettrica sbattere le uova e lo zucchero fino a che il composto sarà diventato giallino chiaro.

Unite lo yogurt, il burro e le banane schiacciate, la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato.

Aggiungete cannelle e l’uvetta asciugata

Imburrate e infarinate una teglia rettangolare e versatevi il composto preparato.

Lisciate bene la superficie, mettete nel forno già caldo, lasciando ndo cuocere per circa 1/2 ora finché la superficie sara’ ben dorata.

Rovesciate la torta e spolverata di zucchero a velo.

Servitela a mattoncini regolari e decorata con fettine di banana.

.

 Tentiamo ora di rifarsi alla ricostruzione…dei tempi,

 
Leonardo, è cosa certa, si trovava in Val di Chiana fin dal 1502 per incarico del Duca di Valentinois (alias Cesare Borgia).
L’incarico consisteva in studi topografici-ingegnieristici-idraulici-militari. La Val di Chiana era una malsana palude, senza nessuno sfogo alle sue stagnanti acque.
Leonardo è altresì in Val di Chiana nel 1503, questa volta (caduto in disgrazia Cesare Borgia) per conto della Repubblica Fiorentina, retta (importante!) dal Gonfaloniere Pier Soderini.
Il compito affidato a Leonardo dalla Repubblica fiorentina (leggi: dallo stesso Pier Soderini, anche perché, genio a parte, i due sono stretti amici di famiglia) è identico a quello già in precedenza conferito dal Borgia.
La presenza di Leonardo in Val di Chiana negli anni citati ci viene confermata, ove ce ne fosse bisogno, dai suoi quadri conosciuti anche come “le vedute della Valdichiana” e al momento conservate nella Royal Gallery del castello di Windsor in Inghilterra, vale a dire di proprietà della Regina Elisabetta II.
Dunque l’autore della Gioconda si trovava in Val di Chiana sia nell’anno 1502 che nel successivo 1503.
Operava sul posto per studi di rilievo che dovevano comportare continui sopralluoghi. Non era certo solo; doveva aver un’adeguata scorta di personale e disporre nell’occasione di tavole per disegnare, nonché del materiale necessario per fissare, “nero su bianco”, quanto veniva osservato o veniva impresso nella mente.
Durante la permanenza in Val di Chiana Leonardo era quindi in grado di dipingere o abbozzare (su tele, tavole o altro oppure solo imprimersi nella sua fertile mente) paesaggi, figure varie e altre possibili fantasie.
Non a caso gli anni 1502 e 1503 sono quelli in cui gli studiosi del settore fanno risalire l’inizio e la continuazione (non certo la sua definitiva conclusione) del celeberrimo quadro della “Gioconda” (in proposito si parla addirittura di sette velature o “mani” o strati di vernice che dir si voglia).
Ma in che modo Leonardo ritornava in Firenze dalla malsana e inospitale Val di Chiana? Vi erano due possibili e praticabili arterie e un solo genere di mezzo: il cavallo o il mulo.
Le arterie erano: da una parte la Cassia Vetus (attuale strada provinciale Sette Ponti) e dall’altra il diverticolo che da Arezzo (o probabilmente dalla stessa Val di Chiana) congiungeva (prima) le colline di Pieve a Maiano e (dopo) dai poggi della località Impiano scendeva giù verso il fiume Arno, fino ad attraversare il fiume medesimo in località Valle, dove si trovava (e in parte si trova ancora) un ponte romanico a quattro arcate a basso sesto (o sesto scemo, che è poi lo stesso).
Attraversato il ponte, il diverticolo si ricollegava alla Cassia Vetus dalle parti di Loro Ciuffenna, dopo aver percorso la Valle dell’Ambra.

e dopo picnic e l’affascinante momento di storia e arte…

 

ho notato vicino alle sponde del fiume interessanti e gustose erbette primaverili allora tutti in …ricerca erbette selvatiche, vicino al fiume ce ne sono uno splendore, le più preziose:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

