Archive for the ‘erbe spontanee’ Category

Il profumo del mito…una storia 1000naria, IL TIMO


 

“Passerà il tempo ma la medicina delle erbe non tramonterà mai”

 

Gerolamo Cardano,

poliedrica figura di medico, mago e filosofo del Rinascimento Italiano

 

il profumo del timo

Scivolo piano nel paesaggio in versanti
argentati e aspri o anche dolci e poi fratti
di pietre brune e linee austere
che amo, quasi a saper esser così,
o lo sono…
guardo 
e assorbo il passato e il presente
di un cuore scomposto e ardente
il mio
cerca la linea di armonia
nel duro rincorrere i giorni
privo di senso e, quello sì,
aspro.
Esile filo, erba lucente
imperlata del freddo
che presto verrà, scorre la mano
e ricorda la pelle
in altre carezze.
Scende la sera
in giro sui monti 
c’è ancora il profumo del timo.

 

 

 

Il nome deriva da ” THIMOS” che significa, ANIMA, RESPIRO VITALE, CUORE che…

per i Greci era sede dell’IRA, del CORAGGIO e dell’ARDORE si riteneva che il suo aroma conferisse VIRTU’ EROICHE.

veniva usato spesso nella decorazione pittorica delle tombe.

 

si resta increduli davanti alle infinite proprietà medicinali, farmacologiche o MAGICHE che in passato erano attribuite a questa pianta:

la flora spontanea italiana comprende circa 10 specie di” thymus”, molto simili tra loro.

Per gli Egizi era un’erba purificatrice usata nei templi, gli egizi ne preparavano unguenti per l’imbalsamazione e pensavano che l’anima dei defunti potesse risiedere nei SUOI FIORI, la scienza non aveva ancora diimostrato che i suoi oli impediscono la putrefazione e la prolificazione batterica.

I medici Arabi Avicenna e Averroé lo raccomandavano come droga antivelenoo e per curare la tosse e reumatismi.

Nel Medioevo figurava tra le 5 piante sacre tanto che Carlo Magno ordinô che fosse coltivato in tutti i gIardini erboristici e negli orti dei monasteri per questo motivo le Dame ricamavano spighe di Timo sulle insegne dei loro cavalieri, pastori, viandanti e pellegrini un tempo costretti all’addiaccio erano soliti consumarlo per preservarsi dalle malattie e dagli insetti velenosi.

I Romani ne ricavavano un vino medicinale e pare che i soldati prima delle battaglie si immergessero nell’acqua di TIMO che infondeva Coraggio e Vigore.

 

 

Frittata di settembre

con  “LE ERBE SELVATICHE”Timo Serpillo

 

che aiutano a superare il cambio di stagione…

ogni erba cresce nel momento in cui noi abbiamo bisogno di LEI

 

 

 

Ingredienti

Le Erbe Selvatiche

( Portulaca, Timo, Paretaria, Menta, Foglie di Malva, Crescione, Nepitella, foglie tenere di malva)

Funghi Champignon a fette

Uova

cipolla piccola di Tropea

Pecorino Stagionato grattugiato

pepe bianco, sale, olio extra vergine di oliva, noce moscata

come fare:

  • Facilissima da farsi, dopo avere raccolto le erbette selvatiche, lavatele accuratamente e spezzettatele.
  • In una padella mettere olio e cipolla, rosolare poi aggiungere i funghi a fette, rosolare ancora per qualche minuto.
  • Coprire le erbette e funghi con formaggio pecorino grattugiato con nepitella, timo, pepe bianco e sale qb.
  • Aggiugere le uova sbattute con noce moscata, girarla almeno 1 volta.

 

       

 

Qualcosa di Curioso e Afrodisiaco è racchiuso

nella”Menta”…e nel Crescione

La storia è narrata da Ovidio: lega il nome della Menta a quello della ninfa “MYNTHA” creatura straordinariamente BELLA. Secondo la leggenda la ninfa venne trasformata nella pianta della menta da Proserpina, mooglie gelosa di Plutooe ed il suo caratteristico profumo gli fu donato da  dal Dio come utimo gesto d’amore.

Presso alcune cuture mediterranee era auspicio di prosperità… distribuirne le foglie sul pavimento della camera in occasione della prima notte di Nozze, e specifiche virtù di corroborante dell’attività sessuale erano evidenziate anche da Discoride e Galeno nei looro studi.

Leggende latine dicevano che ai soldati Romani era vietato il consumo di menta, perchè li avrebbe resi schiavi dell’eros, spingendoli a preferire le battaglie amorose a quelle con il nemico.

Gli Ebrei  usavano la menta per profumare le mense ed elevare lo spirito.

mentre il Crescione…

il Crescione d’acqua di questa pianta si utilizzano sia foglie che fiori…va raccolto da Maggio ad Agosto in piena fioritura e va usato fresco altrimenti perde le sue proprietàe la qualità più apprezzata per le sue proprietà aromatiche terapeutiche e Afrodisiache, battezzato “Nastiurtium”, tipico per il suo odore piccante, molto conosciuta nell’antiichità perchè cresceva spontanea nei pressi dei corsi d’acqua.

Discoride classificava il seme della pianta “CALDO”,atto a stimolare Venere, cosî pure i Romani consideravano questa pianta corroborante ed Afrodisiaca.

Plinio riteneva che rendesse più vivace la mente, durante l’Ottocento forse per il suo odore, Mantegazza ribadì le proprietà afrodisiache

Durante l’Ottocento, forse per il suo odore, Mantegazza ribadî le sue proprietâ afrodisiache del crescione, inserendola tra gli alimenti ottimi per rinforzare il tenzone Amoroso.

 

 

 

Ai tempi nostri : 

in Sardegna era chiamato erba della Madonna, con altre piante aromatiche proteggeva il ciclo mestruale

in Germania era associato, alla divinità FREJA Dea dell”Amore e della Primavera dalle cui lacrime curiosamente, come nella lleggenda Greca Arianna, sarebbe nato il TIMO

 

Curiosità

Questa pianta era inoltre conosciuta con il nome di Marienbattstroth,  cioè la paglia del letto di Maria nella fuga in Egitto e lo si bruciava durante le sue feste.

Particolari Proprietà

Sulle rive del Reno Hildegarda di Bingen, molti anni prima ch laa sciennza individuasse il potentte “Timolo”, usat come antbiotico e battericida usato come antibiotico e battericida nella prima guerra mondiale, lo accomandava per curare lebbra, paralisi e malattie nervose.

Alberto Magno religioso e filosofo deel XIII secolo nel De Vegetabilibus lo prescrive come sedativo per i malinconici e gli epilettici e un’altro autoore antico un certo …

Durante  sostiene che” giova trito con olio alla dislogazione de li ossi, e come acetolito al nervo sciatico, il decotto nel vino conferisce alla vista debole, giova ai difetti della vescica e combatte i vermi”.

Gian Battista della Porta, cinquecentesco filosofo e alchimista che come Giordano Bruno aveva una visione mistica e magica della natura e delle sue cause, affermava che il timo strofinato e odorato rendesse immuni dalle malattie e assicurasse lunga vita. 

 

Nella terra di William Shakespeare, si credeva che il suo consumo facesse addirittura acquistare ” la capacità di vedere le Fate”.

 

Pane Integrale alle erbe

 

 

ingredienti

200 gr di farina 00

200 g di farina grano saraceno

10 gr di lievito di birra fresco

1 cucchiaio di zucchero

4 foglie di salvia

1 cucchiaio di foglie e fiori di timo

1 cucchiaio di foglie di finocchio tritate

1 cucchiaio di semi di fiocchio

1 cucchiaio di santoreggia tritata

1 cucchiaio di aghi di rosmarino tritati

olio di oliva

1 cucchiaio di sale

 

come fare

 

  • Sciogliere il lievito in poca acqua tiepida
  • Mescolare le farine setacciate con lo zucchero, il sale , un filo di olio, le erbe tritate, i semi di finocchio e foglie e fiori di timo.
  • Impastate aggiungendo via via l’acqua con , lavorando fino ad ottenere un impasto omogeneo e non appiccicoso.
  • Adagiate il composto in una terrina, copritelo con un canovaccio e fatelo lievitare in un luogo fresco per 2 ore circa, finche la pasta non avrà raddoppiato il proprio volume.
  • Stendete l’impasto con le mani e con il mattarello, portandolo ad uno spessore di 1 centimetro
  • Trasferitelo in una teglia unta di olio e cuocetelo al forno a 250°, dopo 13 minuti diminuire il calore a 200° e portare a cottura, ci vorranno 30′ circa
  • Servite il pane freddo , tagliato a fette.

