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24 GIUGNO…la Magica notte di San Giovanni


 

24 Giugno  la luna sopra di me…è magica

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Nei secoli si affermò la credenza che le noci acquistassero valenza magica se raccolte nella notte di San Giovanni il 24 Giugno..
Le mie noci sono pronte …come ogni Anno in questa giornata ho raccolto le 24 noci , giunte ad ottima maturazione, ma ancora acerbe e ho preparato il mio liquore digestivo preferito… il ” mitico Nocino”. Ancora adesso è al sole nella mia veranda…
 
 
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“Son disceso nel giardino dei noci

Per vedere i germogli della valle

Per vedere se han germinato le viti”.

(Cantico dei Cantici)
 
***

Ricetta

 

Nocino

 

” fatto in casa” 
 

2014-07-07 15.02.18

 
 

ingredienti

24 noci raccolte il 24 Giugno
1 l di alcool
350 g di zucchero
15 chiodi di garofano
5 g di china
6 g di noce moscata
6 g di calamo aromatico
come fare
  • Lavare e tagliare a pezzetti ( senza sgusciarle )le noci acerbe.
  • Tenerle in infusione con l’alcool al sole per 40 giorni.
  • Filtrare, aggiungere lo sciroppo ottenuto facendo bollire 1/2 l di acqua con lo zucchero e il resto degli ingredienti.
  • Lasciare al sole altri 20 giorni, filtrare, imbottigliare e mettere in un posto buio.
  • Dopo 2 settimane e buono da bere.

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Ricetta

“Semifreddo al Nocino”

 

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Dosi per 4 persone:

500 g di panna

100 g di zucchero

100 g di noci tritate finemente

50 g di pan di spagna o savoiardi

1 bicchierino di nocino

la buccia grattugiata di 1 arancia

1 cucchiaio di cacao in polvere

 

 

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come fare:

  • Mettete tutti gli ingredienti in una terrina e mescolateli con cura insieme ai savoiardi o al pan di spagna sbriciolato.
  • Una volta ottenuto un morbido composto, versatelo in uno stampo di alluminio da cake e mettetelo nel congelatore
  • Il giorno successivo potete servire il semifreddo tagLiandolo a fette , con sopra ogni fetta 1 noce sminuzzata e 1 cucchiaino di nocino.
  • Risultato; avrete  un ottimo “dolce digestivo”.

 

Curiosità

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Curiosità

Si dice che il noce sia “l’albero delle streghe” perché nella stagione invernale i sui rami privi di foglie, assomigliano ai capelli delle fattucchiere. Ma non è l’unica credenza che accosta il maestoso e solitario albero al mondo dell’ambiguo e del mistero, i popoli del nord Europa, per esempio attribuivano alla noce significati tenebrosi e notturni. E non a caso questa pianta veniva scelta da streghe e stregoni per celebrare il sabba infernale, l’omaggio a Lucifero, signore delle potenze malefiche che secondo alcuni si svolgeva una volta all’anno nella notte tra il 30 Aprile e il primo Maggio. (notte che rievoca per 2 volte Goethe nel suo “Faust”e secondo altri tutti i Sabati, come sembrerebbe confermare il nome Sabba.
Con le invasioni barbariche questa tradizione si diffuse anche in Italia, dove assunse forme e tradizioni diverse: fra tutte la più celebre legata ad un Nocio di Benevento.

Le prime testimonianze risalgono al XVI secolo. Si narrava che le streghe arrivassero qui in volo da luoghi spesso lontani formulando queste parole:

“unguento unguento mandame alla noce de benevento supra acqua et supra vento et supra omne maltempo”.

Vi sono molte testimonianze di verbali ai processi contro le streghe e pare anche una predica di San Bernardino da Siena. Infine, la conclusione circa il culto del noce di Benevento può ragionevolmente collegarsi ad un culto di stampo sacrale: gli oggetti posti sull’albero si credevano posti sotto un alone sacro e a volte potevano svolgere la funzione di ex-voto. Si tratta di una tradizione simbolica che affonda le sue origini in epoca greco-romana, ma anche gli egizi e gli etruschi ne fecero uso, e che ha mantenuto la sua forza attraversando anche il folklore popolare e giungendo alla cristianità.

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Un po’ di Storia: I suoi frutti per forma e contenuto , hanno la stessa forma dei testicoli e della testa umana, sembra che fossero indicati a curare le malattie della mente  e dell’amore. Così grazie al valore simbolico e all’eccezionale potere corroborante alle noci si riconoscevano virtù afrodisiache. Da Plinio il vecchio sappiamo che le noci erano l’emblema della stabilità nel matrimonio e da Virgilio apprendiamo che non mancavano mai ad un banchetto nunziale, (così come lui stesso attesta ” prepara nuove fiaccole, ti si conduce la sposa: spargi o marito le noci”). E grazie a Servio grammatico latino, vissuto nel IV secolo dopo Cristo che siamo informati  sui motivi per cui esse venivano lanciate in aria e offerte durante le cerimonie nunziali (come oggi noi facciamo con il riso e confetti). Dedicate a Giove , perciò definite ” cibo degli Dei” venivavano gettate per ottenere gli auspici di Giove, che ne era il protettore, poi il crocchiare dei frutti gettati serviva a coprire  le grida della sposa, di cui si simulava il rapimento, e infine per sollecitarne le supposte proprietà afrodisiache.le sue proprietà

 Oggi a questo frutto oleoso ricco di grassi, calcio, ferro e sali minerali, vengono riconosciute molte qualità. Tonico del sistema nervoso, antisettico ed emolliente per la pelle, colorante per i capelli e abbronzanti.Chi sa utilizzare bene le noci ha una marcia in più nella salute.

 

 

il vero amore può nascondersi, confondersi, ma non può perdersi mai. Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai.

Francesco De Gregori, Sempre e per sempre

*

  

“HOMEBREWING” come farsi una birra ” da soli “


” Sull’acqua scintillano

migliaia di tremule stelle,

soffici nebbie assorbono

l’orizzonte che attorno si erge;

la brezza del mattino aleggia

sulla baia, in ombra ancora,

e nel lago si specchia

il frutto che matura.

goethe

 

 

Nel mio week end al lago ho raccolto del Luppolo, mi piace questa pianta, i suoi germogli a Primavera si possono  usare in cucina per zuppe, risotti, frittate. Messo dentro ad un vaso di vetro trasparente può abbellire un’angolo della casa, ed infine se volete farvi una buona birra fatta in casa… è il fiore femminile del luppolo che conferisce l’aroma caratteristico, fungendo inoltre da conservante naturale mantenendone le caratteristiche organolettiche.

 

 

Negli Stati uniti…un po’ per colpa della crisi è tornato di moda ” homebrewing”, ovvero il farsi la birra in casa. Con una cifra contenuta, è infatti possibile farsi una buona birra da conservare e fare assaggiare agli amici.