“Tagliolini ai mirtilli

con mix di erbette selvatiche

e…

Ravioli ripeni di erbette

alla Gioconda”

di sicuro mi ricorderò in quale splendido luogo ho raccolto le mie preziose Erbette

queste  erbe  non si trovano facilmente se non vicino a luoghi molto umidi

ingredienti x 4 persone

per i ravioli

200 g di farina di segale

300 g di farina bianca macinata rustica

3 uova

1 cucchiaio di  olio oliva extravergine.

per i tagliolini:

stesso procedimento nel pesare gli ingredienti per la pasta,

aggiungere soltanto 250 g di mirtilli frullati 

Per il ripieno:

250 g di erbette miste spontanee ( vedi foto)

comprese le coste rosse delle bietole selvatiche

1 carota

1 patata

150 g di parmigiano

pangrattato , burro, sale

Per il condimento:

40 g di burro bio

4 cucchiai di parmigiano

semi di papavero.

 

  1.  

    come fare:

    Su una spianatoia disponete le 2 farine setacciate a fontana, formate un cratere e rompetevi le uova, versate  l’olio e un pizzico di sale.

    Impastate il tutto fino a formare una pasta liscia e omogenea di media consistenza, formate una palla e fatela riposare al fresco.

    Nel frattempo lavate e lessate a vapore le erbette, scolatele e una volta raffreddate, grattugiate la carota e la patata e unite alle erbe selvatiche sminuzzate.

    Riunite il tutto e pepate e mescolate incorporando un poco di pangrattato cotto in una noce di burro.

    Stendete la pasta sottile e con una rotella tagliapasta ricavate dei quadrati: ponete al centro 1 cucchiaio di ripieno e richiudete premendo ai bordi

    Lessate i ravioli in abbondante acqua bollente salata per 10 minuti, scolateli e conditeli con il burro fuso, il parmigiano grattugiato, e qualche seme di papavero.

 Curiosità

Missione Shuttle STS 164

decollo 12 luglio 2001

come vedete nelle foto il comandante della missione STEVEN LINSEY e YANET KAYANDI, tecnico di bordo MOSTRANO:

 

Accade assai raramente, ma ogni volta che accade, una parte di paradiso cade sulla terra. Accade tra due persone: né dipendenti, né indipendenti, ma in profonda sincronia tra loro; come se respirassero uno per l’altra, un’anima in due corpi: ogni volta che accade, accade l’amore.

Osho Rajneesh

          

non ti cambierei per nessuno

Quando parli dell’amore
risuona la voce
che fa fiorire i giardini

se chiami il vento
è per sorridere al dolore

se guardi il giorno venire
l’alba quietamente mi veste

cedevole al richiamo
è il mio cuore che accoglie
ogni frammento di vita

m’appago nella tua anima
che rifiuta la notte

nel fogliame del mare
dove si è ravvivato il verde
conservo preziosamente i segreti
di troppa tenerezza

-non ti cambierei con nessuno-

nell ‘abbraccio che mi porta sempre
nel tuo cielo
s’accende il faro
di altri giorni di bellezza.

M.B

 

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Consiglio Primaverile di Nonsolononna: Seguiamo la natura e…prepariamo l’orto post 1


” DE VITA BEATA “

“E’ dunque felice la vita consona alla natura, che non si può ottenere altrimenti che se anzitutto la mente non è sana e in perenne possesso della sua sanità, quindi forte e vigorosa, poi mirabile nel sopportare, capace d’adattarsi alle circostanze, del suo corpo e di ciò che lo riguarda attenta ma non ansiosa, inoltre delle altre cose necessarie alla vita diligente senza ammirarne alcuna, pronta a usare i doni della fortuna non a farsene schiava. Capisci, anche se non l’aggiungessi, che ne segue perenne tranquillità e libertà, respinte quelle passioni che ci stimolano o ci spaventano: infatti in luogo dei piaceri e di quelle sensazioni che sono meschine e caduche e anche dannose per l’infamia insita, subentra una grande gioia, imperturbata e costante, e poi pace e concordia dell’animo e grandezza con mitezza: ogni crudeltà viene infatti dalla debolezza”

2014-05-13 10.55.332014-05-13 10.55.46  2014-05-13 10.56.322014-05-13 10.56.43

 

Intanto io seguo la Natura… e  Seneca.