 

 

 

Cambia tutto intorno a noi ma:

 

LE ERBE, come il canto degli uccelli ritornano uguali ad ogni stagione,

quindi mi chiedo… perchè non dovrebbero conservarsi anche le loro proprietà?

 

 

 

E’ tornata leggera l’anima tua alla mia nel complice silenzio della sera.

Abbraccia la notte il mio dolore, sorpresa

dal mormorio vicino del tuo AMORE

 

 

 

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“HOMEBREWING” come farsi una birra ” da soli “


” Sull’acqua scintillano

migliaia di tremule stelle,

soffici nebbie assorbono

l’orizzonte che attorno si erge;

la brezza del mattino aleggia

sulla baia, in ombra ancora,

e nel lago si specchia

il frutto che matura.

goethe

 

 

Nel mio week end al lago ho raccolto del Luppolo, mi piace questa pianta, i suoi germogli a Primavera si possono  usare in cucina per zuppe, risotti, frittate. Messo dentro ad un vaso di vetro trasparente può abbellire un’angolo della casa, ed infine se volete farvi una buona birra fatta in casa… è il fiore femminile del luppolo che conferisce l’aroma caratteristico, fungendo inoltre da conservante naturale mantenendone le caratteristiche organolettiche.

 

 

Negli Stati uniti…un po’ per colpa della crisi è tornato di moda ” homebrewing”, ovvero il farsi la birra in casa. Con una cifra contenuta, è infatti possibile farsi una buona birra da conservare e fare assaggiare agli amici.

Provate anche voi…con la ricetta di Nonsolononna a produrne una quantità moderata

 


            

 

  • Macinate 2,500 kg di malto di orzo e fatelo cuocere per 1 ora in un calderone di 15 litri di acqua in cui avrete sciolto precedentemente 500 g di zucchero, a 68° per 1 ora.
  • Filtrate il mosto e aggiungete 40 g di luppolo e lasciatelo sul fuoco per un’altra ora.
  • Poi versate mezza bustina di lievito e fate riposare il mosto per 1 settimana ( in 1 tino non a chiusura ermetica perchè la birra deve fermentare, usate un gorgogliatore.
  • Il mosto dovete prima agitarlo, per ossigenare la birra. Collocare in un luogo buio a 20° di temperatura+/-2 gradi.
  • Trascorsa 1 settimana potrete imbottigliare la vostra birra, ricordandovi di aggiungere in ogni bottiglia  ancora zucchero, 6-7 g di zucchero per litro. Lo zucchero è necessario per la formazione delle bollicine.
  • Fate riposare la vostra birra ancora per un’altro mese, dopodiché potrete assaggiarla.

Sorseggiate a lungo e godetevela, ve lo meritate dopo tutto l’avete ” FATTA VOI”.

birra

 

 Fondamentalmente si può aggiungere qualsiasi aroma alla birra fatta in casa. I più comuni sono la liquirizia, il miele, la cannella, il cacao, il peperoncino, lo zenzero, il caffè, la noce moscata.  

Da ricordare: In alcuni casi, la seconda fermentazione, quella con lo zucchero, non avviene in bottiglia ma in un secondo fermentatore. 

Nelle birre fatte in casa, a meno di non avere a disposizione sistemi di filtraggio sofisticati, un poco di fondo rimane. Versando la birra nei bicchieri, dobbiamo avere cura di non introdurre anche questo fondo

 

cucinare con il luppolo

                                                          

1° ricetta

“Zuppa di luppolo”

ingredienti 

300 g di germogli di luppolo
3 uova
1 spicchio di aglio
40 ml di olio extra vergine di oliva
sale, pepe
Per completare : 4 fette di pane raffermo
40 g di asiago stagionato grattugiato.

 come fare:

  • Lavate, lessate e scolate i germogli di luppolo, tagliateli e fateli soffriggere per alcuni minuti nell’olio aromatizzato con lo spicchio di aglio.

  • Salate e pepate, quando sono insaporiti, versate nella pentola 1 litro e mezzo di acqua.

  • Portate il composto a ebollizione poi unite le uova che dovete strapazzare nel liquido con una forchetta.

  • La zuppa è pronta non appena le uova si rapprendono.

  • Spegnere il fuoco e insaporire con formaggio grattugiato prima di versare nel piatto, sistemare nel fondo le fettine di pane abbrustolito con un filo di olio di oliva extravergine.

2° Ricetta

flan di Spinaci Selvatici o ” Buon Enrico” e

germogli verdi di Luppolo

 

ingredienti

200 g di spinaci selvatici “Buon Enrico”

150 g di germogli di luppolo

2 uova bio

3 cucchiai di mollica di pane

1 tazza di besciamella

35 g di parmigiano reggiano

noce moscata e pinoli

 

come fare:

  • Fare cuocere gli spinaci e i germogli finali del luppolo a vapore
  • Scolateli, tritateli e strizzateli bene.
  • Aggiungete alla besciamella un uovo, mescolando in fretta con la besciamella ancora tiepida.
  • Quando l’uovo è completamente amalgamato, aggiungere l’altro uovo, unire il parmigiano grattugiato e un poca di noce moscata grattugiata, per finire incorporare il pane, e salate a piacere
  • Alla fine aggiungere gli spinaci e i germogli di luppolo e  circa 60 g di pinoli
  • Imburrate i contenitori in ceramica da forno avendoli prima spennellati con burro fuso, importante è spennellarli in senso verticale per agevolare la cottura e la sofficità del flan.
  • Una volta messo il flan nei contenitori aggiungere sopra prima di infornare qualche pinolo.
  • Lasciate cuocere per 40 minuti a 200°.

 

  cucinare con la birra

 Pollo alla ” Birra Chiara”

pollo alla birrabirra

  • Pulite e fate a fette non troppo sottili 400 g di cipolle, poi tagliate a listarelle 1 trancio da 200 g di speck e mettetele a stufare in una padella con 3 cucchiai di olio e un pezzetto piccolo di burro.
  • In un’altra padella con 4 cucchiai di olio e 20 g di burro mettete 1 kg di pollo a pezzetti e conditelo con un trito fine di erbe aromatiche ( timo, salvia, rosmarino e sale).
  • Pepate e lasciate rosolare il pollo dai 5 ai 10 minuti a fuoco moderato.
  • Unite, mescolate un pò e versate 1/2 litro di birra chiara.
  • Cuocete con coperchio a fuoco lento x 30 minuti, finché la birra non risulti assorbita.

 

Vedo le cose al loro posto,
mi soffermo sui particolari,
anche dove non sono,
riconosco.
Sento gli odori che non sono alle porte,
mi prendo in disparte
e profondamente respiro.
Con fare deciso
imprimo un’orma nel suolo,
per una foto ricordo.
Fisso un punto preciso nel vuoto,
rimanendo muta,
contemplo su ciò che in te voglio.
Penetrare nei tuoi occhi.
Guidare il tuo cammino.
Correrti incontro.
Darti in un bacio

 

 

 

 

 

 

 

PICNIC con… vista UNICA sul ponte della… GIOCONDA, arte, ricette, storia


  •   Monna Lisa (La Gioconda)

    Quanto durerà
    ancora la mia condanna?
    Sono io, Monna Lisa,
    a voler fuggire da questo quadro.
    Il sorriso non è il mio
    e non mi piace, no, lo sfondo.
    Troppo angusto è lo spazio
    della gabbia che mi opprime.
    Ci sono finita dentro
    senza aver commesso alcun reato.
    Colpa di un ritrattista
    che mi ha come segregata
    coprendomi con un’invisibile
    e purtroppo indistruttibile grata.
    Tutti lì davanti a fare commenti
    di come è la mia posa
    ritrovandomi indagata
    sempre per la stessa cosa.
    Quello che è l’aspetto
    di una donna assai virtuosa.
    Voglio regalarmi una vita nuova.
    Se hai il potere di rapirmi
    puoi mettermi alla prova!