Provate anche voi…con la ricetta di Nonsolononna a produrne una quantità moderata

 


            

 

  • Macinate 2,500 kg di malto di orzo e fatelo cuocere per 1 ora in un calderone di 15 litri di acqua in cui avrete sciolto precedentemente 500 g di zucchero, a 68° per 1 ora.
  • Filtrate il mosto e aggiungete 40 g di luppolo e lasciatelo sul fuoco per un’altra ora.
  • Poi versate mezza bustina di lievito e fate riposare il mosto per 1 settimana ( in 1 tino non a chiusura ermetica perchè la birra deve fermentare, usate un gorgogliatore.
  • Il mosto dovete prima agitarlo, per ossigenare la birra. Collocare in un luogo buio a 20° di temperatura+/-2 gradi.
  • Trascorsa 1 settimana potrete imbottigliare la vostra birra, ricordandovi di aggiungere in ogni bottiglia  ancora zucchero, 6-7 g di zucchero per litro. Lo zucchero è necessario per la formazione delle bollicine.
  • Fate riposare la vostra birra ancora per un’altro mese, dopodiché potrete assaggiarla.

Sorseggiate a lungo e godetevela, ve lo meritate dopo tutto l’avete ” FATTA VOI”.

birra

 

 Fondamentalmente si può aggiungere qualsiasi aroma alla birra fatta in casa. I più comuni sono la liquirizia, il miele, la cannella, il cacao, il peperoncino, lo zenzero, il caffè, la noce moscata.  

Da ricordare: In alcuni casi, la seconda fermentazione, quella con lo zucchero, non avviene in bottiglia ma in un secondo fermentatore. 

Nelle birre fatte in casa, a meno di non avere a disposizione sistemi di filtraggio sofisticati, un poco di fondo rimane. Versando la birra nei bicchieri, dobbiamo avere cura di non introdurre anche questo fondo

 

cucinare con il luppolo

                                                          

1° ricetta

“Zuppa di luppolo”

ingredienti 

300 g di germogli di luppolo
3 uova
1 spicchio di aglio
40 ml di olio extra vergine di oliva
sale, pepe
Per completare : 4 fette di pane raffermo
40 g di asiago stagionato grattugiato.

 come fare:

  • Lavate, lessate e scolate i germogli di luppolo, tagliateli e fateli soffriggere per alcuni minuti nell’olio aromatizzato con lo spicchio di aglio.

  • Salate e pepate, quando sono insaporiti, versate nella pentola 1 litro e mezzo di acqua.

  • Portate il composto a ebollizione poi unite le uova che dovete strapazzare nel liquido con una forchetta.

  • La zuppa è pronta non appena le uova si rapprendono.

  • Spegnere il fuoco e insaporire con formaggio grattugiato prima di versare nel piatto, sistemare nel fondo le fettine di pane abbrustolito con un filo di olio di oliva extravergine.

2° Ricetta

flan di Spinaci Selvatici o ” Buon Enrico” e

germogli verdi di Luppolo

 

ingredienti

200 g di spinaci selvatici “Buon Enrico”

150 g di germogli di luppolo

2 uova bio

3 cucchiai di mollica di pane

1 tazza di besciamella

35 g di parmigiano reggiano

noce moscata e pinoli

 

come fare:

  • Fare cuocere gli spinaci e i germogli finali del luppolo a vapore
  • Scolateli, tritateli e strizzateli bene.
  • Aggiungete alla besciamella un uovo, mescolando in fretta con la besciamella ancora tiepida.
  • Quando l’uovo è completamente amalgamato, aggiungere l’altro uovo, unire il parmigiano grattugiato e un poca di noce moscata grattugiata, per finire incorporare il pane, e salate a piacere
  • Alla fine aggiungere gli spinaci e i germogli di luppolo e  circa 60 g di pinoli
  • Imburrate i contenitori in ceramica da forno avendoli prima spennellati con burro fuso, importante è spennellarli in senso verticale per agevolare la cottura e la sofficità del flan.
  • Una volta messo il flan nei contenitori aggiungere sopra prima di infornare qualche pinolo.
  • Lasciate cuocere per 40 minuti a 200°.

 

  cucinare con la birra

 Pollo alla ” Birra Chiara”

pollo alla birrabirra

  • Pulite e fate a fette non troppo sottili 400 g di cipolle, poi tagliate a listarelle 1 trancio da 200 g di speck e mettetele a stufare in una padella con 3 cucchiai di olio e un pezzetto piccolo di burro.
  • In un’altra padella con 4 cucchiai di olio e 20 g di burro mettete 1 kg di pollo a pezzetti e conditelo con un trito fine di erbe aromatiche ( timo, salvia, rosmarino e sale).
  • Pepate e lasciate rosolare il pollo dai 5 ai 10 minuti a fuoco moderato.
  • Unite, mescolate un pò e versate 1/2 litro di birra chiara.
  • Cuocete con coperchio a fuoco lento x 30 minuti, finché la birra non risulti assorbita.

 

Vedo le cose al loro posto,
mi soffermo sui particolari,
anche dove non sono,
riconosco.
Sento gli odori che non sono alle porte,
mi prendo in disparte
e profondamente respiro.
Con fare deciso
imprimo un’orma nel suolo,
per una foto ricordo.
Fisso un punto preciso nel vuoto,
rimanendo muta,
contemplo su ciò che in te voglio.
Penetrare nei tuoi occhi.
Guidare il tuo cammino.
Correrti incontro.
Darti in un bacio

 

 

 

 

 

 

 

PICNIC con… vista UNICA sul ponte della… GIOCONDA, arte, ricette, storia


  •   Monna Lisa (La Gioconda)

    Quanto durerà
    ancora la mia condanna?
    Sono io, Monna Lisa,
    a voler fuggire da questo quadro.
    Il sorriso non è il mio
    e non mi piace, no, lo sfondo.
    Troppo angusto è lo spazio
    della gabbia che mi opprime.
    Ci sono finita dentro
    senza aver commesso alcun reato.
    Colpa di un ritrattista
    che mi ha come segregata
    coprendomi con un’invisibile
    e purtroppo indistruttibile grata.
    Tutti lì davanti a fare commenti
    di come è la mia posa
    ritrovandomi indagata
    sempre per la stessa cosa.
    Quello che è l’aspetto
    di una donna assai virtuosa.
    Voglio regalarmi una vita nuova.
    Se hai il potere di rapirmi
    puoi mettermi alla prova!

    Da Parigi a Ponte a Buriano…

     un monumento sull’Arno…

     

    Un ponte romanico stupendo solca con le sue sette arcate il corso del più importante fiume toscano.

    Per Me…

    “Una Poesia sull’Arno”…

     

    A qualche chilometro da Arezzo, sulla strada Setteponti che conduce a Castiglion Fibocchi e Loro Ciuffenna si trova Ponte Buriano, un opera di architettura medievale che riesce a sopportare il traffico odierno, intenso e pesante.
  1. L’attenzione di chi l’osserva, è piuttosto rivolta sua struttura architettonica che con le sue possenti arcate sembra quasi galleggiare sull’Arno che in questo tratto non è profondo, ma molto largo per il vicino invaso della Penna e perché la zona è abbastanza pianeggiante.
    Il tratto di fiume che va da Ponte Buriano alla diga della Penna (circa 7 chilometri), va a costituire la Riserva Naturale di Ponte Buriano e La Penna.
  2. Sicuramente l’ampio specchio d’acqua sotto Ponte Buriano influisce molto sul fascino di questa opera architettonica medievale a cui si lavorò quasi quaranta anni, dal 1240 al 1277.
  3. Nei vari momenti del giorno, con la variazione dell’orientamento della luce solare, Ponte Buriano ci può apparire…
  4. come “un’opera d’arte mutevole”.
  5. Io lo definisco “una poesia sull’Arno” perché con il mutare dei colori dell’ambiente circostante e della luce che lo illumina da molte direzioni, Ponte Buriano, che si specchia sull’Arno, è capace d’ispirarci sempre sentimenti e stati d’animo diversi.
    Questo “monumento sull’Arno” con la sua robusta e possente struttura a sei arcate ha resistito a tutte le alluvioni degli ultimi 850 anni, con la sua bellezza ha saputo anche vincere la furia distruttiva della guerra. Quando i tedeschi si ritiravano, alla fine della seconda guerra mondiale, minavano tutti i ponti che si trovavano sul loro percorso. Di fronte ad un’opera architettonica di tale fascino come Ponte Buriano non trovarono il coraggio di farlo saltare in aria.
  6. Il fascino di questo ponte e dell’ambiente circostante è sempre stato notevole.