E’ segno di saggezza non allontanarsene ma conformarsi alle sue leggi e al suo esempio. Felice è quella vita che si accorda con la sua propria natura, il che è possibile solo se la mente, in primo luogo è sana sempre in ogni momento, forte ed energica e decisamente paziente, capace di affrontare ogni situazione interessata al corpo e a quanto lo riguarda, ma senza ansie e preoccupazioni, amante di tutto ciò che adorna la vita, ma con distacco, disposta a servirsi dei doni della natura ma senza farsene schiava…

Non facciamoci prendere troppo dalla realtà, e facciamo un

tuffo nella fantasia, ma se poi ci accorgiamo di  fantasticare

troppo… fate come me,  fuori all’aria aperta a zappettare e

preparare l’orto.

 

2014-05-20 18.37.572014-05-20 18.38.452014-05-20 18.36.12

 

    Seguire la natura significa:

 

1) Accendere la luce interiore. ( post 1)

2) Essere ogni tanto un passo avanti. ( post 1)

3) Procedere fiduciosi e con calma

4) Essere creativi e seguire le proprie aspirazioni.

5) Distribuire al mondo un’ impronta profumata.

 

 

 Accendere la luce che c’è in te!

Il segnale più importante del ritorno della primavera è il verde, in nessun altra stagione dell’anno il verde brilla così intenso, questo grazie alle piante che stanno formando le nuove foglie. Nei mesi freddi molte piante ed erbe  muoiono assumendo un colore verdastro-marrone…mentre in Primavera spuntano nuovi steli delicati rivestendo il paesaggio di verde intenso dalle mille sfumature, come se qualcuno regolasse l’intensità. Questo verde si ripercuote positivamente sul nostro umore ed è il processo più importante in natura: la fotosintesi clorofilliana, il pigmento è la clorofilla,  è una molecola capace di catturare le particelle di luce solare e  le riconsegna alla pianta sotto forma di energia chimica. La nostra vita la dobbiamo anche a questo processo, poichè tutto ciò che mangiamo proviene in buona parte dalle piante.

 

Così con il rinverdimento delle piante, la NATURA CI RICORDA ogni anno che il mondo è stato creato dalla luce… Accendi la luce  interiore!

 

Nel mio orto sono spuntate le prime erbette  colorate…

 

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Ricetta

” Tortilla” Arlecchino

 con il ” Buon Enrico” e le mie bietole colorate…

 
 
2014-05-23 10.34.56
 

 ingredienti

 

 250 g di patate (io uso spesso quelle dolci)

180 g di foglie e cimette di Buon Enrico

150 g di bietole colorate

4 uova intere

2 cucchiai di sherry

1 cucchiaio di sale marino alle erbe

 1 cucchiaio di paprica

 1 pizzico di noce moscata e pepe nero

1 spicchio di aglio pressato

3 cucchiai di olio extra vergine di oliva.

1 rametto di finocchio selvatico

Come fare:

 

  • Cuocere a vapore, pelare e tagliare a fettine le patate.
  • Cuocere per 3 minuti in acqua salata, scolare e raffreddare foglie e cimette del  Buon Enrico.
  • In una padella schiacciare l’aglio, aggiungere il finocchio sminuzzato e cucinare a fuoco lento le bietole colorate
  • Sbattere le uova con gli altri ingredienti, unire il Buon Enrico tritato e le patate affettate, amalgamare bene.
  • Mettere il tutto in una pirofila e mettere in forno a 180° per 15 -20 minuti.
  • Si può gustare calda o fredda.