    Da Parigi a Ponte a Buriano…

     un monumento sull’Arno…

     

    Un ponte romanico stupendo solca con le sue sette arcate il corso del più importante fiume toscano.

    Per Me…

    “Una Poesia sull’Arno”…

     

    A qualche chilometro da Arezzo, sulla strada Setteponti che conduce a Castiglion Fibocchi e Loro Ciuffenna si trova Ponte Buriano, un opera di architettura medievale che riesce a sopportare il traffico odierno, intenso e pesante.
  1. L’attenzione di chi l’osserva, è piuttosto rivolta sua struttura architettonica che con le sue possenti arcate sembra quasi galleggiare sull’Arno che in questo tratto non è profondo, ma molto largo per il vicino invaso della Penna e perché la zona è abbastanza pianeggiante.
    Il tratto di fiume che va da Ponte Buriano alla diga della Penna (circa 7 chilometri), va a costituire la Riserva Naturale di Ponte Buriano e La Penna.
  2. Sicuramente l’ampio specchio d’acqua sotto Ponte Buriano influisce molto sul fascino di questa opera architettonica medievale a cui si lavorò quasi quaranta anni, dal 1240 al 1277.
  3. Nei vari momenti del giorno, con la variazione dell’orientamento della luce solare, Ponte Buriano ci può apparire…
  4. come “un’opera d’arte mutevole”.
  5. Io lo definisco “una poesia sull’Arno” perché con il mutare dei colori dell’ambiente circostante e della luce che lo illumina da molte direzioni, Ponte Buriano, che si specchia sull’Arno, è capace d’ispirarci sempre sentimenti e stati d’animo diversi.
    Questo “monumento sull’Arno” con la sua robusta e possente struttura a sei arcate ha resistito a tutte le alluvioni degli ultimi 850 anni, con la sua bellezza ha saputo anche vincere la furia distruttiva della guerra. Quando i tedeschi si ritiravano, alla fine della seconda guerra mondiale, minavano tutti i ponti che si trovavano sul loro percorso. Di fronte ad un’opera architettonica di tale fascino come Ponte Buriano non trovarono il coraggio di farlo saltare in aria.
  6. Il fascino di questo ponte e dell’ambiente circostante è sempre stato notevole.

 


L’intuizione più geniale è che quella zona dell’aretino con il Ponte Buriano è il paesaggio della Gioconda… della enigmatica Monnalisa.
Dietro il suo volto sorridente si intravede il ponte a schiena d’asino identificato da alcuni studiosi e ancor più in lontananza ecco apparire i calanchi del Valdarno, pinnacoli di argilla erosa detti “Balze”.
E’ una prova che Leonardo aveva bene in mente la geografia di questi luoghi.
Che Leonardo conoscesse la zona aretina è ormai cosa nota, tesi confermata da un suo disegno, datato 1503 1504, in cui descrive a meraviglia il bacino idrico della Val di Chiana.
Una volta era la Cassia Vetus che nel congiungere Roma e Chiusi a Firenze veniva a scavalcare le acque dell’ Arno a Ponte Buriano.
Oggi è la strada provinciale dei Setteponti che da Arezzo a Firenze viene ad incontrarlo.
Fu costruito all’incirca verso la seconda metà del 1200.
Ponte a Buriano, il ponte della Gioconda: Leonardo da Vinci conosceva bene quel luogo e lo testimonia una sua mappa della zona conservata a Windsor.
Poco distante dal ponte l’Arno riceve le acque di un immissario, il canale della Chiana, nel quale confluiscono le acque dell’omonima valle.
Se si risale il corso di questo canale, andando a ritroso, bisogna superare una serie di meandri e poi ci si infila in una gola, la Gola di Prato Antico.
Se si osserva il lato sinistro della Gioconda, si vede un corso d’acqua con meandri che si infila in una stretta gola.
 


La tesi non è proprio nuovissima, ma è stata da poco avvalorata da ulteriori studi e scoperte.

L’argomento è uno di quelli che ha lasciato insonni generazioni di storici dell’arte, che incuriosisce però anche chi non è addentro proprio alla materia, attratto dai numerosi misteri che gli aleggiano intorno. Ipotesi, più o meno suggestive, di scoperte più o meno scientificamente appurate, ma sempre misteri resteranno, quelli intorno a La Gioconda.

Insieme alla notizia che il ritratto più celebre al mondo sarebbe quello di un androgino, metà uomo, metà donna, c’è la conferma della tesi che lo storico dell’arte aretino, Carlo Starnazzi, portò a pubblica conoscenza già nel 1992, ovvero che il ponte che figura alla destra del quadro (per chi guarda) è il ponte di Buriano, in provincia di Arezzo.

Oltre la spalla della Gioconda, c’è un ponte basso, a più arcate, un ponte antico, a schiena d’asino di stile romanico, identico a quello costruito in pieno medioevo, nell’età in cui Arezzo viveva un momento di particolare prosperità.

A queste conclusioni è giunto il Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, Culturali e ambientali, che, attraverso il proprio presidente, Silvano Vinceti, ha presentato alla stampa estera in Italia una ricerca su Leonardo. La prima tesi, quella che riconoscerebbe nella Monna Lisa un androgino, è ora sostenuta dal ritrovamento “nell’occhio destro di Monna Lisa, per chi guarda il quadro, la lettera S che un’analisi comparata della scrittura ha evidenziato essere come  S di Leonardo e nell’occhio destro la lettera L. Una specie di firma, una dedica a Lisa e Salai”
Sotto uno degli archi del ponte è stato individuato il numero 72 e la decifrazione del numero: “72 – ha spiegato Vinceti – riveste molti significati legati alla tradizione ebraico-cabalistica, quella cristiana e quella dei templari, quella magica e quella naturalistica. Leonardo appose il numero 72 e lo investì di vari significati affidando ad esso un suo specifico pensiero.

Il nome di Dio è composto da 72 lettere secondo la tradizione cabalistica, mentre per quanto riguarda il Nuovo Testamento, il numero 7 e il numero 2 potrebbero rinviare all’Apocalisse di Giovanni con precisi riferimenti alla fine del mondo e ai saggi, ai sapienti, agli eletti che saranno risparmiati”.

I templari, inoltre, avevano dimestichezza con la cabala e non è casuale che le regole dei monaci combattenti fossero 72. Al numero 2, infine, corrisponde il dualismo, la opposizione ma anche l’armonia dei due principi, quello maschile e quello femminile.
“La scelta del 2 da parte di Leonardo – ha concluso lo studioso – non sarebbe causale, rinvia alle lettere L e S, alla visione filosofica che ha ispirato il quadro: una armoniosa sintesi fra l’uomo e la donna”.

 

Picnic veloce…con vista stupenda,

i classici gamberetti grigliati al limone, panini affumicati e poi,

dolcetti alla banana…

e naturalmente un… buon vino Toscano

***

 Gamberetti grigliati al limone

*

“Panini Affumicati” e…

Ingredienti per 2 panini

100 g di prosciutto di parma affumicato

2 foglie di lattuga

2 cetrioli in salamoia

40 g di burro morbido

1/2 cucchiaio di senape

come fare

lavorare il burro e la senape con un cucchiaio di legno fino a ridurlo in crema.

dividete a metà i panini  e spalmateli con il burro preparato.

Sulla parte inferiore sistemate le foglie di insalata, i cetrioli tagliati a fettine, il prosciutto di Parma.