 


L’intuizione più geniale è che quella zona dell’aretino con il Ponte Buriano è il paesaggio della Gioconda… della enigmatica Monnalisa.
Dietro il suo volto sorridente si intravede il ponte a schiena d’asino identificato da alcuni studiosi e ancor più in lontananza ecco apparire i calanchi del Valdarno, pinnacoli di argilla erosa detti “Balze”.
E’ una prova che Leonardo aveva bene in mente la geografia di questi luoghi.
Che Leonardo conoscesse la zona aretina è ormai cosa nota, tesi confermata da un suo disegno, datato 1503 1504, in cui descrive a meraviglia il bacino idrico della Val di Chiana.
Una volta era la Cassia Vetus che nel congiungere Roma e Chiusi a Firenze veniva a scavalcare le acque dell’ Arno a Ponte Buriano.
Oggi è la strada provinciale dei Setteponti che da Arezzo a Firenze viene ad incontrarlo.
Fu costruito all’incirca verso la seconda metà del 1200.
Ponte a Buriano, il ponte della Gioconda: Leonardo da Vinci conosceva bene quel luogo e lo testimonia una sua mappa della zona conservata a Windsor.
Poco distante dal ponte l’Arno riceve le acque di un immissario, il canale della Chiana, nel quale confluiscono le acque dell’omonima valle.
Se si risale il corso di questo canale, andando a ritroso, bisogna superare una serie di meandri e poi ci si infila in una gola, la Gola di Prato Antico.
Se si osserva il lato sinistro della Gioconda, si vede un corso d’acqua con meandri che si infila in una stretta gola.
 


La tesi non è proprio nuovissima, ma è stata da poco avvalorata da ulteriori studi e scoperte.

L’argomento è uno di quelli che ha lasciato insonni generazioni di storici dell’arte, che incuriosisce però anche chi non è addentro proprio alla materia, attratto dai numerosi misteri che gli aleggiano intorno. Ipotesi, più o meno suggestive, di scoperte più o meno scientificamente appurate, ma sempre misteri resteranno, quelli intorno a La Gioconda.

Insieme alla notizia che il ritratto più celebre al mondo sarebbe quello di un androgino, metà uomo, metà donna, c’è la conferma della tesi che lo storico dell’arte aretino, Carlo Starnazzi, portò a pubblica conoscenza già nel 1992, ovvero che il ponte che figura alla destra del quadro (per chi guarda) è il ponte di Buriano, in provincia di Arezzo.

Oltre la spalla della Gioconda, c’è un ponte basso, a più arcate, un ponte antico, a schiena d’asino di stile romanico, identico a quello costruito in pieno medioevo, nell’età in cui Arezzo viveva un momento di particolare prosperità.

A queste conclusioni è giunto il Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, Culturali e ambientali, che, attraverso il proprio presidente, Silvano Vinceti, ha presentato alla stampa estera in Italia una ricerca su Leonardo. La prima tesi, quella che riconoscerebbe nella Monna Lisa un androgino, è ora sostenuta dal ritrovamento “nell’occhio destro di Monna Lisa, per chi guarda il quadro, la lettera S che un’analisi comparata della scrittura ha evidenziato essere come  S di Leonardo e nell’occhio destro la lettera L. Una specie di firma, una dedica a Lisa e Salai”
Sotto uno degli archi del ponte è stato individuato il numero 72 e la decifrazione del numero: “72 – ha spiegato Vinceti – riveste molti significati legati alla tradizione ebraico-cabalistica, quella cristiana e quella dei templari, quella magica e quella naturalistica. Leonardo appose il numero 72 e lo investì di vari significati affidando ad esso un suo specifico pensiero.

Il nome di Dio è composto da 72 lettere secondo la tradizione cabalistica, mentre per quanto riguarda il Nuovo Testamento, il numero 7 e il numero 2 potrebbero rinviare all’Apocalisse di Giovanni con precisi riferimenti alla fine del mondo e ai saggi, ai sapienti, agli eletti che saranno risparmiati”.

I templari, inoltre, avevano dimestichezza con la cabala e non è casuale che le regole dei monaci combattenti fossero 72. Al numero 2, infine, corrisponde il dualismo, la opposizione ma anche l’armonia dei due principi, quello maschile e quello femminile.
“La scelta del 2 da parte di Leonardo – ha concluso lo studioso – non sarebbe causale, rinvia alle lettere L e S, alla visione filosofica che ha ispirato il quadro: una armoniosa sintesi fra l’uomo e la donna”.

 

Picnic veloce…con vista stupenda,

i classici gamberetti grigliati al limone, panini affumicati e poi,

dolcetti alla banana…

e naturalmente un… buon vino Toscano

***

 Gamberetti grigliati al limone

*

“Panini Affumicati” e…

Ingredienti per 2 panini

100 g di prosciutto di parma affumicato

2 foglie di lattuga

2 cetrioli in salamoia

40 g di burro morbido

1/2 cucchiaio di senape

come fare

lavorare il burro e la senape con un cucchiaio di legno fino a ridurlo in crema.

dividete a metà i panini  e spalmateli con il burro preparato.

Sulla parte inferiore sistemate le foglie di insalata, i cetrioli tagliati a fettine, il prosciutto di Parma.

Chiudete i panini con l’altra metà avvolgeteli per il trasporto.

e poi …deliziosi

“pasticcini alla banana”

ingredienti x 6 persone

250 g di farina  di farro

(che ho comprato a Ponte a Buriano qui viene ancora

macinata a mano con macchina antica vedi foto)

1 yogurt alla banana

2 uova

150 g di zucchero

1/2 bustina di lievito per dolci

1/2 cucchiaio di bicarbonato

4 banane

100 g di uvetta sultanina

40 g di burro fuso

2 cucchiai di zucchero a velo

100 g di uva sultanina

come fare

Fate ammollare l’uvetta in acqua tiepida.

Con la frusta elettrica sbattere le uova e lo zucchero fino a che il composto sarà diventato giallino chiaro.

Unite lo yogurt, il burro e le banane schiacciate, la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato.

Aggiungete cannelle e l’uvetta asciugata

Imburrate e infarinate una teglia rettangolare e versatevi il composto preparato.

Lisciate bene la superficie, mettete nel forno già caldo, lasciando ndo cuocere per circa 1/2 ora finché la superficie sara’ ben dorata.

Rovesciate la torta e spolverata di zucchero a velo.

Servitela a mattoncini regolari e decorata con fettine di banana.

.