 

 Essere più veloci degli altri…

2. Sto parlando dell’aglio orsino è precoce, cresce sottoterra già in Primavera, dal suo bulbo sotto il terreno nasce un germoglio che lentamente si apre un varco verso la superficie anche se il terreno è gelato, è così veloce che già dopo il disgelo è fuori dalla terra ed eccolo… con il suo splendido mazzo di foglie, e spadroneggia tutto solo nel bosco e nei giardini. Così in Aprile mentre le altre piante cominciano a prepararsi ad uscire dal gelo invernale, l’aglio orsino è già in piena forma con la sua splendida fioritura: quale messaggio vuole darci ? non aspettare sempre gli altri, per fare in modo che le cose vadano per il giusto verso ci vuole , una scorta di energia interiore, nell’aglio orsino e racchiusa nei bulbi grazie a questa energia di amidi e zuccheri può crescere presto anche in Inverno senza bisogno della luce del sole, ad Aprile si ricarica e con l’energia solare le sue foglie si riepiono di zuccheri ed ecco che l’anno successivo sarà di nuovo il primo:

” Chi si porta il sole nel cuore può sviluppare tutto il suo potenziale anche nei periodi difficili ed essere così più veloci degli altri”

 

 Ricetta

Sformato di “aglio orsino”, paretaria e grano saraceno

 

2014-05-24 14.33.42

ingredienti

200 g di foglie di aglio orsino a fettine

130 g di champignon o altri funghi coltivati

1 cucchiaio di burro chiarificato

200 ml di acqua

100 mlo di panna

1 cucchiaio di tamari

1 cucchiaio di brodo vegetale iin polvere

120 g di grano saraceno

70 g di foglie di cimette di paretaria tritate

1 rametto di nepitella o mentuccia di campo

come fare:

  • Scaldare una padella e arrostire  i funghi  per alcuni minuti, con un rametto di nepitella e aglio orsino, lasciare sul fuoco fino a che non prendono colore.
  • In una terrina mescolare tutti gli ingredienti, compresi i funghi
  • Versare in una teglia da forno imburrata, livellare, e coprire con un coperchio o un foglio di alluminio.
  • Cuocere in forno a 180°per 45 minuti.
  • Aggiungere negli ultimi 10 minuti di cottura della formaggella e gratinare.

ma se abitate in città…

 

NonsoloNonna consiglia ” L’orto sul terrazzo”  (post 2)

2014-05-19 11.23.14

 

 

2013-02-03 15.47.30

finito il rigido inverno … <3<3<3 

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BUONA PASQUA…simboli e ricette, l’acqua e… le erbe amare post 3


2015-04-02 14.11.22

 Simboli e Ricette…

 

L’ Acqua: è l’elemento che disseta, rinfresca, rinnova ma soprattutto purifica ed è il mezzo attraverso il quale si compie il Battesimo. E’ segno di Cristo, acqua viva che spegne ogni sete.

 

Erbe Amare: Piatti a base di ” erbe amare”, fanno parte del menù delle celebrazioni Pasquali, per gli ebrei in riferimento all’amarezza della schiavitù in Egitto, per noi cristiani segno del peccato, raffigurato anche nel fiele offerto a Gesù da un soldato, quando, aveva sete. 

 

 Ricetta

Crescia sfogliata di “Urbino”

alle erbe amare di campo

 

2015-04-02 14.11.072015-04-02 14.12.052015-04-02 12.43.582015-04-02 14.09.01

Ingredienti

100 g di ortica

80 g di cicoria selvatica

80 g di radicchio selvatico

100 g di lattugaccio

100 g di parietaria

150 g di foglie di tarassaco

6 foglie di verza

1 cipolla di tropea

30 g di foglie di aglio orsino

200 g di parmigiano

noce moscata

4 uova

1 bicchiere di latte magro

1 pasta sfoglia

80 g di prosciutto magro tagliato a striscioline

olio extravergine di oliva

2015-04-02 12.43.582015-04-02 14.11.072015-04-02 13.34.542015-04-02 13.35.14

come fare:

  •  Pulire molto bene le varie erbette, togliere i gambi più duri.
  • Mettere la cipolla spezzettata e le foglie di aglio orsino a rosolare con 3 cucchiai di olio di oliva
  • Aggiungere la verza tagliata a striscioline e lasciare per 4 minuti a rosolare, dopodiché aggiungere tutte le altre erbette e continuare a rosolare per altri 5 minuti.
  • Sbattere le uova con 100 g di parmigiano, la noce moscata, il latte per ultimo se volete aggiungete il prosciutto ( di solito faccio questa torta salata il Venerdì di Pasqua ( essendo vigilia non lo metto).
  • Foderare con la sfoglia una pirofila bucherellare il fondo con una forchetta, mettere sopra il misto di erbe preparato precedentemente, spolverare con abbondante parmigiano grattugiato, mettere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 10 minuti.
  • togliere dal forno, aggiungere l’impasto d’uovo coprire con la sfoglia abbondante dei bordi, mettere ancora abbondante parmigiano.
  • Rimettere in forno e cuocere ancora per 25- 30 minuti, la sfoglia deve risultare croccante e nocciola.

 

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2015-04-02 14.11.372015-04-02 12.43.47

Ricetta

Vellutata di lenticchie verdi

foglie di primula, tarassaco, ombrellino pugliese

                                                 2015-03-11 17.03.262015-03-28 21.11.06

ingredienti:

250 g di lenticchie verdi di Norcia

1 l di acqua

2 patate piccole

1 cipolla bianca

1 piccolo mazzetto di foglie giovani di primula

30 g di ombrellino pugliese

100 g di tarassaco

100 g di parietaria

un ciuffo di alliaria

noce moscata

parmigiano reggiano

sale e pepe

salvia 1 rametto di rosmarino

come fare:

  • Cucinare le lenticchie con 1/2 cipolla a pezzetti, salvia e rosmarino 1 pizzico di sale.
  • In una padella mettere aglio orsino con l’altra 1/2 cipolla, le patate a pezzetti fare rosolare in un poca acqua per circa 10 minuti.
  • Aggiungere tutte le erbe e continuare a cuocere il tutto per altri 15 minuti.
  • Lasciare raffreddare aggiungere noce moscata e pepe, frullare il tutto
  • Decorare con qualche rametto di ombrellino pugliese e qualche primula.

2015-03-28 21.08.580mbrellino pugliese2015-03-28 21.11.12alliaria

Auguri per una Serena Pasqua!             

 

 

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2014-12-29 14.15.05

Buona Pasqua Dani!

 

 

 

 

 

 

 

Pasqua in Toscana…tradizioni e ricette post 1


Con questa ricetta della tradizione Toscana partecipo alla raccolta delle Ricette Pasquali Italiane!

tortedinuvole.wordpress.com/pasqua-in-italia

cartina

 

Si prepara in tutte le stagioni, dato che il cavolo nero in Toscana non manca mai. D’estate si usano i fagioli freschi, i borlotti, insieme alla cipolla fresca, il timo e la nepitella e il basilico come odori, parte delle erbette sono raccolte fresche nei campi nel periodo di Pasqua quando le prime erbe germogliano; d’inverno va bene ogni qualità di fagioli, i miei preferiti sono i cannellini comuni in tutta la Toscana, i migliori in assoluto gli zolfini che vengono coltivati in Arezzo e dintorni.

” Zuppa frantoiana”

con erbette di campo e ” braschetta”

(il nome” antico” del Cavolo Nero in Toscana)

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Questi sono gli ingredienti per 4-5 persone:

200 g circa fagiolini cannellini o borlotti 

odori: cipolla 2 carote, 2 coste tenere di sedano, aglio

1 mazzo di erbe di campo

(borragine, radicchio di campo, ombrellino pugliese)

1 mazzetto di cavolo nero detto ” braschetta”

1/2 di cavolo verza

1 mazzo di bietolina fresca

200 g di patate tagliate a piccoli pezzi

finocchio selvatico (facoltativo)

timo o pepolino e nepitella

2 pomodori maturi

8 fette di pane Toscano raffermo casalingo.