Chiudete i panini con l’altra metà avvolgeteli per il trasporto.

e poi …deliziosi

“pasticcini alla banana”

ingredienti x 6 persone

250 g di farina  di farro

(che ho comprato a Ponte a Buriano qui viene ancora

macinata a mano con macchina antica vedi foto)

1 yogurt alla banana

2 uova

150 g di zucchero

1/2 bustina di lievito per dolci

1/2 cucchiaio di bicarbonato

4 banane

100 g di uvetta sultanina

40 g di burro fuso

2 cucchiai di zucchero a velo

100 g di uva sultanina

come fare

Fate ammollare l’uvetta in acqua tiepida.

Con la frusta elettrica sbattere le uova e lo zucchero fino a che il composto sarà diventato giallino chiaro.

Unite lo yogurt, il burro e le banane schiacciate, la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato.

Aggiungete cannelle e l’uvetta asciugata

Imburrate e infarinate una teglia rettangolare e versatevi il composto preparato.

Lisciate bene la superficie, mettete nel forno già caldo, lasciando ndo cuocere per circa 1/2 ora finché la superficie sara’ ben dorata.

Rovesciate la torta e spolverata di zucchero a velo.

Servitela a mattoncini regolari e decorata con fettine di banana.

.

 Tentiamo ora di rifarsi alla ricostruzione…dei tempi,

 
Leonardo, è cosa certa, si trovava in Val di Chiana fin dal 1502 per incarico del Duca di Valentinois (alias Cesare Borgia).
L’incarico consisteva in studi topografici-ingegnieristici-idraulici-militari. La Val di Chiana era una malsana palude, senza nessuno sfogo alle sue stagnanti acque.
Leonardo è altresì in Val di Chiana nel 1503, questa volta (caduto in disgrazia Cesare Borgia) per conto della Repubblica Fiorentina, retta (importante!) dal Gonfaloniere Pier Soderini.
Il compito affidato a Leonardo dalla Repubblica fiorentina (leggi: dallo stesso Pier Soderini, anche perché, genio a parte, i due sono stretti amici di famiglia) è identico a quello già in precedenza conferito dal Borgia.
La presenza di Leonardo in Val di Chiana negli anni citati ci viene confermata, ove ce ne fosse bisogno, dai suoi quadri conosciuti anche come “le vedute della Valdichiana” e al momento conservate nella Royal Gallery del castello di Windsor in Inghilterra, vale a dire di proprietà della Regina Elisabetta II.
Dunque l’autore della Gioconda si trovava in Val di Chiana sia nell’anno 1502 che nel successivo 1503.
Operava sul posto per studi di rilievo che dovevano comportare continui sopralluoghi. Non era certo solo; doveva aver un’adeguata scorta di personale e disporre nell’occasione di tavole per disegnare, nonché del materiale necessario per fissare, “nero su bianco”, quanto veniva osservato o veniva impresso nella mente.
Durante la permanenza in Val di Chiana Leonardo era quindi in grado di dipingere o abbozzare (su tele, tavole o altro oppure solo imprimersi nella sua fertile mente) paesaggi, figure varie e altre possibili fantasie.
Non a caso gli anni 1502 e 1503 sono quelli in cui gli studiosi del settore fanno risalire l’inizio e la continuazione (non certo la sua definitiva conclusione) del celeberrimo quadro della “Gioconda” (in proposito si parla addirittura di sette velature o “mani” o strati di vernice che dir si voglia).
Ma in che modo Leonardo ritornava in Firenze dalla malsana e inospitale Val di Chiana? Vi erano due possibili e praticabili arterie e un solo genere di mezzo: il cavallo o il mulo.
Le arterie erano: da una parte la Cassia Vetus (attuale strada provinciale Sette Ponti) e dall’altra il diverticolo che da Arezzo (o probabilmente dalla stessa Val di Chiana) congiungeva (prima) le colline di Pieve a Maiano e (dopo) dai poggi della località Impiano scendeva giù verso il fiume Arno, fino ad attraversare il fiume medesimo in località Valle, dove si trovava (e in parte si trova ancora) un ponte romanico a quattro arcate a basso sesto (o sesto scemo, che è poi lo stesso).
Attraversato il ponte, il diverticolo si ricollegava alla Cassia Vetus dalle parti di Loro Ciuffenna, dopo aver percorso la Valle dell’Ambra.

e dopo picnic e l’affascinante momento di storia e arte…

 

ho notato vicino alle sponde del fiume interessanti e gustose erbette primaverili allora tutti in …ricerca erbette selvatiche, vicino al fiume ce ne sono uno splendore, le più preziose:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

“Tagliolini ai mirtilli

con mix di erbette selvatiche

e…

Ravioli ripeni di erbette

alla Gioconda”

di sicuro mi ricorderò in quale splendido luogo ho raccolto le mie preziose Erbette

queste  erbe  non si trovano facilmente se non vicino a luoghi molto umidi

ingredienti x 4 persone

per i ravioli

200 g di farina di segale

300 g di farina bianca macinata rustica

3 uova

1 cucchiaio di  olio oliva extravergine.

per i tagliolini:

stesso procedimento nel pesare gli ingredienti per la pasta,

aggiungere soltanto 250 g di mirtilli frullati 

Per il ripieno:

250 g di erbette miste spontanee ( vedi foto)

comprese le coste rosse delle bietole selvatiche

1 carota

1 patata

150 g di parmigiano

pangrattato , burro, sale

Per il condimento:

40 g di burro bio

4 cucchiai di parmigiano

semi di papavero.

 

  1.  

    come fare:

    Su una spianatoia disponete le 2 farine setacciate a fontana, formate un cratere e rompetevi le uova, versate  l’olio e un pizzico di sale.

    Impastate il tutto fino a formare una pasta liscia e omogenea di media consistenza, formate una palla e fatela riposare al fresco.

    Nel frattempo lavate e lessate a vapore le erbette, scolatele e una volta raffreddate, grattugiate la carota e la patata e unite alle erbe selvatiche sminuzzate.

    Riunite il tutto e pepate e mescolate incorporando un poco di pangrattato cotto in una noce di burro.

    Stendete la pasta sottile e con una rotella tagliapasta ricavate dei quadrati: ponete al centro 1 cucchiaio di ripieno e richiudete premendo ai bordi

    Lessate i ravioli in abbondante acqua bollente salata per 10 minuti, scolateli e conditeli con il burro fuso, il parmigiano grattugiato, e qualche seme di papavero.

 Curiosità

Missione Shuttle STS 164

decollo 12 luglio 2001

come vedete nelle foto il comandante della missione STEVEN LINSEY e YANET KAYANDI, tecnico di bordo MOSTRANO:

 

Accade assai raramente, ma ogni volta che accade, una parte di paradiso cade sulla terra. Accade tra due persone: né dipendenti, né indipendenti, ma in profonda sincronia tra loro; come se respirassero uno per l’altra, un’anima in due corpi: ogni volta che accade, accade l’amore.

Osho Rajneesh

          

non ti cambierei per nessuno

Quando parli dell’amore
risuona la voce
che fa fiorire i giardini

se chiami il vento
è per sorridere al dolore

se guardi il giorno venire
l’alba quietamente mi veste

cedevole al richiamo
è il mio cuore che accoglie
ogni frammento di vita

m’appago nella tua anima
che rifiuta la notte

nel fogliame del mare
dove si è ravvivato il verde
conservo preziosamente i segreti
di troppa tenerezza

-non ti cambierei con nessuno-

nell ‘abbraccio che mi porta sempre
nel tuo cielo
s’accende il faro
di altri giorni di bellezza.