 Tentiamo ora di rifarsi alla ricostruzione…dei tempi,

 
Leonardo, è cosa certa, si trovava in Val di Chiana fin dal 1502 per incarico del Duca di Valentinois (alias Cesare Borgia).
L’incarico consisteva in studi topografici-ingegnieristici-idraulici-militari. La Val di Chiana era una malsana palude, senza nessuno sfogo alle sue stagnanti acque.
Leonardo è altresì in Val di Chiana nel 1503, questa volta (caduto in disgrazia Cesare Borgia) per conto della Repubblica Fiorentina, retta (importante!) dal Gonfaloniere Pier Soderini.
Il compito affidato a Leonardo dalla Repubblica fiorentina (leggi: dallo stesso Pier Soderini, anche perché, genio a parte, i due sono stretti amici di famiglia) è identico a quello già in precedenza conferito dal Borgia.
La presenza di Leonardo in Val di Chiana negli anni citati ci viene confermata, ove ce ne fosse bisogno, dai suoi quadri conosciuti anche come “le vedute della Valdichiana” e al momento conservate nella Royal Gallery del castello di Windsor in Inghilterra, vale a dire di proprietà della Regina Elisabetta II.
Dunque l’autore della Gioconda si trovava in Val di Chiana sia nell’anno 1502 che nel successivo 1503.
Operava sul posto per studi di rilievo che dovevano comportare continui sopralluoghi. Non era certo solo; doveva aver un’adeguata scorta di personale e disporre nell’occasione di tavole per disegnare, nonché del materiale necessario per fissare, “nero su bianco”, quanto veniva osservato o veniva impresso nella mente.
Durante la permanenza in Val di Chiana Leonardo era quindi in grado di dipingere o abbozzare (su tele, tavole o altro oppure solo imprimersi nella sua fertile mente) paesaggi, figure varie e altre possibili fantasie.
Non a caso gli anni 1502 e 1503 sono quelli in cui gli studiosi del settore fanno risalire l’inizio e la continuazione (non certo la sua definitiva conclusione) del celeberrimo quadro della “Gioconda” (in proposito si parla addirittura di sette velature o “mani” o strati di vernice che dir si voglia).
Ma in che modo Leonardo ritornava in Firenze dalla malsana e inospitale Val di Chiana? Vi erano due possibili e praticabili arterie e un solo genere di mezzo: il cavallo o il mulo.
Le arterie erano: da una parte la Cassia Vetus (attuale strada provinciale Sette Ponti) e dall’altra il diverticolo che da Arezzo (o probabilmente dalla stessa Val di Chiana) congiungeva (prima) le colline di Pieve a Maiano e (dopo) dai poggi della località Impiano scendeva giù verso il fiume Arno, fino ad attraversare il fiume medesimo in località Valle, dove si trovava (e in parte si trova ancora) un ponte romanico a quattro arcate a basso sesto (o sesto scemo, che è poi lo stesso).
Attraversato il ponte, il diverticolo si ricollegava alla Cassia Vetus dalle parti di Loro Ciuffenna, dopo aver percorso la Valle dell’Ambra.

e dopo picnic e l’affascinante momento di storia e arte…

 

ho notato vicino alle sponde del fiume interessanti e gustose erbette primaverili allora tutti in …ricerca erbette selvatiche, vicino al fiume ce ne sono uno splendore, le più preziose:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

cavoli selvatici, bietoline rosse, papaveri, rucola selvatica, cime di rapa  etc…

arrivata a casa subito ad elaborare il piatto dal nome certo:

“Tagliolini ai mirtilli

con mix di erbette selvatiche

e…

Ravioli ripeni di erbette

alla Gioconda”

di sicuro mi ricorderò in quale splendido luogo ho raccolto le mie preziose Erbette

queste  erbe  non si trovano facilmente se non vicino a luoghi molto umidi

ingredienti x 4 persone

per i ravioli

200 g di farina di segale

300 g di farina bianca macinata rustica

3 uova

1 cucchiaio di  olio oliva extravergine.

per i tagliolini:

stesso procedimento nel pesare gli ingredienti per la pasta,

aggiungere soltanto 250 g di mirtilli frullati 

Per il ripieno:

250 g di erbette miste spontanee ( vedi foto)

comprese le coste rosse delle bietole selvatiche

1 carota

1 patata

150 g di parmigiano

pangrattato , burro, sale

Per il condimento:

40 g di burro bio

4 cucchiai di parmigiano

semi di papavero.

 

  1.  

    come fare:

    Su una spianatoia disponete le 2 farine setacciate a fontana, formate un cratere e rompetevi le uova, versate  l’olio e un pizzico di sale.

    Impastate il tutto fino a formare una pasta liscia e omogenea di media consistenza, formate una palla e fatela riposare al fresco.

    Nel frattempo lavate e lessate a vapore le erbette, scolatele e una volta raffreddate, grattugiate la carota e la patata e unite alle erbe selvatiche sminuzzate.

    Riunite il tutto e pepate e mescolate incorporando un poco di pangrattato cotto in una noce di burro.

    Stendete la pasta sottile e con una rotella tagliapasta ricavate dei quadrati: ponete al centro 1 cucchiaio di ripieno e richiudete premendo ai bordi

    Lessate i ravioli in abbondante acqua bollente salata per 10 minuti, scolateli e conditeli con il burro fuso, il parmigiano grattugiato, e qualche seme di papavero.

 Curiosità

Missione Shuttle STS 164

decollo 12 luglio 2001

come vedete nelle foto il comandante della missione STEVEN LINSEY e YANET KAYANDI, tecnico di bordo MOSTRANO:

 

Accade assai raramente, ma ogni volta che accade, una parte di paradiso cade sulla terra. Accade tra due persone: né dipendenti, né indipendenti, ma in profonda sincronia tra loro; come se respirassero uno per l’altra, un’anima in due corpi: ogni volta che accade, accade l’amore.

Osho Rajneesh

          

non ti cambierei per nessuno

Quando parli dell’amore
risuona la voce
che fa fiorire i giardini

se chiami il vento
è per sorridere al dolore

se guardi il giorno venire
l’alba quietamente mi veste

cedevole al richiamo
è il mio cuore che accoglie
ogni frammento di vita

m’appago nella tua anima
che rifiuta la notte

nel fogliame del mare
dove si è ravvivato il verde
conservo preziosamente i segreti
di troppa tenerezza

-non ti cambierei con nessuno-

nell ‘abbraccio che mi porta sempre
nel tuo cielo
s’accende il faro
di altri giorni di bellezza.

M.B

 

Soufflè di Primavera…con 13 ERBE SPONTANEE, delizioso e molto economico…


in occasione della 7 giorni di erbe selvatiche…

il mio delizioso soufflè primaverile

 

Credere

Credere
e nella natura
lasciarsi trasportare
divenire parte di essa
per assaporare
l’altro
quel che è celato
agli occhi
e visibile al cuore.
 Poesia  dal blog  Il mio giornale di bordo 

antodesimone.wordpress.com/

 

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 In cucina con Nonsolononna e le sue… erbe selvatiche

Uno degli insegnamenti più grandi lasciatomi da mia nonna è stato di osservare con attenzione ogni erba del prato. Lei aveva vissuto con 4 figli i grandi momenti di carestia dovuti alla guerra, aveva un piccolo orto e  seguiva molto le usanze in cucina che avevano allora i conventi Francescani,  attraverso la parola di San Francesco erano abituati a lodare qualsiasi creatura vivente. Lei conosceva il nome delle erbe spontanee che crescevano nel proprio orto e intorno ai campi vicino e sapeva come servirsene, ricavandone veri e propri manicaretti.