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come fare:

  • In un tegame di coccio mettiamo un bel battuto di cipolla, un paio di carote, un gambo di sedano, qualche foglia di basilico, timo e nepitella, un pizzico di pepe e sale, lasciare ad imbiondire in mezzo bicchiere d’olio extra vergine di oliva biologico spremuto a freddo…insomma” bono”.
  • Quando le erbe incominceranno ad appassire ed il loro profumo comincerà a farsi sentire, vi uniamo 200 g di patate, che avremo sbucciate e fatte a pezzi.
  • Quando queste incominciano a rosolare le accompagnamo con una mezza scodella di fagioli già bolliti ( la sera prima sono da mettere in acqua fredda salata circa 2 litri e lasciati lì per una notte) passatene poi 3/4 e rimettete la purea ottenuta nel brodo di cottura.
  • Aggiungete 6 foglie di cavolo nero( detto” braschetta”) 200 g di cavolo verza, 2 pomodori maturi fatti prima saltare in olio e spicchio di aglio, salate poco e pepate, le bietole, le erbette di campo (borragine, radicchio selvatico, ombrellino pugliese)  unire poi 2 rametti spezzettati di finocchio selvatico fresco, ( a primavera c’è ne è tantissimo nei campi incolti) naturalmente se gradito.
  • La quantità del cavolo nero, varia da cuoca a cuoca:  se ne contano generalmente 2 foglie a piatto…quello che conta e che sia ben lavato e ben tritato…e quindi cotto il giusto.
  • Il pepe non va macinato , ma pestato nel mortaio.
  • Aggiungiamo una giusta quantità di brodo vegetale oppure acqua tiepida, circa 1 litro e mezzo e facciamo bollire a fuoco basso per circa 1 ora.

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  • Prima di servire la zuppa, intingere in olio “bono” 3 fettine di pane toscano raffermo-abbrustolito,  e posizionare come primo nel piatto, dopodiché mettiamo sopra la zuppa  e per finire una spolverata abbondante di pecorino stagionato, 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva, una spruzzata di pepe.
  • Nella ricetta di oggi ho usato pane scuro di segale con semi di girasole e sesamo.

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 /tortedinuvole.wordpress.com/pasqua-in-italia/

Ricetta…con erbe di campo “La Virtuosa ORTICA” concentrato di salute


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Ogni stagione ci fornisce la pianta di cui abbiamo bisogno, non è un caso che la stagione importante per le ortiche sia la Primavera, periodo in cui il nostro corpo è in carenza vitaminica dopo il lungo inverno. Le ortiche forniscono 30 volte più di vitamina C, 20 volte più di provitamina A, 14  volte più di calcio, 25 volte più di magnesio e 50 più di ferro della lattuga. A differenza di altre piante selvatiche, l’ortica non ha bei fiori, non lascia un buon profumo ma è l’erba selvatica che io metto al primo posto nelle mie pietanze primaverili è “sorprendentemente straordinaria”. Raccolgo le prime foglie e le aggiungo agli spinaci nella quiche, oppure nelle zuppe di asparagi tritata fresca insieme all’aglio orsino, il tocco finale nei miei piatti è con l’ortica, spesso friggo le foglie, le faccio croccanti e le aggiungo all’insalatina mista di campo e lattughino rosso. parietaria

Foglie di paretaria sul muro di casa mia

 

Le sue virtù…

Le virtù dell’ortica sono tante: è un fortissimo rimineralizzante, combattele emoragie (soprattutto quelle nasali dei bambini), è un ottimo astringente intestinale ( utile nelle diarree). 2014-03-24 17.40.14


Ricetta

“Risotto alle 3 ortiche”
ortica

1 cipolla tritata

1 carota a fettine

2 costole di sedano

1 cucchiaio di burro

3 cucchiai di olio di oliva

1 l litro di acqua fredda

400 g di riso integrale

300 g di foglie tenere di ortica

3 cucchiai di falsa ortica rossa

100 g di foglie di paretaria

100 ml di vino bianco

2 cucchiai di sherry

20 ml di panna

come fare:

In una casseruola rosolare carota cipolla e sedano e lasciare rosolare per 4 minuti, aggiungere le 3 ortiche, unire il riso e a poco a poco anche l’acqua e il vino bianco, lasciare cuocere per circa 35 minuti a fuoco basso a fine cottura aggiungere lo sherry e la panna. 

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Cardo Mariano cucinare con i suoi fiori… nel prossimo post

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