M.B

 

Soufflè di Primavera…con 13 ERBE SPONTANEE, delizioso e molto economico…


in occasione della 7 giorni di erbe selvatiche…

il mio delizioso soufflè primaverile

 

Credere

Credere
e nella natura
lasciarsi trasportare
divenire parte di essa
per assaporare
l’altro
quel che è celato
agli occhi
e visibile al cuore.
 Poesia  dal blog  Il mio giornale di bordo 

antodesimone.wordpress.com/

 

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 In cucina con Nonsolononna e le sue… erbe selvatiche

Uno degli insegnamenti più grandi lasciatomi da mia nonna è stato di osservare con attenzione ogni erba del prato. Lei aveva vissuto con 4 figli i grandi momenti di carestia dovuti alla guerra, aveva un piccolo orto e  seguiva molto le usanze in cucina che avevano allora i conventi Francescani,  attraverso la parola di San Francesco erano abituati a lodare qualsiasi creatura vivente. Lei conosceva il nome delle erbe spontanee che crescevano nel proprio orto e intorno ai campi vicino e sapeva come servirsene, ricavandone veri e propri manicaretti.

Molte delle piante che solitamente chiamiamo infestanti, sono spesso a nostra insaputa delle” prelibatezze in cucina”, impensabile per me, che ero abituata fino a qualche anno fa a frequentare solo Supermercati o grandi negozi.

 Adesso parlerò delle loro…Proprietà Nutrizionali.

Le erbe spontanee sono un’ottimo antiossidante naturale che neutralizza i radicali liberi, preservando le nostre cellule dall’invecchiamento precoce e da svariate patologie come la gotta e lo scorbuto, contengono elevate concentrazioni di sali minerali, calcio, ferro, magnesio e potassio e soprattutto vitamine A, C, E, acido folico, riboflavina e contenuto maggiore di fibre rispetto agli altri ortaggi coltivati. In queste erbe sono quasi assenti i lipidi e i carboidrati.

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Soufflé di Primavera alle 13 erbe spontanee

questa  ricetta è stata elaborata da me…è un’insieme di tante piccole  ricette tra le più antiche  della cucina tradizionale popolare.
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Ingredienti

12 erbe spontanee

2 cuori di carciofi

2 finocchi  tagliati a fettine fini

4 fili di erba cipollina spontanea compresa di bulbo

6 uova bio

1/2 bicchiere panna magra bio

1/2 bicchiere di latte

4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

20 g di pecorino stagionato

30 g di parmigiano grattugiato

noce moscata

sale e pepe

1 noce di burro

Quali erbe raccogliere:

Le prime 4 erbe spontanee raccolte(partendo dall’alto del vassoio) sono:

Tarassaco-Foglie di PrimulaCimette di AparinaTimo Selvatico

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Le seconde 4 erbe spontanee raccolte(partendo dall’alto del vassoio) sono:

Cimette selvatiche di rapaOmbrellino pugliese Bocci di radicchio selvaticoCarota Selvatica

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Le terze 4 erbe spontanee raccolte(partendo dall’alto del vassoio) sono:

Asparago Selvatico- Melissa- Foglie di finocchio– Piantaggine
2015-04-11 14.32.182015-04-10 17.20.232015-04-13 12.40.212015-04-10 16.33.30
 
ho poi aggiunto 2 cuori di carciofi e 2 finocchi a fettine… un vero piatto ricco di Salute e di Primavera
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come fare:
  1. Pulire con abbondante acqua le 13 erbe, e lessare brevemente a vapore,( così rimarranno integre le proprietà nutrizionali), tutte le 12 erbe escluso l’erba cipollina.
  2. Tagliare a fettine sia i carciofi che i finocchi, cuocerli leggermente a vapore.
  3. In una padella mettere 4 cucchiai di olio, i 4 bulbi di erba cipollina tagliata a pezzetti e le foglie sminuzzate.
  4. Aggiungere le erbe lessate a vapore, i carciofi e i finocchi e saltare per 5 minuti aggiungendo 3 cucchiai di acqua e 2 di olio di oliva.
  5. In una terrina sbattere 6 uova, solo tuorli con 1/2 bicchiere di latte e 1/2 bicchiere di panna magra, noce moscata, sale e pepe, abbondante parmigiano con 30 g di pecorino stagionato.
  6. Aggiungere all’impasto di tuorli, quello delle erbe con finocchi e carciofi, fatte cuocere precedentemente nell’erba cipollina e olio di oliva.
  7. Sbattere a neve le 6 chiare d’uovo e aggiungerle con un lento movimento dal basso verso l’alto all’impasto di tuorli e erbe.
  8. Cospargere il fondo delle pirofile con burro e passare poi pangrattato, versarvi l’impasto e livellare bene, non devono rimanere bolle di aria.
  9. Cuocere in forno ventilato a 180° precedentemente riscaldato, per circa 35 minuti, non aprire il forno fino a cottura ultimata, altrimenti il soufflè si sgonfia.
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Conosco un luogo
che ogni giorno si riempie di sole
e tutto è rapito in quel momento.
(G. Ungaretti)
      

Credo sia questo il vero amore:

avere l’impressione di stare al centro della propria vita, non ai margini.

Nell’angolo giusto. Senza avere bisogno di sforzarsi per piacere all’altro, restare se stessi.

Katherine Pancol,

Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì

Cucinare con la” VIOLA a mammola ” fiore primaverile per eccellenza


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Sono la violetta tranquilla, 

non mi do cura dei cieli imbiancati

Se la farfalla indugia

posso perciò mancare!

Emily Dickinson

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 Una splendida giornata di Primavera…

La Primavera anche quest’anno mi ha sorpreso è arrivata all’improvviso, adesso e nell’aria, la vedo dai nidi che trovo sugli alberi, anche loro …all’improvviso, dai canti mattutini e crepuscolari degli uccelli, la vedo nei colori e la sento negli odori di certe mattine, ma soprattutto dal profumo inconfondibile delle tante viole a mammola che ho raccolto lungo il sentiero nel bosco e nei prati questa mattina…

Cucinare con i fiori, ogni primavera è bello sperimentare nuove ricette colorate e profumate, Rose, margherite e viole non solo come centrotavola ma anche nel piatto. Provatele sono una delizia in insalata, oppure fatene frittelle…o formaggini.

 

Le mie ricette fiorite che sanno di primavera…

Ricetta 

” Formaggini alla viola”

con ricotta alle “erbe e fiori di ellera”.

 

ELLERA2014-04-29 16.06.48

ingredienti

2-3 manciate di rametti di ellera in fiore

1 manciata di erba cipollina

4-5 formaggini morbido

150 g di ricotta vaccina

1 presa di sale marino alle erbe

1-2 cucchiai di olio.

 
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come fare:
 
Separare le foglie di ellera dai fiori tritare le foglie e l’erba cipollina insieme, sbriciolare il formaggio fresco e la ricotta con una forchetta, aggiungere olio e sale, formare delle piccole palline e rigirarle nei fiori, mettere in frigorifero. Servire come aperitivo o per accompagnare un’insalata. Lo stesso impasto si può spalmare sopra a crakers e mettere al centro le violette colorate. Non potete immaginare la bellezza dei colori sopra alla tavola…naturalmente primaverile!

2014-03-16 16.55.23

 La stessa ricetta si può utilizzare anche con le viola-mammola fresche o secche,  con aggiunta di petali di fiori di calendula, io spesso… all’impasto dei 2 formaggi aggiungo noci e pistacchi senza erba cipollina…ed ecco un’ ulteriore variante.
 
 

 Ricetta

 Marmellata di limoni e viole…

 

1 kg di limoni

500 g di zucchero

1 mazzolino di viole

 

 

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Come fare:

Lavate i limoni non trattati e asciugateli ed eliminate tutta la scorza, compresa la pparte bianca. Tagliate la polpa scartando i semi e la pellicina tra gli spicchi, fate questa operazione sopra una ciotola così raccoglierete anche il succo.
Trasferite la polpa e il succo in una casseruola, unite lo zucchero e cuocete per 30 minuti. Circa 10 minuti prima di spegnere il fuoco, unite i petali di viole accuratamente puliti.
Trasferite la marmellata in vasetti chiusi ermeticamente.
questa marmellata e da usare entro 1 mese.
 