Molte delle piante che solitamente chiamiamo infestanti, sono spesso a nostra insaputa delle” prelibatezze in cucina”, impensabile per me, che ero abituata fino a qualche anno fa a frequentare solo Supermercati o grandi negozi.

 Adesso parlerò delle loro…Proprietà Nutrizionali.

Le erbe spontanee sono un’ottimo antiossidante naturale che neutralizza i radicali liberi, preservando le nostre cellule dall’invecchiamento precoce e da svariate patologie come la gotta e lo scorbuto, contengono elevate concentrazioni di sali minerali, calcio, ferro, magnesio e potassio e soprattutto vitamine A, C, E, acido folico, riboflavina e contenuto maggiore di fibre rispetto agli altri ortaggi coltivati. In queste erbe sono quasi assenti i lipidi e i carboidrati.

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Soufflé di Primavera alle 13 erbe spontanee

questa  ricetta è stata elaborata da me…è un’insieme di tante piccole  ricette tra le più antiche  della cucina tradizionale popolare.
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Ingredienti

12 erbe spontanee

2 cuori di carciofi

2 finocchi  tagliati a fettine fini

4 fili di erba cipollina spontanea compresa di bulbo

6 uova bio

1/2 bicchiere panna magra bio

1/2 bicchiere di latte

4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

20 g di pecorino stagionato

30 g di parmigiano grattugiato

noce moscata

sale e pepe

1 noce di burro

Quali erbe raccogliere:

Le prime 4 erbe spontanee raccolte(partendo dall’alto del vassoio) sono:

Tarassaco-Foglie di PrimulaCimette di AparinaTimo Selvatico

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Le seconde 4 erbe spontanee raccolte(partendo dall’alto del vassoio) sono:

Cimette selvatiche di rapaOmbrellino pugliese Bocci di radicchio selvaticoCarota Selvatica

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Le terze 4 erbe spontanee raccolte(partendo dall’alto del vassoio) sono:

Asparago Selvatico- Melissa- Foglie di finocchio– Piantaggine
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ho poi aggiunto 2 cuori di carciofi e 2 finocchi a fettine… un vero piatto ricco di Salute e di Primavera
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come fare:
  1. Pulire con abbondante acqua le 13 erbe, e lessare brevemente a vapore,( così rimarranno integre le proprietà nutrizionali), tutte le 12 erbe escluso l’erba cipollina.
  2. Tagliare a fettine sia i carciofi che i finocchi, cuocerli leggermente a vapore.
  3. In una padella mettere 4 cucchiai di olio, i 4 bulbi di erba cipollina tagliata a pezzetti e le foglie sminuzzate.
  4. Aggiungere le erbe lessate a vapore, i carciofi e i finocchi e saltare per 5 minuti aggiungendo 3 cucchiai di acqua e 2 di olio di oliva.
  5. In una terrina sbattere 6 uova, solo tuorli con 1/2 bicchiere di latte e 1/2 bicchiere di panna magra, noce moscata, sale e pepe, abbondante parmigiano con 30 g di pecorino stagionato.
  6. Aggiungere all’impasto di tuorli, quello delle erbe con finocchi e carciofi, fatte cuocere precedentemente nell’erba cipollina e olio di oliva.
  7. Sbattere a neve le 6 chiare d’uovo e aggiungerle con un lento movimento dal basso verso l’alto all’impasto di tuorli e erbe.
  8. Cospargere il fondo delle pirofile con burro e passare poi pangrattato, versarvi l’impasto e livellare bene, non devono rimanere bolle di aria.
  9. Cuocere in forno ventilato a 180° precedentemente riscaldato, per circa 35 minuti, non aprire il forno fino a cottura ultimata, altrimenti il soufflè si sgonfia.
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Conosco un luogo
che ogni giorno si riempie di sole
e tutto è rapito in quel momento.
(G. Ungaretti)
      

Credo sia questo il vero amore:

avere l’impressione di stare al centro della propria vita, non ai margini.

Nell’angolo giusto. Senza avere bisogno di sforzarsi per piacere all’altro, restare se stessi.

Katherine Pancol,

Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì

Con gli ultimissimi GIRASOLI: ” in ogni angolo della mia casa bouquets di GIRASOLI”: infusi, oli e ricette di Nonsolononna


 

Con gli ultimi girasoli rimasti incolti ai bordi delle strade, ecco i miei bouquets, oli e infusi da conservare per il rigido inverno…

 

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Portami tu la pianta che conduce dove sorgono bionde trasparenze e

vapora la vita come essenza: Portami il girasole impazzito di luce”

Eugenio Montale

 

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Molto affascinante è il mito che parla dell’origine del girasole…

Secondo quanto riportato da Ovidio nelle Metamorfosi, la ninfa acquatica Clizia si innamorò di Apollo dio del sole, senza esserne corrisposta. 

Clizia tentò invano di guadagnarsi l’amore del dio e rassegnata iniziò a passare le giornate a seguire il corso  del carro del Sole nel cielo, piangendo e senza toccare cibo. 
Fu a quel punto che Zeus, mosso da compassione, dopo nove giorni trasformò la fanciulla in un fiore che, inclinandosi, seguì per sempre il corso del sole.

 

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ANEDDOTI E CREDENZE:

 per i cinesi è uno dei simboli dell’immortalità,  cibo dell’immortalità. Per gli antichi popoli americani era il simbolo del sole e ornava gli abiti e il capo di sacerdoti e sacerdotesse durante le cerimonie dedicate  al dio.

 

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Portami il girasole ch’io lo trapianti

nel mio terreno bruciato dal salino,

e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti

del cielo l’ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,

si esauriscono i corpi in un fluire

di tinte: queste in musiche. Svanire

è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce

dove sorgono bionde trasparenze

e vapora la vita quale essenza;

portami il girasole impazzito di luce.

 

(Eugenio Montale, Ossi di seppia, 1925

 

Parte interna del girasole

 

I fiori di Van Gogh…Il Sole in faccia

 

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A tavola con Van Gogh…

A pochi km a Nord di Parigi c’è una cittadina suggestiva,  Auvers-sur -Oise e conosciuta e molto famosa perché qui si visita l’ultima dimora di Vincent Van Gogh e si può mangiare al suo tavolo. Nell’Auberge Ravoux , ogni dettaglio e stato ristrutturato proprio come allora nel 1890.

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Nella piccola stanza non entrano più di 5 persone e qui dove Van Gogh nel 1890 a trascorso poco più di 2 mesi dipingendo forsennatamente 70 quadri in 70 giorni prima di suicidarsi in uno dei campi che circondavano il villaggi di Auvers -sur- Ose, 30 km a nord di Parigi. C’era venuto su consiglio dell’amico pittore Camille Pissarro e la modesta locanda, 3 franchi e mezzo al giorno pasti compresi, era tutto quanto si poteva permettere. Oggi l’edificio è diventato un museo e un piccolissimo ristorante.

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In questa locanda è tornato di moda il rito dell’assenzio…

nella sua versione innocua che una “specialità della casa”, versato sullo zuccherino

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come farsi l’Assenzio in casa…

 

1/2 litro di alcool a 95° *

4 cucchiai (quelli grandi) di artemisia absinthium *

4 cucchiai (quelli grandi) di semi di anice *

1 cucchiaino di semi di finocchio *

1 cucchiaio (quelli grandi) di anice stellato 1 cucchiaino di coriandolo 4 bacche di cardamomo 1 cucchiaino di maggiorana 2 cucchiaini di radici di angelica tagliati 1/2 noce moscata( * elementi comuni ad absinthe commerciali

procedere così…

  • macerare per una settimana l’artemisia nell’alcool dopo avere agitato x 10 minuti filtrare con il classico fazzoletto di carta aggiungere gli altri componenti,
  • dopo averli pestati in un mortaio agitare e lasciare macerare x un altra settimana filtrare con il classico fazzoletto di carta aggiungere 250 cc di acqua per abbassare la gradazione alcoolica al momento della miscelazione con i 250 cc di acqua
  •  con lieve aumento della temperatura il liquido dopo 7 giorni è quasi totalmente trasparente verde chiaro con un deposito sul fondo della bottiglia che butto via
  • il sapore migliora con il tempo con il rituale classico, il colore è bianco modesto, e dopo alcuni secondi tende a diventare trasparente stranamente, viste le proporzioni il sapore dell’anice è meno forte e si sente un sapore simile alla liquirizia…si tratta dell’angelica altra cosa che metto in evidenza è, rispetto ad altre ricette, la quantità bassa di semi di finocchio.

 

versato poi nei bicchierini chiamati “bugiardi”

si chiamano così perché fanno tanta scena ma contengono poco

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Ricetta

“dell’Auberge Ravoux”

“Zuppa di pesce con Pastis”

 

zuppa di pesce

 ingredienti per 4 persone

per la zuppa

2 cucchiai di olio di oliva

1 cipolla piccola tagliata a strisce sottili

2 spicchi di aglio schiacciati

200 g di finocchio tagliato a strisce sottili

200 g di zucchine tagliate a bastoncini sottili

300 g di pomodori privati dei semi e tagliati a dadini

40 g di fondo di pesce

80 g di brodo di pesce

600 g di filetti di pesce ( merluzzo, salmone, scorfano,cozze)

tagliati a dadi  grandi circa 2 cm e mezzo

1/2 dl di liquore d’anice ( ad esempio pastis)

sale e pepe a piacere

1/2 mazzetto di basilico tagliato finemente.



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preparazione

  • Scaldare l’olio in una pentola.
  • Far rosolare cipolla e aglio. Unirvi finocchio e zucchine, far cuocere per ca. 5 min.
  • Versarvi fondo e brodo, portare a ebollizione, abbassare la temperatura.
  • Coprire e far cuocere a fuoco medio per ca. 5 min, abbas­sare la temperatura.
  • Aggiungere pomodori e filetti di pesce, coprire e far cuocere e fuoco basso per ca. 5 min.
  • Versarvi il Pastis, condire.
  • Distribuire la zuppa nei piatti, cospargere con il basilico.

 

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Nessuno dei fiori circostanti voleva stargli vicino, così lui era sempre solo e triste ma non si lamentava mai. Per consolarsi e dimenticare la sua infinita tristezza, trascorreva le sue giornate guardando il sole, e, per vederlo meglio, si era allungato verso l’alto e si girava per seguire il sole nei suoi spostamenti nel cielo.

Un giorno il sole si accorse di quello che faceva questo strano fiore, così decise di conoscerlo e gli si avvicinò. Il fiore gli raccontò di essere disprezzato dagli altri fiori e non gli nascose la sua tristezza e la sua solitudine.

Il sole, commosso da questa triste storia, abbracciò il fiore che diventò di un colore giallo oro e divenne il più alto di tutti gli altri.

Il sole decise di diventare amico di quel fiore e lo chiamò “Girasole“.

 chicche su di me…

 

  • Sono un fiore che ha origini antiche: nell’America settentrionale sono stati trovati resti di questo fiore che risalgono a tremila anni prima di Cristo. 
  • Gli Indiani d’America mi consideravano una pianta sacra in quanto consentivo all’uomo di farne molteplici usi.
  • In Perù sono l’emblema del Dio Sole. 
  • E’ dal Perù che io  venni per la prima volta importato in Europa.
  •  fui apprezzato dal Re Luigi XIV, il Re Sole e durante l’età vittoriana, in Gran Bretagna, venni disegnato su stoffe, inciso nel legno, forgiato nei metalli; 
  • Oscar Wilde volle me come simbolo del movimento estetico che lui stesso aveva fondato.
  •  In Italia, poeti come Eugenio Montale e Gabriele D’Annunzio mi hanno elogiato nei propri versi.
  • Nelle opere di Van Gogh la presenza mia è ricorrente.
  • Il mio significato, nel linguaggio dei fiori, è di allegria e orgoglio.
 

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 PREPARAZIONI

IInfuso: 

40 g di petali essiccati in un litro di acqua bollente, usando un recipiente di terracotta. Lasciare in infusione un quarto d’ora, filtrare, berne 4 tazzine al giorno.

Infuso di semi: 

20 g di semi torrefatti in un litro d’acqua bollente per un quarto d’ora, filtrare e bere a tazzine nel corso della giornata.

Decotto di semi: 

bollire per 20 minuti un pugno di semi in un litro d’acqua, filtrare e bere nel corso della giornata.

Olio di semi:

 si acquista già pronto, di ottima qualità, per la preparazione di unguenti per massaggi.

Tintura di foglie:

macerare per una decina di giorni 20 g di petali o foglie essiccati e sminuzzate in 80 g di alcol a 60°. Filtrare e conservare in boccette di vetro scuro con contagocce. La dose consigliata è di 10-20 gocce prese 2-3 volte nel corso della giornata.

Vino medicinale: 

macerare per 15 giorni 40 g di fiori e foglie essiccati in un litro di ottimo vino bianco secco. Filtrare e berne due bicchierini al giorno.

 

BELLEZZA

 

Massaggi nutrienti per il corpo:

 l’olio è ricco di vitamina E, oltre a contenere sostanze benefiche per la pelle. Mescolare un bicchierino di olio di semi con quattro gocce di olio essenziale di rosmarino, mescolare e usare per massaggiare il corpo. Potete usare anche olio di ginepro e di cipresso per le zone eventualmente colpite dalla cellulite.

Altri usi:

 l’uso di masticare semi di girasole è noto, nelle insalate si impiegano i semi appena germogliati. I germogli chiusi, teneri e senza peli, si mangiano bolliti e ripassati al burro, oppure grigliati e conditi con olio e sale. L’olio è usato per lo più per le fritture e per la conservazione del pesce in scatola, dei vegetali in vasetto, entra nella composizione delle margarine.

Con il midollo fibroso dei gambi si prepara una carta dal particolare effetto anticato. I petali bolliti danno un bel colore giallo nella tintura delle stoffe. Con i gambi essiccati e bruciati si ottiene un concime ricco di potassio. I gusci dei semi dei girasoli dati alle gallina fanno aumentare la produzione delle uova.

Coltivare la pianta vicino alla casa significa ridurne l’eventuale umidità.

 

 

linguaggio dei fiori…

poiché si volge sempre al sole, ciò che il sole è per lui, tu sei per me!

 

dedicata a te…

“GIRASOLE”  di Giorgia 

E come un girasole giro intorno a te

che sei il mio sole anche di notte

tu non ti stanchi mai tu non ti fermi mai

 con gli occhi neri e quelle labbra disegnate

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  tu non mi basti mai prendimi l’anima 

 e non mi basti mai muoviti amore sopra di me 

 e come un girasole io ti seguirò

e mille volte ancora ti sorprenderò

e come un girasole guardo solo te

quando sorridi tu mi lasci senza fiato

e come un girasole giro intorno a te

che sei il mio sole anche di notte

e metti le tue mani grandi su di me

mi tieni stretta così forte.