 
 
 
 

RICETTA vegana

Semifreddo ai lamponi e fragole

con mousse di soia e violette caramellate

per 8 -10 bicchierini

Preparazione

  • Portare a ebollizione 150 g di fragole e 150 g di lamponi e lasciare cuocere per 5 minuti
  • Poi riducete il tutto in purea
  • Frullatelo a piacere e lasciate a raffreddare
  • Sciogliete 10 g di gelatina in fogli 
  • Mescolate bene la purea fredda, la gelatina sciolta con 280 g di  di mousse di soia.
  • Poi versate il tutto in piccoli bicchieri o in piccole ciotole
  • Adagiate nel fondo i fiori di violetta brinati
  • Mettere in frigo per 6 ore e prima di servire decorare con foglie di melissa fragole, lamponi e naturalmente violette brinate
 
 
 

 Ricetta

Panna cotta alla” conserva di rose”

fiori di “rosmarino” e sciroppo di ” violette”

 


2014-05-01 10.22.462014-04-30 18.56.06

 

per lo sciroppo:

 

1 l di fiori di violetta a mammola

300 ml di vino bianco

700 ml di acqua fredda

1 cucchiaio di zucchero bianco

qualche granello di sale

 

  • Mescolare tutto a freddo in un vaso con coperchio, ricoperto all’esterno con carta stagnola in modo che non entri la luce, lasciare riposare dai 4 ai 7 giorni, rigirando di tanto in tanto, poi filtrare e strizzare i fiori.
  • Mettere il succo ottenuto in una pentola. Incorporare 1 kg di zucchero bianco e portare a bollore rimestando per scioglierlo, far cuocere il minor tempo possibile.
  • Aggiungere, lasciare sciogliere e versare in vasetti o bottigliette scure, Conservare in luogo fresco e buio.
  • Consumarlo entro l’inverno.
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Per la panna cotta:

 Ingredienti

1/2 litro di panna

2 dl di latte

60 g di zucchero a velo

1 manciata di petali di rosa rosati

50 g di conserva di rose

1 tazzina da caffè di fiori di rosmarino freschi

15 g di zucchero

12 g di gelatina in fogli

 1 pizzico di sale.

Preparazione

Lavare  i petali di rosa e i fiori di rosmarino. Ammorbidire la gelatina in acqua fredda. Versare il latte in una casseruola ed aggiungere i petali di rosa  i fiori di rosmarino e il pizzico di sale, portare ad ebollizione spegnere e lasciare in infusione per 10 minuti, scaldare nuovamente il latte con lo zucchero a velo unire la gelatina scolata e lo sciroppo di rosmarino mescolare fino a che la gelatina non si è sciolta, aggiungere la panna mescolare e suddividere il composto in 4 stampini di ceramica mettendo prima nella base di ognuno 1 cucchiaio di composta di rose. Mettere la panna cotta in frigorifero per 4-5-ore. Servire decorando con petali e bocci di roselline.

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Dopo un tuffo nello zucchero rende i dolci più golosi.

Ricetta

Violette Brinate

 

VIOLE BRINATEVIOLETTE BRIN

 

  • Sbattere brevemente con una forchetta un’albume di uovo freschissimo e immergetevi le viole una alla volta tenendole per il picciolo.
  • Passatele sullo zucchero semolato girandole su tutti i lati per farlo aderire ai petali, poi scuoterle per eliminare l’eccesso, mettetele ad asciugare su di un foglio di carta da forno.

Io le utilizzo per dessert al cioccolato, gelati cremosi e sorbetti. Visto la delicatezza della preparazione vanno utilizzate nel giro di poche ore.

Ricetta

Violette candite

                                                                                                               

  • Preparare a caldo tre diversi sciroppi di zucchero a diversa concentrazione: in 1/2 litro d’acqua, sciroppo rispettivamente 50,100, 150 gr di fruttosio.
  • Mentre raffreddano, immergete le viole in una soluzione fredda di acqua e gomma arabica che arresta l’appassimento.
  • Quando sono asciutte, procede con l’immersione successiva nei tre sciroppi.
  • Dopo ogni trattamento mettete le viole a sgocciolare su un setaccio e lasciatele asciugare.
  • Dopo l’ultima immersione, fatele essiccare vicino ad una leggera fonte di calore fino a che non assumono una consistenza vetrosa.
  • Usate le violette candite per decorare dolcetti, praline al cioccolato o addolcire una tazza di tè.
  • Fino al momento dell’uso, conservatele in una scatola chiusa foderata con carta oleata.
 
 
 

Curiosità

 

2014-03-16 16.52.51

 

  • Nel Medioevo i cavalieri della tavola rotonda “leggevano la viola del pensiero per conoscere il proprio futuro”: il loro destino era scritto nel numero e nella disposizione dei raggi che decoravano i petali del fiore.
  • La viola continua ad essere apprezzata anche in epoca rinascimentale il più grande estimatore è stato William Shakespeare, che la cita “nell’ Amleto” e nel “Sogno di una notte di mezza estate”, nella celebre commedia il suo succo spremuto negli occhi addormentati fa innamorare chiunque al risveglio veda una viola del pensiero.

 


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tratto dalla” notte di mezza estate” 

William Shakespeare

Così Demetrio si lancia al loro inseguimento, seguito a sua volta da Elena. Il bosco però è un regno di fate pieno di mistero e insidie e qui si intrecceranno le storie di altri personaggi. C’è un litigio fra Titania e Oberon, re e regina degli elfi. Si stanno contendendo il figlio di un’amica umana di Titania per farne un paggio. Il bimbo rimane però a Titania. Oberon allora ingaggia il folletto Puck, chiamato anche Hobgoblin, o Robin Goodfellow, affinché lo aiuti: egli desidera un servitore di sua moglie, la regina Titania, per sé, e chiede al folletto di procurarsi
del succo di viola del pensiero e spremerlo sugli occhi della moglie addormentata, cosicché la regina si invaghisca del primo essere, persona o animale, che vedrà al risveglio e dimenticandosi del resto, gli ceda il suo servitore senza protestare. Gli chiede di versare il medesimo succo anche negli occhi di Demetrio per aiutare Elena dopo aver assistito ad un dialogo tra i due. Per errore Puck spreme il succo sugli occhi di Lisandro che al risveglio vede Elena (che vaga nel bosco dopo essere stata congedata in malo modo da Demetrio) e se ne innamora perdutamente, con grande disappunto di Ermia.

 

 

 

“Gli innamorati hanno, come i pazzi, un cervello tanto eccitabile e una fantasia tanto feconda,

che vedono assai più cose di quante la fredda ragione riesca poi a spiegare.

William Shakespeare

 
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Il cielo dalla mia finestra mentre sto preparando le mie delizie…

 

 

 

“La tua virtù è la mia sicurezza.
E allora non è notte se ti guardo in volto,
e perciò non mi par di andar nel buio,
e nel bosco non manco compagnia
perché per me tu sei l’intero mondo.
E come posso dire d’esser sola
se tutto il mondo è qui che mi contempla

William Shakespeare

 

FRUTTI DIMENTICATI… Corbezzoli e Sorbe, una delizia


 

 

Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.

[Tratto da “Walden, vita nei boschi” di Henry David Thoreau]

Dal film: L’attimo fuggente

Ed eccomi immersa nello SPLENDIDO AUTUNNO...

tutto intorno a me e una magia di colori e di profumi

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CORBEZZOLI…

In Autunno colorano di rosso la macchia mediterranea…e il mio giardino.

Hanno un sapore aspro e pungente

Il termine unedo coniato dai latini voleva dire che se ne può mangiare uno solo visto il forte sapore, ma se li mescolate a fichi, uva, sorbe, vengono fuori deliziose marmellate e fantastiche crostate. 