Nella “CONCHIGLIA INCANTATA” di Piazza del Campo…curiosità, ricette & una romantica serata


            

    16 Agosto…la vita in palio 

 

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P A L I O

Veglia nell’opacità della notte

il cure sospeso del Barbaresco.

Invoca, nelle spente

ore di sonno, il privilegio

del fato imponderabile.

Sul tufo friabile

il rito incessante si ripropone.

Si odiano le avverse contrade
e sognano la vittoria contesa
con esaltazione violenta.
L’animo fiero del cavallo

spasima invano nell’ultimo scarto,
lo splendore di una gloria inebriante.

Scaltro il fantino
mercenario del coraggio, colpisce
implacabile la criniera tenebrosa
e con segreti inganni
la corsa temeraria vince.

 

 

 

 

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… Una giornata particolare a Siena

 


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 Sensazioni di fantino…

 

“Nell’Entrone ( si chiama così) i rumori della piazza sono ovattati, arriva solo un suono basso, come un brusio…poi monti a cavallo e ti affacci, sei travolto e  un’onda di colori, di grida e di caldo ti sommerge

 

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Ma anche io… che a cavallo nella conchiglia incantata di piazza del campo non ci salirò mai, io che vengo qui soltanto per 1 giorno a curiosare…posso capire quell’incredibile emozione quando verso le 7 della sera…il campanone smette di suonare, le voci tacciono e sulla città cade il silenzio assoluto in attesa che il mortaretto annunci…dall’entrone del Palazzo Comunale, l’uscita dei 10 cavalieri.


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Ogni Palio, 10 contrade scendono in piazza e 7 restano a guardare aspettando il prossimo.

Molti devono essere i fattori favorevoli, avere dal destino un cavallo veloce,non si sceglie si ha per sorteggio.

Bisogna sapersi muovere nell’intricato gioco delle alleanze e dei tradimenti, è ammesso ogni patto salvo “vendersi” alla contrada nemica.

E per ultimo trovare “la monta” giusta, un fantino abile e coraggioso, con un grande cuore, forte di gambe e di braccia, i fantini sono detti i “10 assassini”.

 

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Le antiche ricette Senesi…

 

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Le prime usate per produrre panforti e ricciarelli…si lo so che si usa gustarli a Natale, ma ho anticipato, qui a Siena non smettono mai di produrli, nemmeno ad Agosto e in occasione del Palio risplendono profumati nelle vetrine, e non ho resistito nel provare la mia versione di “Panforte” con metodo antico.

 

Sono tornata a casa e con i fichi freschi e secchi e noci ho rispolverato una vecchia ricetta del ” panforte margherita”, sapete perché il nome margherita?

Nacque in onore della regina Margherita di Savoia nel 1879 durante una visita regale a Siena nell’Agosto in occasione del Palio.

L’ inventore fu un famoso speziale, Galgano Parenti, proprietario della più antica fabbrica di panforte che sorse a Siena, che lo preparò e ne fece omaggio alla sovrana.Il Panforte si è sempre fabbricato dal XIII secolo ma solo nel 1829 nacque la prima fabbrica per poter esportare in abbondanza anche fuori dalle mura di Siena. La ricetta che io uso di solito e la stessa che ingiallita è stata trovata nel portafoglio del capofabbrica che da solo faceva le delicate pesate. La ricetta è datata 1880.

 

IL FAMOSO PANFORTE DI SIENA come farlo?

La ricetta di Nonsolononna

 

Panforte margherita

 “ai fichi e noci”

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Io di solito uso questa ricetta con quantità elevata,

preparo poi   piccoli panforti “fatti in casa”, da regalare a Natale.

 2.500 kg di zucchero bianco

3 kg di candito di cedro

0.500 di candito d’arancio

3 kg di mandorle tostate

1 kg di pasta di ricciarelli

1.200 kg di farina bianca

50 g di vanillina naturale a baccelli (finemente tritati)

50 g di cannella Ceylon polvere

30 g di noci moscate in polvere

A questi ingredienti io aggiungo:

1 kg di fichi caramellati

500 g di fichi secchi

600 g di noci spezzettate.

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Sciroppo di zucchero e frutta candita

Come prima cosa, preparo lo sciroppo di zucchero con acqua e aggiungo del miele, metto dentro a questo liquido, la scorza di arancio e il cedro e quando incominciano”a bollire” cioè quando il liquido si impoverisce di zucchero lo tolgo dal fuoco e aggiungo un’ altro sciroppo ancora più concentrato. La frutta non deve più muoversi dentro al liquido, metto la frutta a scolare in un vaso di vetro e tolgo il liquido… quello in eccedenza che rimane in fondo al vaso.

 

 

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 Preparazione del Panforte

come fare:

  1. Scottate le mandorle e i gherigli di noci in acqua bollente, poi pelarli e tritarli, asciugare in forno tiepido.
  2. Mettere al forno le mandorle e farle tostare e tritarle grossolanamente.
  3. Tagliuzzare la frutta candita e la frutta secca ei ricciarelli sbriciolati,  mescolare tutto in una terrina, cospargere con il cacao, aggiungere le spezie, metà della cannella e mescolare bene.
  4. A parte in una casseruola a fondo concavo, meglio se di rame non stagnato, mescolare il miele e 175 g di zucchero a velo e amalgamare bene con l’aiuto di una spatola di legno; tenere sul fuoco molto dolce per 10 minuti, togliere dal fuoco e unire la frutta, girando finché risulti ben incorporata.
  5. Foderare con le ostie una teglia a cerniera leggermente imburrata.
  6.  Versare il composto e livellarlo.
  7. Mettere in forno a calore moderato  120°/160° per circa 30-40 minuti.
  8. Quando è cotto farlo raffreddare, toglierlo dalla teglia e spolverizzarlo con il rimanente zucchero e la cannella in polvere tenuta da parte.
  9. Conservare il luogo asciutto, avvolto in carta da forno.

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E POI ANCORA…

“I RICCIARELLI”

di Nonsolononna

ingredienti

200 g di mandorle spellate

100 g di pinoli

200 g di zucchero

100 g di zucchero vanigliato

2 albumi montati a neve

scorza grattugiata d’arancia

ostie


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Preparazione dei ricciarelli

  • Pestate le mandorle in un mortaio, stessa cosa fate per i pinoli.
  • Passate il tutto in una terrina e aggiungete lo zucchero e lo zucchero vanigliato, gli albumi a neve ben ferma, una spolverata di scorza di arancia grattugiata e mescolate delicatamente.
  • Mettete un po’ d’impasto sulle ostie e lasciate riposare per 6 ore.
  • Infornate a 150° per 15 minuti.
  • Serviteli freddi e spolverati con lo  zucchero vanigliato.


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Piazza del Campo

2013-08-12 23.12.21

piazza del campo

 E’ incupita la torre
e a buon diritto
cova un’ansia liberatrice
di placida quiete.
Lei la Superba
dai gotici sguardi sospesi
nel damasco del cielo.
Ancora si commuove
per l’agonia degli ulivi,
che oltre le mura
fecero posto all’abitato amorfo
sorto a casaccio.
Piccioni imprevedibili frullano
voli fra tartine e caffè.
Incalza il vorticoso giro
del turista, con sosta
al Beauburger tutto compreso.
Corpi discinti
lasciano timbri di sudore
sul logoro impiantito,
coscienza storica
di memori battaglie.
Nuovi conquistatori senza pedaggio
assediano il sacrario – cuore
di natie generazioni.
Ignari delle risse e del sangue
bollente e recidivo
che flusso vivo è sopito
nelle vene pazienti dei senesi.