   

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qualcosa su di me…

  • i miei frutti vengono raccolti da fine Ottobre fino a Gennaio, Il termine arbutus pare derivare dal celtico, “Ar astringente, acerbo”, mentre Unedo e il nome che veniva usato nell’antichità e che deriverebbe dal latino UNUM(TANTUM) EDO, “Ne mangio uno soltanto” come monito a non abusare dei suoi frutti in quanto possibile causa di stitichezza.
  • Ho anche proprietà: sono antifiammatorio, antisettico, astringente, deurativo, diuretico.
  • Sono conosciuto in cucina per: i miei frutti dal sapore asprigno, si possono consumare crudi al naturale, in macedonia con altri frutti di bosco, con zucchero e vino moscato o utilizzare per la preparazione di marmellate, gelatine, sciroppi, fermentati o distillati.
  • Si usa i miei frutti per candirli e conservarli sotto alcool.
  • Dai frutti schiacciati, poi fatti macerare un’ora in acqua bollente quindi lasciati fermentare al sole per 10 giorni, si ottiene un vino a bassa gradazione alcoolica e lievemente frizzante.
  • Il miele amaro più prelibato è il mio, ed è prodotto soprattutto in Sardegna e Corsica, èè ottimo per esaltare il sapore del formaggio pecorino e i dolci tradizionali sardi quali le Seadas.

 

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C’è stato un tempo che bosco, rivo e prato, | la terra e ogni vista consueta | a me davvero son sembrati | cinti di luce celestiale | del candore e sfolgorio di un sogno.

WILLIAM WORDSWORT

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ricetta

“corbezzoli sciroppati”

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ingredienti

500 g di corbezzoli maturi

200 g di fruttosio

1 limone

1 ciuffo di erba limoncella

(io la sostituisco con mini foglie germogliate di limoni)

1 l di alcool a 60°

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come fare:

  • In un vaso a chiusura ermetica sistemare i corbezzoli, lo zucchero,, la scorza del limone e l’erba limoncella fresca e l’alcool sufficiente a riempire il vaso.
  • Il vaso deve essere agitato di tanto in tanto per agevolare il processo di macerazione e lo scioglimento dello zucchero.
  • Quindi lasciare maturare e affinare il composto.
  • Dalla primavera successiva i deliziosi e ancora coloratissimi corbezzoli saranno pronti per decorare squisiti dolci e ottimi dessert, infinitamente buoni nei gelati alla frutta.

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Ricetta

Sfogliatine leggere 

con marmellata di petali di rose e “corbezzoli”

2014-10-10 16.41.422014-10-10 20.45.21

ingredienti

pasta sfoglia

corbezzoli

chicchi di uva bianca

marmellata di petali di rose

(vedi ricetta nel blog)

mandorle a scaglie

fruttosio

1 uovo

vanillina

1 bicchiere di latte

come fare:

  • Posizionare la pasta a sfoglia sul fondo di formine antiaderenti del diametro di 10 cm circa
  • bucherellare il fondo e mettere uno strato abbondante di mandorle a scaglie
  • posizionare nel forno preriscaldato  x circa 5 minuti fino a che a pasta sfoglia risulta gonfia e di colore caramello.
  • Togliere dal forno mettere sul fondo sopra alle mandorle la marmellata di rose in abbondanza, procedere poi con posizionare i corbezzoli tagliati a spicchi alternando le file con chicchi di uva bianca.
  • riposizionare in forno per circa 8 minuti
  • Sbattere l’uovo con lo zucchero e la vanillina fino ad ottenere un composto omogeneo.
  • Togliere dal forno le sfogliatine e versare sopra il composto avendo cura di ricoprire la fruttta posizionata spolverare con  abbondante zucchero.
  • Mettere n forno fino a quando il composto non assume una densità cremosa simile a budino.

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Ricetta

Sfogliatine leggere 

con marmellata di mirtilli e more con “sorbe selvatiche”

ingredienti

pasta sfoglia

sorbe selvatiche mini

mirtilli freschi

marmellata di more

(vedi ricetta nel blog)

nocciole tritate

fruttosio

1 uovo

vanillina

come fare:

  • Posizionare la pasta a sfoglia sul fondo di formine antiaderenti del diametro di 10 cm circa
  • bucherellare il fondo e mettere uno strato abbondante di nocciole tritate
  • posizionare nel forno preriscaldato  x circa 5 minuti fino a che a pasta sfoglia risulta gonfia e di colore caramello.
  • Togliere dal forno mettere sul fondo sopra alle nocciole la marmellata di more in abbondanza, procedere poi con posizionare le piccole sorbe tagliati a spicchi alternando le file con mirtilli freschi
  • riposizionare in forno per circa 8 minuti
  • Sbattere l’uovo con lo zucchero e la vanillina fino ad ottenere un composto omogeneo.
  • Togliere dal forno le sfogliatine e versare sopra il composto avendo cura di ricoprire la fruttta posizionata spolverare con  abbondante zucchero.
  • Rimettere in forno fino a fine cottura lo zucchero sopra la frutta deve rimanere croccante.

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 sorbo selvatico

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Pel bosco Ferraú molto s’avvolse,| e ritrovossi al fine onde si tolse. [canto I, ottava XXIII, versi 7-8]

LUDOVICO ARIOSTO

Tratta da L’Orlando Furioso

 

 

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È grave sforzarsi di essere uguali: provoca nevrosi, psicosi, paranoie. È grave voler essere uguali, perché questo significa forzare la natura, significa andare contro le leggi di Dio che, in tutti i boschi e le foreste del mondo, non ha creato una sola foglia identica a un’altra. Ma tu ritieni che essere diverso sia una follia, e perciò hai scelto di vivere a Villette. Perché qui, visto che sono tutti diversi, diventi uguale agli altri.

paulo coelho

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Viene il tramonto.
Un’altra alba è vicina.
Tu mi sorridi.

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E’ sprofondando nel tuo sguardo che
il mondo acquista valore,
che il cielo si colora come mai prima d’ora,
che la vita prende gusto, sapori nuovi,
che anche un solo pensiero diventa
ragione di speranza che giunga la sera,
per guardare in due lo stesso rosso,
la stessa nuvola,la stessa goccia di pioggia.
Dono immenso il tuo animo si è fatto mio,
il mio cuore è diventato tuo,
i nostri respiri si sono fatti uno…

IL SAMBUCO L’ALBERO AMATO DALLE FATE…ricette e magiche proprietà “dell’Albero di Holle”


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“Quando il primo bambino rise, la

sua risata si infranse in mille e mille

piccoli pezzi che si dispersero

scintillando per tutto il mondo: così

nacquero le fate”

(James M.Barrie, Peter Pan)

Ma non solo la bellissima Regina delle Fate abitava il sambuco…

 

Miriadi di elfi e coboldi si nascondevano al suo interno, e mentre i primi prediligevano i suoi cespugli, i secondi preferivano di gran lunga accoccolarsi nel tenero midollo dei suoi ramoscelli. Nella bella festa di Mezz’Estate, tra gli abitanti degli antichi paeselli pagani, si usava andare alla ricerca dello spirito del sambuco, danzando intorno alla pianta con coroncine fatte con i suoi fiori tra i capelli, e si può presumere che le fate stesse si divertissero a danzare insieme alle donne e agli uomini, in una splendida gioia condivisa.

Il sambuco è un albero molto amato dalle fate e dalle luminose entità che abitano il magico mondo al di là del velo del visibile.

I suoi colori mostravano soprattutto la Dea nel suo triplice volto, in cui i fiorellini delicati, profumati e bianchi rappresentavano la Fanciulla Vergine, il verde dei rametti e delle foglie la Madre rigogliosa e le bacche nero violacee la Strega oscura.

Ma nonostante questo, secondo le tradizioni, era l’aspetto più potente e incontrollato della Strega a prevalere nel sambuco, a tal punto che si credeva che l’albero non fosse realmente un albero, ma una strega trasformata in albero, o un qualche simile essere inquietante e pericoloso.

Per questo il sambuco era associato all’oscurità, alla magia, alla divinazione, ma anche al viaggio verso le profondità della terra bruna e, in particolar modo, alla morte.