**

16 agosto

noi 2… una Romantica Serata

    2013-08-16 20.38.512013-08-16 20.39.27

Rendere un’altra persona felice è un’arte che si impara…

 

2013-08-16 20.39.542013-08-16 20.40.12

Ed eccoci  in mezzo, ad oceani di realtà vissuta che separano l’istante dell’innamoramento, perfetto ed etereo, da una realtà che è diventata vita vissuta. Preziosa, ricca di ricordi e di gratitudine…

 

2013-08-12 20.51.40

<3<3<3…stasera sei felice!

Con un poco di Rabarbaro, qualche Pera e gli ultimi Fiori di Gelsomino…la “PEARS PIE” di NonsoloNonna


 

 2016-06-18 20.55.552013-05-30 13.16.21

L’ incantesimo

Seducente è
il tuo profumo,
gelsomino
della notte misteriosa.

Con dolcezza di seta
accarezzi
l’aria trepida
e mite.

Dolce è
il ricordo che evochi.
Ancora più
dolce è
il sogno che provochi.

Edwin Agustìn Lozada
(da Sueños anónimos, 2001)

 

2015-07-08 18.12.17

Non potevo lasciare cadere gli ultimi fiori di gelsomino senza regalarmi questo delizioso dolcetto, anche perchè l’unico albero di pere che se ne sta a rami aperti  tutto il giorno contro l’assolato muro quest’anno è stato più generoso del solito…ed ecco che la mia cena sotto la pergola ha avuto come ingrediente principale le succulente pere…l’ispirazione per l’antipasto l’ho avuta dalla cara e fantasiosa amica blogger Silva, per il primo piatto sono da anni famosi i miei straccetti fatti in casa alle  pere e pecorino di Pienza e il dolce ecco qua la sorpresa! sorpresa anche per me l’ho inventato oggi…ho aperto il frigo e avevo ancora del rabarbaro e qualche vasetto di marmellata di uva spina e basta UN POCO DI ZUCCHERO….e

 

La mia ” PEARS PIE “ è pronta…

2015-05-21 17.16.26

 

ingredienti

1 pasta sfoglia tonda

1 mezzo bicchiere di marmellata di uva spina

30 g di mandorle a scaglie 

4 grandi pere mature

1 manciata di fiori di gelsomino

succo di sambuco

2 cucchiai di miele alla lavanda

zucchero semolato

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2015-05-21 17.12.08

2015-05-21 17.12.24

 

come fare…

  1. Zuccherare i fiori di gelsomino e lasciare asciugare per qualche ora. (vedi mio post delle violette zuccherate)
  2. Pennellare i fiori con miele diluito in acqua prima di passarli nello zucchero.
  3. Stendere dentro una tortiera di cm 24 la pasta sfoglia, sul fondo mettere la marmellata di uva spina e le mandorle a scaglie.
  4. Mettere 5 minuti in forno fino a quando la sfoglia non avrà preso il classico color caramello.
  5. Mettere in una casseruola 2 cucchiai di uva spina, il miele alla lavanda e una bustina di vanillina e diluire con succo di sambuco, sciogliere il tutto e unire le pere tagliate a fettine con la buccia. 
  6. Cuocere per 10 minuti (a 2 minuti dalla fine aggiungere il rabarbaro).
  7. Togliere dal forno la torta e posizionare le pere e il rabarbaro precedentemente preparati sul fondo della tortiera.
  8. Spennellare la frutta con la marmellata di uva spina e spolverare con zucchero di canna, cuocereper 25 minuti a 5 minuti dalla fine togliere la torta dal forno e posizionare sopra i fiori di gelsomino precedentemente zuccherati, spolverare ancora i fiori con zucchero fine.
  9. Rimettere in forno per qualche minuto …voilà la pears pie è pronta

 

 

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IL GELSOMINO NOTTURNO

Giovanni Pascoli

2016-05-31 20.44.15

E s’aprono i fiori notturni,

nell’ora che penso a’ miei cari.

Sono apparse in mezzo ai viburni

le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:

sola una casa bisbiglia.

Sotto l’ali dormono i nidi,

come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala

l’odore di fragole rosse.

Splende un lume là nella sala.

Nasce l’erba sopra le fosse.

Un’ape tardiva sussurra

trovando già prese le celle.

La Chioccetta per l’aia azzurra

va col suo pigolìo di stelle.

Per tutta la notte s’esala

l’odore che passa col vento.

Passa il lume su per la scala;

brilla al primo piano: s’è spento…

È l’alba: si chiudono i petali

un poco gualciti; si cova,

dentro l’urna molle e segreta,

non so che felicità nuova.

2016-05-31 20.46.172016-05-31 20.46.59

Curiosità

La poesia “Gelsomino notturno” fu composta da Giovanni Pascoli per le nozze dell’amico Raffaele Briganti e vi è raffigurato il tema dell’unione dei due sposi e del conseguente germogliare di una nuova vita. Nei versi è presente una metafora sessuale delicatissima. Il gelsomino notturno è fiore che si apre di notte e di giorno si chiude. Il simbolismo pascoliano si esprime nel rapporto tra il fiore e la donna, il fiore fecondato grazie alle farfalle notturne che ne trasportano il polline è metafora della donna resa madre nell’unione con il compagno.
L’elemento della narrazione è affidato a delle immagini e il poeta coglie il mistero che palpita nelle piccole cose della natura. Si accorge che la notte, quando tutto intorno è pace e silenzio, vi sono fiori che si aprono e farfalle che volano. Una vita inizia quando la vita consueta cessa. L’ora della vita notturna è anche un’ora di malinconia per il poeta che prova un senso di esclusione.
Il binomio vita e morte è evidente ai versi 1-2 (immagine dei fiori notturni e il ricordo dei familiari defunti), al verso 4 (farfalle crepuscolari simbolo sia di vita che di morte) al verso 12 (nascere dell’erba sulle fosse), al verso 23 (l’urna, elemento funerario, è metafora del ventre femminile, generatore di nuova vita).

 

 

 

2014-08-02 20.34.372015-05-21 17.14.522013-05-30 13.16.212015-05-21 17.12.082015-05-21 17.10.44

 

e il mondo mi si rivela, colmo di bellezza…

 

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Che, alle volte, scene dimenticate da molto tempo, apparentemente senza nessun movente, all’improvviso ci tornino alla memoria con molta vivacità, può, in molti casi, avvenire perché sentiamo un tenue profumo, percepito quasi inconsapevolmente, come allora. È noto, infatti, che gli odori risvegliano facilmente i ricordi, e dovunque al nexus idearum basta un’occasione sia pure assai insignificante.

ARTHUR SCHOPENHAUER, Parerga e Paralipomena

 

 

 

 

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"Tu mi dai consigli?" potresti dire. "Li hai già dati a te stesso, ti sei corretto? Perciò ti dedichi a correggere gli altri?" No, non sono così impudente da volere assumermi, io malato, la cura del prossimo; ma come se mi trovassi nel medesimo ospedale, ti parlo della comune malattia e divido con te le medicine. Perciò ascoltami come se parlassi con me stesso.

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