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Il profumo dei fiori si diceva che portasse nell’Altromondo, e dormire sotto le sue fronte poteva voler dire non svegliarsi mai più: l’anima sarebbe stata rapita dalle creature fatate e non sarebbe più tornata ad abitare il corpo, abbandonato al sonno eterno.

 

Ricette tutta salute…

Bevanda rinfrescante di sambuco:

  •  porre sette grandi ombrelle di fiori di sambuco e due o tre fette di limone in sette litri d’acqua fredda per tutta la notte. Il giorno seguente far bollire la bevanda per qualche minuto e addolcirla con circa un kg di zucchero o con miele, a seconda dei gusti. Imbottigliare e bere nei mesi caldi.

I fiori, invece, sono un ottimo depurativo e diuretico, possono essere adoperati per contrastare il raffreddore e le malattie invernali quali influenze e febbri lievi (sono febbrifughi, rilassanti e stimolano la sudorazione), e sono un buon rimedio contro i geloni e la bronchite. Inoltre sono disintossicanti, curano gli occhi (irritazioni e orzaiolo) e, se usati in lozione, rendono la pelle morbida.

 

 

Succo di bacche di sambuco:

  •  questo succo è un ottimo curativo e ostacola le infezioni. Per prepararlo lasciar cuocere per qualche minuto (5 circa) 80 g di bacche mature. In seguito pestare bene le bacche e filtrare. Addolcire la bevanda calda con zucchero o miele e berne un bicchierino.

Le bacche curano le infiammazioni di bronchi e polmoni, se consumate in sciroppo; sono ricche di vitamine e quindi utili per prevenire raffreddamenti invernali, rinforzano il sistema immunitario e, sempre consumate in sciroppo, curano le infezioni. Inoltre sono lievemente lassative, e quindi ottime contro la stitichezza.

 

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Ricetta veloce…

Frittelle di sambuco:

preparare una normale pastella per frittelle e, dopo averli accuratamente lavati e privati degli steli, immergere i fiori nell’impasto (una ombrella di fiori per ogni frittella, o meno a seconda dei gusti).

Ingredienti

100 g di farina bianca

200 ml di latte

2 cucchiai di succo di sambuco

1 tuorlo d’uovo

1 presa di sale

1 albume montato a neve

olio per friggere

come fare:

  • Mescolare gli ingredienti con la frusta e lasciare riposare per 30 minuti.
  • Incorporare alla pastella poco prima di friggere la corolla di fiori (la pastella deve essere un poco liquida altrimenti aggiungere latte)
  • Riscaldare l’olio in una padella.
  • Immergere i fiori nella pastella, friggere nell’olio caldo, asciugare con carta assorbente.
  • Se dolci cospargere le frittelle con zucchero grezzo, si può aggiungere una marmellata di bacche di sambuco e mele diluita con un poco di succo di sambuco.

e poi ancora…

Ricetta 

Torta ” delle fate”

 

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ai fiori di sambuco- fiori di acacia e pere

ingredienti

per una tortiera di 30 cm di diametro

240 d di farina integrale

100 g di nocciole macinate

120 g di burro bio

3 cucchiai di fruttosio

1 cucchiaio di cannella

1 presa di sale

1 cucchiaio di quark

come preparare la pasta base della torta

  • Lavorare la farina e gli altri ingredienti sbriciolando la massa con le dita
  • Amalgamare velocemente velocemente il tutto in modo da formare una palla
  • Lasciare riposare per 30 minuti
  • Spianare su carta da forno, spolverando con un po’ di farina, stendere su una teglia rotonda.
  • Distribuire sul fondo della torta le nocciole macinate

 

ingredienti per l’impasto

3 uova bio

250 ml di panna

2 cucchiai di quark( o mascarpone)

4 cucchiai di succo di sambuco

80 g di fiori di sambuco

50 g di fiori di acacia

3 pere grattugiate

come fare:

  • Mescolare la panna il mascarpone o quark il succo di sambuco i tre tuorli di uova e lo zucchero.
  • Amalgamarli insieme con la frusta fino a formare una pastella.
  • Aggiungere poi i fiori di sambuco e acacia e le 3 pere grattugiate.
  • Versare sulla base precedentemente preparata e cuocere in forno preriscaldato a 180°, se possibile con calore inferiore per circa 50-60 minuti
  • Lasciare raffreddare prima di servire.

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Certe notti sembra che tutto possa accadere, si finisce a pensare, se si è da soli, oppure a parlare, se si è in compagnia, e il mondo si dilata in possibilità infinite…

 

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Proprietà: Una delle tradizioni contadine legate al sambuco e alle sue proprietà medicinali era quella di inginocchiarsi sette volte di fronte alla pianta, perché sette sono le parti del sambuco utilissime per la cura dell’uomo: i germogli, le foglie, i fiori, le bacche, la corteccia, le radici e il midollo. I germogli sono utili per calmare la nevralgia, preparati in decotto consumato caldo.Le foglie curano le malattie della pelle, se applicate come impacchi, ma possono anche calmare il dolore e l’infiammazione di scottature e ferite. Insieme ai fiori curano le emorroidi e gli ascessi.

 

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L’essenza del sambuco è mutevole, inafferrabile.

È un’essenza in cui il volto della Strega oscura e quello della Fata luminosa si uniscono in un unico essere dalla magia ambivalente, pericolosa da un lato e estremamente benevola dall’altro.

La Strega che lo abita ricorda i rapaci notturni, la cui vista è in grado di penetrare il buio più nero, e l’albero stesso forniva, con la sua linfa, una magica sostanza che avrebbe mostrato la verità oltre il visibile. Il sambuco cela tra le sue venature e i solchi della sua ruvida corteccia gli Occhi Nascosti, quelli in grado di vedere oltre il velo della materia.

Il suo Dono è la Visione Divina, la magia che fa scostare i veli della nebbia e fa intravedere il Mondo al di là di essi e le eteree creature che lo abitan0.

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Tutti poteri insiti nello spirito del sambuco e connessi alla sua natura oscura. 

I nomi con cui veniva chiamato rispecchiano tutti l’amore e il rispetto reverenziale che si provava nei confronti di questo splendido essere vegetale.

“Nostra Signora” o “Madre Sambuco”, tra i celti, e “Albero di Holle” (holun tar) tra i germani.

Quest’ultimo richiamava la leggenda nordica secondo cui una magnifica fanciulla dai capelli color dell’oro abitasse l’albero di sambuco. Ella amava questo albero soprattutto se cresceva vicino a sorgenti e fiumi, cascatelle e ruscelletti, in cui poteva bagnarsi come una ninfa dei boschi.

La misteriosa fanciulla non era altri che Holle (Holda/Holla), la Regina delle Fate e Dea nordica, la quale poteva apparire in queste vesti affascinanti, ma poteva anche mostrarsi nella guisa di una strega terribile, con lunghe e pericolose zanne e lineamenti alquanto selvatici. Ella, infatti, era sì la splendente e luminosa Madre, ma era anche Signora del regno sotterraneo ed infero, ed era quindi legata al potere ctonico e alla Morte.

Nell’aspetto di una bizzarra donnina con lunghe e pericolose zanne, Holle appare nella dolcissima fiaba Frau Holle (Signora Holle), trascritta dai fratelli Grimm, in cui ella (chiaramente più simile ad una strega che ad una fata) rappresenta la madrina nutrice e la Maestra che aiuta le fanciulle meritevoli nel loro cammino iniziatico verso la conoscenza dei mondi sottili.

 

 

l’altra sera, tardi, era ormai notte, soffiava un  vento quasi estivo…ho aperto le finestre e sono rimasta un momento a sentire il frusciare delle foglie, lo spaurirsi dei rami, il suono del vento che si infiltrava tra i muri.  Ho sentito strani fruscii nelle tenebre… chissà forse erano le fate.

 

 

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Vi auguro un’estate di innamoramenti,

fonte di vita fantastica e di gratitudine!

 

 

 

 

 

Doduck

Lo stagismo è il primo passo per la conquista del mondo.

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